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Il Gladiatore, di Ridley Scott, 2000

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                        “Dimmi di nuovo Massimo, perché siamo qui? – Per la gloria dell’Impero, Cesare!”

1366129049_1042Il Gladiatore (Gladiator) è un film del 2000 diretto da Ridley Scott (I duellanti 1977, Alien 1979, Legend 1985, Black Rain 1989, Thelma & Louise 1991, 1492: La conquista del paradiso 1992, Soldato Jane 1997, Hannibal  2001, Il genio della truffa 2003, Le crociate- Kingdom of  Heaven 2005, Un ottima annata  2006, American Gangster 2007, Nessuna verità  2008, Robin Hood  2010, Prometheus  2012), interpretato da Russel Crowe (Insider  1999,  A Beautiful Mind 2001, Master  and  Commander  2003, Cinderella  Man  2005, Un’ottima  annata  2006,  American  Gangster  2007, Nessuna Verità  2008, Robin  Hood  2010, Les Misérables  2012), Joaquin Phoenix (Parenti amici e tanti guai 1989, Innocenza infranta 1997, Il sapore del sangue 1998, 8mm 1999, Quills – La penna dello scandalo 2000, Signs 2002, Le forze del destino 2004, Hotel Rwanda 2005, I padroni della notte 2007, Two Lowers 2008, The Master 2012), Connie Nielsen (L’avvocato del diavolo 1997, Soldier 1998, Mission to Mars 2000, The Hunted – La Preda 2003, Non desiderare la donna d’altri 2004, The Great Raid 2005, The Situation 2006, Lost  in Africa 2010), Richard Harris (Il fronte della violenza 1959, I cannoni di Navarone 1961, Gli ammutinati del Bounty 1962, Il deserto rosso 1964, La Bibbia 1966, Camelot 1967, Un uomo chiamato cavallo 1970, Uomo bianco va’ con il tuo Dio 1971, Echi di una breve estate 1975, La vendetta dell’uomo chiamato cavallo 1976, Cassandra Crossing 1976, L’orca assassina 1977, I quattro dell’oca selvaggia 1978, Tarzan, l’uomo scimmia 1981, Il trionfo dell’uomo chiamato cavallo 1992, Trappola diabolica 1988, Giochi di potere 1992, Abramo 1993 TV, Ricordando Hemingway 1994, Il senso di Smilla per la neve 1997, Il barbiere di Siberia 1999, Grizzly Falls – La valle degli orsi 1999, Harry Potter e la pietra filosofale 2001, Montecristo 2002, San Giovanni – L’apocalisse 2002 TV, Harry Potter e la camera dei segreti 2002), Oliver Reed (Io e il generale 1958, Il mostro di Londra 1960, Robin Hood, l’eroe si Sherwood 1960, I pirati del fiume rosso 1962, Il rifugio dei dannati 1963, Il Santo 1964, Il bandito di Kandahar 1965, I ribelli di Carnaby Street 1967, Oliver! 1968, Assasination Bureau 1969, Il giorno dei lunghi fucili 1971, Top Model per uccidere 1990, Russian Roulette 1995, The Bruce 1996, Marco Polo 1998, Geremia il Profeta 1998 TV, Parting Shots 1999), Thomas Arana (Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova 1978, Io e mia sorella 1987, L’ultima tentazione di Cristo 1988, Caccia ad Ottobre Rosso 1990, La guardia del Corpo 1992, L.A. Confidential 1997, Passaggio per il paradiso 1998, Pearl Harbor 2001, Derailed – Punto d’impatto 2002, Legami sporchi 2004, Defiance – I giorni del coraggio 2008, Limitless 2011, Il cavaliere oscuro – Il ritorno 2012), Djimon Hounsou (Stargate 1994, Amistad 1997, Deep Rising 1998, Le Boulet 2000, Tomb Rider 2003, Constantine 2004, Blood Diamond 2006, Eragon 2006, The Tempest 2010, Special Forces 2011), Ralf Möller (Cyborg 1989, The Viking Sagas 1996, Batman & Robin 1997, The Scorpion King 2002, El Padrino 2004, Pathfinder 2007, The Tourist 2010), Derek Jacobi (Otello 1966, Il giorno dello sciacallo 1973, Il tocco della medusa 1978, Enrico V 1989, L’altro delitto 1991, Hamlet 1996,  Love is the Devil 1998, Gosford Park 2001, Nanny McPhee 2005, Underworld: Evolution 2006, La bussola d’oro 2007, Il discorso del re 2010,There Be dragons 2011). Mentre David Franzoni è lo sceneggiatore (King Arthur, Amistad, Jumpin’Jack Flash) e Hans Zimmer ha curato la colonna sonora e tra le sue precedenti collaborazioni con Scott ricordiamo: Black Rain 1989, Thelma & Louise 1991, Hannibal 2001, Il genio della truffa 2003.

