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Il miracolo delle nozze di Cana: perché Gesù «prende le distanze» da Maria?

Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.

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La domanda al teologo di questa settimana riguarda un celebre brano del Vangelo. Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Gesù compie il primo miracolo Cana, su richiesta della Santa Madre Maria. Sembra quasi che la risposta di Gesù sia infastidita: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Ho guardato che la traduzione precedente era ancora più dura: «Che ho da fare con te, o donna?». Perché Gesù risponde così? Forse perché ritiene inopportuna la richiesta?

Mario Naldoni

La domanda posta dal lettore non deve far dimenticare come l’evangelista conclude l’episodio delle nozze a Cana di Galilea, così commentando: «questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11).

Peraltro, la narrazione dello sposalizio si era aperto rammentando che a quella festa di nozze «c’era la Madre di Gesù», e contemporaneamente che «fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli» (Gv 2,1-2).

L’arrivo di Gesù successivo alla Madre non deve far dimenticare anche che egli è il primo a lasciare Cana, per andare a Cafarnao e quindi a Gerusalemme: «dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni. Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme» (Gv 2,12-13): si mostra chiaramente così dove conduce il suo cammino.

Ma quello che si è compiuto a Cana è «l’inizio dei segni», sette in totale con cui l’evangelista descrive l’opera di Gesù, che culminano con la risurrezione dell’amico Lazzaro, prima degli eventi della passione. Questi segni prendono il posto che nei primi tre Vangeli (i «Sinottici») hanno i gesti con cui Gesù guarisce, risana e libera dal demonio. Giovanni ne sceglie solo sette.

Ora, al primo di questi segni, che apre la strada a tutti gli altri, accolto dalla fede dei discepoli («i suoi discepoli credettero in lui»), è presente la Madre di Gesù.

L’espressione notata dal lettore (che letteralmente suona come «che c’è tra me e te») è il ricalco greco di un linguaggio aramaico-ebraico presente alcune volte nell’Antico Testamento (Gdc 11,12; 2 Sam 16,10; 19,23; 1 Re 18,18; 2 Re 3,13) e anche nel Nuovo (Mc 1,24; 5,7; Mt 8,29; Lc 4,34; 8,28). Si accompagna all’espressione sull’«ora», che è meglio interpretare con un senso interrogativo: «non è ancora giunta la mia ora».

Per di più, Gesù chiama irritualmente sua Madre «donna», come anche sulla croce: «vedendo la Madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, [Gesù] disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26).

In parole semplici potremmo rendere il tutto in questo modo: «che vuoi da me, donna? La mia ora è già venuta». Gesù afferma che è iniziata la sua missione, che lo porterà alla croce e Maria diventa il modello di quanti accolgono la sua rivelazione compiuta nel segno dell’acqua diventata vino.

Così Gesù sostituisce all’acqua delle purificazioni rituali dei Giudei un vino tanto abbondante, quanto buono: l’origine di quel vino è sconosciuta al maestro di tavola ma non a quanti sono andati ad attingere.

Riporto qui le parole di un commentatore: «Gesù per offrire il vino abbondante e di ottima qualità non solo si è servito dell’acqua destinata alle purificazioni rituali giudaiche ma ha potuto contare sulla puntuale e concorde collaborazione della Madre e dei servitori. Questo gruppo costituisce il nucleo dei credenti che sono in grado di riconoscere da cogliere la rivelazione del dono di salvezza fatto da Gesù. Tale ruolo è attribuito all’evangelista esplicitamente ai discepoli. Tuttavia, la Madre che predispone in servitori ad accogliere le parole di Gesù prefigura in modo esemplare l’attitudine di quelli che formano la comunità credente» (R. Fabris).

Così, quanto è iniziato a Cana di Galilea arriva a compimento nel momento della Croce. Se è vero che Gesù sembra aver preso le distanze dalla Madre, o meglio, avere insegnato che i suoi discepoli sono la sua nuova famiglia, perché è giunta la sua ora, egli lascia che sia la stessa Madre ad aprire ai servitori, che devono riempire le giare («qualsiasi cosa vi dica, fatela»), la strada dell’accoglienza del gesto inatteso del Figlio (Gv 7,2-14; 11,1-44). Gesù non tanto risolve la «crisi» di una festa di nozze («non hanno più vino») quanto offre sé stesso come il segno della nuova alleanza nel vino di qualità straordinaria.

