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Il Papa: “Andare in missione non è fare turismo”

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All’Angelus, Francesco richiama l’attenzione sulla odierna persecuzione contro i cristiani: «Tanti fanno i sorrisi ma dietro combattono il Vangelo». Un ricordo del vescovo lituano Matulionis, ucciso in odio alla fede a 80 anni, oggi proclamato beato a Vilnius

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Tanti fanno sorrisi ma dietro combattono il Vangelo». Dio, però, «non abbandona i suoi figli nella tempesta»: così il Papa durante l’Angelus di oggi in piazza San Pietro. «Andare in missione non è fare turismo, il successo della missione non è garantito, fallire è possibile», afferma Francesco nella sua catechesi richiamando l’attenzione sulle persecuzioni oggi in atto contro «i nostri fratelli e sorelle» cristiani. «Lodiamo Dio – dice – perché, nonostante ciò, continuano a testimoniare con coraggio e fedeltà la loro fede. Il loro esempio ci aiuta a non esitare nel prendere posizione in favore di Cristo, testimoniandolo coraggiosamente nelle situazioni di ogni giorno, anche in contesti apparentemente tranquilli».  

 

 

In effetti, «una forma di prova può essere anche l’assenza di ostilità e di tribolazioni – osserva il Papa -. Oltre che come pecore in mezzo ai lupi, il Signore, anche nel nostro tempo, ci manda come sentinelle in mezzo a gente che non vuole essere svegliata dal torpore mondano, che ignora le parole di Verità del Vangelo, costruendosi delle proprie effimere verità. Se noi viviamo lì e diciamo le parole del Vangelo questo scomoda, ci guarderanno non bene…», afferma Jorge Mario Bergoglio. 

 

D’altronde, prosegue, «le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione». I cristiani, sottolinea il Pontefice, «devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, sia quella della persecuzione: questo spaventa un po’ ma è la verità. Il discepolo è chiamato a conformare la propria vita a Cristo, che è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce».  

 

Quindi «non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità. Andare in missione non è fare turismo», rimarca a braccio Papa Bergoglio. Pertanto «siamo chiamati a trovare in essa l’occasione per verificare l’autenticità della nostra fede e del nostro rapporto con Gesù». E le difficoltà vanno considerate «come la possibilità per essere ancora più missionari e per crescere in quella fiducia verso Dio, nostro Padre».  

 

«Il Signore continua a dirci, come diceva ai discepoli del suo tempo: “Non abbiate paura!”», incoraggia il Pontefice. Cristo – prosegue, riflettendo sul Vangelo di oggi – «dopo aver chiamato e inviato in missione i suoi discepoli, li istruisce e li prepara ad affrontare le prove e le persecuzioni che dovranno incontrare. E così li esorta: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato, quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce e non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». 

 

«Non abbiate paura di chi vi deride e vi maltratta, e non abbiate paura di chi vi ignora o “davanti” vi onora ma “dietro” combatte il Vangelo. Sono tanti che davanti ci fanno sorrisi ma da dietro combattono il Vangelo. Tutti li conosciamo», aggiunge il Papa. Gesù, però, «non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui. Per questo non ci lascia soli: ognuno di noi è prezioso per Gesù. E ci accompagna».  

 

In conclusione Francesco prega la Vergine Maria, «modello di umile e coraggiosa adesione alla Parola di Dio», affinché «ci aiuti a capire che nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà a Cristo, riconoscendo in qualunque circostanza, anche le più problematiche, il dono inestimabile di essere suoi discepoli missionari». 

 

Dopo l’Angelus Jorge Mario Bergoglio esprime la sua vicinanza alla popolazione del villaggio cinese di Xinmo colpito ieri mattina da una frana causata da forti piogge, pregando «per i defunti e i feriti e per quanti hanno perso la casa: Dio conforti le famiglie e sostenga i soccorritori. Vi sono tanto vicino», dice.  

 

Poi rammenta la beatificazione avvenuta oggi, a Vilnius, in Lituania, del vescovo Teofilo Matulionis, ucciso in odio alla fede nel 1962, quando aveva già quasi 80 anni. «Rendiamo lode a Dio per la testimonianza di questo strenuo difensore della Chiesa e della dignità dell’uomo» dice il Papa, chiedendo ai fedeli e pellegrini presenti nella piazza «un applauso per lui e per tutto il popolo lituano».  

 

Un saluto speciale è andato infine all’arcivescovo maggiore, ai vescovi, ai sacerdoti e ai fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina, come pure i pellegrini della Bielorussia, che sempre oggi ricordano il 150° anniversario della canonizzazione di San Giosafat. «Mi unisco spiritualmente alla Divina Liturgia che celebrerete tra poco nella Basilica di San Pietro, invocando dal Signore per ciascuno il coraggio della testimonianza cristiana e il dono della pace per la cara terra ucraina», sono le parole di Papa Francesco. Che si congeda con il consueto augurio di «una buona domenica» e un «buon pranzo» e la raccomandazione di «non dimenticare di pregare per me». 

