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Il Club delle prime mogli, The First Wives Club, 1996

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1Tratto da un best-seller di Olivia Goldsmith questo film è una commedia spumeggiante, sottile quanto esilarante, attuale e di grandissimo successo. Tre vecchie amiche del college si ritrovano trent’anni dopo, a causa della morte di una del gruppo, e scoprono di avere tutte problemi con i rispettivi mariti. Tutti loro dopo aver ricevuto il meglio – successo come produttore cinematografico, ricchezza come commerciante di elettrodomestici, prestigio grazie ad una agenzia pubblicitaria –dal matrimonio contratto in gioventù con le nostre protagoniste giovani ed eclettiche laureate hanno deciso di scaricarle, non solo mettendosi con delle “adolescenti”, ma anche pretendendo tutta la torta della fortuna economica per se stessi. Tutti e tre inebetiti dalla gioia della “carne fresca” e dal potere economico raggiunto. Ma il trio è ben determinato a trasformare la perdita in una rivincita. Le nostre protagoniste decise di vendicarsi mettono in atto un piano diabolico, un ingegnoso piano per colpire i loro ex dove fa più male: nel portafoglio. Elise scopre che la di lui nuova fiamma è ancora minorenne e, come previsto dai patti  per  il  divorzio,  gli  sottrae  tutti  i  beni accumulati durante  il matrimonio grazie al suo successo di attrice; li vende poi ad un prezzo irrisorio alla sua amica Annie, la quale mettendoli all’asta, guadagna la cifra necessaria per acquistare le azioni della società – ora – del marito e diventarne la maggiore azionista. Brenda, da parte sua, trova alcuni documenti importanti per provare che l’attività del marito non è del tutto legale. “Li abbiamo aiutati nell’ascesa, possiamo aiutarli nella caduta!” Lentamente il piano si trasforma. Da un iniziale impeto e bisogno di vendetta personale; Annie (Diane Keaton – attrice,  Amanti ed altri estranei, Il padrino, Provaci ancora Sam, Il dormiglione, Amore e guerra, Io e Annie , Interiors, Manhattan, Radio Days, Misterioso omicidio a Manhattan, Reds, La stanza di Marvin, Tutto può succedereregista,  Paradiso, Fiore selvaggio, Eroi di tutti i giorni, Mother’s Helper e Avviso di chiamata), Elise (Goldie Hawn – attrice Fiore di cactus, Sugarland Express, Viaggio con Anita, Una coppia alla deriva, Due nel mirino, Doppio inganno, La morte ti fa bella, Tutti dicono I Love You, Sperduti a Manhattan,- regista Hope  ) e Brenda (Bette Davis Midler–  attrice e cantante – Un giocatore troppo fortunato, Per favore, ammazzatemi mia moglie, Spiagge, Get Shorty, What Women Want – Quello che le donne vogliono, Quando tutto cambia, Parental Guidance )  guardandosi  in volto si rendono  conto che il loro problema è “epidemico”  e che molte donne meno fortunate economicamente hanno bisogno di essere aiutate perché sfruttate ed  abbandonate. Ecco quindi che la vendetta personale si trasforma in sete di giustizia; una giustizia non solo personale ma sociale. Giustizia per tutti coloro nei confronti dei quali vengono violati i diritti fondamentali e si sono perpetrati inganni di vario genere.  Ora che hanno i loro ex in pugno, possono dunque costringerli a “sborsare” i soldi per costruire un centro di assistenza di qualunque tipo per le donne di New York. Molti rapporti poggiano su basi tanto fragili, a partire da una visione individualistica (e dunque inevitabilmente egoistica) del matrimonio, dove difficilmente è potuto maturare il concetto fondamentale che sposarsi significa donarsi senza riserve, totalmente e per sempre, e dove invece facilmente si insinua l’idea distorta che “chi pecora si fa, il lupo se lo mangia ” e quindi il matrimonio è in partenza “a termine”; giacché il lupo non mangia una sola volta nella vita, e consumata una pecora ne ha necessariamente bisogno di un’altra.

Questo film è una commedia leggera e divertente, attenta al buongusto e pur mostrando delle realtà forti non è mai volgare ne dissacrante. Il regista fedele alla trama della scrittrice della storia sviluppa le vicende, e scioglie i nodi più stretti, con la maestria di una delicatissima sensibilità vigile per le dinamiche relazionali più complesse e pur tuttavia mai disposto a retrocedere di fronte alle differenze e al loro diritto d’asilo.

