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Ideologia Gender nelle scuole: alcuni consigli per i genitori.

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Esistono reali e concrete possibilità che negli istituti scolastici italiani siano introdotti corsi ispirati alla Teoria del Gender; dunque, a tal proposito, è bene far chiarezza.

[quote bcolor=”#f4d822″ arrow=”yes”]Anzitutto (semplificando al massimo), la Teoria del Gender è un’ideologia a sfondo utopistico che nega la naturale diversità di genere tra maschi e femmine; pertanto, secondo tale teoria, le categorie di attribuzione di “maschio” e “femmina” sarebbero discriminatorie. In sostanza, ciascuno – così come ciascun genitore nei riguardi dei propri figli – potrà decidere arbitrariamente della propria sessualità: se essere maschio o femmina o, addirittura, nessuno dei due. Evidentemente, tutto ciò, si riversa anche nel contesto familiare. Non esisteranno più le figure di “padre” e di “madre”, identificative di mascolinità e di femminilità; bensì, di “genitore 1” e “genitore 2”, più consone a tutelare le coppie omosessuali alle quali è stata concessa la facoltà di adottare un bambino.  [/quote]

Di fronte a questo rischio, occorre che i genitori reagiscano in maniera razionale, lucida e serena. Non servono inutili allarmismi, ma occorre vigilanza nel prevenire e coraggio nel denunciare.

Per questo si ritiene utile fornire ai genitori degli studenti alcun consigli semplici e pratici, per poter affrontare in maniera concreta e operativa la questione.

Primo. Sarebbe bene che i genitori inviassero ai dirigenti scolastici una lettera con cui chiedere di essere dettagliatamente informati per iscritto su eventuali progetti relativi all’educazione sessuale ed affettiva, all’identità di genere, o comunque connessi a forme di propaganda ideologica omosessualista, subordinando la partecipazione del proprio figlio minore ad un consenso scritto. L’informazione della scuola dovrà riguardare, in particolare, il programma e il contenuto delle relative attività didattiche, i materiali e sussidi utilizzati, la data, l’ora e la durata di tali attività e ogni informazione necessaria a identificare le persone e gli enti coinvolti nella organizzazione, al fine di valutarne anche i titoli. La richiesta dei genitori si può inviare mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, o attraverso posta elettronica certificata, oppure depositandola direttamente nella segreteria della scuola.

Secondo. Sarebbe bene che i genitori leggessero con oculata attenzione ogni documento che la scuola intendesse sottoporre alla loro approvazione scritta. È assolutamente indispensabile evitare che si utilizzino alcuni documenti, come il cosiddetto “patto di corresponsabilità”, per introdurre in maniera insidiosa elementi che consentano la possibilità di attivare iniziative pro gender.

Terzo. Sarebbe bene che i genitori si riappropriassero degli spazi cui hanno diritto negli organismi rappresentativi della scuola. Occorre quindi recuperare quella concreta possibilità di presenza e tentare di incidere, per quanto possibile, nelle scelte didattiche in modo da ridurre al minimo i rischi di indottrinamento.

Quarto. Sarebbe bene che i genitori partecipassero a tutti i momenti pubblici in cui si dibatte il tema della “colonizzazione ideologica” nelle scuole e che mostrassero coraggio nel difendere il loro sacrosanto diritto di priorità nell’educazione dei propri figli rispetto allo Stato.

Quinto. Sarebbe bene che i genitori non si facessero abbacinare dai cosiddetti “cavalli di Troia”. Si tratta di titoli di corsi ingannevoli – a volte veri e propri specchietti per le allodole – attraverso cui passa in maniera fraudolenta la teoria gender. I nomi che vanno per la maggiore sono: «corso sull’identità di genere», «lotta al bullismo omofobico», «corso sull’affettività», «lotta agli stereotipi di genere», «corso sulla parità di genere» e la ormai nota «lotta alla violenza di genere», introdotta nel sedicesimo comma dell’art.1 della legge sulla cd. “Buona Scuola”, la cui natura di “cavallo di Troia” è stata, peraltro, dimostrata dall’ordine del giorno n. 9/2994-B/5 approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 8 luglio.

Sesto. Sarebbe bene che i genitori dialogassero con i propri figli. La fonte d’informazione privilegiata restano i ragazzi che vivono quotidianamente l’ambiente scolastico.

