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Il miglior modo per leggere la Bibbia? La “Lectio divina”

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

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Un lettore chiede il modo migliore per leggere la Bibbia: il teologo mette in guardia da una lettura individualistica del testo sacro.  Il metodo suggerito dalla Chiesa, che viene ripreso dalla tradizione patristica e monastica, ma valido per tutti, è quello della “lectio divina”.

Una persona in parrocchia consiglia alle persone di leggere la Bibbia, di tanto in tanto, aprendo a caso una pagina per trovare quello che il Signore ha da dirti, quel giorno. Vorrei sapere se questo uso delle Sacre Scritture può essere raccomandabile, oppure quale può essere l’approccio più corretto per leggere la Parola di Dio.

Lettera firmata

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

Penso che l’approccio più corretto per leggere la Parola di Dio sia quello che il Magistero della Chiesa costantemente ci indica. Mi riferisco in modo particolare a quanto esposto nell’ Esortazione post-sinodale Verbum Domini di Benedetto XVI ai numeri 86 e 87, laddove si ripropone l’insegnamento conciliare di Dei Verbum 25 sulla lettura orante della Sacra Scrittura e la lectio divina. Vi si afferma innanzitutto che «la Parola di Dio sta alla base di ogni autentica spiritualità cristiana». Si rinnova l’invito a tutti i fedeli affinché si accostino «volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera».
Questa dimensione orante è attestata fin dall’età patristica. Agostino ad esempio afferma: «La tua preghiera è la tua parola rivolta a Dio. Quando leggi è Dio che ti parla; quando preghi sei tu che parli a Dio». Così pure Origene raccomanda: «per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci a essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete”. Ciò significa perseveranza, una continua disponibilità all’ascolto che rifugge da ogni forma di improvvisazione e di superficialità».
Verbum Domini inoltre mette in guardia da una lettura individualistica del testo sacro: «si deve evitare il rischio di un approccio individualistico, tenendo presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella Verità nel nostro cammino verso Dio. È una Parola che si rivolge a ciascuno personalmente, ma è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò il testo sacro deve essere sempre accostato nella comunione ecclesiale».
Ricorda inoltre che la liturgia, in particolare l’Eucaristia, rappresenta il luogo privilegiato di tale lettura orante: «la lettura orante personale e comunitaria prepara, accompagna e approfondisce quanto la Chiesa celebra con la proclamazione della Parola nell’ambito liturgico».
Offre infine un metodo che viene ripreso dalla tradizione patristica e monastica, ma valido per tutti: la lectio divina «che è davvero capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente». Benedetto XVI ne descrive i tratti fondamentali: lectio, meditatio, oratio e contemplatio. «… la lettura (lectio) del testo, provoca la domanda circa una conoscenza autentica del suo contenuto: che cosa dice il testo biblico in sé? Senza questo momento si rischia che il testo diventi solo un pretesto per non uscire mai dai nostri pensieri. Segue, poi, la meditazione (meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Qui ciascuno personalmente, ma anche come realtà comunitaria, deve lasciarsi toccare e mettere in discussione, poiché non si tratta di considerare parole pronunciate nel passato, ma nel presente. Si giunge successivamente al momento della preghiera (oratio) che suppone la domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua Parola? La preghiera come richiesta, intercessione, ringraziamento e lode, è il primo modo con cui la Parola ci cambia. Infine, la lectio divina si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?».
Si indica a conclusione il fine ultimo di questa lettura orante: «la lectio divina non si conclude nella sua dinamica fino a quando non arriva all’azione (actio), che muove l’esistenza credente a farsi dono per gli altri nella carità». È Maria, Madre e Maestra di vita spirituale, che ci indica la modalità adeguata di ascolto della Parola: «Questi passaggi li troviamo sintetizzati e riassunti in modo sommo nella figura della Madre di Dio. Modello per ogni fedele di accoglienza docile della divina Parola, Ella “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19; cfr 2,51), sapeva trovare il nodo profondo che unisce eventi, atti e cose, apparentemente disgiunti, nel grande disegno divino».

Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Una persona in parrocchia consiglia alle persone di leggere la Bibbia, di tanto in tanto, aprendo a caso una pagina per trovare quello che il Signore ha da dirti, quel giorno. Vorrei sapere se questo uso delle Sacre Scritture può essere raccomandabile, oppure quale può essere l’approccio più corretto per leggere la Parola di Dio.

Lettera firmata

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

Penso che l’approccio più corretto per leggere la Parola di Dio sia quello che il Magistero della Chiesa costantemente ci indica. Mi riferisco in modo particolare a quanto esposto nell’ Esortazione post-sinodale Verbum Domini di Benedetto XVI ai numeri 86 e 87, laddove si ripropone l’insegnamento conciliare di Dei Verbum 25 sulla lettura orante della Sacra Scrittura e la lectio divina. Vi si afferma innanzitutto che «la Parola di Dio sta alla base di ogni autentica spiritualità cristiana». Si rinnova l’invito a tutti i fedeli affinché si accostino «volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera».
Questa dimensione orante è attestata fin dall’età patristica. Agostino ad esempio afferma: «La tua preghiera è la tua parola rivolta a Dio. Quando leggi è Dio che ti parla; quando preghi sei tu che parli a Dio». Così pure Origene raccomanda: «per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci a essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete”. Ciò significa perseveranza, una continua disponibilità all’ascolto che rifugge da ogni forma di improvvisazione e di superficialità».
Verbum Domini inoltre mette in guardia da una lettura individualistica del testo sacro: «si deve evitare il rischio di un approccio individualistico, tenendo presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella Verità nel nostro cammino verso Dio. È una Parola che si rivolge a ciascuno personalmente, ma è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò il testo sacro deve essere sempre accostato nella comunione ecclesiale».
Ricorda inoltre che la liturgia, in particolare l’Eucaristia, rappresenta il luogo privilegiato di tale lettura orante: «la lettura orante personale e comunitaria prepara, accompagna e approfondisce quanto la Chiesa celebra con la proclamazione della Parola nell’ambito liturgico».
Offre infine un metodo che viene ripreso dalla tradizione patristica e monastica, ma valido per tutti: la lectio divina «che è davvero capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente». Benedetto XVI ne descrive i tratti fondamentali: lectio, meditatio, oratio e contemplatio. «… la lettura (lectio) del testo, provoca la domanda circa una conoscenza autentica del suo contenuto: che cosa dice il testo biblico in sé? Senza questo momento si rischia che il testo diventi solo un pretesto per non uscire mai dai nostri pensieri. Segue, poi, la meditazione (meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Qui ciascuno personalmente, ma anche come realtà comunitaria, deve lasciarsi toccare e mettere in discussione, poiché non si tratta di considerare parole pronunciate nel passato, ma nel presente. Si giunge successivamente al momento della preghiera (oratio) che suppone la domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua Parola? La preghiera come richiesta, intercessione, ringraziamento e lode, è il primo modo con cui la Parola ci cambia. Infine, la lectio divina si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?».
Si indica a conclusione il fine ultimo di questa lettura orante: «la lectio divina non si conclude nella sua dinamica fino a quando non arriva all’azione (actio), che muove l’esistenza credente a farsi dono per gli altri nella carità». È Maria, Madre e Maestra di vita spirituale, che ci indica la modalità adeguata di ascolto della Parola: «Questi passaggi li troviamo sintetizzati e riassunti in modo sommo nella figura della Madre di Dio. Modello per ogni fedele di accoglienza docile della divina Parola, Ella “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19; cfr 2,51), sapeva trovare il nodo profondo che unisce eventi, atti e cose, apparentemente disgiunti, nel grande disegno divino».

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