20.6 C
Rome
giovedì, 19 Settembre 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C III Domenica di Quaresima - Anno C - 24 marzo 2019

III Domenica di Quaresima – Anno C – 24 marzo 2019

Amare non è un investimento ma un dono a fondo perduto.






    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
    Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».




    Molte volte le inevitabile disgrazie della vita, anche quelle estreme: una malattia un incidente, una morte improvvisa; vengono, erroneamente,  lette come forme di punizione da parte di Dio o di giustizia divina. Nulla di più gratuito e falso. Significa accusare Dio d’essere vendicativo. Giudice monocratico che processa per direttissima senza neppure ascoltare la difesa. No! Dio ama e ama sempre. Immeritatamente, preventivamente, totalmente, gratuitamente. Dio ama a fondo perduto. Per lui non è un investimento amare, ma un manifestare la ricchezza del suo cuore che si riversa, per necessità, verso le creature. E’ nella logica e nella dinamica stessa dell’amore quella di donarsi, di parteciparsi senza attendersi nulla in cambio. Noi che siamo abituati sempre a porre in evidenza il mittente in ogni gesto d’amore che compiamo perché volgiamo che si sappia l’autore e l’elargitore di un gesto, di un’attenzione per poi averne il contraccambio, difficilmente comprendiamo la gratuità.

    E’ l’amore l’anima del mondo, non il commercio, il progresso, la carriera, l’egoismo, il guadagno, il piacere. Ma un amore immolato, donato, gratuito. Raoul Follerreau, una vita dedicata al servizio dei lebbrosi dopo aver lasciato la cattedra universitaria di Parigi diceva: “Il nostro mondo non ha che questa alternativa: amarsi o scomparire”. Ma apprendere l’arte d’amare è difficile e periglioso, occorre tempo, sacrificio e dedizione e non sempre ci si riesce, allora si è ripetenti con debito formativo o addirittura bocciati. Il cuore dell’uomo è troppo intriso di egoismo e ha troppi fili spinati che lo circondano per difendersi e non lasciare varchi d’ingresso. Invece occorre essere capaci di non mettere dogane per introdurre le necessità degli altri nella nostra vita, non visite di controllo, di consistenza patrimoniale, di titoli nobiliari, di lauree o traguardi raggiunti. Porte aperte. Servizio e disponibilità assolute, dedizione senza orari. Proprio come si farebbe per una persona cara, di famiglia, a cui si è legati da vincoli sentimentali forti e coinvolgenti.

    Dio tutto questo lo sa, ce ne ha dato l’esempio e vuole che anche noi, pur con i nostri limiti facciamo altrettanto. E quando non ne siamo capaci, quando nel linguaggio dell’amore balbettiamo o siamo completamente assenti, non ci esclude, sa attendere, sa pazientare, non punire ma coltivare, accudire ancora nella speranza di cambiarci, di renderci fruttiferi per la soddisfazione nostra e il benessere e il progresso degli altri.

    E’ proprio il caso della parabola odierna. Il fico infruttifero della vigna non viene tagliato ma gli si prestano ulteriori cure perché possa vincere la sterilità e donare i frutti sperati. “Per lui [Dio] il frutto possibile domani conta più della mia inutilità di oggi” (Ermes Ronchi). Perciò ci ama usandoci misericordia e perdono quando siamo immeritevoli perché lui ama a fondo perduto. Questa è la vera logica dell’amore non pretendere nulla se non il bene della persona amata e Dio, attendendo i nostri frutti, ci ama davvero.




    Lazzaro rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi. Ignorare il povero è disprezzare Dio! Questo dobbiamo impararlo bene: ignorare il povero è disprezzare Dio. C’è un particolare nella parabola che va notato: il ricco non ha un nome, ma soltanto l’aggettivo: “il ricco”; mentre quello del povero è ripetuto cinque volte, e “Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. La misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo; quando manca questa, anche quella non trova spazio nel nostro cuore chiuso, non può entrare. E questo è terribile.

    (Udienza Generale, 18 maggio 2016)




    O Dio, che ci nutri in questa vita con il pane del cielo, pegno della tua gloria, fa’ che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.



