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Gli Eredi della Terra, Ildefonso Falcones, Longanesi, 2016

Recensioni libri di interesse

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  “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre la carità, tutto crede la carità, tutto spera la carità, tutto sopporta la carità. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Adesso vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. MA LA PIU’ GRANDE DI TUTTE E’ LA CARITA’

(1 Cor 13,13)

Non è il primo romanzo che leggo di Falcones, li ho letti tutti, sia in versione originale che anche in italiano e in inglese.

Falcones è un autore che amo molto, perché ritengo che il suo stile sia un connubio prefetto della sua preparazione professionale, avvocato civilista, e quindi delle sue conoscenze storiche e giuridiche della sua meravigliosa e variopinta Spagna, e quelle che sono indubbiamente una dote personale per la narrazione e la passione per l’avventura e il passato.

Il  nuovo romanzo di Falcones raccontala storia di un uomo che non si arrende davanti ai colpi del destino, sullo sfondo della Barcellona del XV secolo e della sua straordinaria cattedrale. La “cattedrale” ancora co-protagonista di un epopea umana e storica.

Siamo nel 1387. Arnau Estanyol, dopo mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della cattedrale è ormai uno dei più stimati notabili della città. Giunto in città neonato e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto Barcellona possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi è amministratore del Piatto dei Poveri, un’istituzione benefica della cattedrale che offre sostegno ai più poveri mediante le rendite dei vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade. Sembra però che la città pretenda da lui il sacrificio estremo. Ed è proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale d’allarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere di Ribera; rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro … Ad ascoltare quei rintocchi c’è anche un ragazzino di soli 12 anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha lavoro nei cantieri navali grazie all’aiuto di Arnau.

Ma i sogni di Hugo di diventare maestro d’ascia e costruire navi che per ora guarda solo da lontano dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Al seguito dell’erede di Pietro, Giovanni, tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau; finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile.

Arnau verrà ingiustamente condannato a morte e impiccato. Da quel momento la vita di Hugo oscillerà tra la lealtà a Bernat unico figlio di Arnau e la necessità di sopravvivere.

La storia si intreccia, come già negli altri romanzi di Falcones, su un substrato culturale religioso estremamente complesso come quello della Spagna di quell’epoca. Culture le più diverse, incluso lo schiavismo, una presenza spalla a spalla tra le tre fedi monoteiste, ebraica-islamica e cristiana rendono la storia estremamente complessa con letture infra-tematiche di spessore rilevante. Falcones come sempre non raccoglie solo la storia ma la raggomitola permettendo così al lettore di riflettere e comprendere meglio il presente e il passato prossimo con lenti ben più complesse e specifiche.

Si tratta senza dubbio di un romanzo, quindi fatti e personaggi non sono da ricercare nella storia reale, tuttavia il quadro delineato da Falcones è molto più che plausibile.

Un libro, come gli altri del medesimo autore, che merita non solo di essere letto ma anche ri elaborato al fine di avere una percezione delle lontane ragioni per cui la Spagna è tanto affascinante ed accogliente ma anche tanto complessa e del perché anche lei come tutte le nazioni del mediterraneo, cioé di un paese di transito tra due continenti, continui ad essere in oscillante sospensione sociale ed economica.

L’accoglienza, l’integrazione nel tessuto sociale sono una sfida senza tempo.

Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
6
Innovativo:
8
Indicatore di culture diverse:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Gli Eredi della Terra, Ildefonso Falcones, Longanesi, 2016

Recensioni libri di interesse

  

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  “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre la carità, tutto crede la carità, tutto spera la carità, tutto sopporta la carità. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Adesso vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. MA LA PIU’ GRANDE DI TUTTE E’ LA CARITA’

(1 Cor 13,13)

Non è il primo romanzo che leggo di Falcones, li ho letti tutti, sia in versione originale che anche in italiano e in inglese.

Falcones è un autore che amo molto, perché ritengo che il suo stile sia un connubio prefetto della sua preparazione professionale, avvocato civilista, e quindi delle sue conoscenze storiche e giuridiche della sua meravigliosa e variopinta Spagna, e quelle che sono indubbiamente una dote personale per la narrazione e la passione per l’avventura e il passato.

Il  nuovo romanzo di Falcones raccontala storia di un uomo che non si arrende davanti ai colpi del destino, sullo sfondo della Barcellona del XV secolo e della sua straordinaria cattedrale. La “cattedrale” ancora co-protagonista di un epopea umana e storica.

Siamo nel 1387. Arnau Estanyol, dopo mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della cattedrale è ormai uno dei più stimati notabili della città. Giunto in città neonato e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto Barcellona possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi è amministratore del Piatto dei Poveri, un’istituzione benefica della cattedrale che offre sostegno ai più poveri mediante le rendite dei vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade. Sembra però che la città pretenda da lui il sacrificio estremo. Ed è proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale d’allarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere di Ribera; rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro … Ad ascoltare quei rintocchi c’è anche un ragazzino di soli 12 anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha lavoro nei cantieri navali grazie all’aiuto di Arnau.

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Ma i sogni di Hugo di diventare maestro d’ascia e costruire navi che per ora guarda solo da lontano dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Al seguito dell’erede di Pietro, Giovanni, tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau; finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile.

Arnau verrà ingiustamente condannato a morte e impiccato. Da quel momento la vita di Hugo oscillerà tra la lealtà a Bernat unico figlio di Arnau e la necessità di sopravvivere.

La storia si intreccia, come già negli altri romanzi di Falcones, su un substrato culturale religioso estremamente complesso come quello della Spagna di quell’epoca. Culture le più diverse, incluso lo schiavismo, una presenza spalla a spalla tra le tre fedi monoteiste, ebraica-islamica e cristiana rendono la storia estremamente complessa con letture infra-tematiche di spessore rilevante. Falcones come sempre non raccoglie solo la storia ma la raggomitola permettendo così al lettore di riflettere e comprendere meglio il presente e il passato prossimo con lenti ben più complesse e specifiche.

Si tratta senza dubbio di un romanzo, quindi fatti e personaggi non sono da ricercare nella storia reale, tuttavia il quadro delineato da Falcones è molto più che plausibile.

Un libro, come gli altri del medesimo autore, che merita non solo di essere letto ma anche ri elaborato al fine di avere una percezione delle lontane ragioni per cui la Spagna è tanto affascinante ed accogliente ma anche tanto complessa e del perché anche lei come tutte le nazioni del mediterraneo, cioé di un paese di transito tra due continenti, continui ad essere in oscillante sospensione sociale ed economica.

L’accoglienza, l’integrazione nel tessuto sociale sono una sfida senza tempo.

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Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
6
Innovativo:
8
Indicatore di culture diverse:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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