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Il Papa all’Angelus: Anno Misericordia per non smettere di convertirsi

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Non dobbiamo mai smettere di convertirci, l’Anno Santo della Misericordia serve a questo, ad andare avanti nella strada della salvezza: è quanto ha detto il Papa all’Angelus ai fedeli riuniti in una Piazza San Pietro in cui campeggiano già il Presepe e l’Albero di Natale. Papa Francesco ha poi lanciato un appello per la Conferenza sui cambiamenti climatici a Parigi e ha ricordato il 50.mo anniversario dell’abolizione delle scomuniche reciproche tra cattolici e ortodossi. Il servizio di Sergio Centofanti:

Nella seconda domenica di Avvento risuona il Vangelo in cui Giovanni il Battista, predica «un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3,3). Papa Francesco ricorda che la conversione non riguarda solo gli atei ma anche quanti si ritengono già cristiani. Nessuno può dire: sono a posto. Non è vero, sarebbe presunzione, perché “sempre dobbiamo convertirci”. Quindi, invita a farsi alcune domande:

“E’ vero che sentiamo come sente Gesù? Per esempio, quando subiamo qualche torto o qualche affronto, riusciamo a reagire senza animosità e a perdonare di cuore chi ci chiede scusa? Quanto difficile è perdonare, eh? Quanto difficile! ‘Me la pagherai!’: quella parola viene da dentro, eh? Quando siamo chiamati a condividere gioie o dolori, sappiamo sinceramente piangere con chi piange e gioire con chi gioisce? Quando dobbiamo esprimere la nostra fede, sappiamo farlo con coraggio e semplicità, senza vergognarci del Vangelo?”.

La voce del Battista – afferma il Papa – “grida ancora negli odierni deserti dell’umanità, che sono le menti chiuse e i cuori duri, e ci provoca a domandarci se effettivamente stiamo percorrendo la strada giusta, vivendo una vita secondo il Vangelo”. È un “invito pressante ad aprire il cuore e accogliere la salvezza che Dio ci offre incessantemente, quasi con testardaggine, perché ci vuole tutti liberi dalla schiavitù del peccato”. Ma il testo del profeta dilata quella voce, preannunciando che «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»:

“La salvezza è offerta ad ogni uomo, ad ogni popolo, nessuno escluso, a ognuno di noi: nessuno di noi può dire: ‘Io sono santo, io sono perfetto, io già sono salvato’. No. Sempre dobbiamo prendere questa offerta della salvezza, e per questo l’Anno della Misericordia: per andare più avanti in questa strada della salvezza, quella strada che ci ha insegnato Gesù. perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati per mezzo di Gesù Cristo, l’unico mediatore (cfr 1 Tm 2,4-6)”.

Per questo occorre “far conoscere Gesù a quanti ancora non lo conoscono”. “Questo – ha aggiunto – non è fare proselitismo. No: è aprire una porta”. «D’altra parte – sottolinea il Papa – “se a noi il Signore Gesù ha cambiato la vita” non possiamo non sentire “la passione di farlo conoscere a quanti incontriamo”:

“Se ci guardiamo intorno, troviamo persone che sarebbero disponibili a cominciare o a ricominciare un cammino di fede, se incontrassero dei cristiani innamorati di Gesù. Non dovremmo e non potremmo essere noi quei cristiani? Ma, io vi lascio la domanda: ‘Ma io davvero sono innamorato di Gesù? Sono convinto che Gesù mi offre e mi dà la salvezza? E se sono innamorato, devo farlo conoscere!’. Ma dobbiamo essere coraggiosi: abbassare le montagne dell’orgoglio e della rivalità, riempire i burroni scavati dall’indifferenza e dall’apatia, raddrizzare i sentieri delle nostre pigrizie e dei nostri compromessi”.