- Advertisement -
B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

III Domenica di Quaresima – Anno C – 24 marzo 2019

Amare non è un investimento ma un dono a fondo perduto.






    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
    Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».




    Molte volte le inevitabile disgrazie della vita, anche quelle estreme: una malattia un incidente, una morte improvvisa; vengono, erroneamente,  lette come forme di punizione da parte di Dio o di giustizia divina. Nulla di più gratuito e falso. Significa accusare Dio d’essere vendicativo. Giudice monocratico che processa per direttissima senza neppure ascoltare la difesa. No! Dio ama e ama sempre. Immeritatamente, preventivamente, totalmente, gratuitamente. Dio ama a fondo perduto. Per lui non è un investimento amare, ma un manifestare la ricchezza del suo cuore che si riversa, per necessità, verso le creature. E’ nella logica e nella dinamica stessa dell’amore quella di donarsi, di parteciparsi senza attendersi nulla in cambio. Noi che siamo abituati sempre a porre in evidenza il mittente in ogni gesto d’amore che compiamo perché volgiamo che si sappia l’autore e l’elargitore di un gesto, di un’attenzione per poi averne il contraccambio, difficilmente comprendiamo la gratuità.

    E’ l’amore l’anima del mondo, non il commercio, il progresso, la carriera, l’egoismo, il guadagno, il piacere. Ma un amore immolato, donato, gratuito. Raoul Follerreau, una vita dedicata al servizio dei lebbrosi dopo aver lasciato la cattedra universitaria di Parigi diceva: “Il nostro mondo non ha che questa alternativa: amarsi o scomparire”. Ma apprendere l’arte d’amare è difficile e periglioso, occorre tempo, sacrificio e dedizione e non sempre ci si riesce, allora si è ripetenti con debito formativo o addirittura bocciati. Il cuore dell’uomo è troppo intriso di egoismo e ha troppi fili spinati che lo circondano per difendersi e non lasciare varchi d’ingresso. Invece occorre essere capaci di non mettere dogane per introdurre le necessità degli altri nella nostra vita, non visite di controllo, di consistenza patrimoniale, di titoli nobiliari, di lauree o traguardi raggiunti. Porte aperte. Servizio e disponibilità assolute, dedizione senza orari. Proprio come si farebbe per una persona cara, di famiglia, a cui si è legati da vincoli sentimentali forti e coinvolgenti.

    Dio tutto questo lo sa, ce ne ha dato l’esempio e vuole che anche noi, pur con i nostri limiti facciamo altrettanto. E quando non ne siamo capaci, quando nel linguaggio dell’amore balbettiamo o siamo completamente assenti, non ci esclude, sa attendere, sa pazientare, non punire ma coltivare, accudire ancora nella speranza di cambiarci, di renderci fruttiferi per la soddisfazione nostra e il benessere e il progresso degli altri.

    E’ proprio il caso della parabola odierna. Il fico infruttifero della vigna non viene tagliato ma gli si prestano ulteriori cure perché possa vincere la sterilità e donare i frutti sperati. “Per lui [Dio] il frutto possibile domani conta più della mia inutilità di oggi” (Ermes Ronchi). Perciò ci ama usandoci misericordia e perdono quando siamo immeritevoli perché lui ama a fondo perduto. Questa è la vera logica dell’amore non pretendere nulla se non il bene della persona amata e Dio, attendendo i nostri frutti, ci ama davvero.




    Lazzaro rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi. Ignorare il povero è disprezzare Dio! Questo dobbiamo impararlo bene: ignorare il povero è disprezzare Dio. C’è un particolare nella parabola che va notato: il ricco non ha un nome, ma soltanto l’aggettivo: “il ricco”; mentre quello del povero è ripetuto cinque volte, e “Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo. La misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo; quando manca questa, anche quella non trova spazio nel nostro cuore chiuso, non può entrare. E questo è terribile.

    (Udienza Generale, 18 maggio 2016)




    O Dio, che ci nutri in questa vita con il pane del cielo, pegno della tua gloria, fa’ che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.



- Advertisement -
- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
277FansMi piace
838FollowerSegui
13,000FollowerSegui
605FollowerSegui
56IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Rut, la moabita

Ezechiele quadriforme

Dell’essere e dell’amore

L’ateismo interroga la fede

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO