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Il Papa all’udienza generale: è bello rivedersi faccia a faccia

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Davanti ai pellegrini dopo un lungo periodo, Francesco esprime gioia nel “trovare la gente, ognuno con la propria storia”. Nella catechesi spiega che la vita cristiana non è una “passeggiata” ma Gesù è sempre con noi. E ricorda la vicenda avvenuta in Argentina di un padre addolorato per la malattia della figlia che, dopo aver trascorso una notte in preghiera davanti alla Basilica di Luján, è stato ascoltato dalla Madonna. Poi il ricordo di Giovanni Paolo II alla vigilia del 40.mo anniversario dell’attentato in Piazza San Pietro

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Il Papa torna a presiedere l’udienza generale con la presenza dei fedeli. Le sue parole risuonano, tra volti di pellegrini di vari Paesi del mondo, dal Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Sono contento di riprendere questo incontro faccia a faccia, perché vi dico una cosa: non è bello parlare davanti al niente, a una telecamera. Non è bello.

Il Papa aggiunge che è invece bello “trovare la gente, e trovare ognuno con la propria storia”, anche “la gente che è lontana ma sempre si fa vicino”. Ed è bello “vedere ognuno, perché – aggiunge – siamo tutti fratelli nel Signore e guardarci ci aiuta a pregare l’uno per l’altro”.

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Grazie per la vostra presenza e la vostra visita. Portate il messaggio del Papa a tutti. Il messaggio del Papa è che io prego per tutti, e chiedo di pregare per me uniti nella preghiera.

Pregare non è una cosa facile

Incentrando la propria catechesi sulla preghiera, Francesco sottolinea che la vita cristiana “non è una passeggiata”. “Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento”.

La preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una “passeggiata”. Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera “comoda”. Sì, si può pregare come i pappagalli – bla, bla, bla, bla, bla – ma questa non è preghiera. La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile e per questo noi scappiamo dalla preghiera. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti. Questo succede anche a me: vado a pregare un po’ … E no, devo fare questo e l’altro … Noi fuggiamo dalla preghiera, non so perché, ma è così.

“Noi – sottolinea il Papa – fuggiamo dalla preghiera: “Quasi sempre, dopo aver rimandato la preghiera, ci accorgiamo che quelle cose non erano affatto essenziali, e che magari abbiamo sprecato del tempo. Il Nemico ci inganna così”.

La preghiera è combattimento

“In qualche momento – ricorda il Papa – è una dura lotta tenere fede ai tempi e ai modi della preghiera”. “Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella”. “I nemici peggiori della preghiera sono dentro di noi”. Il Catechismo li chiama così: “Scoraggiamento dinanzi alle nostre aridità, tristezza di non dare tutto al Signore, poiché abbiamo ‘molti beni’, delusione per non essere esauditi secondo la nostra volontà, ferimento del nostro orgoglio che si ostina sulla nostra indegnità di peccatori, allergia alla gratuità della preghiera”.

Il Papa ricorda la notte in preghiera di un padre in Argentina

Francesco, parlando a braccio, torna ad un episodio accaduto in Argentina. Ricorda la vicenda di una famiglia. Ad un padre viene comunicato che la figlia è gravemente malata a causa di una infezione. Per i medici non potrà superare la notte. Quell’uomo, piangendo, lascia la moglie e la figlia all’ospedale. Sale su un treno e raggiunge la Basilica di Luján dove trascorre la notte in preghiera. Arriva quando la Basilica è già chiusa e si aggrappa alle grate del cancello. Prega tutta la notte e poi la mattina presto entra in Basilica e si rivolge alla Madonna. Quella scena è indelebile: “l’ho visto io! L’ho vissuto io”, dice il Papa. Il combattimento di quel padre nella preghiera precede un sorriso: quello della moglie che gli dice, una volta tornato a casa, che la figlia inspiegabilmente è guarita. “La Madonna lo ha ascoltato”. “La preghiera – sottolinea il Papa ricordando questo episodio – fa dei miracoli”. 

Gesù è sempre con noi

Cosa fare – chiede il Pontefice – nel tempo della tentazione, quando tutto sembra vacillare? Nei tempi di prova, sottolinea il Santo Padre, “è bene ricordarsi che non siamo soli, che qualcuno veglia al nostro fianco e ci protegge”. Gesù è sempre con noi.

Se in un momento di cecità non riusciamo a scorgere la sua presenza, ci riusciremo in futuro. Capiterà anche a noi di ripetere la stessa frase che disse un giorno il patriarca Giacobbe: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo» (Gen 28,16). Alla fine della nostra vita, volgendo all’indietro lo sguardo, anche noi potremo dire: “Pensavo di essere solo, ma no, non lo ero: Gesù era con me”. Tutti potremo dire questo.

Memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima

Dopo la catechesi, Papa Francesco ha salutato cordialmente i polacchi ricordando che domani ricorre la memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima. “Mettiamoci con fiducia – ha detto Francesco – sotto la Sua protezione materna, specialmente quando troviamo difficoltà nella nostra vita di preghiera”. 

Anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II

Salutando i polacchi, il Papa ha anche ricordato che sempre domani ricorre “il 40.mo anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II”. “Egli stesso – ha affermato il Pontefice – sottolineava con convinzione che doveva la vita alla Signora di Fatima”. “Questo evento ci rende consapevoli che la nostra vita e la storia del mondo sono nelle mani di Dio. Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo la Chiesa, noi stessi e tutto il mondo. Chiediamo nella preghiera la pace, la fine della pandemia, lo spirito di penitenza e la nostra conversione”.

