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Il 2019 di Papa Francesco: la certezza della fede e la lotta alle idolatrie

Annunciare la buona notizia della misericordia di Dio

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Un anno intenso per Francesco, con tanti viaggi e tanti incontri personali, con un unico obiettivo: annunciare la buona notizia della misericordia di Dio

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Anche quest’anno Papa Francesco ci ha regalato una catechesi semplice, per tutti, sull’amore di Dio. Il compito più importante è annunciare il Vangelo, ha detto, e in questo 2019 lo ha fatto attraverso 41 udienze generali (con i cicli sul Padre nostro e gli Atti degli Apostoli), 56 Angelus e Regina Caeli, oltre 60 omelie in celebrazioni pubbliche, 44 omelie a Santa Marta (senza contare i messaggi, le lettere, i documenti, le interviste diventate libri e i circa 260 discorsi pubblici).

Certezze, non confusione

A tutti ricorda che a fondamento del nostro vivere c’è una consolante certezza: Dio ci ama e in Gesù ha dato la sua vita per noi. Si tratta del messaggio centrale di tutto la sua missione (Evangelii gaudium, testo programmatico del Pontificato di Francesco). Invita a ricordare la “fede semplice e robusta” delle mamme e delle nonne, che ha dato e dà loro “forza e costanza per andare avanti e non farsi cadere le braccia”, “una fede fatta in casa, che passa inosservata, ma che costruisce a poco a poco il regno di Dio”. Una fede che non si lascia confondere, perché è fondata sull’essenziale del Vangelo.

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La fede e l’idolatria

Francesco esorta ad adorare l’unico vero Dio, Uno e Trino, in una società che diventa sempre più pagana. “L’idolatria – ha detto – non è soltanto andare in un tempio pagano e adorare una statua. No, l’idolatria è un atteggiamento del cuore”, è quando si preferisce una cosa perché è più comoda per sé e si dimentica il Signore. Gli idoli hanno cambiato nome, ma sono più che mai presenti: l’idolo del denaro, del successo, della carriera, dell’autorealizzazione, del piacere, e tutti quegli idoli che promettono felicità ma non la danno, anzi schiavizzano, ci rubano l’amore. Gli idoli promettono vita ma la tolgono – ha affermato il Papa in una bella catechesi dell’anno scorso – mentre il Dio vero non chiede la vita, ma la dona.

Il fariseo dentro di noi non si lascia correggere

Le parole del Papa a volte sono forti, come sapeva fare Gesù. In fondo è il suo Vicario. Come Lui, ammonisce in modo particolare l’atteggiamento farisaico di chi si ritiene giusto, più ortodosso, migliore degli altri. È “la religione dell’io”, con i suoi riti e le sue preghiere, di quanti “si confessano cattolici, ma hanno dimenticato di essere cristiani e umani”, hanno dimenticato di rendere il “vero culto a Dio, che passa sempre attraverso l’amore del prossimo”. Francesco propone la strada dell’auto-accusa: in tutti noi – osserva – risorge sempre “il fariseo”, presuntuoso, campione nel giustificarsi. La via della fede è sempre quella di avere l’umiltà di lasciarsi correggere.

Mitezza contro gli attacchi

Come le parole forti di Gesù, anche quelle del Papa hanno un duplice effetto: si esce convertiti o ancora più induriti. Di qui le resistenze interne e gli attacchi. Francesco non teme uno scisma, ha detto durante il volo di ritorno dall’Africa. “Oggi – osserva – abbiamo tante scuole di rigidità dentro la Chiesa, che non sono scismi ma sono vie cristiane pseudoscismatiche, che finiranno male”, perché dietro questo atteggiamento rigido “non c’è la santità del Vangelo”. Il Papa invita a rispondere al male col bene, ad “essere miti con le persone che sono tentate di fare questi attacchi”, perché “stanno attraversando un problema” e vanno accompagnate “con mitezza”. Temono che la Chiesa di oggi non sia più cattolica, mettono in bocca al Pontefice parole mai dette: ma non è cambiato nessun dogma, c’è solo un passo avanti nell’accoglienza e nella misericordia, non sono state cancellate le devozioni, c’è solo l’invito a viverle col cuore. Con l’esortazione a camminare uniti come popolo, perché lo sviluppo della dottrina sia sempre unito alla vera Tradizione. C’è da domandarsi: i cristiani riusciranno ad essere misericordiosi tra di loro?

Sinodo sull’Amazzonia: conversione a Gesù, il centro è Lui

Lo scorso ottobre si è svolto il Sinodo per la regione Panamazzonica. Il Papa ha ripetuto tante volte la parola “conversione” che poi è il concetto che ha trovato posto nel Documento finale come esortazione principale dell’assemblea. Il Sinodo chiede una quadruplice conversione: sinodale, perché la Chiesa deve essere sempre più un camminare insieme e non divisi o da soli; culturale, perché è necessario saper parlare alle differenti culture; ecologica, perché lo sfruttamento egoistico dell’ambiente porta alla distruzione dei popoli; pastorale, perché è urgente l’annuncio del Vangelo. Alla base di queste quattro conversioni c’è l’unica conversione al Vangelo vivo, che è Gesù. La vera conversione è mettersi da parte – dice Francesco – decentrarsi, mettere al centro Cristo e lasciare che lo Spirito Santo sia il protagonista della nostra vita.

