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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno BIII Domenica di Avvento - Anno A - 13 novembre 2020

III Domenica di Avvento – Anno A – 13 novembre 2020

“Slegare i lacci” altrui in segno di servizio e dedizione






    Dal Vangelo secondo Giovanni.

    “Venne un uomo mandato da Dio:
    il suo nome era Giovanni.
    Egli venne come testimone
    per dare testimonianza alla luce,
    perché tutti credessero per mezzo di lui.
    Non era lui la luce,
    ma doveva dare testimonianza alla luce.
    Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
    Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
    Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando”.




    La luna fa luce ma è il riflesso dell’unica luce del sole. Il diamante, con tutte le sue sfaccettature e la sua preziosità, emana luce, ma non è la sua luce, bensì il riverbero di una luce proiettata su di lui. Le lampade fanno luce ma è l’energia elettrica che si sprigiona attraverso le fonti luminose, difatti si differenziano per wattaggio e per potenza.

    La figura di Giovanni il battezzatore di questo ne è un fulgido ed illuminante testimone. Egli è colui che battezza cioè colui che immerge in Dio. Battezzare significa, appunto, immergere. Non è lui la luce, ma la indica, non è lui la luce, ma introduce alla luce. Il cristiano, cioè colui che è stato immerso nell’orbita di Dio, attraverso il battesimo, deve anch’egli dare testimonianza. Far risplendere nella sua vita, nelle sue opere, nelle sue scelte, la grandezza di quel Dio che lo ha rivestito di bellezza, di dignità, di santità. Attraverso il battesimo noi siamo stati “deificati” nobilitati, trasformati integralmente e profondamente, ontologicamente cioè nel nostro essere.

    “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Matteo 5,14-16). Il compito, la missione di ogni battezzato è quello di donare, testimoniare quanto ricevuto. In questo modo ogni cristiano è “sacerdote, re, profeta” (Lumen Gentium).

    La presenza profetica di Giovanni è riconosciuta da tutti, era molto seguito. Esercitava una grande influenza ed otteneva un numeroso seguito. A lui, i sacerdoti e leviti, inviati dai giudei, chiedono se era il messia. Lui negò e di sé stesso dice d’essere “voce di uno che grida nel deserto”. Ecco delinearsi un altro modo d’essere cristiani: urlatori, proclamatori, amplificatori. Nel deserto relazionale di oggi, nel deserto sentimentale a cui ci riduciamo. Nel deserto con la siccità di sentimenti a cui ci stiamo abituando, nel deserto dell’isolamento individualista. In questi luoghi aridi dell’esistenza umana, il cristiano è chiamato a gridare, con la concretezza dei gesti l’annuncio salvifico di Dio.

    L’umiltà di Giovanni il battista dinanzi alla grandezza di Gesù sia stimolo per ognuno di noi per chinarci dinanzi ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati e “slegare i lacci” a cui sono costretti. In questo modo si testimonia, nella concretezza, che li riteniamo superiori a noi stessi.




    Il Signore viene a salvarci e a costruire il suo regno.
    Chiediamo un segno della sua potenza
    e della sua misericordia.

    Preghiamo insieme e diciamo:

    Compi le nostre speranze, Signore.

    Per la santa Chiesa,
    perché il Signore l’aiuti a riscoprire e a vivere la novità del primo Natale
    nell’attesa del suo avvento glorioso, preghiamo. R.

    Per quanti cercano un posto nella vita e nella società,
    perché sia dato ad ogni uomo il diritto e la possibilità
    di attuare la propria vocazione personale e sociale, preghiamo. R.

    Per coloro che soffrono nell’infermità, nella miseria e nella solitudine,
    perché sentano nel nostro fraterno aiuto
    la vicinanza del Signore che viene, preghiamo. R.

    Per le nostre comunità,
    perché nell’attesa del Cristo liberatore
    compiano opere di giustizia e di pace, preghiamo. R.

    Per noi tutti,
    perché lo Spirito del Padre
    ci dia la forza di troncare ogni comportamento ambiguo
    e di incamminarci con cuore libero e ardente
    incontro al Signore, preghiamo. R.

