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Il Papa ai Movimenti: testimoniate il Vangelo stando dentro le sfide del mondo

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Francesco riceve i moderatori di associazioni di fedeli, movimenti ecclesiali e nuove comunità e parla del Decreto di giugno che riforma gli incarichi di responsabilità nelle aggregazioni laicali: governare nella Chiesa è servire, altrimenti si cade facilmente nell’abuso di potere

Debora Donnini e Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

“Rappresentate una forza missionaria e una presenza di profezia che ci fa ben sperare per il futuro”. E, pur “con i limiti e i peccati di ogni giorno”, “voi siete un chiaro segno della vitalità della Chiesa”. Sono parole di ringraziamento quelle che il Papa rivolge ai partecipanti all’Incontro delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, esprimendo gratitudine in particolare per non essersi “arresi”, durante la pandemia, anche nei mesi più duri, dall’impegno di portare solidarietà e testimonianza evangelica. Come quel vescovo, ora in ripresa, “finito intubato per stare sempre con la gente”. “Chi ha il Battesimo ha il compito di evangelizzare”, ribadisce, e “voi avete risvegliato questo con i vostri movimenti”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

So che tanti di voi hanno moltiplicato il loro impegno, adeguandosi alle concrete situazioni che avete e avevate di fronte, con quella creatività che proviene dall’amore, perché chi si sente amato dal Signore ama senza misura.

La realtà e la necessità di cambiamenti

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Entrando nel vivo del discorso, Francesco ricorda che chi ha ruoli di governo nelle aggregazioni è chiamato a servire, senza cadere nella voglia di potere e nella slealtà, e mette in guardia dal rischio di vivere in un “mondo parallelo”, lontano da quelle sfide delle persone che “attendono la vostra testimonianza cristiana”. Il suo intervento, ricco di aggiunte a braccio, ruota attorno al Decreto Le associazioni internazionali di fedeli, promulgato lo scorso 11 giugno, che regola la durata e il numero dei mandati di governo (con un massimo di 10 anni consecutivi) nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e la necessaria rappresentatività dei membri al processo di elezione dell’organo di governo internazionale.

Pagine buie

Nella Chiesa “governare è servire”, ripete Francesco, che tuttavia ricorda come, quando questo principio è stato dimenticato, la Chiesa abbia vissuto momenti oscuri. Esperienze postconciliari, prosegue, hanno portato la Congregazione per i religiosi a studiare congregazioni e associazioni, diverse poi “finite in situazioni durissime”, “sotto visita apostolica, sono finite con peccati turpi, commissariate”. Francesco conferma che l’esercizio del governo all’interno delle associazioni e dei movimenti è un tema che gli sta “particolarmente a cuore”, soprattutto considerando, rimarca, “i casi di abuso di varia natura che si sono verificati anche in queste realtà e che trovano la loro radice sempre nell’abuso di potere”:

Non di rado la Santa Sede, in questi anni, è dovuta intervenire, avviando non facili processi di risanamento. E penso non solo a queste situazioni tanto brutte, che fanno rumore; ma anche alle malattie che vengono dall’indebolimento del carisma fondazionale, che diventa tiepido e perde la capacità di attrazione. Gli incarichi di governo che vi sono affidati nelle aggregazioni laicali a cui appartenete, altro non sono se non una chiamata a servire.

L’ostacolo della voglia di potere

La “voglia di potere” e la “slealtà”, analizza il Papa, sono i due “ostacoli” che possono impedire a un cristiano di diventare “un vero servitore di Dio e degli altri”. I modi in cui questi ostacoli si palesano sono vari. “Ad esempio – osserva – quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione. Si delegano agli altri compiti e responsabilità per determinati ambiti, ma solo teoricamente!”, mentre nella pratica “la delega agli altri è svuotata dalla smania di essere dappertutto” – cosa che peraltro “annulla ogni forma di sussidiarietà”. La slealtà, poi, si manifesta facendo il “doppio gioco” con Dio dichiarando a parole di volerlo servire, “ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti”. Esempi di slealtà sono le cariche direttive “che si eternizzano”, responsabili che chiedono voti in cambio di promesse, altri che presumono di detenere la verità sul carisma del fondatore. Tutte derive che, riafferma Francesco, chiariscono come sia “benefico e necessario prevedere un avvicendamento negli incarichi di governo e una rappresentatività di tutti i membri nelle vostre elezioni”.