Lotta agli abusi, dentro e fuori la Chiesa

Si può definire storico l’incontro di febbraio in Vaticano: i responsabili delle Chiese di tutti i continenti hanno affrontato la piaga degli abusi sui minori compiuti in ambito ecclesiale e lo hanno fatto dinanzi al mondo intero con coraggio e trasparenza. Nel discorso a conclusione dell’incontro, Francesco ricorda, citando i dati, che la maggioranza degli abusi sono compiuti da familiari e educatori, dunque in ambito domestico, scolastico, sportivo ed ecclesiale, senza contare la piaga del turismo sessuale e le altre violenze. Il fatto che sia “un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra ovunque” – precisa – “non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa, dove diventa ancora più grave e scandaloso, “perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”. Con il Motu proprio Vos estis lux mundi, il Papa stabilisce nuove procedure per segnalare abusi, molestie e violenze, e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. Viene introdotto l’obbligo per chierici e religiosi di segnalare gli abusi. Ogni diocesi deve dotarsi di un sistema facilmente accessibile al pubblico per ricevere le segnalazioni. Francesco abolisce inoltre il segreto pontificio per questi casi e cambia la norma riguardante il delitto di pedopornografia facendo ricadere nella fattispecie dei “delicta graviora” – i delitti più gravi – la detenzione e la diffusione di immagini pornografiche che coinvolgano minori fino all’età di 18 anni.

Riforma: strutture più missionarie

Continuano i lavori del Consiglio dei Cardinali (il C6) per riformare la Curia Romana perché tutte le strutture della Chiesa siano più missionarie. Si sta ultimando l’esame della bozza della nuova Costituzione Apostolica, il cui titolo provvisorio è “Praedicate evangelium” a significare che il servizio principale che deve fornire la Santa Sede è quello dell’annuncio del Vangelo. Il Papa riforma, intanto, il ruolo del Decano del Collegio cardinalizio: accetta la rinuncia del cardinale Sodano, in carica dal 2005, e con un Motu proprio rende a scadenza l’incarico: cinque anni, eventualmente rinnovabili.

I soldi siano al servizio del Vangelo e dei poveri

Procede anche la riforma in campo finanziario, sul versante della trasparenza e del contenimento dei costi. Papa Francesco rinnova lo Statuto dello Ior: viene introdotta stabilmente la figura del Revisore esterno per la verifica dei conti secondo gli standard internazionali. Si precisano i principi cattolici a fondamento della missione dello Ior, perché sia più fedele alla sua missione originaria. Il gesuita Juan Antonio Guerrero Alves viene nominato prefetto della Segreteria per l’Economia. Il Papa autorizza una indagine della magistratura vaticana nei confronti di diverse persone al servizio della Santa Sede riguardo alcune operazioni finanziarie. E a proposito dell’Obolo di San Pietro, precisa che è buona amministrazione far fruttare i soldi ricevuti e non metterli nel cassetto. Ma l’investimento deve essere sempre “morale”, perché il denaro sia al servizio dell’evangelizzazione e dei poveri.

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Il 2019 di Papa Francesco: la certezza della fede e la lotta alle idolatrie

Annunciare la buona notizia della misericordia di Dio

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Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Anche quest’anno Papa Francesco ci ha regalato una catechesi semplice, per tutti, sull’amore di Dio. Il compito più importante è annunciare il Vangelo, ha detto, e in questo 2019 lo ha fatto attraverso 41 udienze generali (con i cicli sul Padre nostro e gli Atti degli Apostoli), 56 Angelus e Regina Caeli, oltre 60 omelie in celebrazioni pubbliche, 44 omelie a Santa Marta (senza contare i messaggi, le lettere, i documenti, le interviste diventate libri e i circa 260 discorsi pubblici).

Certezze, non confusione

A tutti ricorda che a fondamento del nostro vivere c’è una consolante certezza: Dio ci ama e in Gesù ha dato la sua vita per noi. Si tratta del messaggio centrale di tutto la sua missione (Evangelii gaudium, testo programmatico del Pontificato di Francesco). Invita a ricordare la “fede semplice e robusta” delle mamme e delle nonne, che ha dato e dà loro “forza e costanza per andare avanti e non farsi cadere le braccia”, “una fede fatta in casa, che passa inosservata, ma che costruisce a poco a poco il regno di Dio”. Una fede che non si lascia confondere, perché è fondata sull’essenziale del Vangelo.

