10.8 C
Rome
mercoledì, 20 20 Novembre19

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Approfondimenti Il mistero cristiano supera sempre la nostra pedagogia! Quando le parrocchie diventano...

Il mistero cristiano supera sempre la nostra pedagogia! Quando le parrocchie diventano un circolo per pochi intimi

Dio non si è legato alle pietre ma alle persone.

- Advertisement -

Senza andare troppo in là con lo sguardo, ci accorgiamo che la realtà in cui siamo immersi – quella più prossima, appunto – è intrisa di situazioni, vicende ed eventi che spesso e volentieri lacerano un’umanità già piagata di suo. Quando questi, poi, sono provocati deliberatamente, oppure si tenta di camuffare il dolo attraverso brogli e macchinazioni, le “fenditure” provocate, assumono connotati più devastanti.  

Chi subisce lo scotto, non sempre se la cava con pomata e cerotti, c’è chi, per esempio, ne rimane sconvolto – soprattutto quando una tal vicenda ricade in ambito strettamente personale – e decide di chiudersi a riccio, ostracizzandosi da ogni rapporto o reazione di sorta.

Basta accendere la televisione e ascoltare un telegiornale. Si viene a sapere del tal politico che, al fine di arricchirsi, ruba milioni di euro dalle casse del proprio partito; il tal altro intrigante, allo scopo di condurre una vita sibaritica, prosciuga i fondi della tal regione e, per giunta, facendo anche finta di nulla. L’unico strascico che ne resta è, non solo, l’accrescersi di una realtà – quella del popolo – già ferita e tormentata, ma il palesarsi della convinzione che tutti i politici sono corrotti: tutti sono un disastro per le sorti dello stato. Ancora: i tanti pseudo-medici che comprano la laurea o quelli che mettono al primo posto la carriera più che la salute dei pazienti; gli avvocati, i giudici corrotti e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo, ormai, è noto come nel sentire quotidiano, si sia ingenerato un assioma rischioso: «di tutti i medici, avvocati o giudici non ci si può fidare: pensano solo a se stessi!».

Da dove il senso di tale premessa? Certamente, non l’intenzione di presentare un reportage sulla corruzione o sul peculato, bensì, aiutare il cristiano a comprendere di quale grande responsabilità sia investito e, come ogni sua azione nella comunità possa produrre effetti (s)travolgenti.

Se l’operato di un politico, medico, avvocato o giudice corrotto, assume effetti così devastanti – tanto che di frequente a farne da cassa di risonanza sono una nazione, un continente, o addirittura il mondo intero – immaginiamo cosa possa accadere in una piccola comunità, sotto gli occhi di tutti e dove tutti si conoscono: si crea un vero e proprio scandalo!

Molto spesso è proprio ciò che accade nelle nostre parrocchie, nelle nostre modeste realtà; queste vengono confuse con degli youth club, dove ci si intrattiene e, allo stesso tempo, accresce la propria posizione sociale. Non ci si accorge che, la comunità, da “bene di tutti”, subisce una sorta di downgrade, costringendola ad assumere le sembianze di un banale circolo per intimi. Atteggiamenti, risposte, silenzi, braccia retratte creano scandalo! Si crea un’interruzione di dialogo tra fratelli, ma nella chiesa quest’ultimo è obbligatorio, non è un’elemosina. Il dialogo ci spetta, non è concessione di nessuno. Gesù parlando ai suoi discepoli dice: «“È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli”». (Lc 17, 1-2). Il Signore sembra essere consapevole del fatto che degli scandali possano avvenire, fa parte della natura umana incline al peccato, tuttavia non risparmia una certa intransigenza verso i discepoli. Il discepolo, infatti, è colui il quale più da vicino segue (e vive) gli insegnamenti del maestro; la portata degli effetti di uno scandalo creato da un discepolo, risulta più sconvolgente che quello creato da una qualunque altra persona.

