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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CIII Domenica Per Annum - Anno C - 25 Genn. 2013

III Domenica Per Annum – Anno C – 25 Genn. 2013

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Il libro di Neemia, al capitolo 8, ci narra l’emozione e la trepidazione del popolo eletto - tornato dall’esilio - nel momento in cui Dio riconsegna loro la sua parola, tanto da provocarne il pianto. Nella pagina di Vangelo, Luca, racconta l’esperienza di Gesù nella sinagoga del suo paese: Nazareth. Egli cominciò a esporre il progetto d’amore che Dio intendeva offrire al suo “nuovo” popolo.
Il libro di Neemia, al capitolo 8, ci narra l’emozione e la trepidazione del popolo eletto – tornato dall’esilio – nel momento in cui Dio riconsegna loro la sua parola, tanto da provocarne il pianto. Nella pagina di Vangelo, Luca, racconta l’esperienza di Gesù nella sinagoga del suo paese: Nazareth. Egli cominciò a esporre il progetto d’amore che Dio intendeva offrire al suo “nuovo” popolo.

Finalmente “videro” la Parola di Dio.

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 Ne 8,2-4a.5-6.8-10

1Cor 12,12-30

Lc 1,1-4; 4,14-21

«Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). La parola del Signore, è come una lanterna che illumina le notti più buie di ogni cristiano; un faro capace di sgretolare i paraocchi più resistenti e di portare luce nelle alcove più tetre dell’animo umano. Essa è tanto potente che, sospinge lo spirito a non rassegnarsi a vivere alla cieca, a non abbandonarsi all’interesse degli istinti o a cedere alla sopraffazione delle scelte imposte. La parola di Dio – a questo punto – così come espresso da S. Atanasio in favore dell’Eucaristia, può divenire per l’uomo: “farmaco di immortalità”.

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Il libro di Neemia, al capitolo 8, ci narra l’emozione e la trepidazione del popolo eletto – tornato dall’esilio – nel momento in cui Dio riconsegna loro la sua parola, tanto da provocarne il pianto. Nella pagina di Vangelo, Luca, racconta l’esperienza di Gesù nella sinagoga del suo paese: Nazareth. Egli cominciò a esporre il progetto d’amore che Dio intendeva offrire al suo “nuovo” popolo.

È sabato, tutti sono nella sinagoga per ascoltare la parola di Dio; Gesù viene invitato a proclamare un brano della scrittura e a commentarla: gli viene offerto il rotolo del profeta Isaia. Gesù inizia a leggere: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). È il capitolo 61 del profeta, tutti gli occhi sono puntati su di lui, i pochi attimi di assordante silenzio vengono interrotti dalle parole del Messia: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21).  Gesù, in buona sostanza, presenta la propria missione promettendo il capovolgimento della realtà, l’inizio di un tempo nuovo, l’inizio di un tempo di libertà e pace. In lui si adempiono le promesse dell’Antico Testamento.

Luca, con chiarezza, vuole narrare una vicenda atta a infondere certezze nella comunità; certezze che sostengono la scelta dei discepoli di Gesù. La scena nella sinagoga di Nazareth si proietta nel futuro: lì Gesù immantinente manifesta l’idea da attuare. Infatti, subito dopo la minuziosa descrizione dei gesti del Cristo, l’evangelista non dimentica di pennellare la condizione degli astanti: «Tutti gli occhi stavano fissi su di lui» (Lc 4,20), come se oltre ad ascoltare la parola del profeta, per poterla comprendere, occorresse anche vederla. Ed è questo che avvenne quel giorno: la parola di Isaia fu “vista”.

Questa parola è la Buona Notizia che narra dell’Unto del Signore; il quale, viene a ridare la vista ai ciechi, a liberare i prigionieri e a proclamare l’anno di grazia e di salvezza. Quest’ultimo, è sempre stato un’utopia per Israele. La remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi, la restituzione delle terre alle famiglie, hanno sempre costituito un ideale irrealizzato per il popolo; tuttavia, un criterio di giustizia verso il quale dover tendere. Per i suoi stessi obiettivi, l’anno di grazia è in primo luogo buona notizia per i poveri. Gli indebitati, gli impoveriti, quanti erano sottoposti a condizioni di lavoro che offendono la vita, i senza terra, le donne, i bambini e le bambine venduti come schiavi; loro speravano, più di ogni altro, che un giorno l’anno di grazia diventasse realtà.

Quando allora Gesù afferma: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato», quella parola realizza – finalmente – quello che dice; la presenza e la voce di Gesù nella sinagoga inaugurano il tempo della grazia, il tempo in cui Dio viene a regnare. Coloro che rimasero con gli occhi fissi su di lui, poterono vedere la realizzazione misteriosa e senza stridore del tempo della grazia. Gesù ha dato vita alla sua opera liberatrice a cominciare dagli oppressi della Galilea.

Lo Spirito, attraverso la Parola, muove quanti si radunano ogni domenica per l’Eucaristia. La celebrazione della parola di Dio fa sì che i credenti possano partecipare al mistero del suo amore, facendosi capaci di gesti di fraternità verso i più bisognosi. La Chiesa dunque vive oggi l’attualità salvifica della parola di Gesù e nella comunione raduna le genti intorno al suo messaggio di salvezza.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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III Domenica Per Annum – Anno C – 25 Genn. 2013

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Il libro di Neemia, al capitolo 8, ci narra l’emozione e la trepidazione del popolo eletto - tornato dall’esilio - nel momento in cui Dio riconsegna loro la sua parola, tanto da provocarne il pianto. Nella pagina di Vangelo, Luca, racconta l’esperienza di Gesù nella sinagoga del suo paese: Nazareth. Egli cominciò a esporre il progetto d’amore che Dio intendeva offrire al suo “nuovo” popolo.
Il libro di Neemia, al capitolo 8, ci narra l’emozione e la trepidazione del popolo eletto – tornato dall’esilio – nel momento in cui Dio riconsegna loro la sua parola, tanto da provocarne il pianto. Nella pagina di Vangelo, Luca, racconta l’esperienza di Gesù nella sinagoga del suo paese: Nazareth. Egli cominciò a esporre il progetto d’amore che Dio intendeva offrire al suo “nuovo” popolo.

Finalmente “videro” la Parola di Dio.

 Ne 8,2-4a.5-6.8-10

1Cor 12,12-30

Lc 1,1-4; 4,14-21

«Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). La parola del Signore, è come una lanterna che illumina le notti più buie di ogni cristiano; un faro capace di sgretolare i paraocchi più resistenti e di portare luce nelle alcove più tetre dell’animo umano. Essa è tanto potente che, sospinge lo spirito a non rassegnarsi a vivere alla cieca, a non abbandonarsi all’interesse degli istinti o a cedere alla sopraffazione delle scelte imposte. La parola di Dio – a questo punto – così come espresso da S. Atanasio in favore dell’Eucaristia, può divenire per l’uomo: “farmaco di immortalità”.

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Il libro di Neemia, al capitolo 8, ci narra l’emozione e la trepidazione del popolo eletto – tornato dall’esilio – nel momento in cui Dio riconsegna loro la sua parola, tanto da provocarne il pianto. Nella pagina di Vangelo, Luca, racconta l’esperienza di Gesù nella sinagoga del suo paese: Nazareth. Egli cominciò a esporre il progetto d’amore che Dio intendeva offrire al suo “nuovo” popolo.

È sabato, tutti sono nella sinagoga per ascoltare la parola di Dio; Gesù viene invitato a proclamare un brano della scrittura e a commentarla: gli viene offerto il rotolo del profeta Isaia. Gesù inizia a leggere: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). È il capitolo 61 del profeta, tutti gli occhi sono puntati su di lui, i pochi attimi di assordante silenzio vengono interrotti dalle parole del Messia: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21).  Gesù, in buona sostanza, presenta la propria missione promettendo il capovolgimento della realtà, l’inizio di un tempo nuovo, l’inizio di un tempo di libertà e pace. In lui si adempiono le promesse dell’Antico Testamento.

Luca, con chiarezza, vuole narrare una vicenda atta a infondere certezze nella comunità; certezze che sostengono la scelta dei discepoli di Gesù. La scena nella sinagoga di Nazareth si proietta nel futuro: lì Gesù immantinente manifesta l’idea da attuare. Infatti, subito dopo la minuziosa descrizione dei gesti del Cristo, l’evangelista non dimentica di pennellare la condizione degli astanti: «Tutti gli occhi stavano fissi su di lui» (Lc 4,20), come se oltre ad ascoltare la parola del profeta, per poterla comprendere, occorresse anche vederla. Ed è questo che avvenne quel giorno: la parola di Isaia fu “vista”.

Questa parola è la Buona Notizia che narra dell’Unto del Signore; il quale, viene a ridare la vista ai ciechi, a liberare i prigionieri e a proclamare l’anno di grazia e di salvezza. Quest’ultimo, è sempre stato un’utopia per Israele. La remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi, la restituzione delle terre alle famiglie, hanno sempre costituito un ideale irrealizzato per il popolo; tuttavia, un criterio di giustizia verso il quale dover tendere. Per i suoi stessi obiettivi, l’anno di grazia è in primo luogo buona notizia per i poveri. Gli indebitati, gli impoveriti, quanti erano sottoposti a condizioni di lavoro che offendono la vita, i senza terra, le donne, i bambini e le bambine venduti come schiavi; loro speravano, più di ogni altro, che un giorno l’anno di grazia diventasse realtà.

Quando allora Gesù afferma: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato», quella parola realizza – finalmente – quello che dice; la presenza e la voce di Gesù nella sinagoga inaugurano il tempo della grazia, il tempo in cui Dio viene a regnare. Coloro che rimasero con gli occhi fissi su di lui, poterono vedere la realizzazione misteriosa e senza stridore del tempo della grazia. Gesù ha dato vita alla sua opera liberatrice a cominciare dagli oppressi della Galilea.

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Lo Spirito, attraverso la Parola, muove quanti si radunano ogni domenica per l’Eucaristia. La celebrazione della parola di Dio fa sì che i credenti possano partecipare al mistero del suo amore, facendosi capaci di gesti di fraternità verso i più bisognosi. La Chiesa dunque vive oggi l’attualità salvifica della parola di Gesù e nella comunione raduna le genti intorno al suo messaggio di salvezza.

Giuseppe Gravante

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Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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