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Il grano e la zizzania: Gesù ci insegna che è difficile separare il bene dal male

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell'Italia Centrale

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Per attenersi alla parabola evangelica, anche la zizzania stando con il grano può convertirsi, chiede un nostro lettore? Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell’Italia Centrale

Nella parabola del grano e della zizzania Gesù dice che il grano buono e la zizzania crescono insieme fino alla mietitura, e allora ci sarà la resa dei conti sulla sorte di entrambi. La mia domanda è questa: stando col grano buono anche la zizzania può riuscire a convertirsi al bene abbandonando per sempre le tenebre per andare verso la giusta e retta via?

Marco Giraldi

La parabola della zizzania, ovvero la mala erba che viene seminata da un nemico in mezzo al buon grano che il buon agricoltore aveva già seminato, ha un grosso vantaggio per noi. È una delle poche che Gesù spiega più dettagliatamente ai suoi discepoli in disparte (Mt 13,36-43).

In effetti, contrariamente a quello che si può pensare, le parabole, nella loro semplicità, sono intese a rivelare i misteri di Dio, del Suo Regno, ma non in modo immediato, ma attraverso delle immagini nitide, ma che occorre decifrare. Gesù stesso lo afferma: Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono» (Mt 13,10-13). Quindi le parabole sono in apparenza facili da ascoltare, ma occorre partecipare dell’esperienza di amicizia con Gesù per comprenderne a pieno il significato.

Così per la parabola della zizzania. I discepoli straniti per questa strana parabola ne domandano il significato: «spiegaci la parabola della zizzania nel campo» (Mat 13,36). Il significato che Gesù offre ai suoi discepoli ha un chiaro sapore escatologico, ovvero ci penserà Dio stesso alla fine dei tempi. Il motivo, quindi, per il quale non è bene togliere subito la zizzania seminata dal nemico è duplice: da una parte con tali tentativi si rischia di sradicare anche il buon grano, dall’altra c’è la certezza che alla fine il buon grano e la zizzania saranno bene separati da chi di dovere (giudizio finale). Tanto più che il nemico è satana. Solo Dio può realmente sconfiggerlo e fermare la sua azione. È un invito alla pazienza nel sopportare il male presente nella storia, nelle persone, ma anche in ciascuno di noi.

Difficile separare esattamente e definitivamente il male dal bene. Spesso sono mischiati e intricati. Basti osservare le nostre azioni, esse hanno in fondo spesso una certa ambiguità tra il bene che vogliamo e il male che cova in noi sottilmente. Ma abbiamo la certezza che ciò che è bene è custodito e cresce, anche in mezzo al male, e che alla fine ogni cosa sarà in modo definitivo messa in luce e risanata. E viceversa, ciò che è male non può davvero intaccare il bene che Dio fa e opera.

Ora, di per sé la parabola, in se stessa, non risponde alla domanda se la zizzania a contatto con il buon grano possa mutarsi verso il bene. Direi che la parabola non ha questo scopo. Non è la sua «morale». Essa insiste piuttosto nel non volere a tutti i costi strappare il male dal mondo, operazione pericolosa e improba. Ci pensa Dio al momento opportuno.

Ma alla domanda possiamo dire che è lecito e buono sperarlo in forza di tutta la Rivelazione che Dio ha offerto attraverso le Sacre Scritture e la persona di Gesù e che ci è stata trasmessa dalla tradizione della Chiesa.

Che il male si tramuti in bene nelle persone e nella storia, del resto, è lo scopo stesso della incarnazione, morte e risurrezione di Gesù, il Figlio di Dio: «Sono venuto a salvare ciò che era perduto» ci ha detto, e ancora: «non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori». Quante volte, e in quante occasioni diverse, Gesù ha riportato i peccatori al bene. Basti pensare alla Maddalena, a Zaccheo, agli stessi discepoli. Ma anche noi. Paolo lo esprime bene in Efesini, e ognuno di noi potrebbe ben dire lo stesso in fondo: «eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.  Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato,  da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati» (Ef, 2,3-5). Il regno di Dio è questa nuova realtà seminata nel mondo, una realtà buona, quella della salvezza. Chi vi aderisce, da zizzania che era, nel tempo si trasforma anch’egli in buon grano. Non solo, ma così, a contatto con altri, a Dio piacendo, rende migliore il mondo e tutti quelli che incontra. E il diavolo che tenta in tutti modi di distogliere dal bene, pur seminando zizzania, non può impedire che il bene avanzi.