Nell’anno 180 d.C., il valente generale Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) guida l’esercito romano alla vittoria durante la guerra contro i Marcomanni in Germania, guadagnandosi ancora di più la stima dell’anziano imperatore Marco Aurelio (Richard Harris), gravemente ammalato. Marco Aurelio, che sente prossima la fine, sceglie, in luogo del figlio Commodo (Joaquin Phoenix), considerato inadatto al ruolo, il generale Massimo come proprio successore e al quale affidare il compito di far tornare Roma ad essere una repubblica, restituendo il potere al Senato, ovvero al popolo romano, come era prima dell’avvento dell’età imperiale. Massimo è riluttante ad accettare questo ruolo e chiede tempo per pregare e decidere. Nel frattempo Marco Aurelio comunica la sua decisione al figlio che resta profondamente turbato per una tale decisione contro natura mostrando al padre la propria delusione ed afflizione. Marco Aurelio non torna sulla sua decisione e Commodo lo uccide soffocandolo con il proprio petto prima che renda pubblica la sua decisione. Massimo comprende che Marco Aurelio non è morto per cause naturali e non giura obbedienza a Commodo, il quale ordina a Quinto (Tomas Arana) nominato prefetto del Pretorio, che non essendo stata resa pubblica la volontà di Marco Aurelio credeva Massimo un traditore, di uccidere sia il generale che  la sua famiglia.

Massimo riesce con uno stratagemma ad evitare la morte però non riesce a giungere a casa prima dei Pretoriani e disgraziatamente al suo arrivo trova macerie e morte. Tutti sono stati massacrati, straziato dal dolore e dalla stanchezza si accascia. Viene catturato da un mercante di schiavi e venduto finisce in Africa dove diventa gladiatore. Entrando nelle grazie di Proximo (Oliver Reed) torna a Roma dove si fa riconoscere. Diventa l’eroe del Colosseo idolatrato dal popolo. Tanto che lo stesso imperatore non può farlo uccidere. Commodo lo sfida ad un duello nell’arena ma per essere certo della vittoria gli infligge una pugnalata a tradimento sotto l’ascella con uno stiletto e ordina a Quinto di celare la ferita. Dopo alcuni scambi di colpi Massimo, pur indebolito dalla ferita, riesce a disarmare l’avversario, ma stremato a sua volta lascia cadere la spada. Commodo chiede un’altra spada ma nessuno gliela dà, alla fine estrae uno stiletto nascosto e si getta su Massimo che risponde colpendolo con pugni violenti. I due lottano finché Massimo uccide l’imperatore infilandogli lo stiletto nella gola. A Massimo stremato e ormai morente compaiono in visione la sua famiglia e la sua casa. È la voce di Quinto a riportarlo alla realtà. Questo gli chiede indicazioni. Massimo chiede di liberare gli altri gladiatori e il senatore Gracco (Derek Jacobi) affinché possa restituire a Roma il governo repubblicano proprio come voleva Marco Aurelio. A causa della ferita Massimo crolla a terra e muore. Lui viene portato in corteo per la città mentre il corpo di Commodo resta sul suolo del Colosseo totalmente abbandonato.

