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Il miracolo di Padre Pio

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«Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domanderanno!» Mt 7,9-11

1Il libro di Maria Lucia Ippolito è uno dei tanti testi autobiografici delle Mamme Coraggio. Donne che con o senza fede, si trasformano di fronte al dramma della malattia di un figlio in incredibili guerriere contro il Male.

La letteratura è molto folta di libri che ci raccontano la storia di madri come la Ippolito ma veramente pochi sono quelli legati ad un momento risolutivo, cioè di guarigione della malattia. Il libro è intenso ed incisivo e dischiude un caleidoscopio di sentimenti sconosciuto a tutti coloro che non sono mai stati genitori.

Molti avranno sentito la sentenza che afferma: «Non c’è disgrazia maggiore di quella di sopravvivere ai propri figli.» Quando una donna scopre che la propria creatura è affetta da un qualcosa di molto serio il mondo diventa subito un luogo totalmente buio e lei ha coscienza di trovarsi come al centro del più funesto dei misteri e si sente come tirata in giudizio. Un giudizio di cui non comprende minimamente le ragioni in quanto – visto che la creatura c’è – lei ha tenuto fede alla sua essenza più profonda cioè quella di realizzare il miracolo della vita eppure ora lei sa perfettamente che potrà essere al centro di un verdetto anche letale – totalmente in antitesi con quello precedente – e così ogni genere di angoscia si impossessa della sua anima. Non si rende conto di cosa possa aver scatenato un evento così irragionevole – un bambino o una bambina che si ammalano cosa può esserci di più pazzesco? – quando ci sono un ‘infinità di adulti malvagi che meriterebbero impronunciabili sofferenze. La sofferenza dell’innocente è sempre fuori da ogni logica umana eppure c’è nella divina provvidenza un disegno.

Il libro della Ippolito ci aiuta a chiarire in parte proprio quest’ultimo dilemma. «C’è un dolore immenso che mi pervade tutti i giorni nel momento in cui osservo Matteo spogliarsi e lavarsi. Ogni sua cicatrice è una ferita nel mio animo, è un film che scorre davanti ai miei occhi, ripristinando intese tutte le emozioni terribili vissute allora. Ma insieme al dolore, sgorga dalle mie labbra, inarrestabile e continuo, un grazie, grazie, grazie.»

Il libro sulla miracolosa guarigione di Matteo Colella ci aiuta a comprendere che come nel caso dell’amato Giobbe Dio permette che, il nemico giurato del genere umano, il demonio torturi il fedele servo di Dio.

Non per nulla il miracolo di Matteo è legato indissolubilmente alla presenza di Padre Pio di cui non solo il bambino ma soprattutto i genitori sono ferventi devoti. Padre Pio è il santo di più recente memoria che lungo tutto il corso della sua vita di carità e di profonda fede ci ha ricordato in modo inequivocabile ed indelebile che il maligno non è una fantasticheria che ci portiamo dietro – un po’ come un racconto gothic – dal medioevo, ma è una realtà viva ed onnipresente, esattamente come il serpente sul sagrato della chiesa mentre tutti pregavano per la guarigione di Matteo Colella.

Il suo modus operandi è sempre lo stesso; le persone o le affligge con una sofferenza disumana o le stordisce con benessere e potere oltre il necessario per una quotidiana ed umana necessità.

La fede è l’unica arma che abbiamo a disposizione – esattamente come un’imbarcazione ben equipaggiata – per fronteggiare le sferzate di una tempesta esistenziale dove la posta in palio siamo noi medesimi; cioè il pensiero che Dio ha avuto di noi e in virtù del quale ora siamo.

Senza Dio cesseremo di esistere per l’eternità. La nostra vita terrena, quella connotata dalla carne per quanto lunga ed impegnativa possa essere ma resta pur sempre a “tempo determinato”, l’altra esistenza è per l’eternità. Questo libro ha lo scopo di aiutarci a non perdere la fede anche se molti di noi non sono destinati a ricevere la guarigione su questa terra, lo saremo tutti nella vita eterna.

L’aver potuto leggere questo libro, non è merito di una mia ricerca personale, è stato un mio collega di studi che me ne ha fatto gentilmente dono per il Natale 2013. Mi ha chiesto ovviamente di dirgli poi cosa ne pensavo. Anche tutti gli altri libri delle Mamme Coraggio che ho letto nel corso di questi 22 anni – da quando ho avuto il singolare privilegio di entrare a fare parte di “questo club” particolarmente sgradito al demonio –  sono stati sempre doni. Quando qualcuno della nostra comunità – qualunque comunità di cui possiamo far parte – ci fa un dono simile significa che lo Spirito Santo lo ha esortato, lo ha chiamato in nostro soccorso prima che il maligno possa continuare a sferrare i suoi colpi oltre misura.

Non c’è essere umano, come Giobbe, che può farcela ne ad oltranza e ne senza che Dio lo salvi. Così noi, ciascuno di noi non è indistruttibile e ha bisogno che gli arrivi “un gancio dal cielo” ogni tanto. La fede la viviamo e la respiriamo, certo, ma restiamo fragili e quasi mai siamo preparati per le prove che ci attendono sul nostro cammino di perfezione e di avvicinamento a Dio.

Ed è in quest’ottica che quando abbiamo letto o comunque in qualche modo condiviso queste “esperienze altre” dobbiamo a nostra volta renderci portavoce della speranza che ci unisce tutti; guariti e non.