L’articolo è frutto di una sintesi di quanto il web offre in materia.

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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Esistono reali e concrete possibilità che negli istituti scolastici italiani siano introdotti corsi ispirati alla Teoria del Gender; dunque, a tal proposito, è bene far chiarezza.

[quote bcolor=”#f4d822″ arrow=”yes”]Anzitutto (semplificando al massimo), la Teoria del Gender è un’ideologia a sfondo utopistico che nega la naturale diversità di genere tra maschi e femmine; pertanto, secondo tale teoria, le categorie di attribuzione di “maschio” e “femmina” sarebbero discriminatorie. In sostanza, ciascuno – così come ciascun genitore nei riguardi dei propri figli – potrà decidere arbitrariamente della propria sessualità: se essere maschio o femmina o, addirittura, nessuno dei due. Evidentemente, tutto ciò, si riversa anche nel contesto familiare. Non esisteranno più le figure di “padre” e di “madre”, identificative di mascolinità e di femminilità; bensì, di “genitore 1” e “genitore 2”, più consone a tutelare le coppie omosessuali alle quali è stata concessa la facoltà di adottare un bambino.  [/quote]

Di fronte a questo rischio, occorre che i genitori reagiscano in maniera razionale, lucida e serena. Non servono inutili allarmismi, ma occorre vigilanza nel prevenire e coraggio nel denunciare.

Per questo si ritiene utile fornire ai genitori degli studenti alcun consigli semplici e pratici, per poter affrontare in maniera concreta e operativa la questione.

Primo. Sarebbe bene che i genitori inviassero ai dirigenti scolastici una lettera con cui chiedere di essere dettagliatamente informati per iscritto su eventuali progetti relativi all’educazione sessuale ed affettiva, all’identità di genere, o comunque connessi a forme di propaganda ideologica omosessualista, subordinando la partecipazione del proprio figlio minore ad un consenso scritto. L’informazione della scuola dovrà riguardare, in particolare, il programma e il contenuto delle relative attività didattiche, i materiali e sussidi utilizzati, la data, l’ora e la durata di tali attività e ogni informazione necessaria a identificare le persone e gli enti coinvolti nella organizzazione, al fine di valutarne anche i titoli. La richiesta dei genitori si può inviare mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, o attraverso posta elettronica certificata, oppure depositandola direttamente nella segreteria della scuola.

Secondo. Sarebbe bene che i genitori leggessero con oculata attenzione ogni documento che la scuola intendesse sottoporre alla loro approvazione scritta. È assolutamente indispensabile evitare che si utilizzino alcuni documenti, come il cosiddetto “patto di corresponsabilità”, per introdurre in maniera insidiosa elementi che consentano la possibilità di attivare iniziative pro gender.

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Terzo. Sarebbe bene che i genitori si riappropriassero degli spazi cui hanno diritto negli organismi rappresentativi della scuola. Occorre quindi recuperare quella concreta possibilità di presenza e tentare di incidere, per quanto possibile, nelle scelte didattiche in modo da ridurre al minimo i rischi di indottrinamento.

Quarto. Sarebbe bene che i genitori partecipassero a tutti i momenti pubblici in cui si dibatte il tema della “colonizzazione ideologica” nelle scuole e che mostrassero coraggio nel difendere il loro sacrosanto diritto di priorità nell’educazione dei propri figli rispetto allo Stato.

Quinto. Sarebbe bene che i genitori non si facessero abbacinare dai cosiddetti “cavalli di Troia”. Si tratta di titoli di corsi ingannevoli – a volte veri e propri specchietti per le allodole – attraverso cui passa in maniera fraudolenta la teoria gender. I nomi che vanno per la maggiore sono: «corso sull’identità di genere», «lotta al bullismo omofobico», «corso sull’affettività», «lotta agli stereotipi di genere», «corso sulla parità di genere» e la ormai nota «lotta alla violenza di genere», introdotta nel sedicesimo comma dell’art.1 della legge sulla cd. “Buona Scuola”, la cui natura di “cavallo di Troia” è stata, peraltro, dimostrata dall’ordine del giorno n. 9/2994-B/5 approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 8 luglio.

Sesto. Sarebbe bene che i genitori dialogassero con i propri figli. La fonte d’informazione privilegiata restano i ragazzi che vivono quotidianamente l’ambiente scolastico.

L’articolo è frutto di una sintesi di quanto il web offre in materia.

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Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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