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«Gli aiuti alla famiglia? Debito sociale»

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“La famiglia è l’ospedale più
vicino, la prima scuola dei bambini, il punto di riferimento imprescindibile per i giovani, il miglior asilo gli anziani”.

Lo ha affermato Papa Francesco nell’omelia pronunciata questo
pomeriggio al Parco del Los Samanes a Guayaquil (Ecuador), la prima del viaggio in America Latina iniziato ieri. “La famiglia – ha aggiunto – costituisce la
grande ricchezza sociale, che altre istituzioni non possono sostituire, che dev’essere aiutata e potenziata, per non perdere mai il giusto senso dei servizi che la società presta ai cittadini”.

Per il Papa, gli aiuti che la società presta alle famiglie, “in effetti, non sono una forma di elemosina, ma un autentico ‘debito sociale’ nei confronti dell’istituzione familiare, che tanto apporta al bene comune”.

“Il servizio – ha scandito il Papa – è il criterio del vero amore. E questo si impara specialmente nella famiglia, dove ci facciamo servitori per amore gli uni degli altri. Nel seno della famiglia, nessuno è escluso; lì si impara a chiedere permesso senza prepotenza, a dire ‘grazie’ come espressione di sentito apprezzamento per le cose che riceviamo, a dominare l’aggressività o l’avidità, e a chiedere scusa quando facciamo qualcosa di male. Questi piccoli gesti di sincera cortesia aiutano a costruire una cultura della vita condivisa e del rispetto per quanto ci circonda”.

“La famiglia – ha ricordato Bergoglio, che ha celebrato impugnando una semplice croce di legno chiaro – forma anche una piccola Chiesa, una ‘Chiesa domestica’ che, oltre a dare la vita, trasmette la tenerezza e la misericordia divina. Nella famiglia la fede si mescola al latte materno: sperimentando l’amore dei genitori si sente vicino l’amore di Dio”.

“La famiglia è una scuola dove il pregare ci ricorda anche che c’è un ‘noi’, che esiste un prossimo vicino, evidente: vive sotto lo stesso tetto, condivide con noi la vita e ha delle necessità”, ha continuato il Pontefice commentando l’episodio evangelico delle Nozze di Cana, dove Gesù compì il suo primo miracolo su richiesta della Madre che gli dice “non hanno più vino”. “Le nozze di Cana – ha osservato – si rinnovano in ogni generazione, in ogni famiglia, in ognuno di noi e nei nostri sforzi perché il nostro cuore riesca a trovare stabilità in amori duraturi, fecondi e gioiosi. E il vino è segno di gioia, di amore, di abbondanza: quanti adolescenti e giovani percepiscono che nelle loro case ormai da tempo non c’è più questo vino! Quante donne sole e rattristate si domandano quando l’amore se n’è andato scivolando via dalla loro vita! Quanti anziani si sentono lasciati fuori dalle feste delle loro famiglie, abbandonati in un angolo e ormai senza il nutrimento dell’amore quotidiano!”.

Secondo il Papa, oggi “la mancanza di vino può essere anche la conseguenza della mancanza di lavoro, delle malattie, delle situazioni problematiche che le nostre famiglie attraversano”.
Prima della Messa il Papa ha salutato la folla oceanica del Parco – si stima un milione di persone – a bordo di una Papamobile in tutto simile a quella utilizzata da San Giovanni Paolo II nel 1985, ma che per espressa richiesta di Bergoglio è stata aperta sui lati.

L’arrivo a Guayaquil
L’aereo dell’Alitalia sul quale viaggia Papa Francesco è atterrato a Guayaquil a metà mattina, intorno alle 17 italiane. Gayaquil è la città più popolosa del Paese con 3,7 milioni di abitanti (oltre il doppio di Quito) ed anche il suo cuore finanziario e uno dei principali porti del Continente. Per la sua bellezza è chiamata “la perla del Pacifico”.

Sulla pista, ad accoglierlo, il Pontefice ha trovato il vescovo, monsignor Antonio Arregui Yarza, del clero della prelatura Opus Dei e le autorità locali. Il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño e il sindaco di Guayaquil, Jaime Nebot, tra gli altri, hanno salutato il pontefice che, passando sul tappeto rosso, ha posato per selfie e ha abbracciato e benedetto i bambini.

Francesco ha visitato l’ultramoderno e bellissimo santuario della Divina Misericordia, eretto a 20 anni dalla visita di San Giovanni Paolo II che dell’immagine di Gesù con la luce che esce dal costato e della coroncina di Suor Faustina Kovalska è stato il diffusore nel mondo.

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Nell’avveniristica chiesa lo attendevano alcune centinaia di fedeli anziani o malati che hanno seguito la successiva messa del Parco Los Samanes attraverso un megaschermo. “Adesso vado a celebrare la messa. Porto tutti voi nel cuore! Pregherò per ciascuno di voi. Dirò al Signore: ‘Tu conosci il numero di quelli che erano li”. Chiederò a Gesù, per ciascuno di voi, tanta misericordia: che vi ricopra con la sua misericordia, che abbia cura di voi. E alla Vergine, che è sempre al suo fianco. E ora, prima di andare, perchè questo era un passaggio prima della messa, mi dice l’arcivescovo che il tempo corre, vi do la benedizione e voi non dovete dare nulla, ma vi chiedo, per favore, che
preghiate per me. Me lo promettete?”. Ovviamente i presenti hanno risposto “Sì” e Francesco, dopo la benedizione li ha ringraziati “per la testimonianza cristiana”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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“La famiglia è l’ospedale più
vicino, la prima scuola dei bambini, il punto di riferimento imprescindibile per i giovani, il miglior asilo gli anziani”.