Stefano Tarocchi

Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.

  

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Gesù compie il primo miracolo Cana, su richiesta della Santa Madre Maria. Sembra quasi che la risposta di Gesù sia infastidita: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Ho guardato che la traduzione precedente era ancora più dura: «Che ho da fare con te, o donna?». Perché Gesù risponde così? Forse perché ritiene inopportuna la richiesta?

Mario Naldoni

La domanda posta dal lettore non deve far dimenticare come l’evangelista conclude l’episodio delle nozze a Cana di Galilea, così commentando: «questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11).

Peraltro, la narrazione dello sposalizio si era aperto rammentando che a quella festa di nozze «c’era la Madre di Gesù», e contemporaneamente che «fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli» (Gv 2,1-2).

L’arrivo di Gesù successivo alla Madre non deve far dimenticare anche che egli è il primo a lasciare Cana, per andare a Cafarnao e quindi a Gerusalemme: «dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni. Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme» (Gv 2,12-13): si mostra chiaramente così dove conduce il suo cammino.

Ma quello che si è compiuto a Cana è «l’inizio dei segni», sette in totale con cui l’evangelista descrive l’opera di Gesù, che culminano con la risurrezione dell’amico Lazzaro, prima degli eventi della passione. Questi segni prendono il posto che nei primi tre Vangeli (i «Sinottici») hanno i gesti con cui Gesù guarisce, risana e libera dal demonio. Giovanni ne sceglie solo sette.

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Ora, al primo di questi segni, che apre la strada a tutti gli altri, accolto dalla fede dei discepoli («i suoi discepoli credettero in lui»), è presente la Madre di Gesù.

L’espressione notata dal lettore (che letteralmente suona come «che c’è tra me e te») è il ricalco greco di un linguaggio aramaico-ebraico presente alcune volte nell’Antico Testamento (Gdc 11,12; 2 Sam 16,10; 19,23; 1 Re 18,18; 2 Re 3,13) e anche nel Nuovo (Mc 1,24; 5,7; Mt 8,29; Lc 4,34; 8,28). Si accompagna all’espressione sull’«ora», che è meglio interpretare con un senso interrogativo: «non è ancora giunta la mia ora».

Per di più, Gesù chiama irritualmente sua Madre «donna», come anche sulla croce: «vedendo la Madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, [Gesù] disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26).

In parole semplici potremmo rendere il tutto in questo modo: «che vuoi da me, donna? La mia ora è già venuta». Gesù afferma che è iniziata la sua missione, che lo porterà alla croce e Maria diventa il modello di quanti accolgono la sua rivelazione compiuta nel segno dell’acqua diventata vino.

Così Gesù sostituisce all’acqua delle purificazioni rituali dei Giudei un vino tanto abbondante, quanto buono: l’origine di quel vino è sconosciuta al maestro di tavola ma non a quanti sono andati ad attingere.

Riporto qui le parole di un commentatore: «Gesù per offrire il vino abbondante e di ottima qualità non solo si è servito dell’acqua destinata alle purificazioni rituali giudaiche ma ha potuto contare sulla puntuale e concorde collaborazione della Madre e dei servitori. Questo gruppo costituisce il nucleo dei credenti che sono in grado di riconoscere da cogliere la rivelazione del dono di salvezza fatto da Gesù. Tale ruolo è attribuito all’evangelista esplicitamente ai discepoli. Tuttavia, la Madre che predispone in servitori ad accogliere le parole di Gesù prefigura in modo esemplare l’attitudine di quelli che formano la comunità credente» (R. Fabris).

Così, quanto è iniziato a Cana di Galilea arriva a compimento nel momento della Croce. Se è vero che Gesù sembra aver preso le distanze dalla Madre, o meglio, avere insegnato che i suoi discepoli sono la sua nuova famiglia, perché è giunta la sua ora, egli lascia che sia la stessa Madre ad aprire ai servitori, che devono riempire le giare («qualsiasi cosa vi dica, fatela»), la strada dell’accoglienza del gesto inatteso del Figlio (Gv 7,2-14; 11,1-44). Gesù non tanto risolve la «crisi» di una festa di nozze («non hanno più vino») quanto offre sé stesso come il segno della nuova alleanza nel vino di qualità straordinaria.

Stefano Tarocchi

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