Questo film è senza alcun dubbio un colossal e si è rivelato uno dei maggiori successi della sua annata cinematografica, eppure pur ottenendo recensioni generalmente positive – è stato vincitore di cinque Premi Oscar e di molti altri riconoscimenti – ci sono state anche impietose critiche come quella che troviamo impressa in controluce sullo spazio a lui dedicato dal Farinotti 2013.

Grande budget, grandi effetti alla Scott, che ha dichiarato di infischiarsene di tutte le verità e di tutti gli errori storici. Gli storici criticano la coerenza tra storia e Storia e gli appassionati puntano il dito contro gli anacronismi. Gli equipaggiamenti e le armi utilizzate non corrispondono alle figure storiche. Nell’antichità i gladiatori erano divisi in sei gruppi differenti in base alle armi. Anche le tecniche sono arbitrarie, Massimo usa la spada come nella scherma e non si è mai visto un gladiatore scontrarsi con animali feroci quello era compito dei venatori. Le incongruenze storiche riguardano anche altri aspetti come: l’opinione non condivisa che Marco Aurelio volesse il ripristino della repubblica, oppure che Commodo è stato ucciso da un gladiatore ma certo non nell’arena e che aveva la barba mentre Phoenix è sempre rasato. Inoltre all’epoca non c’erano ancora le staffe che furono introdotte in Occidente più tardi, il significato del pollice verso, lo specchio d’acqua alle spalle del Colosseo. Tuttavia il lavoro svolto da Ridley è “colossale” anche considerando il grande ruolo svolto dal digitale e riconoscere la propria disattenzione non basta a perdonargli non tanto gli errori (costumi, Roma, inglese-latino, storia) che sono da sempre una licenza del cinema ma il disprezzo di un genere che una volta trionfava. Quo Vadis, La Tunica, Ben Hur, Spartacus gridano vendetta. Un minimo di rispetto e di cultura non avrebbero prodotto un miscuglio tanto ibrido di medioevo, violenza metropolitana, musica onnicomprensiva (melò, drama, west).  Per molte menti sensibili ed acute sono stati particolarmente intollerabili gli intermezzi dialettici fra Commodo e la sorella Lucilla che avrebbero dovuto dare spessore ai dialoghi. Dunque un film troppo furbo, troppo computerizzato, certamente spettacolare.