Particolarmente sottile è la scena di Annie dall’analista – che poi si rivelerà essere l’amante del marito – quando questa la invita a formulare alcune frasi mantra per farle sbloccare la rabbia repressa. Altrettanto spiritoso è lo sfogo che Brenda fa a Duarto Feliz  mentre guardano insieme un abito femminile in una vetrina: “Chi dovrebbe indossare quella roba? Un feto? Un adolescente anoressica? È una cospirazione ne sono certa indurrò una protesta fino a quando gli stilisti non torneranno a ragionare!” Tantomeno lieve è il passaggio in cui Aaron manipola Annie – accusando lei di essere una manipolatrice – e dopo una notte di amore coniugale ha la sfrontatezza di chiederle il divorzio, eppure grazie alle qualità interpretative di Diane Keaton la scena è perfetta. La madre di Annie è un incredibile surrogato di pregiudizi in formato su misura per il maschilismo più contorto: “Sei una donna sposata, hai una figlia non hai bisogno dell’autostima!”

Diverse volte le tre amiche si trovano riunite a ragionare sulla loro esperienza di vita, su quanto sia inammissibile ciò che è loro accaduto. Ma cosa è accaduto nel profondo? I matrimoni sono falliti perché nessuno ha potuto elevarlo al livello delle aspettative che ciascuno aveva sul matrimonio e dell’ideale dello stesso. Erano crudeli, pieni di gelosie, pieni di desiderio, non hanno conosciuto che cosa fosse l’amore. Nel nome dell’amore, hanno provato tutto ciò che è esattamente l’opposto dell’amore: la possessività, la dominazione, lo sfruttamento e il potere.  Il matrimonio è diventato il campo di battaglia dove due persone lottano per la supremazia. Certamente l’uomo ha il suo modo di fare; violento e primitivo. La donna ha la sua maniera: femminile, più morbida, più civile, più sottomessa ma non per questo meno distruttiva. La situazione è la stessa. Gli psicologi parlano ora del matrimonio come di un’inimicizia intima. Ed è questo che ha mostrato di essere. Due nemici che vivono insieme fingendo di essere innamorati, aspettando che sia l’altro a dare amore, ma l’altro è lì e pretende la stessa cosa. Nessuno è pronto a dare, nessuno ha. Come puoi dare amore se non ne hai? Questo film certamente non è una crociata contro il matrimonio, ma di una sua elevazione oltre la categoria del contratto sociale. C’è una possibilità di andare oltre. Ma la possibilità si apre perché solo il matrimonio – e non la convivenza molto meno moralmente normata – ti crea così tanta miseria, così tanta angoscia ed ansia, che devi imparare a trascenderlo. È una grande spinta alla trascendenza. Il matrimonio non è un obbligo di vita, è una scelta che va rinnovata tutti i giorni e che ti riporta ai tuoi sensi e alla tua santità. Il matrimonio per questo è necessario, perché come in una scala ti porta più in alto. Poi arriva il momento in cui devi lasciarti indietro la scala, se rimani attaccato alla scala allora c’è pericolo. Impara qualcosa dal matrimonio. Il matrimonio rappresenta tutto il mondo in miniatura: ti insegna molte cose. Sono solo i mediocri che non imparano nulla. Altrimenti ti insegnerà che non conosci l’amore, che non sai come relazionarti, che non sai come comunicare, che non sai come vivere insieme, che non sai come stare con l’altro. Senza l’altro ti senti privo di senso ma con l’altro ti senti infelice. Il matrimonio è davvero un dilemma. Se sei solo sei infelice; se sei insieme sei infelice. Il matrimonio ti mostra la tua realtà e che qualcosa dentro nel tuo profondo ha bisogno di una trasformazione, per essere felice sia da solo che insieme all’altra persona. Allora il matrimonio non è più matrimonio, non è più schiavitù, allora è amore. Allora ti da la libertà e tu dai la libertà necessaria per la crescita dell’altro.  Anche il matrimonio, come tutte le strade non è fatta per sostare ma per viaggiare. Oltre a Diane Keaton, Goldie Hawn e Bette Davis Midler abbiamo un cast di tutto rispetto dove ritroviamo le grandi Maggie Smith e Eileen Heckart, come anche Sarah Jessica Parker, Stockard Channing, Marcia Gay Harden ed Elizabeth Berkley. I tre coniugi fedigrafi sono interpretati da Victor Gaber, Dan Hedaya e Steven Collins. Pur essendo un film con una forte identità femminile – così Annie descrive il bar gay dove incontra la figlia – nella rosa del cast abbiamo anche Rob Reiner e Philip Bosco e l’esordiente Timothy Olyphant. Una deliziosa commedia che può essere benefica quanto 102 minuti di meditazione.

Egidia Simonetti

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Il Club delle prime mogli, The First Wives Club, 1996

  

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Questo film è una commedia leggera e divertente, attenta al buongusto e pur mostrando delle realtà forti non è mai volgare ne dissacrante. Il regista fedele alla trama della scrittrice della storia sviluppa le vicende, e scioglie i nodi più stretti, con la maestria di una delicatissima sensibilità vigile per le dinamiche relazionali più complesse e pur tuttavia mai disposto a retrocedere di fronte alle differenze e al loro diritto d’asilo.

Particolarmente sottile è la scena di Annie dall’analista – che poi si rivelerà essere l’amante del marito – quando questa la invita a formulare alcune frasi mantra per farle sbloccare la rabbia repressa. Altrettanto spiritoso è lo sfogo che Brenda fa a Duarto Feliz  mentre guardano insieme un abito femminile in una vetrina: “Chi dovrebbe indossare quella roba? Un feto? Un adolescente anoressica? È una cospirazione ne sono certa indurrò una protesta fino a quando gli stilisti non torneranno a ragionare!” Tantomeno lieve è il passaggio in cui Aaron manipola Annie – accusando lei di essere una manipolatrice – e dopo una notte di amore coniugale ha la sfrontatezza di chiederle il divorzio, eppure grazie alle qualità interpretative di Diane Keaton la scena è perfetta. La madre di Annie è un incredibile surrogato di pregiudizi in formato su misura per il maschilismo più contorto: “Sei una donna sposata, hai una figlia non hai bisogno dell’autostima!”

Diverse volte le tre amiche si trovano riunite a ragionare sulla loro esperienza di vita, su quanto sia inammissibile ciò che è loro accaduto. Ma cosa è accaduto nel profondo? I matrimoni sono falliti perché nessuno ha potuto elevarlo al livello delle aspettative che ciascuno aveva sul matrimonio e dell’ideale dello stesso. Erano crudeli, pieni di gelosie, pieni di desiderio, non hanno conosciuto che cosa fosse l’amore. Nel nome dell’amore, hanno provato tutto ciò che è esattamente l’opposto dell’amore: la possessività, la dominazione, lo sfruttamento e il potere.  Il matrimonio è diventato il campo di battaglia dove due persone lottano per la supremazia. Certamente l’uomo ha il suo modo di fare; violento e primitivo. La donna ha la sua maniera: femminile, più morbida, più civile, più sottomessa ma non per questo meno distruttiva. La situazione è la stessa. Gli psicologi parlano ora del matrimonio come di un’inimicizia intima. Ed è questo che ha mostrato di essere. Due nemici che vivono insieme fingendo di essere innamorati, aspettando che sia l’altro a dare amore, ma l’altro è lì e pretende la stessa cosa. Nessuno è pronto a dare, nessuno ha. Come puoi dare amore se non ne hai? Questo film certamente non è una crociata contro il matrimonio, ma di una sua elevazione oltre la categoria del contratto sociale. C’è una possibilità di andare oltre. Ma la possibilità si apre perché solo il matrimonio – e non la convivenza molto meno moralmente normata – ti crea così tanta miseria, così tanta angoscia ed ansia, che devi imparare a trascenderlo. È una grande spinta alla trascendenza. Il matrimonio non è un obbligo di vita, è una scelta che va rinnovata tutti i giorni e che ti riporta ai tuoi sensi e alla tua santità. Il matrimonio per questo è necessario, perché come in una scala ti porta più in alto. Poi arriva il momento in cui devi lasciarti indietro la scala, se rimani attaccato alla scala allora c’è pericolo. Impara qualcosa dal matrimonio. Il matrimonio rappresenta tutto il mondo in miniatura: ti insegna molte cose. Sono solo i mediocri che non imparano nulla. Altrimenti ti insegnerà che non conosci l’amore, che non sai come relazionarti, che non sai come comunicare, che non sai come vivere insieme, che non sai come stare con l’altro. Senza l’altro ti senti privo di senso ma con l’altro ti senti infelice. Il matrimonio è davvero un dilemma. Se sei solo sei infelice; se sei insieme sei infelice. Il matrimonio ti mostra la tua realtà e che qualcosa dentro nel tuo profondo ha bisogno di una trasformazione, per essere felice sia da solo che insieme all’altra persona. Allora il matrimonio non è più matrimonio, non è più schiavitù, allora è amore. Allora ti da la libertà e tu dai la libertà necessaria per la crescita dell’altro.  Anche il matrimonio, come tutte le strade non è fatta per sostare ma per viaggiare. Oltre a Diane Keaton, Goldie Hawn e Bette Davis Midler abbiamo un cast di tutto rispetto dove ritroviamo le grandi Maggie Smith e Eileen Heckart, come anche Sarah Jessica Parker, Stockard Channing, Marcia Gay Harden ed Elizabeth Berkley. I tre coniugi fedigrafi sono interpretati da Victor Gaber, Dan Hedaya e Steven Collins. Pur essendo un film con una forte identità femminile – così Annie descrive il bar gay dove incontra la figlia – nella rosa del cast abbiamo anche Rob Reiner e Philip Bosco e l’esordiente Timothy Olyphant. Una deliziosa commedia che può essere benefica quanto 102 minuti di meditazione.

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