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Il Papa all’udienza generale: è bello rivedersi faccia a faccia

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Davanti ai pellegrini dopo un lungo periodo, Francesco esprime gioia nel “trovare la gente, ognuno con la propria storia”. Nella catechesi spiega che la vita cristiana non è una “passeggiata” ma Gesù è sempre con noi. E ricorda la vicenda avvenuta in Argentina di un padre addolorato per la malattia della figlia che, dopo aver trascorso una notte in preghiera davanti alla Basilica di Luján, è stato ascoltato dalla Madonna. Poi il ricordo di Giovanni Paolo II alla vigilia del 40.mo anniversario dell’attentato in Piazza San Pietro

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Il Papa torna a presiedere l’udienza generale con la presenza dei fedeli. Le sue parole risuonano, tra volti di pellegrini di vari Paesi del mondo, dal Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Sono contento di riprendere questo incontro faccia a faccia, perché vi dico una cosa: non è bello parlare davanti al niente, a una telecamera. Non è bello.

Il Papa aggiunge che è invece bello “trovare la gente, e trovare ognuno con la propria storia”, anche “la gente che è lontana ma sempre si fa vicino”. Ed è bello “vedere ognuno, perché – aggiunge – siamo tutti fratelli nel Signore e guardarci ci aiuta a pregare l’uno per l’altro”.

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Grazie per la vostra presenza e la vostra visita. Portate il messaggio del Papa a tutti. Il messaggio del Papa è che io prego per tutti, e chiedo di pregare per me uniti nella preghiera.

Pregare non è una cosa facile

Incentrando la propria catechesi sulla preghiera, Francesco sottolinea che la vita cristiana “non è una passeggiata”. “Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento”.

La preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una “passeggiata”. Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera “comoda”. Sì, si può pregare come i pappagalli – bla, bla, bla, bla, bla – ma questa non è preghiera. La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile e per questo noi scappiamo dalla preghiera. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti. Questo succede anche a me: vado a pregare un po’ … E no, devo fare questo e l’altro … Noi fuggiamo dalla preghiera, non so perché, ma è così.

“Noi – sottolinea il Papa – fuggiamo dalla preghiera: “Quasi sempre, dopo aver rimandato la preghiera, ci accorgiamo che quelle cose non erano affatto essenziali, e che magari abbiamo sprecato del tempo. Il Nemico ci inganna così”.

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La preghiera è combattimento

“In qualche momento – ricorda il Papa – è una dura lotta tenere fede ai tempi e ai modi della preghiera”. “Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella”. “I nemici peggiori della preghiera sono dentro di noi”. Il Catechismo li chiama così: “Scoraggiamento dinanzi alle nostre aridità, tristezza di non dare tutto al Signore, poiché abbiamo ‘molti beni’, delusione per non essere esauditi secondo la nostra volontà, ferimento del nostro orgoglio che si ostina sulla nostra indegnità di peccatori, allergia alla gratuità della preghiera”.

Il Papa ricorda la notte in preghiera di un padre in Argentina

Francesco, parlando a braccio, torna ad un episodio accaduto in Argentina. Ricorda la vicenda di una famiglia. Ad un padre viene comunicato che la figlia è gravemente malata a causa di una infezione. Per i medici non potrà superare la notte. Quell’uomo, piangendo, lascia la moglie e la figlia all’ospedale. Sale su un treno e raggiunge la Basilica di Luján dove trascorre la notte in preghiera. Arriva quando la Basilica è già chiusa e si aggrappa alle grate del cancello. Prega tutta la notte e poi la mattina presto entra in Basilica e si rivolge alla Madonna. Quella scena è indelebile: “l’ho visto io! L’ho vissuto io”, dice il Papa. Il combattimento di quel padre nella preghiera precede un sorriso: quello della moglie che gli dice, una volta tornato a casa, che la figlia inspiegabilmente è guarita. “La Madonna lo ha ascoltato”. “La preghiera – sottolinea il Papa ricordando questo episodio – fa dei miracoli”. 

Gesù è sempre con noi

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Cosa fare – chiede il Pontefice – nel tempo della tentazione, quando tutto sembra vacillare? Nei tempi di prova, sottolinea il Santo Padre, “è bene ricordarsi che non siamo soli, che qualcuno veglia al nostro fianco e ci protegge”. Gesù è sempre con noi.

Se in un momento di cecità non riusciamo a scorgere la sua presenza, ci riusciremo in futuro. Capiterà anche a noi di ripetere la stessa frase che disse un giorno il patriarca Giacobbe: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo» (Gen 28,16). Alla fine della nostra vita, volgendo all’indietro lo sguardo, anche noi potremo dire: “Pensavo di essere solo, ma no, non lo ero: Gesù era con me”. Tutti potremo dire questo.

Memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima

Dopo la catechesi, Papa Francesco ha salutato cordialmente i polacchi ricordando che domani ricorre la memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima. “Mettiamoci con fiducia – ha detto Francesco – sotto la Sua protezione materna, specialmente quando troviamo difficoltà nella nostra vita di preghiera”. 

Anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II

Salutando i polacchi, il Papa ha anche ricordato che sempre domani ricorre “il 40.mo anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II”. “Egli stesso – ha affermato il Pontefice – sottolineava con convinzione che doveva la vita alla Signora di Fatima”. “Questo evento ci rende consapevoli che la nostra vita e la storia del mondo sono nelle mani di Dio. Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo la Chiesa, noi stessi e tutto il mondo. Chiediamo nella preghiera la pace, la fine della pandemia, lo spirito di penitenza e la nostra conversione”.

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