Una speranza che ci unisce tutti in quanto figli di Dio e pertanto suoi eredi.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Il miracolo di Padre Pio

  

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«Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domanderanno!» Mt 7,9-11

1Il libro di Maria Lucia Ippolito è uno dei tanti testi autobiografici delle Mamme Coraggio. Donne che con o senza fede, si trasformano di fronte al dramma della malattia di un figlio in incredibili guerriere contro il Male.

La letteratura è molto folta di libri che ci raccontano la storia di madri come la Ippolito ma veramente pochi sono quelli legati ad un momento risolutivo, cioè di guarigione della malattia. Il libro è intenso ed incisivo e dischiude un caleidoscopio di sentimenti sconosciuto a tutti coloro che non sono mai stati genitori.

Molti avranno sentito la sentenza che afferma: «Non c’è disgrazia maggiore di quella di sopravvivere ai propri figli.» Quando una donna scopre che la propria creatura è affetta da un qualcosa di molto serio il mondo diventa subito un luogo totalmente buio e lei ha coscienza di trovarsi come al centro del più funesto dei misteri e si sente come tirata in giudizio. Un giudizio di cui non comprende minimamente le ragioni in quanto – visto che la creatura c’è – lei ha tenuto fede alla sua essenza più profonda cioè quella di realizzare il miracolo della vita eppure ora lei sa perfettamente che potrà essere al centro di un verdetto anche letale – totalmente in antitesi con quello precedente – e così ogni genere di angoscia si impossessa della sua anima. Non si rende conto di cosa possa aver scatenato un evento così irragionevole – un bambino o una bambina che si ammalano cosa può esserci di più pazzesco? – quando ci sono un ‘infinità di adulti malvagi che meriterebbero impronunciabili sofferenze. La sofferenza dell’innocente è sempre fuori da ogni logica umana eppure c’è nella divina provvidenza un disegno.

Il libro della Ippolito ci aiuta a chiarire in parte proprio quest’ultimo dilemma. «C’è un dolore immenso che mi pervade tutti i giorni nel momento in cui osservo Matteo spogliarsi e lavarsi. Ogni sua cicatrice è una ferita nel mio animo, è un film che scorre davanti ai miei occhi, ripristinando intese tutte le emozioni terribili vissute allora. Ma insieme al dolore, sgorga dalle mie labbra, inarrestabile e continuo, un grazie, grazie, grazie.»

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Il libro sulla miracolosa guarigione di Matteo Colella ci aiuta a comprendere che come nel caso dell’amato Giobbe Dio permette che, il nemico giurato del genere umano, il demonio torturi il fedele servo di Dio.

Non per nulla il miracolo di Matteo è legato indissolubilmente alla presenza di Padre Pio di cui non solo il bambino ma soprattutto i genitori sono ferventi devoti. Padre Pio è il santo di più recente memoria che lungo tutto il corso della sua vita di carità e di profonda fede ci ha ricordato in modo inequivocabile ed indelebile che il maligno non è una fantasticheria che ci portiamo dietro – un po’ come un racconto gothic – dal medioevo, ma è una realtà viva ed onnipresente, esattamente come il serpente sul sagrato della chiesa mentre tutti pregavano per la guarigione di Matteo Colella.

Il suo modus operandi è sempre lo stesso; le persone o le affligge con una sofferenza disumana o le stordisce con benessere e potere oltre il necessario per una quotidiana ed umana necessità.

La fede è l’unica arma che abbiamo a disposizione – esattamente come un’imbarcazione ben equipaggiata – per fronteggiare le sferzate di una tempesta esistenziale dove la posta in palio siamo noi medesimi; cioè il pensiero che Dio ha avuto di noi e in virtù del quale ora siamo.

Senza Dio cesseremo di esistere per l’eternità. La nostra vita terrena, quella connotata dalla carne per quanto lunga ed impegnativa possa essere ma resta pur sempre a “tempo determinato”, l’altra esistenza è per l’eternità. Questo libro ha lo scopo di aiutarci a non perdere la fede anche se molti di noi non sono destinati a ricevere la guarigione su questa terra, lo saremo tutti nella vita eterna.

L’aver potuto leggere questo libro, non è merito di una mia ricerca personale, è stato un mio collega di studi che me ne ha fatto gentilmente dono per il Natale 2013. Mi ha chiesto ovviamente di dirgli poi cosa ne pensavo. Anche tutti gli altri libri delle Mamme Coraggio che ho letto nel corso di questi 22 anni – da quando ho avuto il singolare privilegio di entrare a fare parte di “questo club” particolarmente sgradito al demonio –  sono stati sempre doni. Quando qualcuno della nostra comunità – qualunque comunità di cui possiamo far parte – ci fa un dono simile significa che lo Spirito Santo lo ha esortato, lo ha chiamato in nostro soccorso prima che il maligno possa continuare a sferrare i suoi colpi oltre misura.

Non c’è essere umano, come Giobbe, che può farcela ne ad oltranza e ne senza che Dio lo salvi. Così noi, ciascuno di noi non è indistruttibile e ha bisogno che gli arrivi “un gancio dal cielo” ogni tanto. La fede la viviamo e la respiriamo, certo, ma restiamo fragili e quasi mai siamo preparati per le prove che ci attendono sul nostro cammino di perfezione e di avvicinamento a Dio.

Ed è in quest’ottica che quando abbiamo letto o comunque in qualche modo condiviso queste “esperienze altre” dobbiamo a nostra volta renderci portavoce della speranza che ci unisce tutti; guariti e non.

Una speranza che ci unisce tutti in quanto figli di Dio e pertanto suoi eredi.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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