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I Domenica di Natale (Sacra Famiglia) – Anno C – 30 Dic. 2012

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Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.
Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.

La famiglia, fucina che dà tono alla vita.

 

1Sam 1.20-22.24-28

1Gv 3.1-2.21-24

Lc 241-52

 

«Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava» (Lc 2,46). La festa della Sacra Famiglia che, come di consuetudine, viene celebrata la prima domenica dopo Natale; anche quest’anno, non delude le attese, puntando l’attenzione su una vasta ampiezza di temi.

«Cristo ha voluto nascere e crescere in seno alla Santa Famiglia di Giuseppe e di Maria. La Chiesa non è altro che la “famiglia di Dio”. Fin dalle sue origini, il nucleo della Chiesa era spesso costituito da coloro che, insieme con tutta la loro famiglia, erano divenuti credenti (Cfr. At 18,8). Allorché si convertivano, desideravano che anche tutta la loro famiglia fosse salvata (Cfr. At 16,31 e 11, 14). Queste famiglie divenute credenti erano piccole isole di vita cristiana in un mondo incredulo» (CCC 1655).  La famiglia dà il tono alla vita, offre la possibilità di sperimentare il “vivere insieme”, la gioia dell’andare, del pellegrinare in comunione sulle strade di Dio e del mondo; essa è un riparo inestimabile nei momenti di tribolazione; potenzia la nostra capacità di maturare nell’amore, aiutandoci nel rendere più facili e “accettabili” le battaglie del presente.

Con l’episodio del ritrovamento di Gesù al Tempio – almeno a prima vista – non si coglie il legame con il focolare domestico di oggi. L’evangelista Luca, si fa narratore di tre “visite” a Gerusalemme da parte di Gesù, tre momenti che si snebbiano a vicenda. La prima visita è imposta a Gesù: ancora in fasce viene presentato al Tempio come ogni neonato. Gesù viene preso in braccio da Simeone a testimoniare una condizione di dipendenza ancora totale. La seconda, avviene quando Gesù ha l’età di dodici anni: è nel transito del periodo evolutivo; non è più un bambino e il pellegrinaggio pasquale della famiglia di Nazareth lo “trasforma” in un adulto. «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49), questa domanda è il segno della sua maturità, dello strascico d’ammirazione già destata intorno a sé, ma allo stesso tempo del turbamento causato nell’animo di Maria e Giuseppe. La terza e ultima visita, è l’epifania di un Gesù in pieno possesso delle sue “capacità”, preso a insegnare tutti i giorni nel Tempio e in grado di catturare l’attenzione del popolo con le sue “parole”.

Tuttavia, il Tempio, vale a dire il luogo dove Gesù manifesta con più evidenza i segni della sua crescita: «E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52), diventa il luogo dell’incoerenza e dell’incomprensione. Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.

L’immagine del tempio, in buona sostanza, dà senso alle relazioni familiari. In realtà, i figli non sono nostri, ma un dono di Dio datoci in affidamento. Essi un giorno andranno via causando incomprensione e angoscia per i genitori; questi faranno la dolorosa esperienza del perderli per poi ritrovarli diversi. Una frattura per una crescita di vita sempre possibile.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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I Domenica di Natale (Sacra Famiglia) – Anno C – 30 Dic. 2012

  

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Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.
Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.

La famiglia, fucina che dà tono alla vita.

 

1Sam 1.20-22.24-28

1Gv 3.1-2.21-24

Lc 241-52

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«Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava» (Lc 2,46). La festa della Sacra Famiglia che, come di consuetudine, viene celebrata la prima domenica dopo Natale; anche quest’anno, non delude le attese, puntando l’attenzione su una vasta ampiezza di temi.

«Cristo ha voluto nascere e crescere in seno alla Santa Famiglia di Giuseppe e di Maria. La Chiesa non è altro che la “famiglia di Dio”. Fin dalle sue origini, il nucleo della Chiesa era spesso costituito da coloro che, insieme con tutta la loro famiglia, erano divenuti credenti (Cfr. At 18,8). Allorché si convertivano, desideravano che anche tutta la loro famiglia fosse salvata (Cfr. At 16,31 e 11, 14). Queste famiglie divenute credenti erano piccole isole di vita cristiana in un mondo incredulo» (CCC 1655).  La famiglia dà il tono alla vita, offre la possibilità di sperimentare il “vivere insieme”, la gioia dell’andare, del pellegrinare in comunione sulle strade di Dio e del mondo; essa è un riparo inestimabile nei momenti di tribolazione; potenzia la nostra capacità di maturare nell’amore, aiutandoci nel rendere più facili e “accettabili” le battaglie del presente.

Con l’episodio del ritrovamento di Gesù al Tempio – almeno a prima vista – non si coglie il legame con il focolare domestico di oggi. L’evangelista Luca, si fa narratore di tre “visite” a Gerusalemme da parte di Gesù, tre momenti che si snebbiano a vicenda. La prima visita è imposta a Gesù: ancora in fasce viene presentato al Tempio come ogni neonato. Gesù viene preso in braccio da Simeone a testimoniare una condizione di dipendenza ancora totale. La seconda, avviene quando Gesù ha l’età di dodici anni: è nel transito del periodo evolutivo; non è più un bambino e il pellegrinaggio pasquale della famiglia di Nazareth lo “trasforma” in un adulto. «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49), questa domanda è il segno della sua maturità, dello strascico d’ammirazione già destata intorno a sé, ma allo stesso tempo del turbamento causato nell’animo di Maria e Giuseppe. La terza e ultima visita, è l’epifania di un Gesù in pieno possesso delle sue “capacità”, preso a insegnare tutti i giorni nel Tempio e in grado di catturare l’attenzione del popolo con le sue “parole”.

Tuttavia, il Tempio, vale a dire il luogo dove Gesù manifesta con più evidenza i segni della sua crescita: «E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52), diventa il luogo dell’incoerenza e dell’incomprensione. Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.

L’immagine del tempio, in buona sostanza, dà senso alle relazioni familiari. In realtà, i figli non sono nostri, ma un dono di Dio datoci in affidamento. Essi un giorno andranno via causando incomprensione e angoscia per i genitori; questi faranno la dolorosa esperienza del perderli per poi ritrovarli diversi. Una frattura per una crescita di vita sempre possibile.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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