Lo ha affermato Papa Francesco nell’omelia pronunciata questo
pomeriggio al Parco del Los Samanes a Guayaquil (Ecuador), la prima del viaggio in America Latina iniziato ieri. “La famiglia – ha aggiunto – costituisce la
grande ricchezza sociale, che altre istituzioni non possono sostituire, che dev’essere aiutata e potenziata, per non perdere mai il giusto senso dei servizi che la società presta ai cittadini”.

Per il Papa, gli aiuti che la società presta alle famiglie, “in effetti, non sono una forma di elemosina, ma un autentico ‘debito sociale’ nei confronti dell’istituzione familiare, che tanto apporta al bene comune”.

“Il servizio – ha scandito il Papa – è il criterio del vero amore. E questo si impara specialmente nella famiglia, dove ci facciamo servitori per amore gli uni degli altri. Nel seno della famiglia, nessuno è escluso; lì si impara a chiedere permesso senza prepotenza, a dire ‘grazie’ come espressione di sentito apprezzamento per le cose che riceviamo, a dominare l’aggressività o l’avidità, e a chiedere scusa quando facciamo qualcosa di male. Questi piccoli gesti di sincera cortesia aiutano a costruire una cultura della vita condivisa e del rispetto per quanto ci circonda”.

“La famiglia – ha ricordato Bergoglio, che ha celebrato impugnando una semplice croce di legno chiaro – forma anche una piccola Chiesa, una ‘Chiesa domestica’ che, oltre a dare la vita, trasmette la tenerezza e la misericordia divina. Nella famiglia la fede si mescola al latte materno: sperimentando l’amore dei genitori si sente vicino l’amore di Dio”.

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“La famiglia è una scuola dove il pregare ci ricorda anche che c’è un ‘noi’, che esiste un prossimo vicino, evidente: vive sotto lo stesso tetto, condivide con noi la vita e ha delle necessità”, ha continuato il Pontefice commentando l’episodio evangelico delle Nozze di Cana, dove Gesù compì il suo primo miracolo su richiesta della Madre che gli dice “non hanno più vino”. “Le nozze di Cana – ha osservato – si rinnovano in ogni generazione, in ogni famiglia, in ognuno di noi e nei nostri sforzi perché il nostro cuore riesca a trovare stabilità in amori duraturi, fecondi e gioiosi. E il vino è segno di gioia, di amore, di abbondanza: quanti adolescenti e giovani percepiscono che nelle loro case ormai da tempo non c’è più questo vino! Quante donne sole e rattristate si domandano quando l’amore se n’è andato scivolando via dalla loro vita! Quanti anziani si sentono lasciati fuori dalle feste delle loro famiglie, abbandonati in un angolo e ormai senza il nutrimento dell’amore quotidiano!”.

Secondo il Papa, oggi “la mancanza di vino può essere anche la conseguenza della mancanza di lavoro, delle malattie, delle situazioni problematiche che le nostre famiglie attraversano”.
Prima della Messa il Papa ha salutato la folla oceanica del Parco – si stima un milione di persone – a bordo di una Papamobile in tutto simile a quella utilizzata da San Giovanni Paolo II nel 1985, ma che per espressa richiesta di Bergoglio è stata aperta sui lati.

L’arrivo a Guayaquil
L’aereo dell’Alitalia sul quale viaggia Papa Francesco è atterrato a Guayaquil a metà mattina, intorno alle 17 italiane. Gayaquil è la città più popolosa del Paese con 3,7 milioni di abitanti (oltre il doppio di Quito) ed anche il suo cuore finanziario e uno dei principali porti del Continente. Per la sua bellezza è chiamata “la perla del Pacifico”.

Sulla pista, ad accoglierlo, il Pontefice ha trovato il vescovo, monsignor Antonio Arregui Yarza, del clero della prelatura Opus Dei e le autorità locali. Il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño e il sindaco di Guayaquil, Jaime Nebot, tra gli altri, hanno salutato il pontefice che, passando sul tappeto rosso, ha posato per selfie e ha abbracciato e benedetto i bambini.

Francesco ha visitato l’ultramoderno e bellissimo santuario della Divina Misericordia, eretto a 20 anni dalla visita di San Giovanni Paolo II che dell’immagine di Gesù con la luce che esce dal costato e della coroncina di Suor Faustina Kovalska è stato il diffusore nel mondo.

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Nell’avveniristica chiesa lo attendevano alcune centinaia di fedeli anziani o malati che hanno seguito la successiva messa del Parco Los Samanes attraverso un megaschermo. “Adesso vado a celebrare la messa. Porto tutti voi nel cuore! Pregherò per ciascuno di voi. Dirò al Signore: ‘Tu conosci il numero di quelli che erano li”. Chiederò a Gesù, per ciascuno di voi, tanta misericordia: che vi ricopra con la sua misericordia, che abbia cura di voi. E alla Vergine, che è sempre al suo fianco. E ora, prima di andare, perchè questo era un passaggio prima della messa, mi dice l’arcivescovo che il tempo corre, vi do la benedizione e voi non dovete dare nulla, ma vi chiedo, per favore, che
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