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Il Papa al Papa copto: “Sostenuti dall’ecumenismo del sangueˮ

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L’abbraccio di Francesco con Tawdros: «Il sangue innocente dei martiri ci unisce. Le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze». La firma di una dichiarazione congiunta: tra i 12 punti l’impegno a non ribattezzare chi arriva da altra comunità cristiana

ANDREA TORNIELLI
INVIATO AL CAIRO

«La maturazione del nostro cammino ecumenico è sostenuta, in modo misterioso e quanto mai attuale, anche da un vero e proprio ecumenismo del sangue». Nella residenza patriarcale del Papa copro Tawadros II, che sorge nel vecchio Cairo cristiano e comprende la cattedrale dedicata a san Marco, Papa Francesco vive l’ultimo appuntamento della sua prima giornata in Egitto. Qui nel dicembre 2016, durante i festeggiamenti per il “Mawalidˮ, l’anniversario della nascita di Maometto, un ordigno esplose a poca distanza dagli uffici del patriarca provocando 29 morti e 31 feriti fra i fedeli. 

 

 

Dopo l’incontro privato, Tawadros ha rivolto il suo discorso di benvenuto al Pontefice: «Voi avete seguito le orme e il cammino del Vostro intercessore Francesco d’Assisi: quasi mille anni fa anche lui si fermò in Egitto e insieme al sultano Al Kamel fece una delle più importanti esperienze di dialogo interculturale nella storia, un dialogo che si rinnova oggi con la Vostra visita a conferma del fatto che il dialogo è la via e il ponte che unisce i popoli ed è costante speranza dell’umanità nel corso dei secoli». Poi ha aggiunto: «Non vi nascondiamo, Santità, che negli ultimi mesi la nostra Chiesa e la nostra patria hanno vissuto esperienze drammatiche e dolorose, quando la mano colpevole del terrorismo si è armata per uccidere persone innocenti che pregavano senza timore in compagnia del loro Salvatore». Le parole di Tawadros II si riferiscono agli attentati compiuti la Domenica delle Palme contro le chiese copte di Alessandria e Tanta, rivendicati dal sedicente Stato islamico (Is). In questi tempi «difficili si manifesta il vero valore degli Egiziani, uniti nella gioia e nel dolore, annunciando al mondo intero che la nostra disgrazia e il dolore sono quelli di una patria unita e compatta – ha proseguito il Patriarca copto – Le menti criminali non potranno mai spezzare né sminuire i cuori dei cittadini il cui valore è un esempio per tutte le generazioni».  

 

«Sono tanto grato», ha detto Francesco, «giungendo qui come pellegrino, ero certo di ricevere la benedizione di un fratello che mi aspettava. Grande era l’attesa di ritrovarci: mantengo infatti ben vivo il ricordo della visita di vostra Santità a Roma, poco dopo la mia elezione, il 10 maggio 2013, una data che è felicemente diventata l’occasione per celebrare ogni anno la Giornata di amicizia copto-cattolica».  

 

Il Papa ha quindi ricordato «quella pietra miliare nelle relazioni tra la sede di Pietro e quella di Marco» che è la Dichiarazione Comune firmata da Paolo VI e dal Shenouda III nel 1973, che dopo secoli di storia difficili chiariva l’accordo fra le due Chiese a proposito del problema teologico delle due nature di Cristo, umana e divina.  

 

«Insieme abbiamo confessato – ha aggiunto Bergoglio – che a Gesù apparteniamo e che egli è il nostro tutto. Di più, abbiamo compreso che, essendo suoi, non possiamo più pensare di andare avanti ciascuno per la sua strada, perché tradiremmo la sua volontà». Il Pontefice ha quindi spiegato che c’è non soltanto un ecumenismo «fatto di gesti, parole e impegno, ma una comunione già effettiva, che cresce ogni giorno nel rapporto vivo con il Signore Gesù, si radica nella fede professata e si fonda realmente sul nostro battesimo». 

