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Il Papa alla moschea a Bangui: insieme, diciamo no alla violenza

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Papa Francesco ha lasciato un messaggio di pace alla comunità musulmana di Bangui, incontrata nella moschea della capitale centrafricana, penultimo atto della sua visita nel Paese.

Screenshot 2015-11-30 10.49.19.png

Cristiani e musulmani rimangano uniti come fratelli, perché cessi ogni azione violenta “che sfigura il Volto di Dio”.

«Restiamo uniti perchè cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune», ha affermato Papa Francesco, nel discorso pronunciato durante la visita nella
moschea di Koundouko. «Insieme, diciamo no all’odio – ha affermato ancora il Papa – alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, Salam».

«In questi tempi drammatici – ha osservato Papa Francesco -, i responsabili religiosi cristiani e musulmani hanno voluto issarsi all’altezza delle sfide del momento. Essi hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l’armonia e la fraternità tra tutti. Vorrei assicurare loro la mia gratitudine e la mia stima. E possiamo anche ricordare i tanti gesti di solidarietà che cristiani e musulmani hanno avuto nei riguardi di loro compatrioti di un’altra confessione religiosa, accogliendoli e difendendoli nel corso di questa ultima crisi, nel vostro Paese, ma anche in altre parti del mondo».

Il Papa nel corso della visita alla moschea di Koudoukou ha chiesto ai suoi ospiti di essere condotto davanti al mihrab, il punto di maggior devozione all’interno della moschea. Papa Francesco è rimasto in silenzio e grande raccoglimento per alcuni minuti. Gli imam hanno donato a papa Bergoglio una tavoletta con su inciso un versetto del Corano e questa frase: “Se tu trovi certe persone più disponibili ad amare, sono quelli che si dicono cristiani”.

Dopo gli incontri in moschea il papa è andato a visitare i rifugiati radunati in alcune tende vicino alla moschea, ed ha anche visitato la scuola di Koudoukou, dove bambini cristiani e musulmani studiano insieme.

Il Papa ha auspicato che le prossime elezioni dimostrino una volontà di unità nazionale più forte delle divisioni interne. «Non si può che auspicare che le prossime consultazioni nazionali diano al Paese dei responsabili che sappiano unire i centrafricani, e diventino così simboli dell’unità della nazione piuttosto che rappresentanti di una fazione». Per una Repubblica Centrafricana «accogliente per tutti i suoi figli, senza distinzione di etnia, politica, religione».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Cristiani e musulmani rimangano uniti come fratelli, perché cessi ogni azione violenta “che sfigura il Volto di Dio”.

«Restiamo uniti perchè cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune», ha affermato Papa Francesco, nel discorso pronunciato durante la visita nella
moschea di Koundouko. «Insieme, diciamo no all’odio – ha affermato ancora il Papa – alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, Salam».

«In questi tempi drammatici – ha osservato Papa Francesco -, i responsabili religiosi cristiani e musulmani hanno voluto issarsi all’altezza delle sfide del momento. Essi hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l’armonia e la fraternità tra tutti. Vorrei assicurare loro la mia gratitudine e la mia stima. E possiamo anche ricordare i tanti gesti di solidarietà che cristiani e musulmani hanno avuto nei riguardi di loro compatrioti di un’altra confessione religiosa, accogliendoli e difendendoli nel corso di questa ultima crisi, nel vostro Paese, ma anche in altre parti del mondo».

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Dopo gli incontri in moschea il papa è andato a visitare i rifugiati radunati in alcune tende vicino alla moschea, ed ha anche visitato la scuola di Koudoukou, dove bambini cristiani e musulmani studiano insieme.

Il Papa ha auspicato che le prossime elezioni dimostrino una volontà di unità nazionale più forte delle divisioni interne. «Non si può che auspicare che le prossime consultazioni nazionali diano al Paese dei responsabili che sappiano unire i centrafricani, e diventino così simboli dell’unità della nazione piuttosto che rappresentanti di una fazione». Per una Repubblica Centrafricana «accogliente per tutti i suoi figli, senza distinzione di etnia, politica, religione».

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