Magari qualcuno pensa che questa “voglia” non lo riguardi, che questo non accada nella propria associazione. Teniamo presente che il Decreto Le associazioni internazionali di fedeli non è indirizzato solo ad alcune delle realtà qui presenti, ma è per tutte, nessuna esclusa. Per tutte. Non ci sono più bravi o meno bravi, perfetti o no: tutte le realtà ecclesiali sono chiamate alla conversione, a comprendere e attuare lo spirito che anima le disposizioni che ci danno nel Decreto.

Il vero servizio è invece gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese e l’esortazione del Papa è dunque a svolgere il ruolo di governo imparando a dire che “siamo servi inutili”, perché l’atteggiamento giusto per operare nella Chiesa è quello del servizio umile.

“Essere sempre in discernimento”

Nel Decreto, spiega ancora il Papa, si fa riferimento ai fondatori, distinguendo tra quelli in vita e le realtà di più antica e consolidata tradizione in cui è necessario sempre verificare “lo stato del carisma fondazionale e fare i cambiamenti necessari nelle proprie legislazioni”, con una verifica “più continua” nel caso delle realtà più recenti. In ogni caso, asserisce Francesco, “appartenere a un’associazione, a un movimento o una comunità, soprattutto se fanno riferimento a un carisma, non deve rinchiuderci in una “botte di ferro”, farci sentire al sicuro, come se non ci fosse bisogno di alcuna risposta alle sfide e ai cambiamenti. Quello che conta è essere “sempre in cammino” e “sempre in discernimento”, evitando di ritenersi “‘la novità’ nella Chiesa” perché “anche le novità fanno presto a invecchiare”.

Il cammino evangelico non è una gita turistica. È una sfida: ogni passo è una sfida e ogni passo è una chiamata di Dio, ogni passo è – come diciamo nella nostra terra – “mettere la carne sulla griglia”. Andare avanti sempre. Siamo sempre in cammino, sempre in conversione, sempre in discernimento per fare la volontà di Dio.

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Originale: Vatican News
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Francesco riceve i moderatori di associazioni di fedeli, movimenti ecclesiali e nuove comunità e parla del Decreto di giugno che riforma gli incarichi di responsabilità nelle aggregazioni laicali: governare nella Chiesa è servire, altrimenti si cade facilmente nell’abuso di potere

Debora Donnini e Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

“Rappresentate una forza missionaria e una presenza di profezia che ci fa ben sperare per il futuro”. E, pur “con i limiti e i peccati di ogni giorno”, “voi siete un chiaro segno della vitalità della Chiesa”. Sono parole di ringraziamento quelle che il Papa rivolge ai partecipanti all’Incontro delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, esprimendo gratitudine in particolare per non essersi “arresi”, durante la pandemia, anche nei mesi più duri, dall’impegno di portare solidarietà e testimonianza evangelica. Come quel vescovo, ora in ripresa, “finito intubato per stare sempre con la gente”. “Chi ha il Battesimo ha il compito di evangelizzare”, ribadisce, e “voi avete risvegliato questo con i vostri movimenti”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

So che tanti di voi hanno moltiplicato il loro impegno, adeguandosi alle concrete situazioni che avete e avevate di fronte, con quella creatività che proviene dall’amore, perché chi si sente amato dal Signore ama senza misura.

La realtà e la necessità di cambiamenti

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Entrando nel vivo del discorso, Francesco ricorda che chi ha ruoli di governo nelle aggregazioni è chiamato a servire, senza cadere nella voglia di potere e nella slealtà, e mette in guardia dal rischio di vivere in un “mondo parallelo”, lontano da quelle sfide delle persone che “attendono la vostra testimonianza cristiana”. Il suo intervento, ricco di aggiunte a braccio, ruota attorno al Decreto Le associazioni internazionali di fedeli, promulgato lo scorso 11 giugno, che regola la durata e il numero dei mandati di governo (con un massimo di 10 anni consecutivi) nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e la necessaria rappresentatività dei membri al processo di elezione dell’organo di governo internazionale.