    O Dio, che sei il liberatore dei poveri,
    vieni incontro alle speranze
    di quanti ti cercano con cuore sincero,
    e dona a tutti i tuoi figli
    di esultare nello Spirito per la venuta del Salvatore.
    Per Cristo nostro Signore.

    Amen.




    O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo Giovanni.

“Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando”.



La luna fa luce ma è il riflesso dell’unica luce del sole. Il diamante, con tutte le sue sfaccettature e la sua preziosità, emana luce, ma non è la sua luce, bensì il riverbero di una luce proiettata su di lui. Le lampade fanno luce ma è l’energia elettrica che si sprigiona attraverso le fonti luminose, difatti si differenziano per wattaggio e per potenza.

La figura di Giovanni il battezzatore di questo ne è un fulgido ed illuminante testimone. Egli è colui che battezza cioè colui che immerge in Dio. Battezzare significa, appunto, immergere. Non è lui la luce, ma la indica, non è lui la luce, ma introduce alla luce. Il cristiano, cioè colui che è stato immerso nell’orbita di Dio, attraverso il battesimo, deve anch’egli dare testimonianza. Far risplendere nella sua vita, nelle sue opere, nelle sue scelte, la grandezza di quel Dio che lo ha rivestito di bellezza, di dignità, di santità. Attraverso il battesimo noi siamo stati “deificati” nobilitati, trasformati integralmente e profondamente, ontologicamente cioè nel nostro essere.

“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Matteo 5,14-16). Il compito, la missione di ogni battezzato è quello di donare, testimoniare quanto ricevuto. In questo modo ogni cristiano è “sacerdote, re, profeta” (Lumen Gentium).

La presenza profetica di Giovanni è riconosciuta da tutti, era molto seguito. Esercitava una grande influenza ed otteneva un numeroso seguito. A lui, i sacerdoti e leviti, inviati dai giudei, chiedono se era il messia. Lui negò e di sé stesso dice d’essere “voce di uno che grida nel deserto”. Ecco delinearsi un altro modo d’essere cristiani: urlatori, proclamatori, amplificatori. Nel deserto relazionale di oggi, nel deserto sentimentale a cui ci riduciamo. Nel deserto con la siccità di sentimenti a cui ci stiamo abituando, nel deserto dell’isolamento individualista. In questi luoghi aridi dell’esistenza umana, il cristiano è chiamato a gridare, con la concretezza dei gesti l’annuncio salvifico di Dio.

L’umiltà di Giovanni il battista dinanzi alla grandezza di Gesù sia stimolo per ognuno di noi per chinarci dinanzi ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati e “slegare i lacci” a cui sono costretti. In questo modo si testimonia, nella concretezza, che li riteniamo superiori a noi stessi.



Il Signore viene a salvarci e a costruire il suo regno.
Chiediamo un segno della sua potenza
e della sua misericordia.

Preghiamo insieme e diciamo:

Compi le nostre speranze, Signore.

Per la santa Chiesa,
perché il Signore l’aiuti a riscoprire e a vivere la novità del primo Natale
nell’attesa del suo avvento glorioso, preghiamo. R.

Per quanti cercano un posto nella vita e nella società,
perché sia dato ad ogni uomo il diritto e la possibilità
di attuare la propria vocazione personale e sociale, preghiamo. R.

Per coloro che soffrono nell’infermità, nella miseria e nella solitudine,
perché sentano nel nostro fraterno aiuto
la vicinanza del Signore che viene, preghiamo. R.

Per le nostre comunità,
perché nell’attesa del Cristo liberatore
compiano opere di giustizia e di pace, preghiamo. R.

Per noi tutti,
perché lo Spirito del Padre
ci dia la forza di troncare ogni comportamento ambiguo
e di incamminarci con cuore libero e ardente
incontro al Signore, preghiamo. R.

O Dio, che sei il liberatore dei poveri,
vieni incontro alle speranze
di quanti ti cercano con cuore sincero,
e dona a tutti i tuoi figli
di esultare nello Spirito per la venuta del Salvatore.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.



