Il Battesimo del Signore: per noi un vero balsamo di rigenerazione e di consolazione.


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 Assumendo su di sé tutta la nostra storia, non escluso il nostro peccato, il Signore apre il suo cuore al Padre parlandogli di noi e il Padre, guardando al suo Figlio, guarda ciascuno di noi con i suoi occhi traboccanti di amore e di misericordia.
Assumendo su di sé tutta la nostra storia, non escluso il nostro peccato, il Signore apre il suo cuore al Padre parlandogli di noi e il Padre, guardando al suo Figlio, guarda ciascuno di noi con i suoi occhi traboccanti di amore e di misericordia.

A conclusione del Tempo di Natale, la sapienza della liturgia ci invita ancora una volta a contemplare il grande mistero dell’incarnazione di Cristo, quasi a ricordarci che questo grande evento che ha cambiato la storia dell’umanità deve accompagnarci sempre e non soltanto in questi giorni di festa. Al Giordano trovano compimento le parole che Dio ci rivolge per mezzo del profeta Isaia: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata» (Is 40, 1-2). Assistiamo al passaggio dal Gesù bambino al Gesù adulto che inizia la sua missione, rivelandoci in pienezza l’amore di Dio per la nostra umanità.

         Assumendo su di sé tutta la nostra storia, non escluso il nostro peccato, il Signore apre il suo cuore al Padre parlandogli di noi e il Padre, guardando al suo Figlio, guarda ciascuno di noi con i suoi occhi traboccanti di amore e di misericordia. E a ciascuno di noi dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato» (Lc 3,22). In questo mistero d’amore il Signore rende l’acqua della nostra vita, fangosa a causa del peccato, come la vera acqua rigenerata e rinnovata nello Spirito Santo (cfr. Tt 3,5). Il segno del battesimo del Signore diventa per noi un vero balsamo di rigenerazione e di consolazione: in un mondo lacerato dal male e dallo smarrimento, Egli viene come fratello della nostra umanità, si fa nostro compagno di viaggio, accettando di attraversare con noi e per noi le acque della sofferenza, della solitudine e della morte, fino ad aprire un varco tra cielo e terra. Da questo squarcio di cielo sgorga per ciascuno di noi un raggio di quell’Amore unico e personale che ci rende figli nel Figlio. Ci fa comprendere che non è lontano da noi, nel cielo, in un luogo per noi misterioso e irraggiungibile; ci dice che vuole essere come noi fino a scegliere di avere bisogno “anche” lui delle cose di cui noi abbiamo bisogno.

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