Questo film merita veramente qualche riflessione maggiore. Certo la storia dona la possibilità di infinite letture. E il cinema oltre a potersi arrogare licenze è soprattutto un “relatore” di messaggi. Dietro ci sono strategie, tattiche, metodi per attrarre l’attenzione dello spettatore e manipolare i suoi comportamenti. Il cinema ha due funzioni costitutive: è un veicolo d’informazione, ovvero passa notizie al pubblico, utilizzando il linguaggio razionale; ma è anche uno strumento di manipolazione e persuasione attraverso un linguaggio emozionale, che cattura l’attenzione dello spettatore e lo coinvolge. Possiamo distinguere il logos, discorso razionale che dimostra, partendo da assiomi e sviluppandosi attraverso principi logici, dal mythos, tecnica usata nel cinema, ma non necessariamente portatore di menzogna, piuttosto finalizzato a vincere le resistente del pubblico. Il film è un’unione di elementi già fissati e conosciuti e di elementi del tutto nuovi. L’opera deve stupire l’osservatore con qualcosa di curioso e accattivante – Massimo raccoglieva sempre un pugno di terra per strofinar visi le mani – enfatizzando l’effetto sorpresa e dando l’idea che ciò di cui si sta parlando sia qualcosa di nuovo e soprattutto di diverso rispetto a prima. Il nostro colossal rispetta i parametri della teoria della dissonanza cognitiva, secondo la quale l’uomo è portato alla coerenza tra le proprie opinioni e credenze e i propri comportamenti. L’eventuale dissonanza o incoerenza tra il pensiero e l’azione crea uno stato di disagio mentale, che deve essere eliminato, portando l’individuo a modificare il proprio comportamento. Il concetto della dicotomia nuovo-conosciuto non è assolutamente una novità, ma ha radici molto antiche che affondano nella classicità greca: il cinema in questo senso, si colloca nella tradizione retorica elaborata sin dai tempi dei sofisti e di Aristotele. Il cinema può essere paragonato alla retorica, in quanto riprende i suoi meccanismi e soprattutto i suoi obbiettivi: docere, cioè trasmettere informazioni; movere, ovvero suscitare un’emozione e trascinare l’ascoltatore; delectare, cioè tener vivo l’interesse dello spettatore rendendo piacevole ciò che sta ascoltando e soprattutto vedendo. Il compito più importante del “relatore” nella retorica e del cinema è la inventatio, l’elaborazione degli argomenti che sono più adatti a persuadere e la strategia che egli segue per orientare il comportamento dello spettatore. La retorica classica usava la strategia del ricorso alle emozioni per attirare l’attenzione dei destinatari e convincerli di una determinata tesi. «Il cuore pulsante di Roma non è certo il freddo marmo del Senato ma la sabbia del Colosseo. Lui (Commodo) porterà loro la morte e in cambio lo ameranno.» Gracco che si rivolge a Gaio. «Non ti vediamo spesso condividere i piacere del rozzo popolo.» Falco che si rivolge a Gracco. «Oh caro Falco! Non cerco di essere un uomo del popolo, ma per il popolo.» Gracco

Quali sono le emozioni che il Gladiatore suscita in ciascuno di noi? Possiamo intravedere degli  “universali”? Ecco dunque perché questo film è un colossal. Aveva qualcosa da ricordarci e reinsegnarci quando vinse i premi del 2000 – pensiamo alla politica ed economia internazionale del tempo – e lo ha ancora oggi. Questo è il cinema, questo è l’arte.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Il Gladiatore, di Ridley Scott, 2000

  

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                        “Dimmi di nuovo Massimo, perché siamo qui? – Per la gloria dell’Impero, Cesare!”