 

«Insieme siamo dunque chiamati a testimoniarlo – ha continuato – a portare al mondo la nostra fede, prima di tutto nel modo che alla fede è proprio: vivendola, perché la presenza di Gesù si trasmette con la vita e parla il linguaggio dell’amore gratuito e concreto. Copti ortodossi e cattolici, possiamo sempre più parlare insieme questa lingua comune della carità: prima di intraprendere una iniziativa di bene, sarebbe bello chiederci se possiamo farla con i nostri fratelli e sorelle che condividono la fede in Gesù». 

 

Dopo aver riconosciuto l’attenzione «genuina e fraterna» che Tawadros dedica alla Chiesa copta cattolica, Francesco ha parlato del martirio. «La maturazione del nostro cammino ecumenico è sostenuta, in modo misterioso e quanto mai attuale – ha detto – anche da un vero e proprio ecumenismo del sangue. Quanti martiri in questa terra, fin dai primi secoli del cristianesimo, hanno vissuto la fede eroicamente e fino in fondo, versando il sangue piuttosto che rinnegare il Signore e cedere alle lusinghe del male o anche solo alla tentazione di rispondere con il male al male. Ben lo testimonia il venerabile Martirologio della Chiesa copta».  

 

«Ancora recentemente, purtroppo – ha ricordato il Papa – il sangue innocente di fedeli inermi è stato crudelmente versato. Carissimo fratello, come unica è la Gerusalemme celeste, unico è il nostro martirologio, e le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze, il loro sangue innocente ci unisce. Rinforzati dalla vostra testimonianza, adoperiamoci per opporci alla violenza predicando e seminando il bene, facendo crescere la concordia e mantenendo l’unità, pregando perché tanti sacrifici aprano la via a un avvenire di comunione piena tra noi e di pace per tutti».  

 

Francesco e Tawadros al termine dell’incontro hanno firmato una dichiarazione congiunta in 12 punti, dalla quale traspare il grande cammino di avvicinamento fatto negli ultimi anni e che ha portato ad eliminare quasi tutte le differenze teologiche. Il paragrafo più significativo è il penultimo, nel quale si affronta il tema dei battesimi. Per prassi ecclesiale infatti la Chiesa copta talvolta rinnova il battesimo quando cristiani prima appartenenti ad altre Chiese chiedono di entrarvi. «In obbedienza all’opera dello Spirito Santo, che santifica la Chiesa, la conserva per tutte le età e la conduce alla piena unità», hanno siglato il Papa di Roma e il Papa copto, «per piacere al cuore del Signore Gesù, così come a quello dei nostri figli e figlie nella fede, dichiarano reciprocamente che noi, con una sola mente e cuore, cercheremo sinceramente di non ripetere il battesimo che è stato somministrato in una delle nostre Chiese per qualsiasi persona che desidera unirsi all’altra» Chiesa. Questo, continua la dichiarazione, «confessiamo nell’obbedienza alle Sacre Scritture e alla fede dei tre Concili Ecumenici riuniti a Nicea, Costantinopoli e Efeso».  

 

Subito dopo l’incontro Francesco e Tawadros si sono diretti alla chiesa di San Pietro per una preghiera ecumenica. Nell’atrio il Papa ha reso omaggio al luogo che ricorda le vittime del grave attentato suicida del dicembre 2016. Tra i molti presenti il Patriarca Bartolomeo I e il Patriarca Sidrak. 

 

Con il “Canto dei Martiri” si conclude la processione ecumenica nella chiesa di San Pietro, nel vecchio Cairo cristiano, alla quale hanno preso parte, oltre che Papa Francesco e papa Tawadros, anche il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, il patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak e il patriarca cattolico siriano di Antiochia, Gregorios III Laham. Papa Francesco recita una preghiera a braccio, in spagnolo, nella chiesa di San Pietro: «Signore Gesù, ti chiedo di benedirci. Benedici il mio fratello il Papa Tawadros II, benedici tutti i fratelli vescovi qui, benedici tutti i miei fratelli cristiani. Portaci lungo il cammino della carità, del lavorare insieme, verso la mensa comune dell’eucarestia». Nell’atrio fuori dalla Chiesa, i due Papi rendono omaggio con un mazzo di fiori e un cero acceso alle vittime del grave attacco suicida compiuto da un 22enne affiliato all’Isis, che provocò 29 morti e 31 feriti. Le loro foto sono esposte su un pannello a fianco ad una scultura che ne ricorda i nomi.  