Dopo l’Angelus, il Papa ha detto di seguire “con viva attenzione” i lavori della Conferenza sul clima in corso a Parigi, e ha invitato a porsi una domanda: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”:

“Per il bene della casa comune, di tutti noi e delle future generazioni, a Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana. Le due scelte vanno insieme: fermare i cambiamenti climatici e contrastare la povertà perché fiorisca la dignità umana. Preghiamo perché lo Spirito Santo illumini quanti sono chiamati a prendere decisioni così importanti e dia loro il coraggio di tenere sempre come criterio di scelta il maggior bene per l’intera famiglia umana”.

Quindi ha ricordato che domani ricorre il cinquantesimo anniversario di un “memorabile evento” tra cattolici e ortodossi: il 7 dicembre 1965, vigilia della conclusione del Concilio Vaticano II, con una Dichiarazione comune di Papa Paolo VI e del Patriarca Ecumenico Atenagora, venivano cancellate dalla memoria le sentenze di scomunica scambiate tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli nel 1054:

“E’ davvero provvidenziale che quello storico gesto di riconciliazione, che ha creato le condizioni per un nuovo dialogo tra ortodossi e cattolici nell’amore e nella verità, sia ricordato proprio all’inizio del Giubileo della Misericordia. Non c’è autentico cammino verso l’unità senza richiesta di perdono a Dio e tra di noi per il peccato della divisione. Ricordiamo nella nostra preghiera il caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo e gli altri Capi delle Chiese Ortodosse, e chiediamo al Signore che le relazioni tra cattolici e ortodossi siano sempre ispirate dall’amore fraterno”.

Il Papa ha poi ricordato che ieri a Chimbote, in Perù, sono stati proclamati beati Michele Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski, francescani conventuali, e Alessandro Dordi, sacerdote fidei donum, uccisi in odio alla fede nel 1991:

“La fedeltà di questi martiri nel seguire Gesù dia la forza a tutti noi, ma specialmente ai cristiani perseguitati in diverse parti del mondo, di testimoniare con coraggio il Vangelo”.

Infine, augurando a tutti una buona domenica ha esortato a prepararsi bene per l’inizio dell’Anno della Misericordia.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Non dobbiamo mai smettere di convertirci, l’Anno Santo della Misericordia serve a questo, ad andare avanti nella strada della salvezza: è quanto ha detto il Papa all’Angelus ai fedeli riuniti in una Piazza San Pietro in cui campeggiano già il Presepe e l’Albero di Natale. Papa Francesco ha poi lanciato un appello per la Conferenza sui cambiamenti climatici a Parigi e ha ricordato il 50.mo anniversario dell’abolizione delle scomuniche reciproche tra cattolici e ortodossi. Il servizio di Sergio Centofanti:

Nella seconda domenica di Avvento risuona il Vangelo in cui Giovanni il Battista, predica «un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3,3). Papa Francesco ricorda che la conversione non riguarda solo gli atei ma anche quanti si ritengono già cristiani. Nessuno può dire: sono a posto. Non è vero, sarebbe presunzione, perché “sempre dobbiamo convertirci”. Quindi, invita a farsi alcune domande:

“E’ vero che sentiamo come sente Gesù? Per esempio, quando subiamo qualche torto o qualche affronto, riusciamo a reagire senza animosità e a perdonare di cuore chi ci chiede scusa? Quanto difficile è perdonare, eh? Quanto difficile! ‘Me la pagherai!’: quella parola viene da dentro, eh? Quando siamo chiamati a condividere gioie o dolori, sappiamo sinceramente piangere con chi piange e gioire con chi gioisce? Quando dobbiamo esprimere la nostra fede, sappiamo farlo con coraggio e semplicità, senza vergognarci del Vangelo?”.