La durezza delle parole del Signore non deve spaventarci, ma esortarci e riportarci alla memoria la grande responsabilità di cui siamo investiti: l’uomo è un essere di risposta. Ogni battezzato, sia all’interno della società, che della comunità, in virtù del kerygma e dell’incontro con Cristo, non può dimenticare la straordinaria portata delle sue singole azioni, che se mal intraprese possono condurre a scandalizzare i piccoli di cui parla Gesù, peccato tanto grave, da meritare lo sprofondare nel mare con una macina da mulino appesa al collo. Tuttavia, non manca l’esortazione ad essere misericordiosi, la capacità di saper rimproverare un fratello caduto in errore e, in buona sostanza, l’ulteriore raccomandazione a saper sviluppare un cuore colmo d’amore come quello di Dio, capace di perdonare sempre: «State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai”». (Lc 17, 3-4). Il mistero cristiano supera sempre la nostra pedagogia!

Ogni battezzato è discepolo! Ognuno è chiamato da Cristo a vivere nel quotidiano la bellezza e la gravità di questo mandato. Da un lato c’è lo scandalo, dall’altro la realizzazione della propria vocazione. Ma anche qui un rischio! La tentazione di auto-acclamarsi, la seduzione di dire: «guarda come sono stato bravo!». È il caso di lasciar parlare il vangelo: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». (Lc 17, 10). Non possiamo pretendere nulla per noi, non abbiamo nulla da chiedere a Dio di più di quello che Egli già ci dona! L’espressione “servi inutili”, in greco: douloi acreioi, che qui troviamo al plurale rispetto al singolare di Mt 25,30 (parabola dei talenti), indica piuttosto uno stato, che una condizione morale, pertanto dovremo tradurla con “semplici servi”. In buona sostanza non si elogia un servo perché fa bene i servizi: è il suo lavoro; così noi quando facciamo il nostro dovere nei riguardi di Dio non dobbiamo aspettarci nulla in cambio: siamo semplici uomini, ci spetta già farlo per nostra natura e condizione.

Non dimentichiamo mai però, che l’uomo è destinatario di una sovrabbondanza di grazia e, nonostante la finitezza del suo rango, continua ad essere nella chiesa – creatura dello Spirito – il veicolo d’amore prediletto. Dio non si è legato alle pietre ma alle persone.

 

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Il mistero cristiano supera sempre la nostra pedagogia! Quando le parrocchie diventano un circolo per pochi intimi

Dio non si è legato alle pietre ma alle persone.

  

- Advertisement -

Senza andare troppo in là con lo sguardo, ci accorgiamo che la realtà in cui siamo immersi – quella più prossima, appunto – è intrisa di situazioni, vicende ed eventi che spesso e volentieri lacerano un’umanità già piagata di suo. Quando questi, poi, sono provocati deliberatamente, oppure si tenta di camuffare il dolo attraverso brogli e macchinazioni, le “fenditure” provocate, assumono connotati più devastanti.  

Chi subisce lo scotto, non sempre se la cava con pomata e cerotti, c’è chi, per esempio, ne rimane sconvolto – soprattutto quando una tal vicenda ricade in ambito strettamente personale – e decide di chiudersi a riccio, ostracizzandosi da ogni rapporto o reazione di sorta.

Basta accendere la televisione e ascoltare un telegiornale. Si viene a sapere del tal politico che, al fine di arricchirsi, ruba milioni di euro dalle casse del proprio partito; il tal altro intrigante, allo scopo di condurre una vita sibaritica, prosciuga i fondi della tal regione e, per giunta, facendo anche finta di nulla. L’unico strascico che ne resta è, non solo, l’accrescersi di una realtà – quella del popolo – già ferita e tormentata, ma il palesarsi della convinzione che tutti i politici sono corrotti: tutti sono un disastro per le sorti dello stato. Ancora: i tanti pseudo-medici che comprano la laurea o quelli che mettono al primo posto la carriera più che la salute dei pazienti; gli avvocati, i giudici corrotti e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo, ormai, è noto come nel sentire quotidiano, si sia ingenerato un assioma rischioso: «di tutti i medici, avvocati o giudici non ci si può fidare: pensano solo a se stessi!».

Da dove il senso di tale premessa? Certamente, non l’intenzione di presentare un reportage sulla corruzione o sul peculato, bensì, aiutare il cristiano a comprendere di quale grande responsabilità sia investito e, come ogni sua azione nella comunità possa produrre effetti (s)travolgenti.