1366129049_1042Il Gladiatore (Gladiator) è un film del 2000 diretto da Ridley Scott (I duellanti 1977, Alien 1979, Legend 1985, Black Rain 1989, Thelma & Louise 1991, 1492: La conquista del paradiso 1992, Soldato Jane 1997, Hannibal  2001, Il genio della truffa 2003, Le crociate- Kingdom of  Heaven 2005, Un ottima annata  2006, American Gangster 2007, Nessuna verità  2008, Robin Hood  2010, Prometheus  2012), interpretato da Russel Crowe (Insider  1999,  A Beautiful Mind 2001, Master  and  Commander  2003, Cinderella  Man  2005, Un’ottima  annata  2006,  American  Gangster  2007, Nessuna Verità  2008, Robin  Hood  2010, Les Misérables  2012), Joaquin Phoenix (Parenti amici e tanti guai 1989, Innocenza infranta 1997, Il sapore del sangue 1998, 8mm 1999, Quills – La penna dello scandalo 2000, Signs 2002, Le forze del destino 2004, Hotel Rwanda 2005, I padroni della notte 2007, Two Lowers 2008, The Master 2012), Connie Nielsen (L’avvocato del diavolo 1997, Soldier 1998, Mission to Mars 2000, The Hunted – La Preda 2003, Non desiderare la donna d’altri 2004, The Great Raid 2005, The Situation 2006, Lost  in Africa 2010), Richard Harris (Il fronte della violenza 1959, I cannoni di Navarone 1961, Gli ammutinati del Bounty 1962, Il deserto rosso 1964, La Bibbia 1966, Camelot 1967, Un uomo chiamato cavallo 1970, Uomo bianco va’ con il tuo Dio 1971, Echi di una breve estate 1975, La vendetta dell’uomo chiamato cavallo 1976, Cassandra Crossing 1976, L’orca assassina 1977, I quattro dell’oca selvaggia 1978, Tarzan, l’uomo scimmia 1981, Il trionfo dell’uomo chiamato cavallo 1992, Trappola diabolica 1988, Giochi di potere 1992, Abramo 1993 TV, Ricordando Hemingway 1994, Il senso di Smilla per la neve 1997, Il barbiere di Siberia 1999, Grizzly Falls – La valle degli orsi 1999, Harry Potter e la pietra filosofale 2001, Montecristo 2002, San Giovanni – L’apocalisse 2002 TV, Harry Potter e la camera dei segreti 2002), Oliver Reed (Io e il generale 1958, Il mostro di Londra 1960, Robin Hood, l’eroe si Sherwood 1960, I pirati del fiume rosso 1962, Il rifugio dei dannati 1963, Il Santo 1964, Il bandito di Kandahar 1965, I ribelli di Carnaby Street 1967, Oliver! 1968, Assasination Bureau 1969, Il giorno dei lunghi fucili 1971, Top Model per uccidere 1990, Russian Roulette 1995, The Bruce 1996, Marco Polo 1998, Geremia il Profeta 1998 TV, Parting Shots 1999), Thomas Arana (Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova 1978, Io e mia sorella 1987, L’ultima tentazione di Cristo 1988, Caccia ad Ottobre Rosso 1990, La guardia del Corpo 1992, L.A. Confidential 1997, Passaggio per il paradiso 1998, Pearl Harbor 2001, Derailed – Punto d’impatto 2002, Legami sporchi 2004, Defiance – I giorni del coraggio 2008, Limitless 2011, Il cavaliere oscuro – Il ritorno 2012), Djimon Hounsou (Stargate 1994, Amistad 1997, Deep Rising 1998, Le Boulet 2000, Tomb Rider 2003, Constantine 2004, Blood Diamond 2006, Eragon 2006, The Tempest 2010, Special Forces 2011), Ralf Möller (Cyborg 1989, The Viking Sagas 1996, Batman & Robin 1997, The Scorpion King 2002, El Padrino 2004, Pathfinder 2007, The Tourist 2010), Derek Jacobi (Otello 1966, Il giorno dello sciacallo 1973, Il tocco della medusa 1978, Enrico V 1989, L’altro delitto 1991, Hamlet 1996,  Love is the Devil 1998, Gosford Park 2001, Nanny McPhee 2005, Underworld: Evolution 2006, La bussola d’oro 2007, Il discorso del re 2010,There Be dragons 2011). Mentre David Franzoni è lo sceneggiatore (King Arthur, Amistad, Jumpin’Jack Flash) e Hans Zimmer ha curato la colonna sonora e tra le sue precedenti collaborazioni con Scott ricordiamo: Black Rain 1989, Thelma & Louise 1991, Hannibal 2001, Il genio della truffa 2003.

Nell’anno 180 d.C., il valente generale Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) guida l’esercito romano alla vittoria durante la guerra contro i Marcomanni in Germania, guadagnandosi ancora di più la stima dell’anziano imperatore Marco Aurelio (Richard Harris), gravemente ammalato. Marco Aurelio, che sente prossima la fine, sceglie, in luogo del figlio Commodo (Joaquin Phoenix), considerato inadatto al ruolo, il generale Massimo come proprio successore e al quale affidare il compito di far tornare Roma ad essere una repubblica, restituendo il potere al Senato, ovvero al popolo romano, come era prima dell’avvento dell’età imperiale. Massimo è riluttante ad accettare questo ruolo e chiede tempo per pregare e decidere. Nel frattempo Marco Aurelio comunica la sua decisione al figlio che resta profondamente turbato per una tale decisione contro natura mostrando al padre la propria delusione ed afflizione. Marco Aurelio non torna sulla sua decisione e Commodo lo uccide soffocandolo con il proprio petto prima che renda pubblica la sua decisione. Massimo comprende che Marco Aurelio non è morto per cause naturali e non giura obbedienza a Commodo, il quale ordina a Quinto (Tomas Arana) nominato prefetto del Pretorio, che non essendo stata resa pubblica la volontà di Marco Aurelio credeva Massimo un traditore, di uccidere sia il generale che  la sua famiglia.

