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Il mistero femminile, Oscar Mondadori, 2014

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“ Se ami un fiore non raccoglierlo.

 Perché se lo raccogli esso muore e smette di essere ciò che amavi.

Se ami un fiore lascialo libero amare non significa possedere.

Amare significa saper apprezzare. “

OSHO

 

Osho  parla dell’importanza delle qualità femminili, mettendo l’accento sul fatto che la donna rappresenta un mistero; capirla è infatti, qualcosa di straordinario e arduo al tempo stesso.

Leggendo poi il suo libro in conclusione emerge forse tutto il contrario di quello che dice.  La suddivisione dell’opera e molto ben articolata e sviluppata in modo molto singolare. La sfera femminile è visitata in tutte le sue sfaccettature da un essere che ha trasceso l’identificazione più tenace e schiavizzante: quella biologica. Una via oltre l’uomo e la donna, in grado di offrire all’intera umanità un nuovo presente, una armonia nuova, una reale civiltà. Per una liberazione non solo della donna, ma anche dell’uomo: per una vera libertà.

Il contesto sociale in cui la donna si pone ancora oggi come questione non è ancora cambiato, ma è possibile cambiare la prospettiva individuale mettendo a fuoco le reali responsabilità, consapevoli o inconsapevoli, e i veri responsabili di una sottile manipolazione perpetrata per secoli.

La donna pensa con il cuore, delicato, emotivo, sensibile. L’uomo pensa con l’intelletto, logico, razionale, privo di fantasia. Le vie del cuore e dell’intelletto sono opposte ed per questo che l’uomo e la donna discutono e faticano a capirsi. Ma spiega Osho, la donna è un meraviglioso mistero per l’uomo. Amore, fiducia, bellezza, sincerità, verità, autenticità che sono tutte qualità femminili, e sono tutte di gran lunga più grandi di qualsiasi qualità che possieda il maschile. E per potersi esprimere appieno deve coltivare le sue caratteristiche uniche. L’intero passato è stato purtroppo dominato dall’uomo e dalle sue qualità troppo orientate alla conquista e al dominio del mondo. Ecco perché il maschile lasciato a se stesso facilmente genera guerre e devastazione; lo sviluppo delle qualità femminili diviene dunque centrale se non l’unica speranza per il futuro dell’umanità.

Osho si rivolge alle donne affinché, in quanto individui, assumano la consapevolezza di se stesse; ed è proprio nel viaggio verso la piena realizzazione della propria consapevolezza che Osho vede la vera liberazione della donna.

Purtroppo tutta questo impianto teoretico molto ben esposto presenta la fessura di autodistruzione nel capitolo in cui Osho parla dell’aborto.

Sorge drammaticamente il dubbio che l’autore abbia più che consapevolmente ignorato l’originario, atavico ed inappellabile, grido di Adamo.

Ci troviamo di fronte all’amaro ed oscuro rilievo dell’ occultamento che Adamo ha bisogno spasmodicamente di quel dato biologico che l’autore stesso dice alle donne di dover trascendere.

Sembra quindi la vecchia storia di sempre; tante chiacchiere, tanto fumo negli occhi. Ma la verità è che senza la Sindrome di Stoccolma, l’umanità si sarebbe estinta. L’uomo ha bisogno di copulare – biofisiologiamente questo è un dato inoppugnabile- e attraverso la copula “imperativa” si sente sicuramente quasi realizzato. È un pò come il “maschio alfa” dei branchi di animali feroci. Ma infondo non dimentichiamoci che prima del “sonno” e dell’asportazione della costola e quindi dei suoi occhi rivolti al cielo, lo scenario che occupa quotidianamente la sua contemplazione era proprio il regno “animale”.

Gli autori comodamente parlano sempre di consapevolezza femminile. Ma tutti uomini si dimenticano sia la lezione del Talmud sulla preziosità femminile e tanto anche le parole di San Paolo che in modo chiaro e deciso ricorda le donne come vaso più debole. Una donna vera, concepita per tale fin dal grembo materno, ha per l’appunto un grembo e un utero. Non è un oggetto idraulico per lo scarico di prodotti liquidi maschili e tanto meno è un giocatolo, un oggetto. La donna è un essere magnifico della creazione di Dio. Se l’uomo ha nella giusta considerazione Dio in primis non può dimenticarsi di tutto questo. Non deve essere la donna a ricordare all’uomo chi è lei, bensì se lui non è un animale visto che nella creazione la precede dovrebbe ricordarsene da solo.

E’ una lettura molto interessante. Purtuttavia, Osho, come molti altri autori è un meraviglioso teorico. Nel concreto delle sue soluzioni proposte tutto si riduce ad una libertà sessuale legalizzata civicamente come elemento coesivo e come sedativo dell’ aggressività congenitamente inclusa nel pacchetto genetico maschile.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Il mistero femminile, Oscar Mondadori, 2014

  

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“ Se ami un fiore non raccoglierlo.