Se l’operato di un politico, medico, avvocato o giudice corrotto, assume effetti così devastanti – tanto che di frequente a farne da cassa di risonanza sono una nazione, un continente, o addirittura il mondo intero – immaginiamo cosa possa accadere in una piccola comunità, sotto gli occhi di tutti e dove tutti si conoscono: si crea un vero e proprio scandalo!

- Advertisement -

Molto spesso è proprio ciò che accade nelle nostre parrocchie, nelle nostre modeste realtà; queste vengono confuse con degli youth club, dove ci si intrattiene e, allo stesso tempo, accresce la propria posizione sociale. Non ci si accorge che, la comunità, da “bene di tutti”, subisce una sorta di downgrade, costringendola ad assumere le sembianze di un banale circolo per intimi. Atteggiamenti, risposte, silenzi, braccia retratte creano scandalo! Si crea un’interruzione di dialogo tra fratelli, ma nella chiesa quest’ultimo è obbligatorio, non è un’elemosina. Il dialogo ci spetta, non è concessione di nessuno. Gesù parlando ai suoi discepoli dice: «“È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli”». (Lc 17, 1-2). Il Signore sembra essere consapevole del fatto che degli scandali possano avvenire, fa parte della natura umana incline al peccato, tuttavia non risparmia una certa intransigenza verso i discepoli. Il discepolo, infatti, è colui il quale più da vicino segue (e vive) gli insegnamenti del maestro; la portata degli effetti di uno scandalo creato da un discepolo, risulta più sconvolgente che quello creato da una qualunque altra persona.

La durezza delle parole del Signore non deve spaventarci, ma esortarci e riportarci alla memoria la grande responsabilità di cui siamo investiti: l’uomo è un essere di risposta. Ogni battezzato, sia all’interno della società, che della comunità, in virtù del kerygma e dell’incontro con Cristo, non può dimenticare la straordinaria portata delle sue singole azioni, che se mal intraprese possono condurre a scandalizzare i piccoli di cui parla Gesù, peccato tanto grave, da meritare lo sprofondare nel mare con una macina da mulino appesa al collo. Tuttavia, non manca l’esortazione ad essere misericordiosi, la capacità di saper rimproverare un fratello caduto in errore e, in buona sostanza, l’ulteriore raccomandazione a saper sviluppare un cuore colmo d’amore come quello di Dio, capace di perdonare sempre: «State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai”». (Lc 17, 3-4). Il mistero cristiano supera sempre la nostra pedagogia!

Ogni battezzato è discepolo! Ognuno è chiamato da Cristo a vivere nel quotidiano la bellezza e la gravità di questo mandato. Da un lato c’è lo scandalo, dall’altro la realizzazione della propria vocazione. Ma anche qui un rischio! La tentazione di auto-acclamarsi, la seduzione di dire: «guarda come sono stato bravo!». È il caso di lasciar parlare il vangelo: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». (Lc 17, 10). Non possiamo pretendere nulla per noi, non abbiamo nulla da chiedere a Dio di più di quello che Egli già ci dona! L’espressione “servi inutili”, in greco: douloi acreioi, che qui troviamo al plurale rispetto al singolare di Mt 25,30 (parabola dei talenti), indica piuttosto uno stato, che una condizione morale, pertanto dovremo tradurla con “semplici servi”. In buona sostanza non si elogia un servo perché fa bene i servizi: è il suo lavoro; così noi quando facciamo il nostro dovere nei riguardi di Dio non dobbiamo aspettarci nulla in cambio: siamo semplici uomini, ci spetta già farlo per nostra natura e condizione.

Non dimentichiamo mai però, che l’uomo è destinatario di una sovrabbondanza di grazia e, nonostante la finitezza del suo rango, continua ad essere nella chiesa – creatura dello Spirito – il veicolo d’amore prediletto. Dio non si è legato alle pietre ma alle persone.

 

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
278FansMi piace
872FollowerSegui
13,000FollowerSegui
606FollowerSegui
58IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Dieci parole per vivere

Ezechiele quadriforme

Eva e il serpente

“Beati” nel nostro tempo

Libri Consigliati – Luglio 2018

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Seguici su Instagram

Consigli Pubblicitari

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO