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Il mio matrimonio è nullo?

Vademecum per la consulenza nella fragilità matrimoniale.

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di: Bruno Scapin

Veramente pregevole la guida curata dal vicario giudiziale don Emanuele Tupputi dell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie in aiuto a quanti (canonisti, sacerdoti e operatori di pastorale familiare) vengono in contatto con le coppie “ferite”. Vademecum per la consulenza nella fragilità matrimoniale è il titolo del volumetto che intende realizzare quanto proposto in particolare in due documenti di papa Francesco: l’esortazione apostolica Amoris laetitia e il motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus. 

L’intento è far convergere la pastorale familiare e la pastorale giudiziaria allo scopo di salvaguardare – scrive Leonardo D’Ascenso, arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, citando Benedetto XVI – il bene dei fedeli e l’amore per la verità.

In presenza di tante fragilità matrimoniali è indispensabile saper discernere e accompagnare le situazioni di crisi attraverso una consulenza corretta. Il vescovo di Albano, Marcello Semeraro, nella Prefazione, riprende la parola “fragilità” presente nel titolo del libro e ricorda che essa «non riguarda soltanto la vita di una famiglia, bensì la vita stessa di ciascuno di noi». L’Amoris laetitia parlava dell’«inevitabile fragilità umana» (n. 237).

Nella pubblicazione dei due documenti sopra citati, l’autore, don Emanuele, vi vede un invito a «compiere un affascinante cammino di conversione pastorale, di prossimità e di annuncio del Vangelo», assecondando «lo slancio pastorale e misericordioso del Pontefice».

I principali obiettivi dei due documenti – «inserire pienamente la prassi giudiziaria nella dimensione pastorale» e  «rendere più accessibili e agili le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità» – evidenziano, secondo don Emanuele, «lo spirito della riforma processuale che è quella di mostrare una maggiore prossimità tra pastore e fedeli in difficoltà».

Già nel 2016 l’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie aveva istituito un “Servizio per l’accoglienza dei fedeli separati”, dove, guidati da un responsabile, lavoravano persone preparate in ambito giuridico e in ambito pastorale. Un modo appropriato affinché tutta la Chiesa compia «una vera e propria conversione delle strutture pastorali».

Il Vademecum si propone di offrire «alcuni elementi essenziali», perché il servizio di consulenza venga realizzato in maniera adeguata. Non tutti conoscono gli aspetti canonici che entrano in gioco nel servizio alle famiglie ferite, con il rischio di pervenire a «sbrigative conclusioni» o a ingenerare «dannose illusioni».

Il Vademecum, pensato come «uno strumento agile», viene messo in mano a tutti gli operatori del settore, non solo ai consulenti ma anche ai sacerdoti, ai parroci e ai laici preparati, allo scopo di aiutare «le coppie in difficoltà che necessitano di un primo ascolto per fare chiarezza sulla propria situazione matrimoniale».

Due brevi capitoli (il 2° e il 4°) sono dedicati al motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus. Don Emanuele si premura di dire che questo documento non riguarda solo gli specialisti del diritto, ma anche gli operatori pastorali, in particolare i parroci e i responsabili della pastorale familiare. Scopo del motu proprio è «rendere più accessibile e agile lo svolgimento del processo». Colpisce – scrive l’autore – l’impressionante sproporzione numerica tra le cause introdotte nelle aule giudiziarie e quelle introdotte presso i tribunali ecclesiastici. Questa constatazione chiama in causa la necessità di una vicinanza effettiva nei confronti di coloro che vedono ferito il proprio matrimonio, mostrando che la Chiesa offre loro la possibilità di verificare la nullità o meno del loro patto matrimoniale.

Saggia la puntualizzazione di don Tupputi: «Il diritto canonico non si oppone alla carità, alla misericordia o alla pastorale, ma all’arbitrarietà, all’incertezza giuridica e all’ingiustizia». Anche l’azione giudiziaria della Chiesa non deve apparire come potere, inquisizione o condanna, ma deve essere «l’applicazione di una giustizia ecclesiale fatta con profondo senso di servizio e intrisa di misericordia pastorale».

Le due rilevanti novità introdotte dalla Mitis Iudex Dominus Iesus – il processus brevior e l’abolizione della doppia sentenza conforme –  vanno nella direzione dello snellimento delle procedure al fine di giungere ad una sentenza in tempi ragionevolmente brevi, oltre che favorire un risparmio di tempo, di denaro e di fatica.

Essendo un Vademecum che ha come destinatari gli operatori di pastorale familiare, non poteva mancare la parte delle indicazioni “pratiche”. A questo scopo provvedono i capitoli 2 e 3.

Il capitolo 2, dopo aver richiamato i “capi di nullità matrimoniali”, offre alcune “indicazioni utili per la consulenza”. Queste ultime vanno dalla cordialità e dalla sincerità all’ascolto delle situazioni, da come impostare il colloquio alla documentazione che è utile produrre. È proprio questa la parte più delicata nella quale occorre guardarsi da due rischi contrapposti: 1) «suscitare nei singoli fedeli attese sproporzionate e illusorie»; 2) «strumentalizzare le procedure ecclesiastiche con applicazioni improprie o sbrigative della giustizia cristiana».

Il testo ospita nell’ultima parte un’Appendice che si apre con una autorevole intervista al prof. Luigi Sabbarese, ordinario di Diritto canonico all’Urbaniana, nonché giudice esterno del Tribunale di prima istanza del Vicariato di Roma e referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nella quale vengono illustrare le novità introdotte dal Mitis Iudex Dominus Iesus.

L’operatore interessato troverà pure, nell’Appendice, un Questionario per la ricostruzione della vicenda matrimoniale, molto preciso e dettagliato, e una Scheda di valutazione della consulenza.

Chiude il testo un opportuno Glossario, che spiega via via i soggetti coinvolti (parte attrice, collegio, giudice, notaio, difensore del vincolo…), gli atti del processo (libello, citazione, sentenza, veto, perizia, appello…), le fasi del processo (istruttoria, discussione, decisione, appello), i processi per la nullità (ordinario, breve, documentale).

Sempre nell’Appendice, si informa che cosa significhi “Privilegio Paolino”,  “Privilegio Petrino”, Matrimonio rato e non consumato

Si risponde, da ultimo, alle domande ricorrenti dei fedeli: come si introduce la causa, quanto può durare, quali i costi…

Si può concludere definendo benemerita la fatica di don Emanuele Tupputi, per chiarezza, equilibrio e per l’armonica composizione tra le esigenze del diritto e la sapienza pastorale. Davvero un ottimo sussidio.

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Già nel 2016 l’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie aveva istituito un “Servizio per l’accoglienza dei fedeli separati”, dove, guidati da un responsabile, lavoravano persone preparate in ambito giuridico e in ambito pastorale. Un modo appropriato affinché tutta la Chiesa compia «una vera e propria conversione delle strutture pastorali».

Il Vademecum si propone di offrire «alcuni elementi essenziali», perché il servizio di consulenza venga realizzato in maniera adeguata. Non tutti conoscono gli aspetti canonici che entrano in gioco nel servizio alle famiglie ferite, con il rischio di pervenire a «sbrigative conclusioni» o a ingenerare «dannose illusioni».

Il Vademecum, pensato come «uno strumento agile», viene messo in mano a tutti gli operatori del settore, non solo ai consulenti ma anche ai sacerdoti, ai parroci e ai laici preparati, allo scopo di aiutare «le coppie in difficoltà che necessitano di un primo ascolto per fare chiarezza sulla propria situazione matrimoniale».

Due brevi capitoli (il 2° e il 4°) sono dedicati al motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus. Don Emanuele si premura di dire che questo documento non riguarda solo gli specialisti del diritto, ma anche gli operatori pastorali, in particolare i parroci e i responsabili della pastorale familiare. Scopo del motu proprio è «rendere più accessibile e agile lo svolgimento del processo». Colpisce – scrive l’autore – l’impressionante sproporzione numerica tra le cause introdotte nelle aule giudiziarie e quelle introdotte presso i tribunali ecclesiastici. Questa constatazione chiama in causa la necessità di una vicinanza effettiva nei confronti di coloro che vedono ferito il proprio matrimonio, mostrando che la Chiesa offre loro la possibilità di verificare la nullità o meno del loro patto matrimoniale.

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