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Il Papa battezza le gemelline siamesi, la lettera della mamma

Se domani “potranno far parte dei bambini più fortunati della terra”, afferma, è per la porta santa aperta a Bangui nel 2015, una strada che “possono attraversare i bisognosi come ero io”

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Hermine Nzotto, madre delle bimbe protagoniste agli inizi di giugno di un eccezionale intervento di chirurgia al Bambin Gesù, che le ha consegnate a una vita di normalità, scrive la propria gratitudine al Papa, che qualche giorno fa le ha battezzato le figlie. Se domani “potranno far parte dei bambini più fortunati della terra”, afferma, è per la porta santa aperta a Bangui nel 2015, una strada che “possono attraversare i bisognosi come ero io”

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La visita dentro San Pietro, un’immensità vista per la prima volta che schiaccia quasi, ma che si arresta davanti alla statua della Madonna che stringe Gesù senza vita. All’improvviso il resto dell’immensità perde d’interesse, mentre si accende di getto una domanda su quel “corpo incolpevole” di Cristo che ricorda “il corpo delle mie figlie negate alla normalità tra le mie braccia altrettanto impotenti. Perché?”. È uno dei passaggi più potenti della lettera indirizzata al Papa da Hermine Nzotto, la mamma delle gemelline siamesi originarie del Centrafrica, sottoposte circa un mese fa all’Ospedale Bambin Gesù a uno straordinario intervento di separazione cranica e cerebrale. Due bimbe, Ervina e Prefina, che Francesco ha battezzato nei giorni scorsi a Casa Santa Marta durante una cerimonia riservata.

Il ponte dei poveri

Nella lettera, Hermine Nzotto racconta la sua vita di “ragazza paesana della foresta”, nata in un villaggio a 100 km da Bangui, la città dove nel 2015 il Papa avvia il Giubileo della Misericordia aprendo la porta santa della cattedrale. Una porta che per la mamma delle due bimbe è molto di più. “Battezzare le mie miracolate Maria e Francesca da Sua Santità mi dà la conferma che Dio è veramente vicino agli ultimi”, scrive Hermine. “Se domani le mie figlie potranno far parte dei bambini più fortunati della terra, cioè andare a scuola e imparare quello che ignoro e che adesso anch’io aspiro a sapere, per essere in grado un domani di leggere i versetti della Bibbia alle mie figlie, allora – dice al Papa l’autrice della lettera – non è una porta santa che lei ha aperto a Bangui nel 2015 e che si è rinchiusa un anno dopo, ma ha costruito un ponte per l’eternità dove possono attraversare i bisognosi, come lo ero io, e gente di buona volontà come la squadra di medici che curano le mie inseparabili separate”.

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“Lei sa cosa serve al mondo”

Nella pagina e poco più della lettera, Hermine Nzotto ringrazia più volte i medici del Bambino Gesù, da Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico, al prof. Carlo Efisio Marras, responsabile del reparto di Neurochirurgia, la cui squadra ha “miracolosamente separato e resuscitato” le sue bimbe. “La preghiera – conclude Hermine Nzotto – è ciò che può unire i popoli della terra; io pregherò Maria per Lei, ma non ho bisogno di chiederle altrettanto in quanto chi come Sua Santità ha sfidato il pericolo delle punture delle zanzare e della ribellione del 2015 in Centrafrica sa chiedere a Maria ciò che serve al mondo”.

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Originale: Vatican News
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Se domani “potranno far parte dei bambini più fortunati della terra”, afferma, è per la porta santa aperta a Bangui nel 2015, una strada che “possono attraversare i bisognosi come ero io”

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Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La visita dentro San Pietro, un’immensità vista per la prima volta che schiaccia quasi, ma che si arresta davanti alla statua della Madonna che stringe Gesù senza vita. All’improvviso il resto dell’immensità perde d’interesse, mentre si accende di getto una domanda su quel “corpo incolpevole” di Cristo che ricorda “il corpo delle mie figlie negate alla normalità tra le mie braccia altrettanto impotenti. Perché?”. È uno dei passaggi più potenti della lettera indirizzata al Papa da Hermine Nzotto, la mamma delle gemelline siamesi originarie del Centrafrica, sottoposte circa un mese fa all’Ospedale Bambin Gesù a uno straordinario intervento di separazione cranica e cerebrale. Due bimbe, Ervina e Prefina, che Francesco ha battezzato nei giorni scorsi a Casa Santa Marta durante una cerimonia riservata.

Il ponte dei poveri

Nella lettera, Hermine Nzotto racconta la sua vita di “ragazza paesana della foresta”, nata in un villaggio a 100 km da Bangui, la città dove nel 2015 il Papa avvia il Giubileo della Misericordia aprendo la porta santa della cattedrale. Una porta che per la mamma delle due bimbe è molto di più. “Battezzare le mie miracolate Maria e Francesca da Sua Santità mi dà la conferma che Dio è veramente vicino agli ultimi”, scrive Hermine. “Se domani le mie figlie potranno far parte dei bambini più fortunati della terra, cioè andare a scuola e imparare quello che ignoro e che adesso anch’io aspiro a sapere, per essere in grado un domani di leggere i versetti della Bibbia alle mie figlie, allora – dice al Papa l’autrice della lettera – non è una porta santa che lei ha aperto a Bangui nel 2015 e che si è rinchiusa un anno dopo, ma ha costruito un ponte per l’eternità dove possono attraversare i bisognosi, come lo ero io, e gente di buona volontà come la squadra di medici che curano le mie inseparabili separate”.

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“Lei sa cosa serve al mondo”

Nella pagina e poco più della lettera, Hermine Nzotto ringrazia più volte i medici del Bambino Gesù, da Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico, al prof. Carlo Efisio Marras, responsabile del reparto di Neurochirurgia, la cui squadra ha “miracolosamente separato e resuscitato” le sue bimbe. “La preghiera – conclude Hermine Nzotto – è ciò che può unire i popoli della terra; io pregherò Maria per Lei, ma non ho bisogno di chiederle altrettanto in quanto chi come Sua Santità ha sfidato il pericolo delle punture delle zanzare e della ribellione del 2015 in Centrafrica sa chiedere a Maria ciò che serve al mondo”.

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