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Il mea culpa del Papa con i rom: “Vi abbiamo discriminato”

Papa Francesco porta un «peso nel cuore»: i maltrattamenti subiti dalle comunità rom nel corso della storia.

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Francesco li incontra in Romania: «Nel cuore porto il peso delle segregazioni subite dalle vostre comunità. Anche i cristiani non sono estranei a tanto male. Chiedo perdono per questo»

DOMENICO AGASSO
INVIATO A BLAJ

Papa Francesco porta un «peso nel cuore»: i maltrattamenti subiti dalle comunità rom nel corso della storia. Lo dice incontrandoli a Blaj, in Transilvania, nell’ultimo giorno della sua visita in Romania. E chiede «perdono» perché «anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male» compiuto. È un mea culpa inaspettato e sorprendente.

I rom in Romania sono 620mila secondo i dati ufficiali, ma si stima che possano essere in realtà più di 2 milioni.

Il Pontefice, nel quartiere Barbu Lautaru, esordisce ribadendo che «nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti. La Chiesa è luogo di incontro, e abbiamo bisogno di ricordarlo non come un bello slogan ma come parte della carta d’identità del nostro essere cristiani».

Il Vangelo «della gioia si trasmette nella gioia di incontrarsi e di sapere che abbiamo un Padre che ci ama. Guardati da Lui, capiamo come guardarci tra di noi». Con questo spirito «ho desiderato stringere le vostre mani, mettere i miei occhi nei vostri, farvi entrare nel cuore, nella preghiera, con la fiducia di entrare anch’io nella vostra preghiera e nel vostro cuore».

Poi rivela: «Nel cuore porto però un peso. È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità». La storia «ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo». Il Papa chiede «perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità». Aggiunge: «A Caino non importa il fratello. È nell’indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori». Mette in evidenza «quante volte giudichiamo in modo avventato, con parole che feriscono, con atteggiamenti che seminano odio e creano distanze!». Quando qualcuno «viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina. Non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi».

Francesco ricorda che «sempre, nella storia dell’umanità, ci sono Abele e Caino. C’è la mano tesa e la mano che percuote. C’è l’apertura dell’incontro e la chiusura dello scontro. C’è l’accoglienza e c’è lo scarto. C’è chi vede nell’altro un fratello e chi un ostacolo sul proprio cammino. C’è la civiltà dell’amore e c’è quella dell’odio». Così ogni giorno «c’è da scegliere tra Abele e Caino. Come davanti a un bivio, si pone tante volte di fronte a noi una scelta decisiva: percorrere la via della riconciliazione o quella della vendetta». Bergoglio esorta a scegliere «la via di Gesù. È una via che costa fatica, ma è la via che conduce alla pace. E passa attraverso il perdono». Invita a non lasciarsi «trascinare dai livori che ci covano dentro: niente rancori. Perché nessun male sistema un altro male, nessuna vendetta soddisfa un’ingiustizia, nessun risentimento fa bene al cuore, nessuna chiusura avvicina».

Il Vescovo di Roma rileva che «voi come popolo avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii…); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere».

Perciò chiede di «camminare insieme, lì dove siete, nella costruzione di un mondo più umano andando oltre le paure e i sospetti, lasciando cadere le barriere che ci separano dagli altri alimentando la fiducia reciproca nella paziente e mai vana ricerca di fraternità». Occorre impegnarsi «per camminare insieme, con la dignità: la dignità della famiglia, la dignità di guadagnarsi il pane di ogni giorno – è questo che ti fa andare avanti – e la dignità della preghiera. Sempre guardando avanti».

Il Papa recita poi il Regina Coeli.

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il mea culpa del Papa con i rom: “Vi abbiamo discriminato”

Papa Francesco porta un «peso nel cuore»: i maltrattamenti subiti dalle comunità rom nel corso della storia.

  

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Francesco li incontra in Romania: «Nel cuore porto il peso delle segregazioni subite dalle vostre comunità. Anche i cristiani non sono estranei a tanto male. Chiedo perdono per questo»

DOMENICO AGASSO
INVIATO A BLAJ

Papa Francesco porta un «peso nel cuore»: i maltrattamenti subiti dalle comunità rom nel corso della storia. Lo dice incontrandoli a Blaj, in Transilvania, nell’ultimo giorno della sua visita in Romania. E chiede «perdono» perché «anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male» compiuto. È un mea culpa inaspettato e sorprendente.

I rom in Romania sono 620mila secondo i dati ufficiali, ma si stima che possano essere in realtà più di 2 milioni.

Il Pontefice, nel quartiere Barbu Lautaru, esordisce ribadendo che «nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti. La Chiesa è luogo di incontro, e abbiamo bisogno di ricordarlo non come un bello slogan ma come parte della carta d’identità del nostro essere cristiani».

Il Vangelo «della gioia si trasmette nella gioia di incontrarsi e di sapere che abbiamo un Padre che ci ama. Guardati da Lui, capiamo come guardarci tra di noi». Con questo spirito «ho desiderato stringere le vostre mani, mettere i miei occhi nei vostri, farvi entrare nel cuore, nella preghiera, con la fiducia di entrare anch’io nella vostra preghiera e nel vostro cuore».

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Poi rivela: «Nel cuore porto però un peso. È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità». La storia «ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo». Il Papa chiede «perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità». Aggiunge: «A Caino non importa il fratello. È nell’indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori». Mette in evidenza «quante volte giudichiamo in modo avventato, con parole che feriscono, con atteggiamenti che seminano odio e creano distanze!». Quando qualcuno «viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina. Non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi».

Francesco ricorda che «sempre, nella storia dell’umanità, ci sono Abele e Caino. C’è la mano tesa e la mano che percuote. C’è l’apertura dell’incontro e la chiusura dello scontro. C’è l’accoglienza e c’è lo scarto. C’è chi vede nell’altro un fratello e chi un ostacolo sul proprio cammino. C’è la civiltà dell’amore e c’è quella dell’odio». Così ogni giorno «c’è da scegliere tra Abele e Caino. Come davanti a un bivio, si pone tante volte di fronte a noi una scelta decisiva: percorrere la via della riconciliazione o quella della vendetta». Bergoglio esorta a scegliere «la via di Gesù. È una via che costa fatica, ma è la via che conduce alla pace. E passa attraverso il perdono». Invita a non lasciarsi «trascinare dai livori che ci covano dentro: niente rancori. Perché nessun male sistema un altro male, nessuna vendetta soddisfa un’ingiustizia, nessun risentimento fa bene al cuore, nessuna chiusura avvicina».

Il Vescovo di Roma rileva che «voi come popolo avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii…); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere».

Perciò chiede di «camminare insieme, lì dove siete, nella costruzione di un mondo più umano andando oltre le paure e i sospetti, lasciando cadere le barriere che ci separano dagli altri alimentando la fiducia reciproca nella paziente e mai vana ricerca di fraternità». Occorre impegnarsi «per camminare insieme, con la dignità: la dignità della famiglia, la dignità di guadagnarsi il pane di ogni giorno – è questo che ti fa andare avanti – e la dignità della preghiera. Sempre guardando avanti».

Il Papa recita poi il Regina Coeli.

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