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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C II Domenica di Pasqua - Anno C - 7 aprile 2013

II Domenica di Pasqua – Anno C – 7 aprile 2013

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La gente “trascinava” gli ammalati in piazza, affinché Pietro, li potesse lambire almeno con la sua ombra! Pur mettendo in risalto tale simpatia, Luca - negli Atti -  registra anche ostilità e avversità da parte dei capi e dei maestri: «Nessuno degli altri osava associarsi a loro» (At 5, 13). Così dunque, né prodigi né benevolenze del popolo, furono capaci di eliminare quel rischio di persecuzione che sempre accompagnò la vita dei primi cristiani; per Luca - anzi - esso è una delle costanti più vivide che, rende la vita della comunità, paragonabile al cammino del Signore.
La gente “trascinava” gli ammalati in piazza, affinché Pietro, li potesse lambire almeno con la sua ombra! Pur mettendo in risalto tale simpatia, Luca – negli Atti – registra anche ostilità e avversità da parte dei capi e dei maestri: «Nessuno degli altri osava associarsi a loro» (At 5, 13). Così dunque, né prodigi né benevolenze del popolo, furono capaci di eliminare quel rischio di persecuzione che sempre accompagnò la vita dei primi cristiani; per Luca – anzi – esso è una delle costanti più vivide che, rende la vita della comunità, paragonabile al cammino del Signore.

A Pasqua, il Natale dell’uomo nuovo.

At 5, 12-16

Ap 1, 9-11a.12-13.17-19

Gv 20, 19-31

 

L’esplosione di luce che promana dalla proclamazione della parola di Dio, permette di riconoscere la vera anima dell’assemblea dei credenti; espressione e segno della Pasqua settimanale, luogo privilegiato in cui esperire la speranza derivante dalla risurrezione di Gesù. Il dono dello Spirito, presente e operante nella comunità, non solo suscita la fede, ma opera guarigioni. Guarire, significa condurre ogni credente alla salvezza: liberare dal peccato, dalla paura, dalla schiavitù. Questa fu, allo stesso tempo, l’opera degli apostoli, nei quali continua l’agire stesso di Cristo in favore degli uomini.

La gente “trascinava” gli ammalati in piazza, affinché Pietro, li potesse lambire almeno con la sua ombra! Pur mettendo in risalto tale simpatia, Luca – negli Atti –  registra anche ostilità e avversità da parte dei capi e dei maestri: «Nessuno degli altri osava associarsi a loro» (At 5, 13). Così dunque, né prodigi né benevolenze del popolo, furono capaci di eliminare quel rischio di persecuzione che sempre accompagnò la vita dei primi cristiani; per Luca – anzi – esso è una delle costanti più vivide che, rende la vita della comunità, paragonabile al cammino del Signore.

Emerge, tra le letture odierne – come fosse una costante – il tema della liberazione. Nel caso di Tommaso, si tratta di liberazione dal dubbio; per coloro che giungono al portico di Salomone, di una liberazione dalla malattia; per Giovanni, liberazione dalla morte nella certezza della risurrezione. Lanciando – in punta d’occhio – uno sguardo ai giovani del nostro tempo, si coglie quasi l’esigenza del sentirsi liberi di provare nuove emozioni, di trasgredire le regole, di fare a meno di ideali, di affermare la propria personalità. La libertà si trova spesso riassunta, nel benessere economico, nel raggiungimento di posizione sociale o dello sballo. In molti paesi del mondo la libertà resta un diritto ancora da conquistare, in una lotta anche violenta contro varie forme di schiavitù. L’uguaglianza fra i sessi sembra essere un prodotto della cultura occidentale, ma molte donne nel mondo non sono ancora libere, perché costrette a prostituirsi, perché condannate all’ignoranza, perché obbligate alla segregazione. Di fronte a questa realtà la parola di Dio è liberante. Cristo risorto garantisce la liberazione dal peccato, che è il senso e la radice di ogni altro affrancamento della persona umana. Nella Pasqua è nato l’uomo nuovo, colui che dà al mondo la speranza del peccato che è stato vinto.

Il messaggio cristiano testimoniato e annunciato alla gente è speranza per quanti sono schiavi; alla luce della Parola i cristiani possono ritrovare l’essenziale, ripartire da Dio e dare inizio a un nuovo tempo, annunciando al mondo la nuova liberazione.

