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Giuda e il suo tradimento: ma il disegno di salvezza si sarebbe compiuto comunque?

Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

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Dio Padre aveva già previsto il tradimento di Giuda, come passo necessario per la Redenzione? Se è così, chiede un lettore, come può Dio condannarlo? Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Un amico, non credente ma interessato alle questioni di fede, mi ha fatto questa domanda: se il tradimento di Giuda era necessario al compimento della morte e risurrezione di Gesù, lo si può veramente ritenere colpevole di quello che ha fatto? In fondo, il suo comportamento risponde a un disegno divino: come può allora Dio condannarlo?

Lettera firmata

Ragioniamo diversamente da quello che verrebbe da pensare sull’immediato. Supponiamo che una donna prima di concepire un figlio abbia presente tutto il percorso della sua vita e supponiamo che sia un percorso disastroso: se lo mette al mondo ritiene che l’«essere» sia più valido del «fare», se invece guarda alla vita disastrosa e non lo mette al mondo, ritiene che il «fare» sia più importante dell’«essere». Io elogerei la donna che pensasse che la vita, l’esistenza, la presenza nel mondo di un figlio sia più importante di tutte le cose più brutte che quello possa fare!

Dio ovviamente non abita il tempo e perciò in lui sono presenti tutte le vite umane prim’ancora che siano esistite. E ritiene che l’«essere» sia molto più importante del «fare». Veniamo alla domanda.

Il tradimento di Giuda non era necessario al compimento della morte e resurrezione, è stata una condizione e non la causa, come il bronzo non è necessario alla statua di Garibaldi dal momento che è possibile farla anche in pietra. È solo avvenuto in quel modo. Gesù nelle tentazioni subite nel deserto fu tentato di attuare una salvezza diversa da quella del «Padre» e poteva farlo, Giuda poteva lasciare i 12 apostoli prima e non sarebbe avvenuto l’episodio del tradimento, e poteva farlo. Supponiamo, che invece di Giuda, Gesù fosse stato arrestato perché Lazzaro non voleva risorgere e lui lo ha risorto lo stesso, e che nel tribunale le cose si fossero complicate e fosse stato condannato ugualmente alla morte in croce… Che cambiava? I problemi di Giuda sarebbero gli stessi di quelli di Lazzaro, e così via.

Galati (4,4) dice che nella pienezza del tempo Gesù s’incarnò. Quindi la storia umana è andata avanti come gli uomini la conducono e in questa storia il Verbo si è inserito e lì è accaduto ciò che doveva accadere: con tutte le responsabilità di tutti. Se si fosse incarnato a Roma: vicenda differente ma con lo stesso significato, perciò è accaduto quello che doveva accadere secondo il processo storico umano. Giuda quindi è responsabile del tradimento verso Gesù, perché poteva non farlo. È colpevole? Se è responsabile, sì. Dio come dice il lettore lo ha condannato? Questo non spetta a noi dirlo. Gesù dice che è stato un atto grave, ma non ci ha detto che è all’inferno certificato e garantito.

Infine vorrei dire una cosa. Gesù aveva due nature: umana e divina. E la natura umana poteva fare cose diverse da quella divina, come evidenziano le tentazioni del demonio. Per cui se Gesù fosse morto d’insolazione al mar Rosso, la salvezza ci sarebbe venuta da quella morte (mi scuso per l’esempio, ma è più comprensibile delle tre tentazioni demoniache).

Invece Gesù ha sempre detto, all’inizio al diavolo e poi agli ebrei e ai discepoli, che voleva fare la volontà del Padre. Si noti, in genere si dice che Gesù è stato obbediente al Padre, ma Gesù ci vuol dire qualcosa di più: non è stato semplicemente «obbediente», ma lui, la sua natura umana, ha voluto fare e ha scelto di fare «liberamente» quello che il Padre voleva, in altri termini, ciò che voleva che il Padre facesse, lui (Gesù, natura umana) ha voluto fare. È come se un soldato a un ordine del suo superiore dicesse: tòh, è proprio quello che volevo fare anch’io, anche se gli costasse la vita. Gesù mi si permetta il dire non è stato obbediente, ma al di là dell’obbedienza perché ciò che lui voleva fare e quello che il Padre da lui voleva coincidevano, perché lui voleva fare la stessa cosa del Padre.

Da questa angolazione è evidente che non è stato Giuda a eseguire necessariamente quanto predestinato, ma al contrario è stato il Cristo che si è inserito nella storia umana subendo la necessità del processo storico umano con le sue leggi, regole, scelte buone e sbagliate, e con tutte quelle animosità che agitano l’animo umano da farlo agire nel bene e nel male. Il Verbo entrando in questa storia umana la segue necessariamente nel suo percorso e lì accetta quello che la sua posizione e il suo ruolo comportava, ossia il rifiuto dell’umanità di un tipo di salvezza che non gli piaceva. Scrive Giovanni: venne la luce, ma gli uomini preferirono le tenebre. Questo è il punto. Non è necessario Giuda, ma è necessaria la morte e resurrezione di Gesù causate dal rifiuto dell’umanità alla salvezza proposta dal Padre, ma il Padre ne fa tesoro e con quella morte ci salva.

