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“I cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili”

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Alla messa d’apertura del Sinodo straordinario sulla famiglia Francesco indica la missione di “cooperare al progetto d’amore del Signore sul suo popolo”

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GIACOMO GALEAZZI
CITTA’DEL VATICANO

Francesco raccomanda umiltà e creatività nella pastorale familiare, “Il Sinodo non serve a discutere idee per vedere chi è più intelligente. Serve a cooperare al progetto d’amore di Dio sul suo popolo”. Francesco entra in processione nella basilica di San Pietro per presiedere la Messa che ha aperto stamattina la terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Concelebrano con il Pontefice, in paramenti verdi, i cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti membri del Sinodo: in tutto 230 concelebranti. E Il Pontefice indica ai padri sinodali la loro missione. “Anche noi, nel Sinodo dei Vescovi, siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore – afferma il Papa nell’omelia pronunciata nella basilica vaticana – Le Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente. Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. In questo caso, il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per l’umanità”.

Quindi, raccomanda il Pontefice, “anche per noi ci può essere la tentazione di “impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi esseri umani”. Infatti, “il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni suoi servitori. Noi possiamo ‘frustrare’ il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo”. E “lo Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività”. Perciò “per coltivare e custodire bene la vigna, bisogna che i nostri cuori e le nostre menti siano custoditi in Gesù Cristo dalla «pace di Dio che supera ogni intelligenza»”, sottolinea Francesco citando san Paolo. “Così i nostri pensieri e i nostri progetti saranno conformi al sogno di Dio: formarsi un popolo santo che gli appartenga e che produca i frutti del Regno di Dio”, puntualizza il Papa.

Al rito sono presenti tutti i partecipanti tra i quali Francesco ha voluto inserire 13 coppie di sposi (una delle quali composta da una cattolica e un musulmano) che parteciperanno come «auditores». E una quattordicesima coppia figura tra gli esperti, anche se non con il titolo pieno di «auditores» ma semplicemente come «collaboratori del segretario speciale» (che è l’arcivescovo Bruno Forte): sono l’ex-presidente dell’Azione Cattolica Franco Miano e la moglie Giuseppina De Simone, entrambi docenti universitari di Filosofia morale, lui a Tor Vergata, lei presso la Facoltà teologica di Napoli.

È la prima volta che i laici invitati al Sinodo sono in stragrande maggioranza coppie di sposi, ed è una novità significativa visto il tema dei lavori.

Nella Messa inaugurale del Sinodo dei Vescovi, da lui presieduta nella basilica vaticana, papa Francesco ha evocato l’immagine della “vigna del Signore”, diventata celebre all’inizio del pontificato di Benedetto XVI, quando il neo-eletto Papa Ratzinger dalla loggia centrale di San Pietro se ne definì “umile lavoratore”. “Nel Vangelo – ha ricordato nell’omelia – sono i contadini a rovinare il progetto del Signore: essi non fanno il loro lavoro, ma pensano ai loro interessi”. Per il Pontefice, “Gesù, con la sua parabola, si rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè ai `saggi´, alla classe dirigente. A essi in modo particolare Dio ha affidato il suo ‘sogno’, cioè il suo popolo, perché lo coltivino, ne abbiano cura, lo custodiscano dagli animali selvatici”. “Questo è il compito dei capi del popolo – ha proseguito – coltivare la vigna con libertà, creatività e operosità. Dice Gesù che però quei contadini si sono impadroniti della vigna; per la loro cupidigia e superbia vogliono fare di essa quello che vogliono”.

Secondo Bergoglio, “la tentazione della cupidigia è sempre presente”: “Cupidigia di denaro e di potere – ha spiegato – E per saziare questa cupidigia i cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili che loro non muovono neppure con un dito”. “Il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia”, ha ricordato, esortando i padri sinodali a “lavorare con vera libertà e umile creatività”. Dopo averne evocato l’immagine, commentando nell’omelia la relativa profezia di Isaia e la parabola evangelica, il Pontefice ha sottolineato appunto che “anche noi, nel Sinodo dei Vescovi, siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore”.

