9.5 C
Roma
Ven, 27 Novembre 2020

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C II Domenica di Avvento - Anno C - 9 Dic. 2012

II Domenica di Avvento – Anno C – 9 Dic. 2012

- Advertisement -

Giovanni - sul quale la parola si posò - è il paradigma dell’uomo essenziale, facilmente associabile al Cristo - figlio essenziale - poiché fu colui che ci insegnò a riconoscerlo.
Giovanni – sul quale la parola si posò – è il paradigma dell’uomo essenziale, facilmente associabile al Cristo – figlio essenziale – poiché fu colui che ci insegnò a riconoscerlo.

Giovanni: paradigma dell’uomo essenziale.

Bar 5,1-9

Fil 1,4-6.8-11

Lc 3,1-6

 

«Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio» (Bar 5,7). Attraverso questa espressione del libro del profeta Baruc, si comprende con chiarezza, quale sarà il tema preponderante del lezionario della II domenica del tempo di Avvento. Un messaggio di fiducia e di speranza, sono nelle corde del profeta; il quale, si fa annunciatore di un regno di pace e giustizia: la vita e la felicità sono ancora possibili dopo l’amarezza e l’oscurità.

Vangelo e prima lettura – in quest’ottica – formeranno un intreccio imprescindibile. Il Battista, protagonista dell’episodio evangelico odierno, si mette sulla scia degli annunci profetici: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato» (Lc 3,4b-5a). Questo lieto evento che si realizza, non è un mito: esso è inscritto nella storia con coordinate precise e rintracciabili; tuttavia si presenta anche inatteso, nuovo e sorprendente: poiché originato da Dio.

Giovanni – sul quale la parola si posò – è il paradigma dell’uomo essenziale, facilmente associabile al Cristo – figlio essenziale – poiché fu colui che ci insegnò a riconoscerlo. In lui, è possibile scorgere, la nota fondante di tutta la storia di Israele: l’attesa nella promessa. Egli è completamente proiettato nel domani di Dio e invita ogni uomo a “frantumare” le proprie certezze per volgersi ad esso. Ciò che gli sta a cuore è l’annuncio della salvezza universale; il centro della sua predicazione è la consolazione preannunciata dal profeta Isaia: il popolo sta per essere liberato dalla sua schiavitù e lo si esorta al ritorno dalle terre d’esilio.

L’evangelista Luca, presentando la figura di Giovanni nei panni del “precursore”, conduce il cristiano attraverso un sentiero di discesa profondo, un cammino di grazia volto a scoprire l’intimo di Dio: la logica è quella di accogliere il Signore che viene. Nel “battezzatore” sono posti i lineamenti del protocristiano; egli è il calco su cui basarsi per interpretare nel modo corretto il rapporto uomo/Cristo.

Giovanni e il Cristo vivono tra loro in un rapporto di stretta correlazione, quasi a rievocare la congiunzione tra Antico e Nuovo Testamento. La salvezza preannunciata nei secoli, si realizza nell’incarnazione, dando vita a una nuova storia dai connotati cosmici. Il brano evangelico, non a caso, si apre attraverso l’introduzione di coordinate spazio-temporali ben precise; si nominano sette personaggi, pagani e giudei, per indicare mediante la perfezione del numero 7 la completezza della storia e la sua universalità. La parola di Dio, infatti, è rivolta a tutti: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (Lc 3,6), inoltre, si posa su Giovanni figlio di Zaccaria; il quale, dimora nel deserto, chiara immagine della condizione primigenia dell’uomo. Nel deserto non vi è nulla a cui appigliarsi se non la speranza in Dio: il deserto è la via di Dio.

È nel deserto della vita che il Signore intende parlare; nella tenebra del cuore venire a portare luce. Spesso trascorriamo il nostro tempo ad attendere l’alba, piuttosto che chiederci i motivi della notte; ma il “profeta” Giovanni ci insegna a convertirci e a essere certi del suo spuntare, perché, se rimaniamo fedeli a Dio: «le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate» (Lc 3,5b).