G. Gravantehttps://www.spesalvi.it
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

II Domenica di Pasqua – Anno C – 7 aprile 2013

  

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La gente “trascinava” gli ammalati in piazza, affinché Pietro, li potesse lambire almeno con la sua ombra! Pur mettendo in risalto tale simpatia, Luca - negli Atti -  registra anche ostilità e avversità da parte dei capi e dei maestri: «Nessuno degli altri osava associarsi a loro» (At 5, 13). Così dunque, né prodigi né benevolenze del popolo, furono capaci di eliminare quel rischio di persecuzione che sempre accompagnò la vita dei primi cristiani; per Luca - anzi - esso è una delle costanti più vivide che, rende la vita della comunità, paragonabile al cammino del Signore.
La gente “trascinava” gli ammalati in piazza, affinché Pietro, li potesse lambire almeno con la sua ombra! Pur mettendo in risalto tale simpatia, Luca – negli Atti – registra anche ostilità e avversità da parte dei capi e dei maestri: «Nessuno degli altri osava associarsi a loro» (At 5, 13). Così dunque, né prodigi né benevolenze del popolo, furono capaci di eliminare quel rischio di persecuzione che sempre accompagnò la vita dei primi cristiani; per Luca – anzi – esso è una delle costanti più vivide che, rende la vita della comunità, paragonabile al cammino del Signore.

A Pasqua, il Natale dell’uomo nuovo.

At 5, 12-16

Ap 1, 9-11a.12-13.17-19

Gv 20, 19-31

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L’esplosione di luce che promana dalla proclamazione della parola di Dio, permette di riconoscere la vera anima dell’assemblea dei credenti; espressione e segno della Pasqua settimanale, luogo privilegiato in cui esperire la speranza derivante dalla risurrezione di Gesù. Il dono dello Spirito, presente e operante nella comunità, non solo suscita la fede, ma opera guarigioni. Guarire, significa condurre ogni credente alla salvezza: liberare dal peccato, dalla paura, dalla schiavitù. Questa fu, allo stesso tempo, l’opera degli apostoli, nei quali continua l’agire stesso di Cristo in favore degli uomini.

La gente “trascinava” gli ammalati in piazza, affinché Pietro, li potesse lambire almeno con la sua ombra! Pur mettendo in risalto tale simpatia, Luca – negli Atti –  registra anche ostilità e avversità da parte dei capi e dei maestri: «Nessuno degli altri osava associarsi a loro» (At 5, 13). Così dunque, né prodigi né benevolenze del popolo, furono capaci di eliminare quel rischio di persecuzione che sempre accompagnò la vita dei primi cristiani; per Luca – anzi – esso è una delle costanti più vivide che, rende la vita della comunità, paragonabile al cammino del Signore.

Emerge, tra le letture odierne – come fosse una costante – il tema della liberazione. Nel caso di Tommaso, si tratta di liberazione dal dubbio; per coloro che giungono al portico di Salomone, di una liberazione dalla malattia; per Giovanni, liberazione dalla morte nella certezza della risurrezione. Lanciando – in punta d’occhio – uno sguardo ai giovani del nostro tempo, si coglie quasi l’esigenza del sentirsi liberi di provare nuove emozioni, di trasgredire le regole, di fare a meno di ideali, di affermare la propria personalità. La libertà si trova spesso riassunta, nel benessere economico, nel raggiungimento di posizione sociale o dello sballo. In molti paesi del mondo la libertà resta un diritto ancora da conquistare, in una lotta anche violenta contro varie forme di schiavitù. L’uguaglianza fra i sessi sembra essere un prodotto della cultura occidentale, ma molte donne nel mondo non sono ancora libere, perché costrette a prostituirsi, perché condannate all’ignoranza, perché obbligate alla segregazione. Di fronte a questa realtà la parola di Dio è liberante. Cristo risorto garantisce la liberazione dal peccato, che è il senso e la radice di ogni altro affrancamento della persona umana. Nella Pasqua è nato l’uomo nuovo, colui che dà al mondo la speranza del peccato che è stato vinto.

Il messaggio cristiano testimoniato e annunciato alla gente è speranza per quanti sono schiavi; alla luce della Parola i cristiani possono ritrovare l’essenziale, ripartire da Dio e dare inizio a un nuovo tempo, annunciando al mondo la nuova liberazione.

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Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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