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Il Papa al Papa copto: “Sostenuti dall’ecumenismo del sangueˮ

  

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ANDREA TORNIELLI
INVIATO AL CAIRO

«La maturazione del nostro cammino ecumenico è sostenuta, in modo misterioso e quanto mai attuale, anche da un vero e proprio ecumenismo del sangue». Nella residenza patriarcale del Papa copro Tawadros II, che sorge nel vecchio Cairo cristiano e comprende la cattedrale dedicata a san Marco, Papa Francesco vive l’ultimo appuntamento della sua prima giornata in Egitto. Qui nel dicembre 2016, durante i festeggiamenti per il “Mawalidˮ, l’anniversario della nascita di Maometto, un ordigno esplose a poca distanza dagli uffici del patriarca provocando 29 morti e 31 feriti fra i fedeli. 

 

 

Dopo l’incontro privato, Tawadros ha rivolto il suo discorso di benvenuto al Pontefice: «Voi avete seguito le orme e il cammino del Vostro intercessore Francesco d’Assisi: quasi mille anni fa anche lui si fermò in Egitto e insieme al sultano Al Kamel fece una delle più importanti esperienze di dialogo interculturale nella storia, un dialogo che si rinnova oggi con la Vostra visita a conferma del fatto che il dialogo è la via e il ponte che unisce i popoli ed è costante speranza dell’umanità nel corso dei secoli». Poi ha aggiunto: «Non vi nascondiamo, Santità, che negli ultimi mesi la nostra Chiesa e la nostra patria hanno vissuto esperienze drammatiche e dolorose, quando la mano colpevole del terrorismo si è armata per uccidere persone innocenti che pregavano senza timore in compagnia del loro Salvatore». Le parole di Tawadros II si riferiscono agli attentati compiuti la Domenica delle Palme contro le chiese copte di Alessandria e Tanta, rivendicati dal sedicente Stato islamico (Is). In questi tempi «difficili si manifesta il vero valore degli Egiziani, uniti nella gioia e nel dolore, annunciando al mondo intero che la nostra disgrazia e il dolore sono quelli di una patria unita e compatta – ha proseguito il Patriarca copto – Le menti criminali non potranno mai spezzare né sminuire i cuori dei cittadini il cui valore è un esempio per tutte le generazioni».  

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«Sono tanto grato», ha detto Francesco, «giungendo qui come pellegrino, ero certo di ricevere la benedizione di un fratello che mi aspettava. Grande era l’attesa di ritrovarci: mantengo infatti ben vivo il ricordo della visita di vostra Santità a Roma, poco dopo la mia elezione, il 10 maggio 2013, una data che è felicemente diventata l’occasione per celebrare ogni anno la Giornata di amicizia copto-cattolica».  

 

Il Papa ha quindi ricordato «quella pietra miliare nelle relazioni tra la sede di Pietro e quella di Marco» che è la Dichiarazione Comune firmata da Paolo VI e dal Shenouda III nel 1973, che dopo secoli di storia difficili chiariva l’accordo fra le due Chiese a proposito del problema teologico delle due nature di Cristo, umana e divina.  

 

«Insieme abbiamo confessato – ha aggiunto Bergoglio – che a Gesù apparteniamo e che egli è il nostro tutto. Di più, abbiamo compreso che, essendo suoi, non possiamo più pensare di andare avanti ciascuno per la sua strada, perché tradiremmo la sua volontà». Il Pontefice ha quindi spiegato che c’è non soltanto un ecumenismo «fatto di gesti, parole e impegno, ma una comunione già effettiva, che cresce ogni giorno nel rapporto vivo con il Signore Gesù, si radica nella fede professata e si fonda realmente sul nostro battesimo». 

 

«Insieme siamo dunque chiamati a testimoniarlo – ha continuato – a portare al mondo la nostra fede, prima di tutto nel modo che alla fede è proprio: vivendola, perché la presenza di Gesù si trasmette con la vita e parla il linguaggio dell’amore gratuito e concreto. Copti ortodossi e cattolici, possiamo sempre più parlare insieme questa lingua comune della carità: prima di intraprendere una iniziativa di bene, sarebbe bello chiederci se possiamo farla con i nostri fratelli e sorelle che condividono la fede in Gesù». 