 Perché se lo raccogli esso muore e smette di essere ciò che amavi.

Se ami un fiore lascialo libero amare non significa possedere.

Amare significa saper apprezzare. “

OSHO

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Osho  parla dell’importanza delle qualità femminili, mettendo l’accento sul fatto che la donna rappresenta un mistero; capirla è infatti, qualcosa di straordinario e arduo al tempo stesso.

Leggendo poi il suo libro in conclusione emerge forse tutto il contrario di quello che dice.  La suddivisione dell’opera e molto ben articolata e sviluppata in modo molto singolare. La sfera femminile è visitata in tutte le sue sfaccettature da un essere che ha trasceso l’identificazione più tenace e schiavizzante: quella biologica. Una via oltre l’uomo e la donna, in grado di offrire all’intera umanità un nuovo presente, una armonia nuova, una reale civiltà. Per una liberazione non solo della donna, ma anche dell’uomo: per una vera libertà.

Il contesto sociale in cui la donna si pone ancora oggi come questione non è ancora cambiato, ma è possibile cambiare la prospettiva individuale mettendo a fuoco le reali responsabilità, consapevoli o inconsapevoli, e i veri responsabili di una sottile manipolazione perpetrata per secoli.

La donna pensa con il cuore, delicato, emotivo, sensibile. L’uomo pensa con l’intelletto, logico, razionale, privo di fantasia. Le vie del cuore e dell’intelletto sono opposte ed per questo che l’uomo e la donna discutono e faticano a capirsi. Ma spiega Osho, la donna è un meraviglioso mistero per l’uomo. Amore, fiducia, bellezza, sincerità, verità, autenticità che sono tutte qualità femminili, e sono tutte di gran lunga più grandi di qualsiasi qualità che possieda il maschile. E per potersi esprimere appieno deve coltivare le sue caratteristiche uniche. L’intero passato è stato purtroppo dominato dall’uomo e dalle sue qualità troppo orientate alla conquista e al dominio del mondo. Ecco perché il maschile lasciato a se stesso facilmente genera guerre e devastazione; lo sviluppo delle qualità femminili diviene dunque centrale se non l’unica speranza per il futuro dell’umanità.

Osho si rivolge alle donne affinché, in quanto individui, assumano la consapevolezza di se stesse; ed è proprio nel viaggio verso la piena realizzazione della propria consapevolezza che Osho vede la vera liberazione della donna.

Purtroppo tutta questo impianto teoretico molto ben esposto presenta la fessura di autodistruzione nel capitolo in cui Osho parla dell’aborto.

Sorge drammaticamente il dubbio che l’autore abbia più che consapevolmente ignorato l’originario, atavico ed inappellabile, grido di Adamo.

Ci troviamo di fronte all’amaro ed oscuro rilievo dell’ occultamento che Adamo ha bisogno spasmodicamente di quel dato biologico che l’autore stesso dice alle donne di dover trascendere.

Sembra quindi la vecchia storia di sempre; tante chiacchiere, tanto fumo negli occhi. Ma la verità è che senza la Sindrome di Stoccolma, l’umanità si sarebbe estinta. L’uomo ha bisogno di copulare – biofisiologiamente questo è un dato inoppugnabile- e attraverso la copula “imperativa” si sente sicuramente quasi realizzato. È un pò come il “maschio alfa” dei branchi di animali feroci. Ma infondo non dimentichiamoci che prima del “sonno” e dell’asportazione della costola e quindi dei suoi occhi rivolti al cielo, lo scenario che occupa quotidianamente la sua contemplazione era proprio il regno “animale”.

Gli autori comodamente parlano sempre di consapevolezza femminile. Ma tutti uomini si dimenticano sia la lezione del Talmud sulla preziosità femminile e tanto anche le parole di San Paolo che in modo chiaro e deciso ricorda le donne come vaso più debole. Una donna vera, concepita per tale fin dal grembo materno, ha per l’appunto un grembo e un utero. Non è un oggetto idraulico per lo scarico di prodotti liquidi maschili e tanto meno è un giocatolo, un oggetto. La donna è un essere magnifico della creazione di Dio. Se l’uomo ha nella giusta considerazione Dio in primis non può dimenticarsi di tutto questo. Non deve essere la donna a ricordare all’uomo chi è lei, bensì se lui non è un animale visto che nella creazione la precede dovrebbe ricordarsene da solo.

E’ una lettura molto interessante. Purtuttavia, Osho, come molti altri autori è un meraviglioso teorico. Nel concreto delle sue soluzioni proposte tutto si riduce ad una libertà sessuale legalizzata civicamente come elemento coesivo e come sedativo dell’ aggressività congenitamente inclusa nel pacchetto genetico maschile.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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