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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno A III Domenica per annum - Anno A - 26 gennaio 2014

III Domenica per annum – Anno A – 26 gennaio 2014

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Un uomo con un orologio sa che ore sono.

Un uomo con due orologi non è mai sicuro.

 Is 8, 23b-9,3; 1Cor 1, 10-13.17; Mt 4, 12-33

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

 

«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4, 17). Queste sono le prime parole pronunciate pubblicamente da Gesù, l’incipit solenne di tutto il suo pellegrinaggio evangelizzatore. Tale è anche l’annuncio di Giovanni il Battista, nonché infine, il contenuto di tutta la predicazione apostolica. Dunque, è evidente, la presenza di un filo conduttore che guida il messaggio evangelico, da Giovanni fino agli sviluppi della Chiesa apostolica (e ovviamente quella contemporanea).

Tuttavia, vanno puntualizzate alcune differenze.  Le lancette di un orologio indicano l’ora; ma se non fossero congiunte al centro del quadro orario, si dividerebbero e perderebbero la loro funzione e così, con due orologi non sì è mai sicuri di che ora è. Giovanni e la Chiesa si collocano in “periferia”, afferiscono al Cristo, sono “centrali” (tendenti al centro); è la figura di Cristo che permane sempre nel centro e costituisce il tred union. Il primo è il precursore, la seconda ne continua l’annuncio: non ha quindi parola autonoma rispetto a Cristo. Giovanni predicava nel deserto, viveva in grande austerità, si prepara all’avvento del Messia e praticava un battesimo di conversione. Gesù predica in Galilea e, questa, non consiste solo in una mera diversità geografica o di stile. Giovanni infatti, si concentra sull’annuncio della “conversione”, ne traccia quasi le linee epistemologiche. Gesù, invece, pone l’accento sul contenuto di quest’ultima: «Il regno dei cieli è vicino».

Il Regno annunciato da Gesù è la sua stessa persona! Con le sue parole, le sue azioni, la sua morte e risurrezione diventa luce che rischiara le tenebre: luce che porta gioia (Cfr. Is 9, 2). Allora un cristianesimo annunciato e vissuto con mestizia è semplicemente anti-evangelico. Si converta e creda al Regno dei Cieli!

Nella relazione stretta fra “Regno annunciato” e “Regno inaugurato” in Gesù, si percepisce il contenuto enucleato da Paolo in 1 Corinzi. Egli rimprovera agli abitanti di Corinto un atteggiamento immaturo e acerbo nei confronti della fede. Hanno perso la bussola, la considerazione della figura del Cristo come centro della propria esistenza, perdendo così, anche le proprie generalità cristiane. I corinzi iniziano a dividersi, a frammentarsi in gruppetti e a combattersi quasi; non diversamente ciò che accade nelle odierne comunità. La fazione nasce quando il motivo di unità svanisce; non a caso Paolo afferma che solo Cristo è il Signore e il Salvatore. Gli altri sono solo alla sua sequela.

Riscoprire la centralità di Cristo significa persistere nella coerenza, dove questa non è solo un susseguirsi ordinato di scelte razionali, bensì dare un obbiettivo alla propria vita, un target consistente che la conduca e diriga: Gesù Cristo. Solo in questa logica si diventa e si permane discepoli di Cristo, abitanti del Regno.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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III Domenica per annum – Anno A – 26 gennaio 2014

  

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Un uomo con un orologio sa che ore sono.

Un uomo con due orologi non è mai sicuro.

 Is 8, 23b-9,3; 1Cor 1, 10-13.17; Mt 4, 12-33

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Il Signore è mia luce e mia salvezza.

 

«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4, 17). Queste sono le prime parole pronunciate pubblicamente da Gesù, l’incipit solenne di tutto il suo pellegrinaggio evangelizzatore. Tale è anche l’annuncio di Giovanni il Battista, nonché infine, il contenuto di tutta la predicazione apostolica. Dunque, è evidente, la presenza di un filo conduttore che guida il messaggio evangelico, da Giovanni fino agli sviluppi della Chiesa apostolica (e ovviamente quella contemporanea).

Tuttavia, vanno puntualizzate alcune differenze.  Le lancette di un orologio indicano l’ora; ma se non fossero congiunte al centro del quadro orario, si dividerebbero e perderebbero la loro funzione e così, con due orologi non sì è mai sicuri di che ora è. Giovanni e la Chiesa si collocano in “periferia”, afferiscono al Cristo, sono “centrali” (tendenti al centro); è la figura di Cristo che permane sempre nel centro e costituisce il tred union. Il primo è il precursore, la seconda ne continua l’annuncio: non ha quindi parola autonoma rispetto a Cristo. Giovanni predicava nel deserto, viveva in grande austerità, si prepara all’avvento del Messia e praticava un battesimo di conversione. Gesù predica in Galilea e, questa, non consiste solo in una mera diversità geografica o di stile. Giovanni infatti, si concentra sull’annuncio della “conversione”, ne traccia quasi le linee epistemologiche. Gesù, invece, pone l’accento sul contenuto di quest’ultima: «Il regno dei cieli è vicino».

Il Regno annunciato da Gesù è la sua stessa persona! Con le sue parole, le sue azioni, la sua morte e risurrezione diventa luce che rischiara le tenebre: luce che porta gioia (Cfr. Is 9, 2). Allora un cristianesimo annunciato e vissuto con mestizia è semplicemente anti-evangelico. Si converta e creda al Regno dei Cieli!

Nella relazione stretta fra “Regno annunciato” e “Regno inaugurato” in Gesù, si percepisce il contenuto enucleato da Paolo in 1 Corinzi. Egli rimprovera agli abitanti di Corinto un atteggiamento immaturo e acerbo nei confronti della fede. Hanno perso la bussola, la considerazione della figura del Cristo come centro della propria esistenza, perdendo così, anche le proprie generalità cristiane. I corinzi iniziano a dividersi, a frammentarsi in gruppetti e a combattersi quasi; non diversamente ciò che accade nelle odierne comunità. La fazione nasce quando il motivo di unità svanisce; non a caso Paolo afferma che solo Cristo è il Signore e il Salvatore. Gli altri sono solo alla sua sequela.

Riscoprire la centralità di Cristo significa persistere nella coerenza, dove questa non è solo un susseguirsi ordinato di scelte razionali, bensì dare un obbiettivo alla propria vita, un target consistente che la conduca e diriga: Gesù Cristo. Solo in questa logica si diventa e si permane discepoli di Cristo, abitanti del Regno.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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