 

Dopo aver riconosciuto l’attenzione «genuina e fraterna» che Tawadros dedica alla Chiesa copta cattolica, Francesco ha parlato del martirio. «La maturazione del nostro cammino ecumenico è sostenuta, in modo misterioso e quanto mai attuale – ha detto – anche da un vero e proprio ecumenismo del sangue. Quanti martiri in questa terra, fin dai primi secoli del cristianesimo, hanno vissuto la fede eroicamente e fino in fondo, versando il sangue piuttosto che rinnegare il Signore e cedere alle lusinghe del male o anche solo alla tentazione di rispondere con il male al male. Ben lo testimonia il venerabile Martirologio della Chiesa copta».  

 

«Ancora recentemente, purtroppo – ha ricordato il Papa – il sangue innocente di fedeli inermi è stato crudelmente versato. Carissimo fratello, come unica è la Gerusalemme celeste, unico è il nostro martirologio, e le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze, il loro sangue innocente ci unisce. Rinforzati dalla vostra testimonianza, adoperiamoci per opporci alla violenza predicando e seminando il bene, facendo crescere la concordia e mantenendo l’unità, pregando perché tanti sacrifici aprano la via a un avvenire di comunione piena tra noi e di pace per tutti».  

 

Francesco e Tawadros al termine dell’incontro hanno firmato una dichiarazione congiunta in 12 punti, dalla quale traspare il grande cammino di avvicinamento fatto negli ultimi anni e che ha portato ad eliminare quasi tutte le differenze teologiche. Il paragrafo più significativo è il penultimo, nel quale si affronta il tema dei battesimi. Per prassi ecclesiale infatti la Chiesa copta talvolta rinnova il battesimo quando cristiani prima appartenenti ad altre Chiese chiedono di entrarvi. «In obbedienza all’opera dello Spirito Santo, che santifica la Chiesa, la conserva per tutte le età e la conduce alla piena unità», hanno siglato il Papa di Roma e il Papa copto, «per piacere al cuore del Signore Gesù, così come a quello dei nostri figli e figlie nella fede, dichiarano reciprocamente che noi, con una sola mente e cuore, cercheremo sinceramente di non ripetere il battesimo che è stato somministrato in una delle nostre Chiese per qualsiasi persona che desidera unirsi all’altra» Chiesa. Questo, continua la dichiarazione, «confessiamo nell’obbedienza alle Sacre Scritture e alla fede dei tre Concili Ecumenici riuniti a Nicea, Costantinopoli e Efeso».  

 

Subito dopo l’incontro Francesco e Tawadros si sono diretti alla chiesa di San Pietro per una preghiera ecumenica. Nell’atrio il Papa ha reso omaggio al luogo che ricorda le vittime del grave attentato suicida del dicembre 2016. Tra i molti presenti il Patriarca Bartolomeo I e il Patriarca Sidrak. 

 

Con il “Canto dei Martiri” si conclude la processione ecumenica nella chiesa di San Pietro, nel vecchio Cairo cristiano, alla quale hanno preso parte, oltre che Papa Francesco e papa Tawadros, anche il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, il patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak e il patriarca cattolico siriano di Antiochia, Gregorios III Laham. Papa Francesco recita una preghiera a braccio, in spagnolo, nella chiesa di San Pietro: «Signore Gesù, ti chiedo di benedirci. Benedici il mio fratello il Papa Tawadros II, benedici tutti i fratelli vescovi qui, benedici tutti i miei fratelli cristiani. Portaci lungo il cammino della carità, del lavorare insieme, verso la mensa comune dell’eucarestia». Nell’atrio fuori dalla Chiesa, i due Papi rendono omaggio con un mazzo di fiori e un cero acceso alle vittime del grave attacco suicida compiuto da un 22enne affiliato all’Isis, che provocò 29 morti e 31 feriti. Le loro foto sono esposte su un pannello a fianco ad una scultura che ne ricorda i nomi.  

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