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GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Tanti fanno sorrisi ma dietro combattono il Vangelo». Dio, però, «non abbandona i suoi figli nella tempesta»: così il Papa durante l’Angelus di oggi in piazza San Pietro. «Andare in missione non è fare turismo, il successo della missione non è garantito, fallire è possibile», afferma Francesco nella sua catechesi richiamando l’attenzione sulle persecuzioni oggi in atto contro «i nostri fratelli e sorelle» cristiani. «Lodiamo Dio – dice – perché, nonostante ciò, continuano a testimoniare con coraggio e fedeltà la loro fede. Il loro esempio ci aiuta a non esitare nel prendere posizione in favore di Cristo, testimoniandolo coraggiosamente nelle situazioni di ogni giorno, anche in contesti apparentemente tranquilli».  

 

 

In effetti, «una forma di prova può essere anche l’assenza di ostilità e di tribolazioni – osserva il Papa -. Oltre che come pecore in mezzo ai lupi, il Signore, anche nel nostro tempo, ci manda come sentinelle in mezzo a gente che non vuole essere svegliata dal torpore mondano, che ignora le parole di Verità del Vangelo, costruendosi delle proprie effimere verità. Se noi viviamo lì e diciamo le parole del Vangelo questo scomoda, ci guarderanno non bene…», afferma Jorge Mario Bergoglio. 

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D’altronde, prosegue, «le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione». I cristiani, sottolinea il Pontefice, «devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, sia quella della persecuzione: questo spaventa un po’ ma è la verità. Il discepolo è chiamato a conformare la propria vita a Cristo, che è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce».  

 

Quindi «non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità. Andare in missione non è fare turismo», rimarca a braccio Papa Bergoglio. Pertanto «siamo chiamati a trovare in essa l’occasione per verificare l’autenticità della nostra fede e del nostro rapporto con Gesù». E le difficoltà vanno considerate «come la possibilità per essere ancora più missionari e per crescere in quella fiducia verso Dio, nostro Padre».  

 

«Il Signore continua a dirci, come diceva ai discepoli del suo tempo: “Non abbiate paura!”», incoraggia il Pontefice. Cristo – prosegue, riflettendo sul Vangelo di oggi – «dopo aver chiamato e inviato in missione i suoi discepoli, li istruisce e li prepara ad affrontare le prove e le persecuzioni che dovranno incontrare. E così li esorta: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato, quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce e non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». 

 

«Non abbiate paura di chi vi deride e vi maltratta, e non abbiate paura di chi vi ignora o “davanti” vi onora ma “dietro” combatte il Vangelo. Sono tanti che davanti ci fanno sorrisi ma da dietro combattono il Vangelo. Tutti li conosciamo», aggiunge il Papa. Gesù, però, «non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui. Per questo non ci lascia soli: ognuno di noi è prezioso per Gesù. E ci accompagna».  

 

In conclusione Francesco prega la Vergine Maria, «modello di umile e coraggiosa adesione alla Parola di Dio», affinché «ci aiuti a capire che nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà a Cristo, riconoscendo in qualunque circostanza, anche le più problematiche, il dono inestimabile di essere suoi discepoli missionari». 

 

Dopo l’Angelus Jorge Mario Bergoglio esprime la sua vicinanza alla popolazione del villaggio cinese di Xinmo colpito ieri mattina da una frana causata da forti piogge, pregando «per i defunti e i feriti e per quanti hanno perso la casa: Dio conforti le famiglie e sostenga i soccorritori. Vi sono tanto vicino», dice.  

 

Poi rammenta la beatificazione avvenuta oggi, a Vilnius, in Lituania, del vescovo Teofilo Matulionis, ucciso in odio alla fede nel 1962, quando aveva già quasi 80 anni. «Rendiamo lode a Dio per la testimonianza di questo strenuo difensore della Chiesa e della dignità dell’uomo» dice il Papa, chiedendo ai fedeli e pellegrini presenti nella piazza «un applauso per lui e per tutto il popolo lituano».  

 

Un saluto speciale è andato infine all’arcivescovo maggiore, ai vescovi, ai sacerdoti e ai fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina, come pure i pellegrini della Bielorussia, che sempre oggi ricordano il 150° anniversario della canonizzazione di San Giosafat. «Mi unisco spiritualmente alla Divina Liturgia che celebrerete tra poco nella Basilica di San Pietro, invocando dal Signore per ciascuno il coraggio della testimonianza cristiana e il dono della pace per la cara terra ucraina», sono le parole di Papa Francesco. Che si congeda con il consueto augurio di «una buona domenica» e un «buon pranzo» e la raccomandazione di «non dimenticare di pregare per me». 

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