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I Papi Santi «ci chiedono di imitarli».

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Il giorno dopo la straordinaria messa di canonizzazione dei due Papi, che ha convogliato nella Capitale oltre un milione di persone – stima della questura di Roma -, oggi alle 10 si è celebrata sul sagrato di San Pietro la Messa di ringraziamento. La celebrazione avrebbe dovuto svolgersi dentro la basilica, ma dato l’enorme afflusso di fedeli -almeno 80 mila – si è deciso di “spostarla” fuori. La piazza era gremitissima sia nei settori centrali che nelle ali. Il rito, dedicato in particolare ai fedeli polacchi, è stato presieduto dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica vaticana e vicario generale del Papa per la città del Vaticano.

Un’altra Messa di ringraziamento è stata celebrata dal vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, sempre stamani, alle 9 nella chiesa romana di San Carlo al Corso, dove l’allora monsignor Roncalli fu consacrato vescovo. Erano presenti molti bergamaschi che hanno così espresso la loro gratitudine a Dio per il dono di san Giovanni XXIII alla loro Chiesa e a tutta la Chiesa universale. Nell’occasione il vescovo Beschi ha letto la lettera che ha inviato a Papa Francesco, esprimendogli “la gioia e la riconoscenza” della comunità bergamasca. (leggi il testo)

“Un dono necessario” è stata per il cardinale Comastri la canonizzazione di papa Wojtyla, il “papa della famiglia”, in un momento in cui, ha detto, “la famiglia è aggredita e minacciata”.  Il cardinale ha anche ricordato la “difesa della vita umana” al centro della predicazione e dell’azione di Giovanni Paolo II, e ha citato ampie frasi di papa Wojtyla a difesa della vita, compreso il “grido di Agrigento” contro la mafia. Comastri ha poi citato le “parole vere, sante, attuali” dette da Giovanni Paolo II nel tentativo strenuo di evitare la guerra del Golfo.

“Oggi siamo qui per dirgli: grazie! E soprattutto per raccogliere l’eredità e l’esempio della sua fede coraggiosa”, ha esclamato Comastri, nell’omelia. Secondo il cardinale in particolare Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di andare incontro ai giovani per liberarli dalla cultura del vuoto e dell’effimero e per invitarli ad accogliere Cristo, unica luce della vita e unico capace di dare pienezza di gioia al cuore umano”. E “i giovani di tutto il mondo hanno riconosciuto un padre vero, una guida autentica, un educatore leale”. “Chi può dimenticare – ha affermato il porporato – l’abbraccio tra il Papa e un giovane che, durante la veglia a Tor Vergata, superati tutti i cordoni di sicurezza, corse verso di lui per dirgli semplicemente: Grazie! Ti voglio bene!’. È una scena che è entrata nel nostro cuore e nella storia dell’umanità”.

“Nella difficile stagione della crisi delle vocazioni sacerdotali”, inoltre, Giovanni Paolo II “ha avuto il coraggio di vivere davanti al mondo la gioia di essere prete, la gioia di appartenere a Cristo e di spendersi totalmente per la causa del suo regno”. Infine, secondo il card. Comastri, Papa Wojtyla “ha avuto il coraggio di affrontare l’inverno mariano, che caratterizzò la prima fase post-conciliare”, riproponendo “con forza e convinzione la devozione a Maria”.

“I santi non ci chiedono di applaudirli, ma di imitarli”, ha detto il cardinale citando  parole di Giovanni Paolo II, “straordinario discepolo di Gesù nel ventesimo secolo”. “L’8
aprile 2005 – appena nove anni fa – tantissimi di noi eravamo qui in questa piazza per dare l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II”, ha rilevato il porporato, ricordando il “vento improvviso” che, “tra lo stupore di tutti”, cominciò a sfogliare l’Evangeliario sulla
semplice bara di rovere. “La vita di Giovanni Paolo II è stata una continua obbedienza al Vangelo di Gesù”, ha commentato il cardinale, ricordando le parole che il Papa polacco disse la sera del 16 ottobre 1978, appena eletto Papa: “Sia lodato Gesù Cristo”. “Era il grido della sua fede, era l’incipit del suo pontificato”, ha detto il card. Comastri, citando la definizione che il 3 aprile 2006, in questa stessa piazza, Benedetto XVI diede del suo predecessore: “Una roccia nella fede”, una fede “schietta e salda, convinta, forte e autentica, libera da paure e compromessi”.

