26.7 C
Roma
Ven, 17 Settembre 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CI Domenica di Avvento - Anno C - 2 Dic. 2012

I Domenica di Avvento – Anno C – 2 Dic. 2012

- Advertisement -
- Advertisement -
- Advertisement -

Luca, in sintonia con Paolo, offre all’attenzione della comunità, l’interpretazione concreta di quello che è il giusto comportamento da mantenere di fronte a questa nuova era che il Cristo sta inaugurando. È indispensabile, dunque, schierarsi e operare una scelta precisa per cogliere i segni dei tempi e non rimanere indolenziti.
Luca, in sintonia con Paolo, offre all’attenzione della comunità, l’interpretazione concreta di quello che è il giusto comportamento da mantenere di fronte a questa nuova era che il Cristo sta inaugurando. È indispensabile, dunque, schierarsi e operare una scelta precisa per cogliere i segni dei tempi e non rimanere indolenziti.

L’albero fiorito di Pasqua è stato piantato a Natale.

Ger 33,14-16

1Tess 3,12-4,2

Lc 21,25-28.34-36

- Advertisement -

 

«Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda» (Ger 33,14). Con la I Domenica di Avvento, si dà inizio a un nuovo anno liturgico che, a differenza dell’anno civile – improntato a registrare una successione di giorni ripartiti per mesi e settimane – celebra più propriamente il mistero del Signore Gesù Cristo, nel susseguirsi degli eventi della storia della salvezza, a partire dalla creazione del mondo fino al suo ritorno glorioso (parusia). Non è un caso, allora, che i tre brani della liturgia della Parola di questa domenica, siano attraversati da un filo rosso che accompagnerà lo svolgimento dell’anno stesso: la dinamica “venuta-attesa”, che si spera si trasformi in incontro.

Il profeta Geremia, preannuncia qualcosa di eccezionale: il compimento delle promesse messianiche! Nella casa di Davide, finalmente, spunterà – da un terreno arido e infecondo – un “germoglio giusto” e portatore di vita: «In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia» (Ger 33,15-16).

In botanica, la produzione del germoglio, avviene, dal seme della pianta, quando il terreno è capace di offrire le condizioni di umidità e temperatura adeguate; pertanto, in tempi maturi e prestabiliti e, per giunta, solo dopo aver garantito al medesimo le dovute cure. Allo stesso modo, la venuta del Cristo nel mondo, è la risultante di un progetto accurato; di un lavoro meticoloso e paziente affidato alle “mani da contadino” di Dio, designando la comparsa del Figlio nell’unico momento più adatto: la pienezza dei tempi (Gal 4,4). L’Avvento oggi, per il cristiano – al pari dell’antico testamento in passato – non è nient’altro che lo spazio opportuno nel quale curare e far maturare quel seme; l’occasione offerta da Dio, per attendere “operosi” che il germoglio si schiuda.

Questa possibilità, tuttavia, non va colta esclusivamente nei suoi connotati propedeutici al Natale; sarebbe anzi auspicabile, una sua consona riqualificazione, al fine di mutuarla in kayros (tempo opportuno): un vero e proprio avvenimento di conversione. Paradossalmente – ma non tanto – Avvento e Quaresima, viaggiano sullo stesso binario; congiunti da un’inseparabile anima, la medesima che cementa il Natale e la Pasqua: l’albero fiorito di Pasqua è stato piantato a Natale. Se questo è vero, già nell’incarnazione, è percepibile tutto il mistero della nuova alleanza, che di lì a poco, si esplicherà dopo il compimento delle vicende pasquali.

In quest’ottica, si comprende come “attesa” e “venuta” finiscano per coincidere, disponendo la liturgia a proporre testi sulla “fine dei tempi” e “l’invito a vigilare”: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra» (Lc 21,34-35).  Luca, in sintonia con Paolo, offre all’attenzione della comunità, l’interpretazione concreta di quello che è il giusto comportamento da mantenere di fronte a questa nuova era che il Cristo sta inaugurando. È indispensabile, dunque, schierarsi e operare una scelta precisa per cogliere i segni dei tempi e non rimanere indolenziti.

«Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28). Il riscatto appartiene a Dio, esso proviene dal vigore della sua Parola, portatrice di speranza e di gioia; doni che il credente è chiamato a conservare intatti nella sua storia, nonostante travagliata e crocefissa. Sostegno a queste fatiche e alimento a tali speranze, è la promessa di una salvezza che si completa attraverso la manifestazione di un messia giusto; suo compito sarà quello di condurre l’orecchio di Dio sul cuore dell’uomo (Cfr. S. Agostino) e realizzare il regno dell’Amore.

