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Grecia. Il Papa promise: non siete soli. Lesbo, al via missione vaticana tra i profughi

Il Papa non può essere qui di persona, ma è qui attraverso di noi

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L’Elemosiniere apostolico Krajewski guida la missione che porterà a migranti e rifugiati “la vicinanza del Pontefice”. Papa dona 100 mila euro a Caritas Hellas per sostegno migranti

«Il Papa non può essere qui di persona, ma è qui attraverso di noi. Ha voluto lui questa missione e noi siamo qui per portare la sua benedizione e il suo appello per queste persone». Incontrando i vertici del dipartimento immigrazione del governo di Atene il cardinale Konrad Krajewski ha voluto essere chiaro da subito. Quella arrivata ieri a Lesbo è una delegazione da Roma per portare «la sollecitudine e la vicinanza concreta del pontefice».

Dopo i primi sopralluoghi nei campi dell’isola, dove continuano ad arrivare migranti che la Turchia, come dicono le autorità greche, «lascia partire facendo politica ricattando l’Europa usando queste povere persone», verranno annunciati progetti attraverso la Chiesa cattolica greca, la Caritas di Atene, la comunità di Sant’Egidio e altri organismi. Le preoccupazioni del cardinale sono state solo parzialmente alleviate dalla vista dei tanti volontari che si occupano dei migranti. Resta la delusione per l’atteggiamento dell’Europa. «Siamo stati mandati qui dal Papa – ha ribadito l’Elemosiniere di Sua Santità – perché l’Europa sembra essersi un po’ dimenticata dei tanti campi in Grecia».

Papa Francesco si era recato sull’isola dell’Egeo, proprio tre anni fa. Da allora le condizioni delle persone bloccate nei campi hanno fatto registrare pochi miglioramenti. Si susseguono proteste, casi di autolesionismo, mentre cresce il disagio di chi non sa cosa accadrà del proprio futuro. Solo a Lesbo i migranti, secondo stime ufficiali, sono almeno 7 mila. Il tempo medio di permanenza è di quasi un anno. Ma sono centinaia le persone che sono accampate nelle tende da due o più anni. Anche se il numero di arrivi è diminuito dal 2016, più di 5.000 uomini, donne e bambini sono arrivati dall’inizio del 2019 sulle isole prospicienti la costa turca, per la maggior parte da paesi in guerra come Afghanistan, Siria, Iraq e Repubblica Democratica del Congo.

Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione episcopale europea (Comece) ha portato «la solidarietà di tutta la Chiesa del Vecchio Continente». Le voci raccolte in questi giorni, infatti, verranno portate ai vertici di Bruxelles, perché intervengano avviando il prima possibile i ricollocamenti, ormai fermi da oltre un anno. La missione voluta dal Papa è stata organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.

«Non siete soli», disse Francesco il 16 aprile del 2016 ai profughi e ai rifugiati delle isole greche che guardano alla Turchia.
Le informazioni arrivate a Roma non erano affatto confortanti, come conferma anche la recente denuncia di Medici Senza Frontiere, che ha dovuto riaprire un presidio a Lesbo. «La Grecia è diventata una sorta di discarica dove lasciare gli uomini, le donne e i bambini che l’Unione Europea non è riuscita a proteggere» dice Emmanuel Gouè, capo missione Msf nell’arcipelago. «Ciò che un tempo veniva definito come “emergenza rifugiati” ha aperto la strada a livelli ingiustificabili di sofferenza umana sulle isole e la terraferma greche», ha aggiunto.

Ciò che apparso chiaro fin dalla primo ingresso nei campi è che «le autorità europee e greche continuano a privare persone vulnerabili della loro dignità e salute, apparentemente nel tentativo di scoraggiare altri dal venire in Europa. È una politica crudele, inumana e cinica, e deve finire». Un esponente dell’Ufficio immigrazione greco ieri ha chiaramente spiegato che «se da una parte sono necessari i ricollocamenti nell’Ue per dare una risposta a migranti e rifugiati, dall’altra temiamo che la Turchia, una volta appreso che nelle nostre isole ci sono posti liberi, possa lasciare che i trafficanti aumentino la frequenza dei viaggi in mare». Intanto, come primo ma non unico segnao, l’Elemosiniere ha consegnato 100mila euro per migliorare le condizioni dei campi.

Il viaggio, che si concluderà venerdì 10 maggio, è organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.