Athos Turchi

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

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Dio Padre aveva già previsto il tradimento di Giuda, come passo necessario per la Redenzione? Se è così, chiede un lettore, come può Dio condannarlo? Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Un amico, non credente ma interessato alle questioni di fede, mi ha fatto questa domanda: se il tradimento di Giuda era necessario al compimento della morte e risurrezione di Gesù, lo si può veramente ritenere colpevole di quello che ha fatto? In fondo, il suo comportamento risponde a un disegno divino: come può allora Dio condannarlo?

Lettera firmata

Ragioniamo diversamente da quello che verrebbe da pensare sull’immediato. Supponiamo che una donna prima di concepire un figlio abbia presente tutto il percorso della sua vita e supponiamo che sia un percorso disastroso: se lo mette al mondo ritiene che l’«essere» sia più valido del «fare», se invece guarda alla vita disastrosa e non lo mette al mondo, ritiene che il «fare» sia più importante dell’«essere». Io elogerei la donna che pensasse che la vita, l’esistenza, la presenza nel mondo di un figlio sia più importante di tutte le cose più brutte che quello possa fare!

Dio ovviamente non abita il tempo e perciò in lui sono presenti tutte le vite umane prim’ancora che siano esistite. E ritiene che l’«essere» sia molto più importante del «fare». Veniamo alla domanda.

Il tradimento di Giuda non era necessario al compimento della morte e resurrezione, è stata una condizione e non la causa, come il bronzo non è necessario alla statua di Garibaldi dal momento che è possibile farla anche in pietra. È solo avvenuto in quel modo. Gesù nelle tentazioni subite nel deserto fu tentato di attuare una salvezza diversa da quella del «Padre» e poteva farlo, Giuda poteva lasciare i 12 apostoli prima e non sarebbe avvenuto l’episodio del tradimento, e poteva farlo. Supponiamo, che invece di Giuda, Gesù fosse stato arrestato perché Lazzaro non voleva risorgere e lui lo ha risorto lo stesso, e che nel tribunale le cose si fossero complicate e fosse stato condannato ugualmente alla morte in croce… Che cambiava? I problemi di Giuda sarebbero gli stessi di quelli di Lazzaro, e così via.

Galati (4,4) dice che nella pienezza del tempo Gesù s’incarnò. Quindi la storia umana è andata avanti come gli uomini la conducono e in questa storia il Verbo si è inserito e lì è accaduto ciò che doveva accadere: con tutte le responsabilità di tutti. Se si fosse incarnato a Roma: vicenda differente ma con lo stesso significato, perciò è accaduto quello che doveva accadere secondo il processo storico umano. Giuda quindi è responsabile del tradimento verso Gesù, perché poteva non farlo. È colpevole? Se è responsabile, sì. Dio come dice il lettore lo ha condannato? Questo non spetta a noi dirlo. Gesù dice che è stato un atto grave, ma non ci ha detto che è all’inferno certificato e garantito.

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Infine vorrei dire una cosa. Gesù aveva due nature: umana e divina. E la natura umana poteva fare cose diverse da quella divina, come evidenziano le tentazioni del demonio. Per cui se Gesù fosse morto d’insolazione al mar Rosso, la salvezza ci sarebbe venuta da quella morte (mi scuso per l’esempio, ma è più comprensibile delle tre tentazioni demoniache).

Invece Gesù ha sempre detto, all’inizio al diavolo e poi agli ebrei e ai discepoli, che voleva fare la volontà del Padre. Si noti, in genere si dice che Gesù è stato obbediente al Padre, ma Gesù ci vuol dire qualcosa di più: non è stato semplicemente «obbediente», ma lui, la sua natura umana, ha voluto fare e ha scelto di fare «liberamente» quello che il Padre voleva, in altri termini, ciò che voleva che il Padre facesse, lui (Gesù, natura umana) ha voluto fare. È come se un soldato a un ordine del suo superiore dicesse: tòh, è proprio quello che volevo fare anch’io, anche se gli costasse la vita. Gesù mi si permetta il dire non è stato obbediente, ma al di là dell’obbedienza perché ciò che lui voleva fare e quello che il Padre da lui voleva coincidevano, perché lui voleva fare la stessa cosa del Padre.

Da questa angolazione è evidente che non è stato Giuda a eseguire necessariamente quanto predestinato, ma al contrario è stato il Cristo che si è inserito nella storia umana subendo la necessità del processo storico umano con le sue leggi, regole, scelte buone e sbagliate, e con tutte quelle animosità che agitano l’animo umano da farlo agire nel bene e nel male. Il Verbo entrando in questa storia umana la segue necessariamente nel suo percorso e lì accetta quello che la sua posizione e il suo ruolo comportava, ossia il rifiuto dell’umanità di un tipo di salvezza che non gli piaceva. Scrive Giovanni: venne la luce, ma gli uomini preferirono le tenebre. Questo è il punto. Non è necessario Giuda, ma è necessaria la morte e resurrezione di Gesù causate dal rifiuto dell’umanità alla salvezza proposta dal Padre, ma il Padre ne fa tesoro e con quella morte ci salva.

Athos Turchi

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