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I valdesi hanno realmente accolto il perdono chiesto da Papa Francesco?

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Il pontefice chiede perdono per la repressione del 1665. Il sinodo dà l’ok. Il “giallo” della frase contestata

«Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che nella storia abbiamo avuto con voi. In nome del Signore perdonateci». Il 22 giugno papa Francesco si rivolgeva così alla comunità valdese e, a meno di due mesi di distanza, da Torre Pellice, è arrivata lunedì la risposta del Sinodo che riunisce le chiese metodiste e valdesi (La Repubblica, 24 agosto).

LA RISPOSTA VALDESE
«Riceviamo con profondo rispetto e non senza commozione le parole del Papa», si legge nel documento approvato a larga maggioranza dal sinodo. «Questa nuova situazione – precisano i valdesi – non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato con il sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro».

Allo stesso tempo, scrivono ancora gli eredi di Valdo, rivolgendosi a Papa Francesco, «nella Sua richiesta di perdono cogliamo inoltre la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova, diversa da quella che sta alle nostre spalle in vista di quella “diversità riconciliata” che ci consenta una testimonianza comune al nostro comune Signore Gesù Cristo. Le nostre Chiese sono disposte a cominciare a scrivere insieme questa storia, nuova anche per noi».

UNA COMMISSIONE MISTA
I valdesi di oggi, evidenzia ancora La Repubblica, non possono perdonare per i loro avi, che nel 1665 furono schiacciati dalle Pasque Piemontesi, la repressione spietata del Ducato di Savoia contro l’unica minoranza che in Italia aveva aderito alla Riforma, e che costò soldati uccisi, giovani e donne imprigionati, bambini strappati ai genitori e fatti crescere come cattolici. «Non si possono risolvere i problemi in due settimane – spiega il teologo Paolo Ricca– ma adesso è necessario partire da una commissione mista di valdesi e cattolici che stabilisca un percorso penitenziale per arrivare al perdono». 

OSPITALITA’ EUCARISTICA E CONCILIO
Gli argomenti da affrontare secondo il pastore sono due: «Bisogna arrivare all’ospitalità eucaristica, cioè la possibilità per i componenti delle due chiese di partecipare alla celebrazione della messa cattolica per un valdese e la partecipazione alla cena del Signore per un cattolico. Per arrivarci è necessario che Roma riconosca il valore eucaristico della nostra celebrazione – dice Ricca – E poi superare il concilio Vaticano II che ci definiva “comunità ecclesiale”, arrivando a dire che anche noi siamo una Chiesa, diversa dalla loro, ma legittima». 

“NESSUN PERDONO”
La Stampa (24 agosto) dà una lettura molto più radicale al documento dei valdesi.

«Niente perdono, dunque – scrive La Stampa -. Ma la porta al Papa non viene sbattuta in faccia, resta aperta, perché “nella Sua richiesta cogliamo la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova, diversa da quella che sta alle nostre spalle in vista di quella “diversità riconciliata” che ci consenta una testimonianza comune al nostro comune Signore”».

“ATTEGGIAMENTO NON EVANGELICO”
«Non è evangelico respingere le scuse di Francesco, primo Papa a mettere piede in un tempio valdese», rincara sul quotidiano torinese il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, diplomatico di lungo corso della Segretaria di Stato. Respingerle «è un atteggiamento formale ma il formalismo non permette di guardare avanti e tiene incatenati al passato. Se non si concede il perdono non si riescono a sanare tragedie e conflitti». 

INTERPRETAZIONE SCORRETTA
Una rilettura, quella del “non perdono”, che i valdesi però non accettano. Il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, in una intervista ad Agensir (25 agosto) spiega che è stato mal interpretato il passaggio della lettera in cui il Sinodo scrive: “Questa nuova situazione non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato col sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro“.

PASSAGGIO RAFFINATO
«Forse – commenta Bernardini – è un passaggio troppo teologicamente raffinato che il Papa invece comprenderà benissimo perchè la problematica è nel dibattito dei cristiani ed è stata sollevata molto volte, per esempio nel caso della Shoah». In quel passaggio, precisa il moderatore della Tavola Valdese, «noi spieghiamo tecnicamente che è come se si andasse in confessionale e si dicesse al padre che un nostro amico ha commesso un peccato e si pente moltissimo. E gli chiediamo cosa possiamo fare. È chiaro che il padre dirà: fallo venire qui, che parli con me. Questo per dire che non si può parlare per interposta persona». 

RICHIESTA DI PERDONO ACCETTATA
Quindi «per quanto concerne noi, sì», la richiesta di perdono è accettata ma «dal punto di vista della procedura penitenziale cattolica è chiaro che questo si situa su un livello di dichiarazione e non su un piano diretto della vittima. Noi personalmente non abbiamo subito quelle tragedie». Le letture che sottolineano invece un rifiuto da parte dei valdesi della richiesta del Papa, riporta Avvenire (25 agosto), dipendono dalla «inesperienza», data la mano tesa e il dialogo in corso tra le due Chiese. 

