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Il monito del Papa agli “adoratori del dio denaro”: “Convertitevi!”

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Il Signore converta il cuore degli uomini: “che conoscano Dio e non adorino il dio denaro”. E’ il monito lanciato da Papa Francesco durante l’omelia pronunciata nel corso della celebrazione mattutina nella Casa Santa Marta, in Vaticano. La liturgia odierna propone il racconto della parabola dell’uomo ricco i cui soldi, come sottolinea il Papa, “sono il suo dio”. Il Pontefice sviluppa la sua riflessione mettendo in luce quanto sia vano “appoggiarsi ai bene terreni”, che il vero tesoro è invece “il rapporto dell’uomo con il Signore”.

Il limite imposto da Dio

Descrivendo il comportamento dell’uomo protagonista della parabola (cfr. Lc 12, 13-21), il Papa fa notare come questo tizio non si ferma davanti all’abbondanza del suo raccolto: “pensa ad ampliare i propri magazzini e nella sua fantasia – spiega il Pontefice -, ad allungare la vita”. Ovvero, punta “a prendere più beni, fino alla nausea, non conoscendo sazietà”. E così, evidenzia Bergoglio, “entra quindi in quel movimento del consumismo esasperato“. Ma in questi casi, aggiunge il Santo Padre, “è Dio, a mettere il limite a questo attaccamento ai soldi”. “L’uomo diviene schiavo del denaro – prosegue -, e questa non è una favola che Gesù inventa”, è “la realtà di oggi”. “Tanti uomini vivono per adorare il denaro, per farne il proprio dio. Tante persone vivono soltanto per questo e la vita non ha senso. ‘Così è di chi accumula tesori per sé – dice il Signore – e non si arricchisce presso Dio’: non sanno cosa è arricchirsi presso Dio”.

L’idolatria che uccide

 

Racconta allora un episodio accaduto in Argentina, “nell’altra diocesi”, come è solito definire Buenos Aires: “Un ricco imprenditore, pur sapendo di essere gravemente malato, comprò caparbiamente una villa senza pensare invece che a breve avrebbe dovuto presentarsi ‘davanti a Dio’. Anche oggi ci sono queste persone affamate di denaro e beni terreni, gente che ha tantissimo, di fronte a bambini affamati che non hanno medicine, che non hanno educazione, che sono abbandonati”. Il Papa definisce questa una vera e propria “idolatria che uccide”, che fa dei “sacrifici umani”. “Questa idolatria fa morire di fame tanta gente – spiega -. Pensiamo soltanto a un caso: a 200 mila bambini rohingya nei campi profughi. Lì ci sono 800 mila persone. 200 mila sono bambini. Appena hanno da mangiare, malnutriti, senza medicine. Anche oggi succede questo. Non è una cosa che il Signore dice di quei tempi: no. Oggi! E la nostra preghiera dev’essere forte: Signore, per favore, tocca il cuore di queste persone che adorano il dio denaro. Tocca anche il mio cuore perché io non cada in questo, che io sappia vedere”.

L’unica ricchezza è in Dio

Non solo. Spesso, altra “conseguenza” di questa idolatria, aggiunge il Papa, è la guerra. Anche quella “di famiglia”. “Tutti noi conosciamo cosa succede quando c’è in gioco un’eredità – spiega -: le famiglie si dividono e finiscono nell’odio, l’una per l’altra. Il Signore sottolinea con soavità, alla fine: ‘Chi non si arricchisce presso Dio’. Quella è l’unica strada: la ricchezza, ma in Dio. E non è un disprezzo per il denaro, no. E’ proprio la cupidigia, come dice Lui: la cupidigia. Vivere attaccati al dio denaro”. Ecco allora il motivo per cui “la nostra preghiera dev’essere forte, cercando nel Signore il solido fondamento della nostra esistenza“.

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Il limite imposto da Dio

Descrivendo il comportamento dell’uomo protagonista della parabola (cfr. Lc 12, 13-21), il Papa fa notare come questo tizio non si ferma davanti all’abbondanza del suo raccolto: “pensa ad ampliare i propri magazzini e nella sua fantasia – spiega il Pontefice -, ad allungare la vita”. Ovvero, punta “a prendere più beni, fino alla nausea, non conoscendo sazietà”. E così, evidenzia Bergoglio, “entra quindi in quel movimento del consumismo esasperato“. Ma in questi casi, aggiunge il Santo Padre, “è Dio, a mettere il limite a questo attaccamento ai soldi”. “L’uomo diviene schiavo del denaro – prosegue -, e questa non è una favola che Gesù inventa”, è “la realtà di oggi”. “Tanti uomini vivono per adorare il denaro, per farne il proprio dio. Tante persone vivono soltanto per questo e la vita non ha senso. ‘Così è di chi accumula tesori per sé – dice il Signore – e non si arricchisce presso Dio’: non sanno cosa è arricchirsi presso Dio”.

L’idolatria che uccide

 

Racconta allora un episodio accaduto in Argentina, “nell’altra diocesi”, come è solito definire Buenos Aires: “Un ricco imprenditore, pur sapendo di essere gravemente malato, comprò caparbiamente una villa senza pensare invece che a breve avrebbe dovuto presentarsi ‘davanti a Dio’. Anche oggi ci sono queste persone affamate di denaro e beni terreni, gente che ha tantissimo, di fronte a bambini affamati che non hanno medicine, che non hanno educazione, che sono abbandonati”. Il Papa definisce questa una vera e propria “idolatria che uccide”, che fa dei “sacrifici umani”. “Questa idolatria fa morire di fame tanta gente – spiega -. Pensiamo soltanto a un caso: a 200 mila bambini rohingya nei campi profughi. Lì ci sono 800 mila persone. 200 mila sono bambini. Appena hanno da mangiare, malnutriti, senza medicine. Anche oggi succede questo. Non è una cosa che il Signore dice di quei tempi: no. Oggi! E la nostra preghiera dev’essere forte: Signore, per favore, tocca il cuore di queste persone che adorano il dio denaro. Tocca anche il mio cuore perché io non cada in questo, che io sappia vedere”.

L’unica ricchezza è in Dio

Non solo. Spesso, altra “conseguenza” di questa idolatria, aggiunge il Papa, è la guerra. Anche quella “di famiglia”. “Tutti noi conosciamo cosa succede quando c’è in gioco un’eredità – spiega -: le famiglie si dividono e finiscono nell’odio, l’una per l’altra. Il Signore sottolinea con soavità, alla fine: ‘Chi non si arricchisce presso Dio’. Quella è l’unica strada: la ricchezza, ma in Dio. E non è un disprezzo per il denaro, no. E’ proprio la cupidigia, come dice Lui: la cupidigia. Vivere attaccati al dio denaro”. Ecco allora il motivo per cui “la nostra preghiera dev’essere forte, cercando nel Signore il solido fondamento della nostra esistenza“.

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