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Il Papa ai detenuti a Velletri: la logica del Vangelo è il servizio reciproco

Il Papa ha celebrato la Messa in Coena Domini del Giovedì santo nel carcere di Velletri

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Il Papa ha celebrato la Messa in Coena Domini del Giovedì santo nel carcere di Velletri lavando i piedi a 12 detenuti di diverse nazionalità. Servitevi gli uni gli altri, ha detto Gesù e Francesco raccomanda: che il nostro cuore abbia sempre al centro il servizio
 

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Per la quinta volta Papa Francesco celebra la Messa in Coena Domini all’interno di un carcere. Oggi sono stati i detenuti della Casa Circondariale di Velletri, cittadina dei Castelli Romani, ad accoglierlo e a vivere insieme a lui momenti di intensa commozione. La struttura è stata aperta nel 1991, si compone di due padiglioni di quattro piani, di cui uno costruito successivamente, più un reparto di semilibertà. Attualmente ospita 577 persone, di cui il 60% di nazionalità non italiana.

All’arrivo il saluto a dirigenti e personale del carcere

Francesco arriva alle 16.30, il tempo per salutare la direttrice Maria Donata Iannantuono e la vicedirettrice Pia Palmeri, il comandante della polizia penitenziaria, anche lei una donna, Maria Luisa Abbossida e il cappellano don Franco Diamante che insieme lo accolgono nella struttura, e poi rappresentanze del personale civile, della polizia e dei detenuti. Alle 17, nel Salone Teatro della Casa Circondariale, l’inizio della celebrazione eucaristica con il rito della lavanda dei piedi a dodici detenuti provenienti da quattro diversi Paesi: 9 italiani, 1 brasiliano, 1 della Costa d’Avorio e 1 del Marocco. Il suo ingresso è salutato da un lungo applauso.

Gesù che è il Signore compie il gesto dei servi

L’omelia del Papa è a braccio, e va subito al cuore del messaggio di Gesù: il servizio reciproco. “Abbiamo sentito che cosa ha fatto Gesù. E’ interessante”, dice Francesco. Gesù che aveva tutto il potere, comincia a fare questo gesto del lavare i piedi. Un gesto che a quei tempi facevano gli schiavi.

E Gesù fa questo gesto: lavare i piedi. Fa un gesto da schiavo: Lui, che aveva tutto il potere, Lui, che era il Signore, fa il gesto da schiavo. E poi consiglia tutti: “Fate voi questo gesto tra voi”, cioè servite l’uno l’altro, siate fratelli nel servizio, non nell’ambizione di chi domina l’altro o di chi calpesta l’altro o chi … no: servizio, servizio.

La fratellanza è umile

Servire è fare qualcosa di cui tu hai bisogno e questa è la fratellanza, prosegue il Papa, che è sempre umile. E spiega che anche lui ripeterà lo stesso gesto che la Chiesa richiede al vescovo, per imitare Gesù e perché farà bene a lui stesso. E afferma che il vescovo non è il più importante: 

Il vescovo deve essere il più servitore. E ognuno di noi deve essere servitore degli altri. Questa è la regola di Gesù e la regola del Vangelo: la regola del servizio, non del dominare, di fare del male, di umiliare gli altri. Servizio.

Nel nostro cuore ci sia il servizio all’altro

Francesco prosegue sottolineando che Gesù dice ai suoi una cosa interessante, ricorda come i capi delle Nazioni dominano su di esse, ma che fra loro non deve essere così, ma il più grande deve essere il più piccolo.

E’ vero che nella vita ci sono dei problemi: litighiamo tra noi … ma questo deve essere una cosa che passa, una cosa passeggera, perché nel cuore nostro ci dev’essere sempre questo amore di servire l’altro, di essere al servizio dell’altro. 

La lavanda dei piedi secondo la logica del Vangelo

Il Papa prosegue la celebrazione con la lavanda dei piedi. Indossa un grembiule bianco, che gli è stato regalato e su cui è ricamata la scritta:“Tu lavi i piedi a me?”, mentre i 12 detenuti si siedono a lato dell’altare e si preparano togliendosi la scarpa destra. Francesco ponendosi in ginocchio lava e asciuga il piede di ciascuno e poi lo bacia con estrema tenerezza. Quindi alza lo guardo e guarda negli occhi ogni detenuto, uno sguardo serio, che dice più di tante parole, stringe poi le mani e a volte scambia qualche parola. Non è un gesto simbolico il suo, ma molto concreto, lontanissimo dalle logiche umane che dividono le persone in grandi e in piccoli.