Massimo riesce con uno stratagemma ad evitare la morte però non riesce a giungere a casa prima dei Pretoriani e disgraziatamente al suo arrivo trova macerie e morte. Tutti sono stati massacrati, straziato dal dolore e dalla stanchezza si accascia. Viene catturato da un mercante di schiavi e venduto finisce in Africa dove diventa gladiatore. Entrando nelle grazie di Proximo (Oliver Reed) torna a Roma dove si fa riconoscere. Diventa l’eroe del Colosseo idolatrato dal popolo. Tanto che lo stesso imperatore non può farlo uccidere. Commodo lo sfida ad un duello nell’arena ma per essere certo della vittoria gli infligge una pugnalata a tradimento sotto l’ascella con uno stiletto e ordina a Quinto di celare la ferita. Dopo alcuni scambi di colpi Massimo, pur indebolito dalla ferita, riesce a disarmare l’avversario, ma stremato a sua volta lascia cadere la spada. Commodo chiede un’altra spada ma nessuno gliela dà, alla fine estrae uno stiletto nascosto e si getta su Massimo che risponde colpendolo con pugni violenti. I due lottano finché Massimo uccide l’imperatore infilandogli lo stiletto nella gola. A Massimo stremato e ormai morente compaiono in visione la sua famiglia e la sua casa. È la voce di Quinto a riportarlo alla realtà. Questo gli chiede indicazioni. Massimo chiede di liberare gli altri gladiatori e il senatore Gracco (Derek Jacobi) affinché possa restituire a Roma il governo repubblicano proprio come voleva Marco Aurelio. A causa della ferita Massimo crolla a terra e muore. Lui viene portato in corteo per la città mentre il corpo di Commodo resta sul suolo del Colosseo totalmente abbandonato.

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Grande budget, grandi effetti alla Scott, che ha dichiarato di infischiarsene di tutte le verità e di tutti gli errori storici. Gli storici criticano la coerenza tra storia e Storia e gli appassionati puntano il dito contro gli anacronismi. Gli equipaggiamenti e le armi utilizzate non corrispondono alle figure storiche. Nell’antichità i gladiatori erano divisi in sei gruppi differenti in base alle armi. Anche le tecniche sono arbitrarie, Massimo usa la spada come nella scherma e non si è mai visto un gladiatore scontrarsi con animali feroci quello era compito dei venatori. Le incongruenze storiche riguardano anche altri aspetti come: l’opinione non condivisa che Marco Aurelio volesse il ripristino della repubblica, oppure che Commodo è stato ucciso da un gladiatore ma certo non nell’arena e che aveva la barba mentre Phoenix è sempre rasato. Inoltre all’epoca non c’erano ancora le staffe che furono introdotte in Occidente più tardi, il significato del pollice verso, lo specchio d’acqua alle spalle del Colosseo. Tuttavia il lavoro svolto da Ridley è “colossale” anche considerando il grande ruolo svolto dal digitale e riconoscere la propria disattenzione non basta a perdonargli non tanto gli errori (costumi, Roma, inglese-latino, storia) che sono da sempre una licenza del cinema ma il disprezzo di un genere che una volta trionfava. Quo Vadis, La Tunica, Ben Hur, Spartacus gridano vendetta. Un minimo di rispetto e di cultura non avrebbero prodotto un miscuglio tanto ibrido di medioevo, violenza metropolitana, musica onnicomprensiva (melò, drama, west).  Per molte menti sensibili ed acute sono stati particolarmente intollerabili gli intermezzi dialettici fra Commodo e la sorella Lucilla che avrebbero dovuto dare spessore ai dialoghi. Dunque un film troppo furbo, troppo computerizzato, certamente spettacolare.