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«Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che nella storia abbiamo avuto con voi. In nome del Signore perdonateci». Il 22 giugno papa Francesco si rivolgeva così alla comunità valdese e, a meno di due mesi di distanza, da Torre Pellice, è arrivata lunedì la risposta del Sinodo che riunisce le chiese metodiste e valdesi (La Repubblica, 24 agosto).

LA RISPOSTA VALDESE
«Riceviamo con profondo rispetto e non senza commozione le parole del Papa», si legge nel documento approvato a larga maggioranza dal sinodo. «Questa nuova situazione – precisano i valdesi – non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato con il sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro».

Allo stesso tempo, scrivono ancora gli eredi di Valdo, rivolgendosi a Papa Francesco, «nella Sua richiesta di perdono cogliamo inoltre la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova, diversa da quella che sta alle nostre spalle in vista di quella “diversità riconciliata” che ci consenta una testimonianza comune al nostro comune Signore Gesù Cristo. Le nostre Chiese sono disposte a cominciare a scrivere insieme questa storia, nuova anche per noi».

UNA COMMISSIONE MISTA
I valdesi di oggi, evidenzia ancora La Repubblica, non possono perdonare per i loro avi, che nel 1665 furono schiacciati dalle Pasque Piemontesi, la repressione spietata del Ducato di Savoia contro l’unica minoranza che in Italia aveva aderito alla Riforma, e che costò soldati uccisi, giovani e donne imprigionati, bambini strappati ai genitori e fatti crescere come cattolici. «Non si possono risolvere i problemi in due settimane – spiega il teologo Paolo Ricca– ma adesso è necessario partire da una commissione mista di valdesi e cattolici che stabilisca un percorso penitenziale per arrivare al perdono». 

OSPITALITA’ EUCARISTICA E CONCILIO
Gli argomenti da affrontare secondo il pastore sono due: «Bisogna arrivare all’ospitalità eucaristica, cioè la possibilità per i componenti delle due chiese di partecipare alla celebrazione della messa cattolica per un valdese e la partecipazione alla cena del Signore per un cattolico. Per arrivarci è necessario che Roma riconosca il valore eucaristico della nostra celebrazione – dice Ricca – E poi superare il concilio Vaticano II che ci definiva “comunità ecclesiale”, arrivando a dire che anche noi siamo una Chiesa, diversa dalla loro, ma legittima». 

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La Stampa (24 agosto) dà una lettura molto più radicale al documento dei valdesi.

«Niente perdono, dunque – scrive La Stampa -. Ma la porta al Papa non viene sbattuta in faccia, resta aperta, perché “nella Sua richiesta cogliamo la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova, diversa da quella che sta alle nostre spalle in vista di quella “diversità riconciliata” che ci consenta una testimonianza comune al nostro comune Signore”».

“ATTEGGIAMENTO NON EVANGELICO”
«Non è evangelico respingere le scuse di Francesco, primo Papa a mettere piede in un tempio valdese», rincara sul quotidiano torinese il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, diplomatico di lungo corso della Segretaria di Stato. Respingerle «è un atteggiamento formale ma il formalismo non permette di guardare avanti e tiene incatenati al passato. Se non si concede il perdono non si riescono a sanare tragedie e conflitti». 

INTERPRETAZIONE SCORRETTA
Una rilettura, quella del “non perdono”, che i valdesi però non accettano. Il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, in una intervista ad Agensir (25 agosto) spiega che è stato mal interpretato il passaggio della lettera in cui il Sinodo scrive: “Questa nuova situazione non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato col sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro“.

PASSAGGIO RAFFINATO
«Forse – commenta Bernardini – è un passaggio troppo teologicamente raffinato che il Papa invece comprenderà benissimo perchè la problematica è nel dibattito dei cristiani ed è stata sollevata molto volte, per esempio nel caso della Shoah». In quel passaggio, precisa il moderatore della Tavola Valdese, «noi spieghiamo tecnicamente che è come se si andasse in confessionale e si dicesse al padre che un nostro amico ha commesso un peccato e si pente moltissimo. E gli chiediamo cosa possiamo fare. È chiaro che il padre dirà: fallo venire qui, che parli con me. Questo per dire che non si può parlare per interposta persona». 

RICHIESTA DI PERDONO ACCETTATA
Quindi «per quanto concerne noi, sì», la richiesta di perdono è accettata ma «dal punto di vista della procedura penitenziale cattolica è chiaro che questo si situa su un livello di dichiarazione e non su un piano diretto della vittima. Noi personalmente non abbiamo subito quelle tragedie». Le letture che sottolineano invece un rifiuto da parte dei valdesi della richiesta del Papa, riporta Avvenire (25 agosto), dipendono dalla «inesperienza», data la mano tesa e il dialogo in corso tra le due Chiese. 

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