Nel saluto iniziale ai fedeli riuniti in basilica, affidato all’arcivescovo di Cracovia Stanislao Dziwisz, per circa 40 anni segretario personale di Karol Wojtyla, questi ha definito Giovanni Paolo II “figlio della terra polacca, il papa della Divina Misericordia” che, “ha conseguentemente messo in vita le decisioni del Concilio e ha anche introdotto la Chiesa
nel terzo millennio della fede cristiana”. Il card. Dziwisz ha concluso ricordando che per lui l’Italia “è diventata una seconda Patria. Oggi sicuramente – ha detto – Giovanni Paolo II
la benedice dall’alto, come anche benedice la Polonia e il mondo intero. Nel suo cuore hanno trovato posto tutte le nazioni, le culture, le lingue”.

La sfida della sicurezza
Roma ha vinto la sfida della sicurezza: il deflusso dei pellegrini si è svolto in ordine. Migliaia di fedeli si sono messi ordinatamente in coda in San Pietro per pregare davanti agli altari che custodiscono le spoglie dei nuovi Santi: San Giovanni Paolo II all’interno della Cappella di San Sebastiano, il cui altare di marmo cela la bara che contiene il corpo del Papa polacco e San Giovanni XXIII nella crociera di San Giuseppe dove una teca di cristallo lascia invece visibile il corpo del Papa bergamasco, il cui volto è però in parte ricostruito con la cera.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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I Papi Santi «ci chiedono di imitarli».

  

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Il giorno dopo la straordinaria messa di canonizzazione dei due Papi, che ha convogliato nella Capitale oltre un milione di persone – stima della questura di Roma -, oggi alle 10 si è celebrata sul sagrato di San Pietro la Messa di ringraziamento. La celebrazione avrebbe dovuto svolgersi dentro la basilica, ma dato l’enorme afflusso di fedeli -almeno 80 mila – si è deciso di “spostarla” fuori. La piazza era gremitissima sia nei settori centrali che nelle ali. Il rito, dedicato in particolare ai fedeli polacchi, è stato presieduto dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica vaticana e vicario generale del Papa per la città del Vaticano.

Un’altra Messa di ringraziamento è stata celebrata dal vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, sempre stamani, alle 9 nella chiesa romana di San Carlo al Corso, dove l’allora monsignor Roncalli fu consacrato vescovo. Erano presenti molti bergamaschi che hanno così espresso la loro gratitudine a Dio per il dono di san Giovanni XXIII alla loro Chiesa e a tutta la Chiesa universale. Nell’occasione il vescovo Beschi ha letto la lettera che ha inviato a Papa Francesco, esprimendogli “la gioia e la riconoscenza” della comunità bergamasca. (leggi il testo)

“Un dono necessario” è stata per il cardinale Comastri la canonizzazione di papa Wojtyla, il “papa della famiglia”, in un momento in cui, ha detto, “la famiglia è aggredita e minacciata”.  Il cardinale ha anche ricordato la “difesa della vita umana” al centro della predicazione e dell’azione di Giovanni Paolo II, e ha citato ampie frasi di papa Wojtyla a difesa della vita, compreso il “grido di Agrigento” contro la mafia. Comastri ha poi citato le “parole vere, sante, attuali” dette da Giovanni Paolo II nel tentativo strenuo di evitare la guerra del Golfo.

