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«Gratuità e servizio, legge per la Chiesa»

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Ultimo giorno in Ecuador per Papa Francesco: questa mattina (pomeriggio di mercoledì in Italia), congedatosi dalla Nunziatura, ha dedicato del tempo agli anziani della casa di riposo delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, a Tumbaco, quartiere povero di Quito, dove a dominare il paesaggio sono baracche e strade sterrate.

All’arrivo è stato accolto dalla superiora della piccola comunità che lo ha accompagnato nella Cappella dove le suore si sono riunite per un momento di preghiera silenziosa. Poi il Papa ha incontrato in cortile i 70 anziani, in gran parte non autosufficienti, chinandosi su ciascuno di loro.
papa5924_46839020.jpg
E sono stati abbracci, baci, carezze sulla testa di persone che spesso nella loro vita non hanno avuto nulla, anziani ma in molti casi non vecchi, piuttosto piegati dalla povertà, da una vita da senzatetto o di duro lavoro nei campi. Poi Francesco si è sottoposto al rito delle foto, con le suore di Madre Teresa, con i volontari che le aiutano, infine con un bambino che gli è saltato addosso e lui, “nonno Francesco” lo ha preso in braccio con tenerezza.

E ancora gente, tanta, che si stringe al Papa quando la sua utilitaria, la Fiat Idea che ha usato per gli spostamenti, ha tentato di farsi largo verso l’ultima meta del viaggio in Ecuador: il Santuario Nazionale Mariano “El Quinche”.
papaapresseFo_46841508.jpg
L’ultimo tratto il Papa lo ha percorso a bordo della jeep bianca aperta sui lati, in un bagno di folla entusiasmante, con migliaia e migilaia di persone che applaudivano, gridavano, saltavano per vederlo meglio. E soprattutto ancora una volta lanciavano chili di petali di rose che hanno ricoperto quasi completamente la strada e la “Papamobile” che alla fine, faticosamente, è arrivata sul piazzale del Santuario, molto amato dagli ecuadoregni che venerano con tutto il cuore la piccola statua della “Viergen El Quinche”: 60 centimetri, scolpita in legno nel 1586 da don Diego de Robles, che dopo aver eseguito questa commessa degli indios, ai quali era apparsa, davanti alle difficoltà che essi avevano a pagarla decise di donargliela.

Entrato nella chiesa, il primo gesto di Papa Francesco è stato una carezza al volto della statuina, come un figlio con la sua mamma.
AVVENIFOTO_46841030.jpg
Nel piazzale del santuario il Papa ha incontrato il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi, ai quali ha rinnovato la raccomandazione di Gesù ai suoi discepoli: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. “Non dimenticatelo per favore, non coprite la grazia della gratuità, è un regalo di Gesù, il più bello della nostra vita sacerdotale e religiosa”, ha chiesto loro sottolinenando che “gratuità e servizio” sono le due principali indicazioni del Vangelo.

“Non perdiamo la memoria di quello che abbiamo avuto, di quello che eravamo, dei luoghi da dove proveniamo”, ha poi esortato il Papa. “Non sentitevi superiori – ha chiesto ai consacrati dell’Ecuador – alla fede che avete ricevuto dalla vostra mamma e dal vostro papà”. “Pensate – ha suggerito – a quelli che dopo essere entrati in seminario non vogliono più parlare nella loro lingua, nella lingua dei loro genitori…
Succede. Il desiderio di crescere è umano, ma il servizio è
quello a cui siamo chiamati”. “La gratuità è una grazia, quando un sacerdote entra ‘in carriera’ si ferma il suo cammino spirituale”.

Al termine della tappa il Papa ha consegnato alla Conferenza episcopale dell’Ecuador un testo: “Porto ai piedi di Nostra Signora del
Quinche quanto vissuto in questi giorni della mia visita; desidero affidare al suo cuore gli anziani e gli infermi, con i quali ho condiviso un momento presso la casa delle Sorelle della Carità, e anche tutti gli altri incontri che ho avuto in precedenza. Li lascio nel cuore di Maria, ma li deposito – scrive Francesco – anche nei cuori di voi sacerdoti, religiosi e
religiose, seminaristi”, ha detto con commozione.

Alle 12.30 (le 19.30 in Italia) il Papa è partito in aereo da Quito per il secondo dei tre Paesi che visiterà, la Bolivia. Sulla pista è stato salutato dal presidente Rafael Correa. Alle 16,45 ora locale (in Italia
saranno le 22,45 perché in Bolivia la differenza di fuso è di 6 ore contro le 7 che ci dividono dall’Ecuador) atterrerà a La Paz, l’aeroporto più alto del mondo (è a 4mila metri), dove terrà un discorso di benvenuto. Subito dopo saluterà il presidente Evo Morales nel Palazzo del governo e infine nella Cattedrale di La Paz incontrerà le autorità civili.