La voce del Battista – afferma il Papa – “grida ancora negli odierni deserti dell’umanità, che sono le menti chiuse e i cuori duri, e ci provoca a domandarci se effettivamente stiamo percorrendo la strada giusta, vivendo una vita secondo il Vangelo”. È un “invito pressante ad aprire il cuore e accogliere la salvezza che Dio ci offre incessantemente, quasi con testardaggine, perché ci vuole tutti liberi dalla schiavitù del peccato”. Ma il testo del profeta dilata quella voce, preannunciando che «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»:

“La salvezza è offerta ad ogni uomo, ad ogni popolo, nessuno escluso, a ognuno di noi: nessuno di noi può dire: ‘Io sono santo, io sono perfetto, io già sono salvato’. No. Sempre dobbiamo prendere questa offerta della salvezza, e per questo l’Anno della Misericordia: per andare più avanti in questa strada della salvezza, quella strada che ci ha insegnato Gesù. perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati per mezzo di Gesù Cristo, l’unico mediatore (cfr 1 Tm 2,4-6)”.

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Per questo occorre “far conoscere Gesù a quanti ancora non lo conoscono”. “Questo – ha aggiunto – non è fare proselitismo. No: è aprire una porta”. «D’altra parte – sottolinea il Papa – “se a noi il Signore Gesù ha cambiato la vita” non possiamo non sentire “la passione di farlo conoscere a quanti incontriamo”:

“Se ci guardiamo intorno, troviamo persone che sarebbero disponibili a cominciare o a ricominciare un cammino di fede, se incontrassero dei cristiani innamorati di Gesù. Non dovremmo e non potremmo essere noi quei cristiani? Ma, io vi lascio la domanda: ‘Ma io davvero sono innamorato di Gesù? Sono convinto che Gesù mi offre e mi dà la salvezza? E se sono innamorato, devo farlo conoscere!’. Ma dobbiamo essere coraggiosi: abbassare le montagne dell’orgoglio e della rivalità, riempire i burroni scavati dall’indifferenza e dall’apatia, raddrizzare i sentieri delle nostre pigrizie e dei nostri compromessi”.

Dopo l’Angelus, il Papa ha detto di seguire “con viva attenzione” i lavori della Conferenza sul clima in corso a Parigi, e ha invitato a porsi una domanda: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”:

“Per il bene della casa comune, di tutti noi e delle future generazioni, a Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana. Le due scelte vanno insieme: fermare i cambiamenti climatici e contrastare la povertà perché fiorisca la dignità umana. Preghiamo perché lo Spirito Santo illumini quanti sono chiamati a prendere decisioni così importanti e dia loro il coraggio di tenere sempre come criterio di scelta il maggior bene per l’intera famiglia umana”.

Quindi ha ricordato che domani ricorre il cinquantesimo anniversario di un “memorabile evento” tra cattolici e ortodossi: il 7 dicembre 1965, vigilia della conclusione del Concilio Vaticano II, con una Dichiarazione comune di Papa Paolo VI e del Patriarca Ecumenico Atenagora, venivano cancellate dalla memoria le sentenze di scomunica scambiate tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli nel 1054:

“E’ davvero provvidenziale che quello storico gesto di riconciliazione, che ha creato le condizioni per un nuovo dialogo tra ortodossi e cattolici nell’amore e nella verità, sia ricordato proprio all’inizio del Giubileo della Misericordia. Non c’è autentico cammino verso l’unità senza richiesta di perdono a Dio e tra di noi per il peccato della divisione. Ricordiamo nella nostra preghiera il caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo e gli altri Capi delle Chiese Ortodosse, e chiediamo al Signore che le relazioni tra cattolici e ortodossi siano sempre ispirate dall’amore fraterno”.

Il Papa ha poi ricordato che ieri a Chimbote, in Perù, sono stati proclamati beati Michele Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski, francescani conventuali, e Alessandro Dordi, sacerdote fidei donum, uccisi in odio alla fede nel 1991:

“La fedeltà di questi martiri nel seguire Gesù dia la forza a tutti noi, ma specialmente ai cristiani perseguitati in diverse parti del mondo, di testimoniare con coraggio il Vangelo”.

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