Questo film merita veramente qualche riflessione maggiore. Certo la storia dona la possibilità di infinite letture. E il cinema oltre a potersi arrogare licenze è soprattutto un “relatore” di messaggi. Dietro ci sono strategie, tattiche, metodi per attrarre l’attenzione dello spettatore e manipolare i suoi comportamenti. Il cinema ha due funzioni costitutive: è un veicolo d’informazione, ovvero passa notizie al pubblico, utilizzando il linguaggio razionale; ma è anche uno strumento di manipolazione e persuasione attraverso un linguaggio emozionale, che cattura l’attenzione dello spettatore e lo coinvolge. Possiamo distinguere il logos, discorso razionale che dimostra, partendo da assiomi e sviluppandosi attraverso principi logici, dal mythos, tecnica usata nel cinema, ma non necessariamente portatore di menzogna, piuttosto finalizzato a vincere le resistente del pubblico. Il film è un’unione di elementi già fissati e conosciuti e di elementi del tutto nuovi. L’opera deve stupire l’osservatore con qualcosa di curioso e accattivante – Massimo raccoglieva sempre un pugno di terra per strofinar visi le mani – enfatizzando l’effetto sorpresa e dando l’idea che ciò di cui si sta parlando sia qualcosa di nuovo e soprattutto di diverso rispetto a prima. Il nostro colossal rispetta i parametri della teoria della dissonanza cognitiva, secondo la quale l’uomo è portato alla coerenza tra le proprie opinioni e credenze e i propri comportamenti. L’eventuale dissonanza o incoerenza tra il pensiero e l’azione crea uno stato di disagio mentale, che deve essere eliminato, portando l’individuo a modificare il proprio comportamento. Il concetto della dicotomia nuovo-conosciuto non è assolutamente una novità, ma ha radici molto antiche che affondano nella classicità greca: il cinema in questo senso, si colloca nella tradizione retorica elaborata sin dai tempi dei sofisti e di Aristotele. Il cinema può essere paragonato alla retorica, in quanto riprende i suoi meccanismi e soprattutto i suoi obbiettivi: docere, cioè trasmettere informazioni; movere, ovvero suscitare un’emozione e trascinare l’ascoltatore; delectare, cioè tener vivo l’interesse dello spettatore rendendo piacevole ciò che sta ascoltando e soprattutto vedendo. Il compito più importante del “relatore” nella retorica e del cinema è la inventatio, l’elaborazione degli argomenti che sono più adatti a persuadere e la strategia che egli segue per orientare il comportamento dello spettatore. La retorica classica usava la strategia del ricorso alle emozioni per attirare l’attenzione dei destinatari e convincerli di una determinata tesi. «Il cuore pulsante di Roma non è certo il freddo marmo del Senato ma la sabbia del Colosseo. Lui (Commodo) porterà loro la morte e in cambio lo ameranno.» Gracco che si rivolge a Gaio. «Non ti vediamo spesso condividere i piacere del rozzo popolo.» Falco che si rivolge a Gracco. «Oh caro Falco! Non cerco di essere un uomo del popolo, ma per il popolo.» Gracco

Quali sono le emozioni che il Gladiatore suscita in ciascuno di noi? Possiamo intravedere degli  “universali”? Ecco dunque perché questo film è un colossal. Aveva qualcosa da ricordarci e reinsegnarci quando vinse i premi del 2000 – pensiamo alla politica ed economia internazionale del tempo – e lo ha ancora oggi. Questo è il cinema, questo è l’arte.

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