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“Oggi siamo qui per dirgli: grazie! E soprattutto per raccogliere l’eredità e l’esempio della sua fede coraggiosa”, ha esclamato Comastri, nell’omelia. Secondo il cardinale in particolare Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di andare incontro ai giovani per liberarli dalla cultura del vuoto e dell’effimero e per invitarli ad accogliere Cristo, unica luce della vita e unico capace di dare pienezza di gioia al cuore umano”. E “i giovani di tutto il mondo hanno riconosciuto un padre vero, una guida autentica, un educatore leale”. “Chi può dimenticare – ha affermato il porporato – l’abbraccio tra il Papa e un giovane che, durante la veglia a Tor Vergata, superati tutti i cordoni di sicurezza, corse verso di lui per dirgli semplicemente: Grazie! Ti voglio bene!’. È una scena che è entrata nel nostro cuore e nella storia dell’umanità”.

“Nella difficile stagione della crisi delle vocazioni sacerdotali”, inoltre, Giovanni Paolo II “ha avuto il coraggio di vivere davanti al mondo la gioia di essere prete, la gioia di appartenere a Cristo e di spendersi totalmente per la causa del suo regno”. Infine, secondo il card. Comastri, Papa Wojtyla “ha avuto il coraggio di affrontare l’inverno mariano, che caratterizzò la prima fase post-conciliare”, riproponendo “con forza e convinzione la devozione a Maria”.

“I santi non ci chiedono di applaudirli, ma di imitarli”, ha detto il cardinale citando  parole di Giovanni Paolo II, “straordinario discepolo di Gesù nel ventesimo secolo”. “L’8
aprile 2005 – appena nove anni fa – tantissimi di noi eravamo qui in questa piazza per dare l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II”, ha rilevato il porporato, ricordando il “vento improvviso” che, “tra lo stupore di tutti”, cominciò a sfogliare l’Evangeliario sulla
semplice bara di rovere. “La vita di Giovanni Paolo II è stata una continua obbedienza al Vangelo di Gesù”, ha commentato il cardinale, ricordando le parole che il Papa polacco disse la sera del 16 ottobre 1978, appena eletto Papa: “Sia lodato Gesù Cristo”. “Era il grido della sua fede, era l’incipit del suo pontificato”, ha detto il card. Comastri, citando la definizione che il 3 aprile 2006, in questa stessa piazza, Benedetto XVI diede del suo predecessore: “Una roccia nella fede”, una fede “schietta e salda, convinta, forte e autentica, libera da paure e compromessi”.

Nel saluto iniziale ai fedeli riuniti in basilica, affidato all’arcivescovo di Cracovia Stanislao Dziwisz, per circa 40 anni segretario personale di Karol Wojtyla, questi ha definito Giovanni Paolo II “figlio della terra polacca, il papa della Divina Misericordia” che, “ha conseguentemente messo in vita le decisioni del Concilio e ha anche introdotto la Chiesa
nel terzo millennio della fede cristiana”. Il card. Dziwisz ha concluso ricordando che per lui l’Italia “è diventata una seconda Patria. Oggi sicuramente – ha detto – Giovanni Paolo II
la benedice dall’alto, come anche benedice la Polonia e il mondo intero. Nel suo cuore hanno trovato posto tutte le nazioni, le culture, le lingue”.

La sfida della sicurezza
Roma ha vinto la sfida della sicurezza: il deflusso dei pellegrini si è svolto in ordine. Migliaia di fedeli si sono messi ordinatamente in coda in San Pietro per pregare davanti agli altari che custodiscono le spoglie dei nuovi Santi: San Giovanni Paolo II all’interno della Cappella di San Sebastiano, il cui altare di marmo cela la bara che contiene il corpo del Papa polacco e San Giovanni XXIII nella crociera di San Giuseppe dove una teca di cristallo lascia invece visibile il corpo del Papa bergamasco, il cui volto è però in parte ricostruito con la cera.

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