Alle 20 la partenza in aereo per la seconda tappa boliviana, la città di Santa Cruz de la Sierra.
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Ultimo giorno in Ecuador per Papa Francesco: questa mattina (pomeriggio di mercoledì in Italia), congedatosi dalla Nunziatura, ha dedicato del tempo agli anziani della casa di riposo delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, a Tumbaco, quartiere povero di Quito, dove a dominare il paesaggio sono baracche e strade sterrate.

All’arrivo è stato accolto dalla superiora della piccola comunità che lo ha accompagnato nella Cappella dove le suore si sono riunite per un momento di preghiera silenziosa. Poi il Papa ha incontrato in cortile i 70 anziani, in gran parte non autosufficienti, chinandosi su ciascuno di loro.
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E sono stati abbracci, baci, carezze sulla testa di persone che spesso nella loro vita non hanno avuto nulla, anziani ma in molti casi non vecchi, piuttosto piegati dalla povertà, da una vita da senzatetto o di duro lavoro nei campi. Poi Francesco si è sottoposto al rito delle foto, con le suore di Madre Teresa, con i volontari che le aiutano, infine con un bambino che gli è saltato addosso e lui, “nonno Francesco” lo ha preso in braccio con tenerezza.

E ancora gente, tanta, che si stringe al Papa quando la sua utilitaria, la Fiat Idea che ha usato per gli spostamenti, ha tentato di farsi largo verso l’ultima meta del viaggio in Ecuador: il Santuario Nazionale Mariano “El Quinche”.
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L’ultimo tratto il Papa lo ha percorso a bordo della jeep bianca aperta sui lati, in un bagno di folla entusiasmante, con migliaia e migilaia di persone che applaudivano, gridavano, saltavano per vederlo meglio. E soprattutto ancora una volta lanciavano chili di petali di rose che hanno ricoperto quasi completamente la strada e la “Papamobile” che alla fine, faticosamente, è arrivata sul piazzale del Santuario, molto amato dagli ecuadoregni che venerano con tutto il cuore la piccola statua della “Viergen El Quinche”: 60 centimetri, scolpita in legno nel 1586 da don Diego de Robles, che dopo aver eseguito questa commessa degli indios, ai quali era apparsa, davanti alle difficoltà che essi avevano a pagarla decise di donargliela.

Entrato nella chiesa, il primo gesto di Papa Francesco è stato una carezza al volto della statuina, come un figlio con la sua mamma.
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Nel piazzale del santuario il Papa ha incontrato il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi, ai quali ha rinnovato la raccomandazione di Gesù ai suoi discepoli: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. “Non dimenticatelo per favore, non coprite la grazia della gratuità, è un regalo di Gesù, il più bello della nostra vita sacerdotale e religiosa”, ha chiesto loro sottolinenando che “gratuità e servizio” sono le due principali indicazioni del Vangelo.

“Non perdiamo la memoria di quello che abbiamo avuto, di quello che eravamo, dei luoghi da dove proveniamo”, ha poi esortato il Papa. “Non sentitevi superiori – ha chiesto ai consacrati dell’Ecuador – alla fede che avete ricevuto dalla vostra mamma e dal vostro papà”. “Pensate – ha suggerito – a quelli che dopo essere entrati in seminario non vogliono più parlare nella loro lingua, nella lingua dei loro genitori…
Succede. Il desiderio di crescere è umano, ma il servizio è
quello a cui siamo chiamati”. “La gratuità è una grazia, quando un sacerdote entra ‘in carriera’ si ferma il suo cammino spirituale”.

Al termine della tappa il Papa ha consegnato alla Conferenza episcopale dell’Ecuador un testo: “Porto ai piedi di Nostra Signora del
Quinche quanto vissuto in questi giorni della mia visita; desidero affidare al suo cuore gli anziani e gli infermi, con i quali ho condiviso un momento presso la casa delle Sorelle della Carità, e anche tutti gli altri incontri che ho avuto in precedenza. Li lascio nel cuore di Maria, ma li deposito – scrive Francesco – anche nei cuori di voi sacerdoti, religiosi e
religiose, seminaristi”, ha detto con commozione.

Alle 12.30 (le 19.30 in Italia) il Papa è partito in aereo da Quito per il secondo dei tre Paesi che visiterà, la Bolivia. Sulla pista è stato salutato dal presidente Rafael Correa. Alle 16,45 ora locale (in Italia
saranno le 22,45 perché in Bolivia la differenza di fuso è di 6 ore contro le 7 che ci dividono dall’Ecuador) atterrerà a La Paz, l’aeroporto più alto del mondo (è a 4mila metri), dove terrà un discorso di benvenuto. Subito dopo saluterà il presidente Evo Morales nel Palazzo del governo e infine nella Cattedrale di La Paz incontrerà le autorità civili.

Alle 20 la partenza in aereo per la seconda tappa boliviana, la città di Santa Cruz de la Sierra.
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