Un grande applauso per dire grazie al Papa

La Messa continua e nelle preghiere dei fedeli si prega anche per i detenuti che in carcere, nel tempo, si sono tolti la vita. Al momento della comunione anche il Papa distribuisce l’Eucaristia a tanti. Al termine della celebrazione il saluto e il ringraziamento della direttrice della Casa Circondariale e l’offerta di alcuni doni anche da parte dei detenuti. Ed è ancora uno scrosciante applauso a salutare alla fine il Papa mentre si avvia all’uscita per far rientro in Vaticano.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Papa ai detenuti a Velletri: la logica del Vangelo è il servizio reciproco

Il Papa ha celebrato la Messa in Coena Domini del Giovedì santo nel carcere di Velletri

  

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Il Papa ha celebrato la Messa in Coena Domini del Giovedì santo nel carcere di Velletri lavando i piedi a 12 detenuti di diverse nazionalità. Servitevi gli uni gli altri, ha detto Gesù e Francesco raccomanda: che il nostro cuore abbia sempre al centro il servizio
 

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Per la quinta volta Papa Francesco celebra la Messa in Coena Domini all’interno di un carcere. Oggi sono stati i detenuti della Casa Circondariale di Velletri, cittadina dei Castelli Romani, ad accoglierlo e a vivere insieme a lui momenti di intensa commozione. La struttura è stata aperta nel 1991, si compone di due padiglioni di quattro piani, di cui uno costruito successivamente, più un reparto di semilibertà. Attualmente ospita 577 persone, di cui il 60% di nazionalità non italiana.

All’arrivo il saluto a dirigenti e personale del carcere

Francesco arriva alle 16.30, il tempo per salutare la direttrice Maria Donata Iannantuono e la vicedirettrice Pia Palmeri, il comandante della polizia penitenziaria, anche lei una donna, Maria Luisa Abbossida e il cappellano don Franco Diamante che insieme lo accolgono nella struttura, e poi rappresentanze del personale civile, della polizia e dei detenuti. Alle 17, nel Salone Teatro della Casa Circondariale, l’inizio della celebrazione eucaristica con il rito della lavanda dei piedi a dodici detenuti provenienti da quattro diversi Paesi: 9 italiani, 1 brasiliano, 1 della Costa d’Avorio e 1 del Marocco. Il suo ingresso è salutato da un lungo applauso.

Gesù che è il Signore compie il gesto dei servi

L’omelia del Papa è a braccio, e va subito al cuore del messaggio di Gesù: il servizio reciproco. “Abbiamo sentito che cosa ha fatto Gesù. E’ interessante”, dice Francesco. Gesù che aveva tutto il potere, comincia a fare questo gesto del lavare i piedi. Un gesto che a quei tempi facevano gli schiavi.

E Gesù fa questo gesto: lavare i piedi. Fa un gesto da schiavo: Lui, che aveva tutto il potere, Lui, che era il Signore, fa il gesto da schiavo. E poi consiglia tutti: “Fate voi questo gesto tra voi”, cioè servite l’uno l’altro, siate fratelli nel servizio, non nell’ambizione di chi domina l’altro o di chi calpesta l’altro o chi … no: servizio, servizio.

La fratellanza è umile

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Servire è fare qualcosa di cui tu hai bisogno e questa è la fratellanza, prosegue il Papa, che è sempre umile. E spiega che anche lui ripeterà lo stesso gesto che la Chiesa richiede al vescovo, per imitare Gesù e perché farà bene a lui stesso. E afferma che il vescovo non è il più importante: 

Il vescovo deve essere il più servitore. E ognuno di noi deve essere servitore degli altri. Questa è la regola di Gesù e la regola del Vangelo: la regola del servizio, non del dominare, di fare del male, di umiliare gli altri. Servizio.

Nel nostro cuore ci sia il servizio all’altro

Francesco prosegue sottolineando che Gesù dice ai suoi una cosa interessante, ricorda come i capi delle Nazioni dominano su di esse, ma che fra loro non deve essere così, ma il più grande deve essere il più piccolo.

E’ vero che nella vita ci sono dei problemi: litighiamo tra noi … ma questo deve essere una cosa che passa, una cosa passeggera, perché nel cuore nostro ci dev’essere sempre questo amore di servire l’altro, di essere al servizio dell’altro. 

La lavanda dei piedi secondo la logica del Vangelo

Il Papa prosegue la celebrazione con la lavanda dei piedi. Indossa un grembiule bianco, che gli è stato regalato e su cui è ricamata la scritta:“Tu lavi i piedi a me?”, mentre i 12 detenuti si siedono a lato dell’altare e si preparano togliendosi la scarpa destra. Francesco ponendosi in ginocchio lava e asciuga il piede di ciascuno e poi lo bacia con estrema tenerezza. Quindi alza lo guardo e guarda negli occhi ogni detenuto, uno sguardo serio, che dice più di tante parole, stringe poi le mani e a volte scambia qualche parola. Non è un gesto simbolico il suo, ma molto concreto, lontanissimo dalle logiche umane che dividono le persone in grandi e in piccoli.

Un grande applauso per dire grazie al Papa

La Messa continua e nelle preghiere dei fedeli si prega anche per i detenuti che in carcere, nel tempo, si sono tolti la vita. Al momento della comunione anche il Papa distribuisce l’Eucaristia a tanti. Al termine della celebrazione il saluto e il ringraziamento della direttrice della Casa Circondariale e l’offerta di alcuni doni anche da parte dei detenuti. Ed è ancora uno scrosciante applauso a salutare alla fine il Papa mentre si avvia all’uscita per far rientro in Vaticano.

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