Alla missione partecipa anche un gruppo di testate internazionali tra cui, per l’Italia, Avvenire. Ad accogliere la missione sono Caritas Hellas, la Comunità di Sant’Egidio, la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni.di Atene.

Originale: Avvenire.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Il Papa non può essere qui di persona, ma è qui attraverso di noi. Ha voluto lui questa missione e noi siamo qui per portare la sua benedizione e il suo appello per queste persone». Incontrando i vertici del dipartimento immigrazione del governo di Atene il cardinale Konrad Krajewski ha voluto essere chiaro da subito. Quella arrivata ieri a Lesbo è una delegazione da Roma per portare «la sollecitudine e la vicinanza concreta del pontefice».

Dopo i primi sopralluoghi nei campi dell’isola, dove continuano ad arrivare migranti che la Turchia, come dicono le autorità greche, «lascia partire facendo politica ricattando l’Europa usando queste povere persone», verranno annunciati progetti attraverso la Chiesa cattolica greca, la Caritas di Atene, la comunità di Sant’Egidio e altri organismi. Le preoccupazioni del cardinale sono state solo parzialmente alleviate dalla vista dei tanti volontari che si occupano dei migranti. Resta la delusione per l’atteggiamento dell’Europa. «Siamo stati mandati qui dal Papa – ha ribadito l’Elemosiniere di Sua Santità – perché l’Europa sembra essersi un po’ dimenticata dei tanti campi in Grecia».

Papa Francesco si era recato sull’isola dell’Egeo, proprio tre anni fa. Da allora le condizioni delle persone bloccate nei campi hanno fatto registrare pochi miglioramenti. Si susseguono proteste, casi di autolesionismo, mentre cresce il disagio di chi non sa cosa accadrà del proprio futuro. Solo a Lesbo i migranti, secondo stime ufficiali, sono almeno 7 mila. Il tempo medio di permanenza è di quasi un anno. Ma sono centinaia le persone che sono accampate nelle tende da due o più anni. Anche se il numero di arrivi è diminuito dal 2016, più di 5.000 uomini, donne e bambini sono arrivati dall’inizio del 2019 sulle isole prospicienti la costa turca, per la maggior parte da paesi in guerra come Afghanistan, Siria, Iraq e Repubblica Democratica del Congo.

Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione episcopale europea (Comece) ha portato «la solidarietà di tutta la Chiesa del Vecchio Continente». Le voci raccolte in questi giorni, infatti, verranno portate ai vertici di Bruxelles, perché intervengano avviando il prima possibile i ricollocamenti, ormai fermi da oltre un anno. La missione voluta dal Papa è stata organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.

«Non siete soli», disse Francesco il 16 aprile del 2016 ai profughi e ai rifugiati delle isole greche che guardano alla Turchia.
Le informazioni arrivate a Roma non erano affatto confortanti, come conferma anche la recente denuncia di Medici Senza Frontiere, che ha dovuto riaprire un presidio a Lesbo. «La Grecia è diventata una sorta di discarica dove lasciare gli uomini, le donne e i bambini che l’Unione Europea non è riuscita a proteggere» dice Emmanuel Gouè, capo missione Msf nell’arcipelago. «Ciò che un tempo veniva definito come “emergenza rifugiati” ha aperto la strada a livelli ingiustificabili di sofferenza umana sulle isole e la terraferma greche», ha aggiunto.

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Ciò che apparso chiaro fin dalla primo ingresso nei campi è che «le autorità europee e greche continuano a privare persone vulnerabili della loro dignità e salute, apparentemente nel tentativo di scoraggiare altri dal venire in Europa. È una politica crudele, inumana e cinica, e deve finire». Un esponente dell’Ufficio immigrazione greco ieri ha chiaramente spiegato che «se da una parte sono necessari i ricollocamenti nell’Ue per dare una risposta a migranti e rifugiati, dall’altra temiamo che la Turchia, una volta appreso che nelle nostre isole ci sono posti liberi, possa lasciare che i trafficanti aumentino la frequenza dei viaggi in mare». Intanto, come primo ma non unico segnao, l’Elemosiniere ha consegnato 100mila euro per migliorare le condizioni dei campi.

Il viaggio, che si concluderà venerdì 10 maggio, è organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.

Alla missione partecipa anche un gruppo di testate internazionali tra cui, per l’Italia, Avvenire. Ad accogliere la missione sono Caritas Hellas, la Comunità di Sant’Egidio, la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni.di Atene.

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