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La fede e l’idolatria

Francesco esorta ad adorare l’unico vero Dio, Uno e Trino, in una società che diventa sempre più pagana. “L’idolatria – ha detto – non è soltanto andare in un tempio pagano e adorare una statua. No, l’idolatria è un atteggiamento del cuore”, è quando si preferisce una cosa perché è più comoda per sé e si dimentica il Signore. Gli idoli hanno cambiato nome, ma sono più che mai presenti: l’idolo del denaro, del successo, della carriera, dell’autorealizzazione, del piacere, e tutti quegli idoli che promettono felicità ma non la danno, anzi schiavizzano, ci rubano l’amore. Gli idoli promettono vita ma la tolgono – ha affermato il Papa in una bella catechesi dell’anno scorso – mentre il Dio vero non chiede la vita, ma la dona.

Il fariseo dentro di noi non si lascia correggere

Le parole del Papa a volte sono forti, come sapeva fare Gesù. In fondo è il suo Vicario. Come Lui, ammonisce in modo particolare l’atteggiamento farisaico di chi si ritiene giusto, più ortodosso, migliore degli altri. È “la religione dell’io”, con i suoi riti e le sue preghiere, di quanti “si confessano cattolici, ma hanno dimenticato di essere cristiani e umani”, hanno dimenticato di rendere il “vero culto a Dio, che passa sempre attraverso l’amore del prossimo”. Francesco propone la strada dell’auto-accusa: in tutti noi – osserva – risorge sempre “il fariseo”, presuntuoso, campione nel giustificarsi. La via della fede è sempre quella di avere l’umiltà di lasciarsi correggere.

Mitezza contro gli attacchi

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Sinodo sull’Amazzonia: conversione a Gesù, il centro è Lui

Lo scorso ottobre si è svolto il Sinodo per la regione Panamazzonica. Il Papa ha ripetuto tante volte la parola “conversione” che poi è il concetto che ha trovato posto nel Documento finale come esortazione principale dell’assemblea. Il Sinodo chiede una quadruplice conversione: sinodale, perché la Chiesa deve essere sempre più un camminare insieme e non divisi o da soli; culturale, perché è necessario saper parlare alle differenti culture; ecologica, perché lo sfruttamento egoistico dell’ambiente porta alla distruzione dei popoli; pastorale, perché è urgente l’annuncio del Vangelo. Alla base di queste quattro conversioni c’è l’unica conversione al Vangelo vivo, che è Gesù. La vera conversione è mettersi da parte – dice Francesco – decentrarsi, mettere al centro Cristo e lasciare che lo Spirito Santo sia il protagonista della nostra vita.

Lotta agli abusi, dentro e fuori la Chiesa

Si può definire storico l’incontro di febbraio in Vaticano: i responsabili delle Chiese di tutti i continenti hanno affrontato la piaga degli abusi sui minori compiuti in ambito ecclesiale e lo hanno fatto dinanzi al mondo intero con coraggio e trasparenza. Nel discorso a conclusione dell’incontro, Francesco ricorda, citando i dati, che la maggioranza degli abusi sono compiuti da familiari e educatori, dunque in ambito domestico, scolastico, sportivo ed ecclesiale, senza contare la piaga del turismo sessuale e le altre violenze. Il fatto che sia “un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra ovunque” – precisa – “non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa, dove diventa ancora più grave e scandaloso, “perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”. Con il Motu proprio Vos estis lux mundi, il Papa stabilisce nuove procedure per segnalare abusi, molestie e violenze, e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. Viene introdotto l’obbligo per chierici e religiosi di segnalare gli abusi. Ogni diocesi deve dotarsi di un sistema facilmente accessibile al pubblico per ricevere le segnalazioni. Francesco abolisce inoltre il segreto pontificio per questi casi e cambia la norma riguardante il delitto di pedopornografia facendo ricadere nella fattispecie dei “delicta graviora” – i delitti più gravi – la detenzione e la diffusione di immagini pornografiche che coinvolgano minori fino all’età di 18 anni.

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I soldi siano al servizio del Vangelo e dei poveri

Procede anche la riforma in campo finanziario, sul versante della trasparenza e del contenimento dei costi. Papa Francesco rinnova lo Statuto dello Ior: viene introdotta stabilmente la figura del Revisore esterno per la verifica dei conti secondo gli standard internazionali. Si precisano i principi cattolici a fondamento della missione dello Ior, perché sia più fedele alla sua missione originaria. Il gesuita Juan Antonio Guerrero Alves viene nominato prefetto della Segreteria per l’Economia. Il Papa autorizza una indagine della magistratura vaticana nei confronti di diverse persone al servizio della Santa Sede riguardo alcune operazioni finanziarie. E a proposito dell’Obolo di San Pietro, precisa che è buona amministrazione far fruttare i soldi ricevuti e non metterli nel cassetto. Ma l’investimento deve essere sempre “morale”, perché il denaro sia al servizio dell’evangelizzazione e dei poveri.

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