Pagine buie

Nella Chiesa “governare è servire”, ripete Francesco, che tuttavia ricorda come, quando questo principio è stato dimenticato, la Chiesa abbia vissuto momenti oscuri. Esperienze postconciliari, prosegue, hanno portato la Congregazione per i religiosi a studiare congregazioni e associazioni, diverse poi “finite in situazioni durissime”, “sotto visita apostolica, sono finite con peccati turpi, commissariate”. Francesco conferma che l’esercizio del governo all’interno delle associazioni e dei movimenti è un tema che gli sta “particolarmente a cuore”, soprattutto considerando, rimarca, “i casi di abuso di varia natura che si sono verificati anche in queste realtà e che trovano la loro radice sempre nell’abuso di potere”:

Non di rado la Santa Sede, in questi anni, è dovuta intervenire, avviando non facili processi di risanamento. E penso non solo a queste situazioni tanto brutte, che fanno rumore; ma anche alle malattie che vengono dall’indebolimento del carisma fondazionale, che diventa tiepido e perde la capacità di attrazione. Gli incarichi di governo che vi sono affidati nelle aggregazioni laicali a cui appartenete, altro non sono se non una chiamata a servire.

L’ostacolo della voglia di potere

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La “voglia di potere” e la “slealtà”, analizza il Papa, sono i due “ostacoli” che possono impedire a un cristiano di diventare “un vero servitore di Dio e degli altri”. I modi in cui questi ostacoli si palesano sono vari. “Ad esempio – osserva – quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione. Si delegano agli altri compiti e responsabilità per determinati ambiti, ma solo teoricamente!”, mentre nella pratica “la delega agli altri è svuotata dalla smania di essere dappertutto” – cosa che peraltro “annulla ogni forma di sussidiarietà”. La slealtà, poi, si manifesta facendo il “doppio gioco” con Dio dichiarando a parole di volerlo servire, “ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti”. Esempi di slealtà sono le cariche direttive “che si eternizzano”, responsabili che chiedono voti in cambio di promesse, altri che presumono di detenere la verità sul carisma del fondatore. Tutte derive che, riafferma Francesco, chiariscono come sia “benefico e necessario prevedere un avvicendamento negli incarichi di governo e una rappresentatività di tutti i membri nelle vostre elezioni”.

Magari qualcuno pensa che questa “voglia” non lo riguardi, che questo non accada nella propria associazione. Teniamo presente che il Decreto Le associazioni internazionali di fedeli non è indirizzato solo ad alcune delle realtà qui presenti, ma è per tutte, nessuna esclusa. Per tutte. Non ci sono più bravi o meno bravi, perfetti o no: tutte le realtà ecclesiali sono chiamate alla conversione, a comprendere e attuare lo spirito che anima le disposizioni che ci danno nel Decreto.

Il vero servizio è invece gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese e l’esortazione del Papa è dunque a svolgere il ruolo di governo imparando a dire che “siamo servi inutili”, perché l’atteggiamento giusto per operare nella Chiesa è quello del servizio umile.

“Essere sempre in discernimento”

Nel Decreto, spiega ancora il Papa, si fa riferimento ai fondatori, distinguendo tra quelli in vita e le realtà di più antica e consolidata tradizione in cui è necessario sempre verificare “lo stato del carisma fondazionale e fare i cambiamenti necessari nelle proprie legislazioni”, con una verifica “più continua” nel caso delle realtà più recenti. In ogni caso, asserisce Francesco, “appartenere a un’associazione, a un movimento o una comunità, soprattutto se fanno riferimento a un carisma, non deve rinchiuderci in una “botte di ferro”, farci sentire al sicuro, come se non ci fosse bisogno di alcuna risposta alle sfide e ai cambiamenti. Quello che conta è essere “sempre in cammino” e “sempre in discernimento”, evitando di ritenersi “‘la novità’ nella Chiesa” perché “anche le novità fanno presto a invecchiare”.

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Il cammino evangelico non è una gita turistica. È una sfida: ogni passo è una sfida e ogni passo è una chiamata di Dio, ogni passo è – come diciamo nella nostra terra – “mettere la carne sulla griglia”. Andare avanti sempre. Siamo sempre in cammino, sempre in conversione, sempre in discernimento per fare la volontà di Dio.

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