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«Il bilancio di Dio non è quello di un’azienda, il suo attivo è l’amore»

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Francesco a Santa Marta: «La vita di ogni persona che ha il coraggio di avvicinarsi al Signore troverà la gioia della Sua festa»

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DOMENICO AGASSO JR
ROMA

Il Signore «non sa fare altra cosa» che amare. Aspetta con nostalgia e perdona: è «il Dio della misericordia» che fa festa quando si torna da Lui. Lo ha affermato papa Francesco questa mattina nella Messa a Casa Santa Marta, come riporta Radio Vaticana.

Il pontefice ha incentrato la sua omelia sul Libro del Profeta Osea, Prima Lettura odierna. Bergoglio ha sottolineato che Dio parla all’uomo con tenerezza. E anche quando «ci invita alla conversione» e questa espressione «suona un po’ forte», dentro c’è «questa nostalgia amorevole di Dio». C’è l’invito del Padre che dice al figlio: «Torna, è ora di tornare a casa». Dunque, ha osservato Francesco, già «soltanto con questa parola possiamo passare tante ore di preghiera».

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«È il cuore di nostro Padre, è così Dio: non si stanca, non si stanca! – ha detto – E per tanti secoli ha fatto questo, con tanta apostasia, tanta apostasia del popolo. E Lui sempre torna, perché il nostro Dio è un Dio che aspetta. Da quel pomeriggio nel Paradiso terrestre, Adamo è uscito dal Paradiso con una pena e anche una promessa. E Lui è fedele, il Signore è fedele alla sua promessa, perché non può rinnegare se stesso. È fedele. E così ha aspettato tutti noi, lungo la storia. È il Dio che ci aspetta, sempre».

A questo punto il Papa si è riferito alla Parabola del figliol prodigo. Il Vangelo di Luca, ha ricordato, narra che il padre vede il figlio da lontano perché lo aspettava. E il papà «andava sul terrazzo tutti i giorni a guardare se il figlio tornava. Aspettava. E quando lo vede, è andato di fretta» e «gli si gettò al collo», non lasciandogli pronunciare le parole che si era preparato: «Con l’abbraccio gli tappò la bocca».

Ecco, «questo è il nostro Padre, il Dio che ci aspetta. Sempre. “Ma, padre, io ho tanti peccati, non so se Lui sarà contento”. “Ma prova! Se tu vuoi conoscere la tenerezza di questo Padre, va da Lui e prova, poi mi racconti”. Il Dio che ci aspetta». Il Signore che aspetta «e anche Dio che perdona. È il Dio della misericordia: non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono – ha ribadito – ma Lui non si stanca. Settanta volte sette: sempre; avanti con il perdono. E dal punto di vista di un’azienda, il bilancio è negativo. Lui sempre perde: perde nel bilancio delle cose, ma vince nell’amore».

E questo, ha continuato, perché Dio «è il primo che compie il comandamento dell’amore». «Lui ama – ha sottolineato – non sa fare altra cosa».

E pure «i miracoli che Gesù faceva, con tanti ammalati erano anche un segno del grande miracolo che ogni giorno il Signore fa con noi, quando abbiamo il coraggio di alzarci ed andare da Lui». E quando questo avviene, ha detto Bergoglio, Dio fa festa: ma «non come il banchetto di quell’uomo ricco, che aveva alla porta il povero Lazzaro”, ha precisato, il Signore organizza «un altro banchetto, come il padre del figliol prodigo».

«“Poiché tu fiorirai come un giglio’”, è la promessa, “Ti farò festa’”. “Si spanderanno i tuoi germogli e avrai la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano’”. La vita di ogni persona, di ogni uomo, ogni donna, che ha il coraggio di avvicinarsi al Signore – ha concluso il Papa – troverà la gioia della festa di Dio».

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Il Signore «non sa fare altra cosa» che amare. Aspetta con nostalgia e perdona: è «il Dio della misericordia» che fa festa quando si torna da Lui. Lo ha affermato papa Francesco questa mattina nella Messa a Casa Santa Marta, come riporta Radio Vaticana.

Il pontefice ha incentrato la sua omelia sul Libro del Profeta Osea, Prima Lettura odierna. Bergoglio ha sottolineato che Dio parla all’uomo con tenerezza. E anche quando «ci invita alla conversione» e questa espressione «suona un po’ forte», dentro c’è «questa nostalgia amorevole di Dio». C’è l’invito del Padre che dice al figlio: «Torna, è ora di tornare a casa». Dunque, ha osservato Francesco, già «soltanto con questa parola possiamo passare tante ore di preghiera».

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«È il cuore di nostro Padre, è così Dio: non si stanca, non si stanca! – ha detto – E per tanti secoli ha fatto questo, con tanta apostasia, tanta apostasia del popolo. E Lui sempre torna, perché il nostro Dio è un Dio che aspetta. Da quel pomeriggio nel Paradiso terrestre, Adamo è uscito dal Paradiso con una pena e anche una promessa. E Lui è fedele, il Signore è fedele alla sua promessa, perché non può rinnegare se stesso. È fedele. E così ha aspettato tutti noi, lungo la storia. È il Dio che ci aspetta, sempre».

A questo punto il Papa si è riferito alla Parabola del figliol prodigo. Il Vangelo di Luca, ha ricordato, narra che il padre vede il figlio da lontano perché lo aspettava. E il papà «andava sul terrazzo tutti i giorni a guardare se il figlio tornava. Aspettava. E quando lo vede, è andato di fretta» e «gli si gettò al collo», non lasciandogli pronunciare le parole che si era preparato: «Con l’abbraccio gli tappò la bocca».

Ecco, «questo è il nostro Padre, il Dio che ci aspetta. Sempre. “Ma, padre, io ho tanti peccati, non so se Lui sarà contento”. “Ma prova! Se tu vuoi conoscere la tenerezza di questo Padre, va da Lui e prova, poi mi racconti”. Il Dio che ci aspetta». Il Signore che aspetta «e anche Dio che perdona. È il Dio della misericordia: non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono – ha ribadito – ma Lui non si stanca. Settanta volte sette: sempre; avanti con il perdono. E dal punto di vista di un’azienda, il bilancio è negativo. Lui sempre perde: perde nel bilancio delle cose, ma vince nell’amore».

E questo, ha continuato, perché Dio «è il primo che compie il comandamento dell’amore». «Lui ama – ha sottolineato – non sa fare altra cosa».

E pure «i miracoli che Gesù faceva, con tanti ammalati erano anche un segno del grande miracolo che ogni giorno il Signore fa con noi, quando abbiamo il coraggio di alzarci ed andare da Lui». E quando questo avviene, ha detto Bergoglio, Dio fa festa: ma «non come il banchetto di quell’uomo ricco, che aveva alla porta il povero Lazzaro”, ha precisato, il Signore organizza «un altro banchetto, come il padre del figliol prodigo».

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«“Poiché tu fiorirai come un giglio’”, è la promessa, “Ti farò festa’”. “Si spanderanno i tuoi germogli e avrai la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano’”. La vita di ogni persona, di ogni uomo, ogni donna, che ha il coraggio di avvicinarsi al Signore – ha concluso il Papa – troverà la gioia della festa di Dio».

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