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Il Papa alla Corte dei Conti: la corruzione cancro che lacera la società

Udienza ai funzionari in Vaticano.

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Udienza ai funzionari in Vaticano: lo scollamento tra cittadini e istituzioni «è una delle manifestazioni più gravi della crisi della democrazia»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 
La corruzione «è una delle piaghe più laceranti del tessuto sociale», perché «con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti», e la società nel suo insieme deve contrastare questo «cancro»: lo ha detto Papa Francesco ricevendo la Corte dei Conti italiana. Lo scollamento tra cittadini e istituzioni, ha messo in guardia, «è una delle manifestazioni più gravi della crisi della democrazia».

La corruzione, ha detto Francesco ai magistrati contabili, «è una delle piaghe più laceranti del tessuto sociale, perché lo danneggia pesantemente sia sul piano etico che su quello economico: con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti, togliendo fiducia, trasparenza e affidabilità all’intero sistema. La corruzione avvilisce la dignità dell’individuo e frantuma tutti gli ideali buoni e belli. La società nel suo insieme è chiamata a impegnarsi concretamente per contrastare il cancro della corruzione nelle sue varie forme». 

Da parte loro, «i singoli amministratori pubblici devono avvertire sempre più la responsabilità di operare con trasparenza e onestà, favorendo così il rapporto di fiducia tra il cittadino e le istituzioni, il cui scollamento – ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio – è una delle manifestazioni più gravi della crisi della democrazia. Il controllo rigoroso delle spese da parte della magistratura contabile da un lato, e l’atteggiamento corretto e limpido dei responsabili della cosa pubblica dall’altro, possono frenare la tentazione di gestire le risorse in modo non oculato e a fini clientelari. I beni comuni costituiscono risorse che vanno tutelate a vantaggio di tutti, specialmente dei più poveri, e di fronte a un loro utilizzo irresponsabile lo Stato è chiamato a svolgere una indispensabile funzione di vigilanza, debitamente sanzionando i comportamenti illeciti».

 

Nel discorso alla Corte dei Conti, il Papa ha sottolineato, ancora, che «il controllo rigoroso delle spese frena la tentazione, ricorrente in coloro che occupano cariche politiche o amministrative, a gestire le risorse non in modo oculato, ma a fini clientelari e di mero consenso elettorale». Per Francesco «il magistrato credente può trovare aiuto nel riferimento a Dio; il magistrato non credente sostituirà il riferimento al trascendente con quello al corpo sociale, con un diverso significato, ma con uguale impegno morale», ha detto il Pontefice, auspicando che Gesù insegni «a pagare di persona in questa lotta, non per la ricerca di un eroismo velleitario e per un malcelato protagonismo, ma con l’umile tenacia di chi porta avanti il proprio lavoro, spesso nascosto, resistendo alle pressioni che il mondo non manca di esercitare».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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La corruzione «è una delle piaghe più laceranti del tessuto sociale», perché «con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti», e la società nel suo insieme deve contrastare questo «cancro»: lo ha detto Papa Francesco ricevendo la Corte dei Conti italiana. Lo scollamento tra cittadini e istituzioni, ha messo in guardia, «è una delle manifestazioni più gravi della crisi della democrazia».

La corruzione, ha detto Francesco ai magistrati contabili, «è una delle piaghe più laceranti del tessuto sociale, perché lo danneggia pesantemente sia sul piano etico che su quello economico: con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti, togliendo fiducia, trasparenza e affidabilità all’intero sistema. La corruzione avvilisce la dignità dell’individuo e frantuma tutti gli ideali buoni e belli. La società nel suo insieme è chiamata a impegnarsi concretamente per contrastare il cancro della corruzione nelle sue varie forme». 

Da parte loro, «i singoli amministratori pubblici devono avvertire sempre più la responsabilità di operare con trasparenza e onestà, favorendo così il rapporto di fiducia tra il cittadino e le istituzioni, il cui scollamento – ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio – è una delle manifestazioni più gravi della crisi della democrazia. Il controllo rigoroso delle spese da parte della magistratura contabile da un lato, e l’atteggiamento corretto e limpido dei responsabili della cosa pubblica dall’altro, possono frenare la tentazione di gestire le risorse in modo non oculato e a fini clientelari. I beni comuni costituiscono risorse che vanno tutelate a vantaggio di tutti, specialmente dei più poveri, e di fronte a un loro utilizzo irresponsabile lo Stato è chiamato a svolgere una indispensabile funzione di vigilanza, debitamente sanzionando i comportamenti illeciti».

 

Nel discorso alla Corte dei Conti, il Papa ha sottolineato, ancora, che «il controllo rigoroso delle spese frena la tentazione, ricorrente in coloro che occupano cariche politiche o amministrative, a gestire le risorse non in modo oculato, ma a fini clientelari e di mero consenso elettorale». Per Francesco «il magistrato credente può trovare aiuto nel riferimento a Dio; il magistrato non credente sostituirà il riferimento al trascendente con quello al corpo sociale, con un diverso significato, ma con uguale impegno morale», ha detto il Pontefice, auspicando che Gesù insegni «a pagare di persona in questa lotta, non per la ricerca di un eroismo velleitario e per un malcelato protagonismo, ma con l’umile tenacia di chi porta avanti il proprio lavoro, spesso nascosto, resistendo alle pressioni che il mondo non manca di esercitare».

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