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

II Domenica di Avvento – Anno C – 9 Dic. 2012

- Advertisement -

Giovanni - sul quale la parola si posò - è il paradigma dell’uomo essenziale, facilmente associabile al Cristo - figlio essenziale - poiché fu colui che ci insegnò a riconoscerlo.
Giovanni – sul quale la parola si posò – è il paradigma dell’uomo essenziale, facilmente associabile al Cristo – figlio essenziale – poiché fu colui che ci insegnò a riconoscerlo.

Giovanni: paradigma dell’uomo essenziale.

Bar 5,1-9

Fil 1,4-6.8-11

Lc 3,1-6

- Advertisement -

 

«Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio» (Bar 5,7). Attraverso questa espressione del libro del profeta Baruc, si comprende con chiarezza, quale sarà il tema preponderante del lezionario della II domenica del tempo di Avvento. Un messaggio di fiducia e di speranza, sono nelle corde del profeta; il quale, si fa annunciatore di un regno di pace e giustizia: la vita e la felicità sono ancora possibili dopo l’amarezza e l’oscurità.

Vangelo e prima lettura – in quest’ottica – formeranno un intreccio imprescindibile. Il Battista, protagonista dell’episodio evangelico odierno, si mette sulla scia degli annunci profetici: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato» (Lc 3,4b-5a). Questo lieto evento che si realizza, non è un mito: esso è inscritto nella storia con coordinate precise e rintracciabili; tuttavia si presenta anche inatteso, nuovo e sorprendente: poiché originato da Dio.

Giovanni – sul quale la parola si posò – è il paradigma dell’uomo essenziale, facilmente associabile al Cristo – figlio essenziale – poiché fu colui che ci insegnò a riconoscerlo. In lui, è possibile scorgere, la nota fondante di tutta la storia di Israele: l’attesa nella promessa. Egli è completamente proiettato nel domani di Dio e invita ogni uomo a “frantumare” le proprie certezze per volgersi ad esso. Ciò che gli sta a cuore è l’annuncio della salvezza universale; il centro della sua predicazione è la consolazione preannunciata dal profeta Isaia: il popolo sta per essere liberato dalla sua schiavitù e lo si esorta al ritorno dalle terre d’esilio.

L’evangelista Luca, presentando la figura di Giovanni nei panni del “precursore”, conduce il cristiano attraverso un sentiero di discesa profondo, un cammino di grazia volto a scoprire l’intimo di Dio: la logica è quella di accogliere il Signore che viene. Nel “battezzatore” sono posti i lineamenti del protocristiano; egli è il calco su cui basarsi per interpretare nel modo corretto il rapporto uomo/Cristo.

Giovanni e il Cristo vivono tra loro in un rapporto di stretta correlazione, quasi a rievocare la congiunzione tra Antico e Nuovo Testamento. La salvezza preannunciata nei secoli, si realizza nell’incarnazione, dando vita a una nuova storia dai connotati cosmici. Il brano evangelico, non a caso, si apre attraverso l’introduzione di coordinate spazio-temporali ben precise; si nominano sette personaggi, pagani e giudei, per indicare mediante la perfezione del numero 7 la completezza della storia e la sua universalità. La parola di Dio, infatti, è rivolta a tutti: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (Lc 3,6), inoltre, si posa su Giovanni figlio di Zaccaria; il quale, dimora nel deserto, chiara immagine della condizione primigenia dell’uomo. Nel deserto non vi è nulla a cui appigliarsi se non la speranza in Dio: il deserto è la via di Dio.

È nel deserto della vita che il Signore intende parlare; nella tenebra del cuore venire a portare luce. Spesso trascorriamo il nostro tempo ad attendere l’alba, piuttosto che chiederci i motivi della notte; ma il “profeta” Giovanni ci insegna a convertirci e a essere certi del suo spuntare, perché, se rimaniamo fedeli a Dio: «le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate» (Lc 3,5b).

Giuseppe Gravante

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
289FansMi piace
985FollowerSegui
13,000FollowerSegui
638FollowerSegui
137IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Libri consigliati

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x