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il grano e la zizzania: Gesù ci insegna che è difficile separare il bene dal male

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell'Italia Centrale

  

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Nella parabola del grano e della zizzania Gesù dice che il grano buono e la zizzania crescono insieme fino alla mietitura, e allora ci sarà la resa dei conti sulla sorte di entrambi. La mia domanda è questa: stando col grano buono anche la zizzania può riuscire a convertirsi al bene abbandonando per sempre le tenebre per andare verso la giusta e retta via?

Marco Giraldi

La parabola della zizzania, ovvero la mala erba che viene seminata da un nemico in mezzo al buon grano che il buon agricoltore aveva già seminato, ha un grosso vantaggio per noi. È una delle poche che Gesù spiega più dettagliatamente ai suoi discepoli in disparte (Mt 13,36-43).

In effetti, contrariamente a quello che si può pensare, le parabole, nella loro semplicità, sono intese a rivelare i misteri di Dio, del Suo Regno, ma non in modo immediato, ma attraverso delle immagini nitide, ma che occorre decifrare. Gesù stesso lo afferma: Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono» (Mt 13,10-13). Quindi le parabole sono in apparenza facili da ascoltare, ma occorre partecipare dell’esperienza di amicizia con Gesù per comprenderne a pieno il significato.

Così per la parabola della zizzania. I discepoli straniti per questa strana parabola ne domandano il significato: «spiegaci la parabola della zizzania nel campo» (Mat 13,36). Il significato che Gesù offre ai suoi discepoli ha un chiaro sapore escatologico, ovvero ci penserà Dio stesso alla fine dei tempi. Il motivo, quindi, per il quale non è bene togliere subito la zizzania seminata dal nemico è duplice: da una parte con tali tentativi si rischia di sradicare anche il buon grano, dall’altra c’è la certezza che alla fine il buon grano e la zizzania saranno bene separati da chi di dovere (giudizio finale). Tanto più che il nemico è satana. Solo Dio può realmente sconfiggerlo e fermare la sua azione. È un invito alla pazienza nel sopportare il male presente nella storia, nelle persone, ma anche in ciascuno di noi.

Difficile separare esattamente e definitivamente il male dal bene. Spesso sono mischiati e intricati. Basti osservare le nostre azioni, esse hanno in fondo spesso una certa ambiguità tra il bene che vogliamo e il male che cova in noi sottilmente. Ma abbiamo la certezza che ciò che è bene è custodito e cresce, anche in mezzo al male, e che alla fine ogni cosa sarà in modo definitivo messa in luce e risanata. E viceversa, ciò che è male non può davvero intaccare il bene che Dio fa e opera.

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Ora, di per sé la parabola, in se stessa, non risponde alla domanda se la zizzania a contatto con il buon grano possa mutarsi verso il bene. Direi che la parabola non ha questo scopo. Non è la sua «morale». Essa insiste piuttosto nel non volere a tutti i costi strappare il male dal mondo, operazione pericolosa e improba. Ci pensa Dio al momento opportuno.

Ma alla domanda possiamo dire che è lecito e buono sperarlo in forza di tutta la Rivelazione che Dio ha offerto attraverso le Sacre Scritture e la persona di Gesù e che ci è stata trasmessa dalla tradizione della Chiesa.

Che il male si tramuti in bene nelle persone e nella storia, del resto, è lo scopo stesso della incarnazione, morte e risurrezione di Gesù, il Figlio di Dio: «Sono venuto a salvare ciò che era perduto» ci ha detto, e ancora: «non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori». Quante volte, e in quante occasioni diverse, Gesù ha riportato i peccatori al bene. Basti pensare alla Maddalena, a Zaccheo, agli stessi discepoli. Ma anche noi. Paolo lo esprime bene in Efesini, e ognuno di noi potrebbe ben dire lo stesso in fondo: «eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.  Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato,  da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati» (Ef, 2,3-5). Il regno di Dio è questa nuova realtà seminata nel mondo, una realtà buona, quella della salvezza. Chi vi aderisce, da zizzania che era, nel tempo si trasforma anch’egli in buon grano. Non solo, ma così, a contatto con altri, a Dio piacendo, rende migliore il mondo e tutti quelli che incontra. E il diavolo che tenta in tutti modi di distogliere dal bene, pur seminando zizzania, non può impedire che il bene avanzi.

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