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“I cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili”

  

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GIACOMO GALEAZZI
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Francesco raccomanda umiltà e creatività nella pastorale familiare, “Il Sinodo non serve a discutere idee per vedere chi è più intelligente. Serve a cooperare al progetto d’amore di Dio sul suo popolo”. Francesco entra in processione nella basilica di San Pietro per presiedere la Messa che ha aperto stamattina la terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Concelebrano con il Pontefice, in paramenti verdi, i cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti membri del Sinodo: in tutto 230 concelebranti. E Il Pontefice indica ai padri sinodali la loro missione. “Anche noi, nel Sinodo dei Vescovi, siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore – afferma il Papa nell’omelia pronunciata nella basilica vaticana – Le Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente. Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. In questo caso, il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per l’umanità”.

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Quindi, raccomanda il Pontefice, “anche per noi ci può essere la tentazione di “impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi esseri umani”. Infatti, “il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni suoi servitori. Noi possiamo ‘frustrare’ il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo”. E “lo Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività”. Perciò “per coltivare e custodire bene la vigna, bisogna che i nostri cuori e le nostre menti siano custoditi in Gesù Cristo dalla «pace di Dio che supera ogni intelligenza»”, sottolinea Francesco citando san Paolo. “Così i nostri pensieri e i nostri progetti saranno conformi al sogno di Dio: formarsi un popolo santo che gli appartenga e che produca i frutti del Regno di Dio”, puntualizza il Papa.

Al rito sono presenti tutti i partecipanti tra i quali Francesco ha voluto inserire 13 coppie di sposi (una delle quali composta da una cattolica e un musulmano) che parteciperanno come «auditores». E una quattordicesima coppia figura tra gli esperti, anche se non con il titolo pieno di «auditores» ma semplicemente come «collaboratori del segretario speciale» (che è l’arcivescovo Bruno Forte): sono l’ex-presidente dell’Azione Cattolica Franco Miano e la moglie Giuseppina De Simone, entrambi docenti universitari di Filosofia morale, lui a Tor Vergata, lei presso la Facoltà teologica di Napoli.

È la prima volta che i laici invitati al Sinodo sono in stragrande maggioranza coppie di sposi, ed è una novità significativa visto il tema dei lavori.

Nella Messa inaugurale del Sinodo dei Vescovi, da lui presieduta nella basilica vaticana, papa Francesco ha evocato l’immagine della “vigna del Signore”, diventata celebre all’inizio del pontificato di Benedetto XVI, quando il neo-eletto Papa Ratzinger dalla loggia centrale di San Pietro se ne definì “umile lavoratore”. “Nel Vangelo – ha ricordato nell’omelia – sono i contadini a rovinare il progetto del Signore: essi non fanno il loro lavoro, ma pensano ai loro interessi”. Per il Pontefice, “Gesù, con la sua parabola, si rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè ai `saggi´, alla classe dirigente. A essi in modo particolare Dio ha affidato il suo ‘sogno’, cioè il suo popolo, perché lo coltivino, ne abbiano cura, lo custodiscano dagli animali selvatici”. “Questo è il compito dei capi del popolo – ha proseguito – coltivare la vigna con libertà, creatività e operosità. Dice Gesù che però quei contadini si sono impadroniti della vigna; per la loro cupidigia e superbia vogliono fare di essa quello che vogliono”.

Secondo Bergoglio, “la tentazione della cupidigia è sempre presente”: “Cupidigia di denaro e di potere – ha spiegato – E per saziare questa cupidigia i cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili che loro non muovono neppure con un dito”. “Il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia”, ha ricordato, esortando i padri sinodali a “lavorare con vera libertà e umile creatività”. Dopo averne evocato l’immagine, commentando nell’omelia la relativa profezia di Isaia e la parabola evangelica, il Pontefice ha sottolineato appunto che “anche noi, nel Sinodo dei Vescovi, siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore”.

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