O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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III Domenica di Avvento – Anno A – 13 novembre 2020

“Slegare i lacci” altrui in segno di servizio e dedizione



Dal Vangelo secondo Giovanni.

“Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando”.



La luna fa luce ma è il riflesso dell’unica luce del sole. Il diamante, con tutte le sue sfaccettature e la sua preziosità, emana luce, ma non è la sua luce, bensì il riverbero di una luce proiettata su di lui. Le lampade fanno luce ma è l’energia elettrica che si sprigiona attraverso le fonti luminose, difatti si differenziano per wattaggio e per potenza.

La figura di Giovanni il battezzatore di questo ne è un fulgido ed illuminante testimone. Egli è colui che battezza cioè colui che immerge in Dio. Battezzare significa, appunto, immergere. Non è lui la luce, ma la indica, non è lui la luce, ma introduce alla luce. Il cristiano, cioè colui che è stato immerso nell’orbita di Dio, attraverso il battesimo, deve anch’egli dare testimonianza. Far risplendere nella sua vita, nelle sue opere, nelle sue scelte, la grandezza di quel Dio che lo ha rivestito di bellezza, di dignità, di santità. Attraverso il battesimo noi siamo stati “deificati” nobilitati, trasformati integralmente e profondamente, ontologicamente cioè nel nostro essere.

“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Matteo 5,14-16). Il compito, la missione di ogni battezzato è quello di donare, testimoniare quanto ricevuto. In questo modo ogni cristiano è “sacerdote, re, profeta” (Lumen Gentium).

La presenza profetica di Giovanni è riconosciuta da tutti, era molto seguito. Esercitava una grande influenza ed otteneva un numeroso seguito. A lui, i sacerdoti e leviti, inviati dai giudei, chiedono se era il messia. Lui negò e di sé stesso dice d’essere “voce di uno che grida nel deserto”. Ecco delinearsi un altro modo d’essere cristiani: urlatori, proclamatori, amplificatori. Nel deserto relazionale di oggi, nel deserto sentimentale a cui ci riduciamo. Nel deserto con la siccità di sentimenti a cui ci stiamo abituando, nel deserto dell’isolamento individualista. In questi luoghi aridi dell’esistenza umana, il cristiano è chiamato a gridare, con la concretezza dei gesti l’annuncio salvifico di Dio.

L’umiltà di Giovanni il battista dinanzi alla grandezza di Gesù sia stimolo per ognuno di noi per chinarci dinanzi ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati e “slegare i lacci” a cui sono costretti. In questo modo si testimonia, nella concretezza, che li riteniamo superiori a noi stessi.



Il Signore viene a salvarci e a costruire il suo regno.
Chiediamo un segno della sua potenza
e della sua misericordia.

Preghiamo insieme e diciamo:

Compi le nostre speranze, Signore.

Per la santa Chiesa,
perché il Signore l’aiuti a riscoprire e a vivere la novità del primo Natale
nell’attesa del suo avvento glorioso, preghiamo. R.

Per quanti cercano un posto nella vita e nella società,
perché sia dato ad ogni uomo il diritto e la possibilità
di attuare la propria vocazione personale e sociale, preghiamo. R.

Per coloro che soffrono nell’infermità, nella miseria e nella solitudine,
perché sentano nel nostro fraterno aiuto
la vicinanza del Signore che viene, preghiamo. R.

Per le nostre comunità,
perché nell’attesa del Cristo liberatore
compiano opere di giustizia e di pace, preghiamo. R.

Per noi tutti,
perché lo Spirito del Padre
ci dia la forza di troncare ogni comportamento ambiguo
e di incamminarci con cuore libero e ardente
incontro al Signore, preghiamo. R.

O Dio, che sei il liberatore dei poveri,
vieni incontro alle speranze
di quanti ti cercano con cuore sincero,
e dona a tutti i tuoi figli
di esultare nello Spirito per la venuta del Salvatore.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.



O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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