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«Il catechista risveglia negli altri la memoria di Dio».

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Papa Francesco celebra la messa per i catechisti: «Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita, ci perdiamo». E invita ancora a pregare per la pace in Siria e in Medio Oriente

Papa Francesco
Papa Francesco

«Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri, … distesi su letti d’avorio», mangiano, bevono, cantano, si divertono e non si curano dei problemi degli altri. Papa Francesco nell’omelia della messa per i catechisti  nell’Anno della Fede è partito da queste «dure parole» del profeta Amos nella prima Lettura per descrivere «un pericolo che tutti corriamo». Quello che «di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere  come centro il nostro benessere». Finendo così per fa consistere la vita nell’avere, nelle cose, perdiamo il nostro stesso volto, come il ricco del Vangelo, che «non ha nome» perché «le cose, ciò che possiede sono il suo volto». Questo accade, ha spiegato il Papa, «quando perdiamo la memoria di Dio» e tutto  «si appiattisce sull’io, sul mio benessere… Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità».

 «Guardandovi – ha continuato Francesco – mi chiedo: chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri». Come ha fatto Maria, che dopo l’annunciazione non ha pensato «all’onore, al prestigio, alle ricchezze» ma è partita per andare ad aiutare l’anziana parente incinta, Elisabetta e quando è arrivata ha lodato l’iniziativa di Dio nel «magnificat».

«La fede – ha aggiunto Bergoglio – contiene proprio memoria della storia di Dio con noi, la memoria dell’incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma; la fede è memoria della sua Parola che scalda il cuore, delle sue azioni di salvezza con cui ci dona vita, ci purifica, ci cura, ci nutre. Il catechista è proprio un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà». Il catechista, ha aggiunto, «è un cristiano che porta in sé la memoria di Dio, si lascia guidare dalla memoria di Dio in tutta la sua vita, e la sa risvegliare nel cuore degli altri. È impegnativo questo! Impegna tutta la vita!».

Il Papa ha quindi chiesto ai catechisti: «Vi domando: siamo memoria di Dio? Siamo veramente come sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?». E ha domandato ancora: «Quale strada percorrere per non essere persone “spensierate”, che pongono la loro sicurezza in se stessi e nelle cose, ma uomini e donne della memoria di Dio?». La risposta è contenuta nella lettera di san Paolo a Timoteo, proclamata nella seconda lettura, che diventa un programma anche per i catechisti: «tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza». Il catechista, spiega ancora Francesco «è uomo della memoria di Dio se ha un costante, vitale rapporto con Lui e con il prossimo; se è uomo di fede, che si fida veramente di Dio e pone in Lui la sua sicurezza; se è uomo di carità, di amore, che vede tutti come fratelli; se è uomo di pazienza e perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore; se è uomo mite, capace di comprensione e di misericordia».

Papa Francesco ha rivolto anche oggi un pensiero al conflitto in Siria, e lo fa, prima della recita dell’Angelus in piazza San Pietro, rivolgendo «un saluto particolare» al patriarca greco ortodosso di Antiochia Youhanna X”, che chiama «mio fratello». «La sua presenza – dice – ci invita a pregare ancora una volta per la pace in Siria e nel Medio Oriente».

Al momento della scambio del segno di pace, durante la messa in Piazza San Pietro per la Giornata dei Catechisti, papa Francesco aveva scambiato un abbraccio, tra gli altri, proprio col patriarca greco ortodosso di Antiochia e tutto l’Oriente, Youhanna X, in questi giorni a Roma per partecipare al Meeting di Sant’Egidio.Il patriarca, che ha già avuto un incontro con il Papa in Vaticano nei giorni scorsi, è il fratello di uno dei due vescovi ortodossi rapiti in Siria.

da Vaticaninsider

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri, … distesi su letti d’avorio», mangiano, bevono, cantano, si divertono e non si curano dei problemi degli altri. Papa Francesco nell’omelia della messa per i catechisti  nell’Anno della Fede è partito da queste «dure parole» del profeta Amos nella prima Lettura per descrivere «un pericolo che tutti corriamo». Quello che «di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere  come centro il nostro benessere». Finendo così per fa consistere la vita nell’avere, nelle cose, perdiamo il nostro stesso volto, come il ricco del Vangelo, che «non ha nome» perché «le cose, ciò che possiede sono il suo volto». Questo accade, ha spiegato il Papa, «quando perdiamo la memoria di Dio» e tutto  «si appiattisce sull’io, sul mio benessere… Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità».

 «Guardandovi – ha continuato Francesco – mi chiedo: chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri». Come ha fatto Maria, che dopo l’annunciazione non ha pensato «all’onore, al prestigio, alle ricchezze» ma è partita per andare ad aiutare l’anziana parente incinta, Elisabetta e quando è arrivata ha lodato l’iniziativa di Dio nel «magnificat».

«La fede – ha aggiunto Bergoglio – contiene proprio memoria della storia di Dio con noi, la memoria dell’incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma; la fede è memoria della sua Parola che scalda il cuore, delle sue azioni di salvezza con cui ci dona vita, ci purifica, ci cura, ci nutre. Il catechista è proprio un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà». Il catechista, ha aggiunto, «è un cristiano che porta in sé la memoria di Dio, si lascia guidare dalla memoria di Dio in tutta la sua vita, e la sa risvegliare nel cuore degli altri. È impegnativo questo! Impegna tutta la vita!».

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Il Papa ha quindi chiesto ai catechisti: «Vi domando: siamo memoria di Dio? Siamo veramente come sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?». E ha domandato ancora: «Quale strada percorrere per non essere persone “spensierate”, che pongono la loro sicurezza in se stessi e nelle cose, ma uomini e donne della memoria di Dio?». La risposta è contenuta nella lettera di san Paolo a Timoteo, proclamata nella seconda lettura, che diventa un programma anche per i catechisti: «tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza». Il catechista, spiega ancora Francesco «è uomo della memoria di Dio se ha un costante, vitale rapporto con Lui e con il prossimo; se è uomo di fede, che si fida veramente di Dio e pone in Lui la sua sicurezza; se è uomo di carità, di amore, che vede tutti come fratelli; se è uomo di pazienza e perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore; se è uomo mite, capace di comprensione e di misericordia».

Papa Francesco ha rivolto anche oggi un pensiero al conflitto in Siria, e lo fa, prima della recita dell’Angelus in piazza San Pietro, rivolgendo «un saluto particolare» al patriarca greco ortodosso di Antiochia Youhanna X”, che chiama «mio fratello». «La sua presenza – dice – ci invita a pregare ancora una volta per la pace in Siria e nel Medio Oriente».

Al momento della scambio del segno di pace, durante la messa in Piazza San Pietro per la Giornata dei Catechisti, papa Francesco aveva scambiato un abbraccio, tra gli altri, proprio col patriarca greco ortodosso di Antiochia e tutto l’Oriente, Youhanna X, in questi giorni a Roma per partecipare al Meeting di Sant’Egidio.Il patriarca, che ha già avuto un incontro con il Papa in Vaticano nei giorni scorsi, è il fratello di uno dei due vescovi ortodossi rapiti in Siria.

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