Giuseppe Gravante

- Advertisement -
G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

I Domenica di Avvento – Anno C – 2 Dic. 2012

- Advertisement -

Luca, in sintonia con Paolo, offre all’attenzione della comunità, l’interpretazione concreta di quello che è il giusto comportamento da mantenere di fronte a questa nuova era che il Cristo sta inaugurando. È indispensabile, dunque, schierarsi e operare una scelta precisa per cogliere i segni dei tempi e non rimanere indolenziti.
Luca, in sintonia con Paolo, offre all’attenzione della comunità, l’interpretazione concreta di quello che è il giusto comportamento da mantenere di fronte a questa nuova era che il Cristo sta inaugurando. È indispensabile, dunque, schierarsi e operare una scelta precisa per cogliere i segni dei tempi e non rimanere indolenziti.

L’albero fiorito di Pasqua è stato piantato a Natale.

Ger 33,14-16

1Tess 3,12-4,2

Lc 21,25-28.34-36

- Advertisement -

 

«Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda» (Ger 33,14). Con la I Domenica di Avvento, si dà inizio a un nuovo anno liturgico che, a differenza dell’anno civile – improntato a registrare una successione di giorni ripartiti per mesi e settimane – celebra più propriamente il mistero del Signore Gesù Cristo, nel susseguirsi degli eventi della storia della salvezza, a partire dalla creazione del mondo fino al suo ritorno glorioso (parusia). Non è un caso, allora, che i tre brani della liturgia della Parola di questa domenica, siano attraversati da un filo rosso che accompagnerà lo svolgimento dell’anno stesso: la dinamica “venuta-attesa”, che si spera si trasformi in incontro.

Il profeta Geremia, preannuncia qualcosa di eccezionale: il compimento delle promesse messianiche! Nella casa di Davide, finalmente, spunterà – da un terreno arido e infecondo – un “germoglio giusto” e portatore di vita: «In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia» (Ger 33,15-16).

In botanica, la produzione del germoglio, avviene, dal seme della pianta, quando il terreno è capace di offrire le condizioni di umidità e temperatura adeguate; pertanto, in tempi maturi e prestabiliti e, per giunta, solo dopo aver garantito al medesimo le dovute cure. Allo stesso modo, la venuta del Cristo nel mondo, è la risultante di un progetto accurato; di un lavoro meticoloso e paziente affidato alle “mani da contadino” di Dio, designando la comparsa del Figlio nell’unico momento più adatto: la pienezza dei tempi (Gal 4,4). L’Avvento oggi, per il cristiano – al pari dell’antico testamento in passato – non è nient’altro che lo spazio opportuno nel quale curare e far maturare quel seme; l’occasione offerta da Dio, per attendere “operosi” che il germoglio si schiuda.

Questa possibilità, tuttavia, non va colta esclusivamente nei suoi connotati propedeutici al Natale; sarebbe anzi auspicabile, una sua consona riqualificazione, al fine di mutuarla in kayros (tempo opportuno): un vero e proprio avvenimento di conversione. Paradossalmente – ma non tanto – Avvento e Quaresima, viaggiano sullo stesso binario; congiunti da un’inseparabile anima, la medesima che cementa il Natale e la Pasqua: l’albero fiorito di Pasqua è stato piantato a Natale. Se questo è vero, già nell’incarnazione, è percepibile tutto il mistero della nuova alleanza, che di lì a poco, si esplicherà dopo il compimento delle vicende pasquali.

- Advertisement -

In quest’ottica, si comprende come “attesa” e “venuta” finiscano per coincidere, disponendo la liturgia a proporre testi sulla “fine dei tempi” e “l’invito a vigilare”: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra» (Lc 21,34-35).  Luca, in sintonia con Paolo, offre all’attenzione della comunità, l’interpretazione concreta di quello che è il giusto comportamento da mantenere di fronte a questa nuova era che il Cristo sta inaugurando. È indispensabile, dunque, schierarsi e operare una scelta precisa per cogliere i segni dei tempi e non rimanere indolenziti.

«Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28). Il riscatto appartiene a Dio, esso proviene dal vigore della sua Parola, portatrice di speranza e di gioia; doni che il credente è chiamato a conservare intatti nella sua storia, nonostante travagliata e crocefissa. Sostegno a queste fatiche e alimento a tali speranze, è la promessa di una salvezza che si completa attraverso la manifestazione di un messia giusto; suo compito sarà quello di condurre l’orecchio di Dio sul cuore dell’uomo (Cfr. S. Agostino) e realizzare il regno dell’Amore.

Giuseppe Gravante

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
645FollowerSegui
316IscrittiIscriviti

Consigli pubblicitari

Top News

Top Video

Consigli pubblicitari

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Preghiera per proteggere la tua casa e scacciare gli spiriti cattivi

E' una lunga invocazione che chiede anzitutto l'intervento della gloria di Gesù Cristo E’ una preghiera potente in cui si invocano Gesù Cristo, la Madonna...

Libri consigliati

Governo pastorale, «nobile lavoro»

Cosentino: Non è quel che credi

La teologia di papa Francesco

Libri consigliati

Wénin: Abramo

Consigli pubblicitari

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Consigli Pubblicitari

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x