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Giubileo al via: è tempo di misericordia

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​«Si apre davanti a noi la Porta Santa: è Cristo stesso che, attraverso il ministero della Chiesa, ci introduce nel consolante mistero dell’amore di Dio, amore senza misura che abbraccia l’umanità intera». Le parole del diacono, davanti alla Porta Santa di San Pietro ancora chiusa, segneranno questa mattina il momento di inizio, per Roma e per il mondo intero, del Giubileo straordinario della Misericordia. Parole alle quali si aggiungerà, subito dopo, l’orazione del Papa, prima che egli stesso compia il gesto tanto atteso di spalancare i battenti accostati, ma già liberati (fin dai giorni scorsi) dal muro eretto alla fine dell’Anno Santo del 2000. «O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, donaci di vivere un anno di grazia, tempo propizio per amare te e i fratelli nella gioia del Vangelo».

Sono espressioni in cui si ritrova lo spirito profondo del periodo di Grazia cominciato nove giorni fa con il “prologo” dell’apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Il rito di oggi è inserito nella Messa che Francesco presiederà in piazza San Pietro (presente anche il papa emerito Benedetto XVI) a partire dalle 9,30. Subito dopo la comunione, il Papa si recherà nell’atrio della Basilica, dove presso la Porta ancora chiusa ascolterà le parole del diacono e poi pronuncerà la propria preghiera, ricordando che è Cristo «la porta attraverso la quale veniamo» al Padre.

Quindi il Pontefice, in silenzio, salirà i gradini, aprendo la Porta Santa e sostando in preghiera sulla soglia. Infine entrerà da solo, e per primo, nella Basilica, seguito dai concelebranti e da alcuni rappresentanti di religiosi e fedeli laici, e si dirigerà verso l’Altare della Confessione, mentre la schola (il Coro della Cappella Sistina) intonerà l’Inno del Giubileo. Infine, una volta completata la prima processione giubilare attraverso la Porta Santa, papa Bergoglio svolgerà sulla tomba di Pietro, il rito conclusivo della Messa impartendo la sua benedizione, per poi raggiungere la finestra del suo studio e affacciarsi a mezzogiorno per la recita dell’Angelus.

Numerosi segni accompagneranno le diverse fasi della celebrazione. Innanzitutto non bisogna dimenticare che il Pontefice ha scelto di aprire il Giubileo straordinario della misericordia in questo giorno, perché – oltre alla coincidenza con la solennità dell’Immacolata – oggi ricorrono anche i 50 anni dalla fine del Concilio Vaticano II. Per questo la liturgia sarà introdotta dalla lettura di alcuni brani delle quattro Costituzioni conciliari (Dei Verbum, Lumen gentium, Sacrosanctum concilium e Gaudium et spes), e da due brani rispettivamente di Unitatis redintegratiosull’ecumenismo e Dignitatis humanae sulla libertà religiosa. L’eredità del Concilio sarà inoltre simboleggiata da una “presenza” speciale: sullo stesso tronetto sul quale, durante tutte le sessioni di lavoro di 50 anni fa, veniva poggiato l’Evangeliario sarà collocato quello appositamente preparato per l’Anno Santo dall’artista gesuita, padre Marco Ivan Rupnik.

Giunge così a compimento l’iter di preparazione dell’Anno Santo, iniziato nove mesi fa, quando – il 13 marzo – Papa Francesco annunciava alla Chiesa e al mondo l’intenzione di indire un Anno Santo straordinario della misericordia. Un mese dopo, l’11 aprile, l’indizione era ufficializzata dalla consegna della Bolla Misericordiae Vultus, letta alla presenza del Papa davanti alla Porta Santa chiusa della Basilica di San Pietro. «L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia – scrive Francesco – Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia».

E dunque «ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace del Padre». Nella Bolla venivano fissate anche le “novità” giubilari: tra le altre l’apertura della Porta Santa anche nelle diocesi, i “missionari della misericordia”, confessori con il potere di rimettere anche peccati gravissimi di solito riservati alla Sede Apostolica, e la facoltà di rimettere il peccato di procurato aborto a tutti i sacerdoti. Il 1° novembre scorso, poi, il Papa annunciò l’intenzione di aprire la Porta Santa della Cattedrale di Bangui, in Centrafrica, durante il viaggio che lo avrebbe portato anche in Kenia e Uganda. Cosa che poi ha fatto domenica 29 novembre. Ora il tempo straordinario della misericordia è iniziato.

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Sono espressioni in cui si ritrova lo spirito profondo del periodo di Grazia cominciato nove giorni fa con il “prologo” dell’apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Il rito di oggi è inserito nella Messa che Francesco presiederà in piazza San Pietro (presente anche il papa emerito Benedetto XVI) a partire dalle 9,30. Subito dopo la comunione, il Papa si recherà nell’atrio della Basilica, dove presso la Porta ancora chiusa ascolterà le parole del diacono e poi pronuncerà la propria preghiera, ricordando che è Cristo «la porta attraverso la quale veniamo» al Padre.

Quindi il Pontefice, in silenzio, salirà i gradini, aprendo la Porta Santa e sostando in preghiera sulla soglia. Infine entrerà da solo, e per primo, nella Basilica, seguito dai concelebranti e da alcuni rappresentanti di religiosi e fedeli laici, e si dirigerà verso l’Altare della Confessione, mentre la schola (il Coro della Cappella Sistina) intonerà l’Inno del Giubileo. Infine, una volta completata la prima processione giubilare attraverso la Porta Santa, papa Bergoglio svolgerà sulla tomba di Pietro, il rito conclusivo della Messa impartendo la sua benedizione, per poi raggiungere la finestra del suo studio e affacciarsi a mezzogiorno per la recita dell’Angelus.

Numerosi segni accompagneranno le diverse fasi della celebrazione. Innanzitutto non bisogna dimenticare che il Pontefice ha scelto di aprire il Giubileo straordinario della misericordia in questo giorno, perché – oltre alla coincidenza con la solennità dell’Immacolata – oggi ricorrono anche i 50 anni dalla fine del Concilio Vaticano II. Per questo la liturgia sarà introdotta dalla lettura di alcuni brani delle quattro Costituzioni conciliari (Dei Verbum, Lumen gentium, Sacrosanctum concilium e Gaudium et spes), e da due brani rispettivamente di Unitatis redintegratiosull’ecumenismo e Dignitatis humanae sulla libertà religiosa. L’eredità del Concilio sarà inoltre simboleggiata da una “presenza” speciale: sullo stesso tronetto sul quale, durante tutte le sessioni di lavoro di 50 anni fa, veniva poggiato l’Evangeliario sarà collocato quello appositamente preparato per l’Anno Santo dall’artista gesuita, padre Marco Ivan Rupnik.

Giunge così a compimento l’iter di preparazione dell’Anno Santo, iniziato nove mesi fa, quando – il 13 marzo – Papa Francesco annunciava alla Chiesa e al mondo l’intenzione di indire un Anno Santo straordinario della misericordia. Un mese dopo, l’11 aprile, l’indizione era ufficializzata dalla consegna della Bolla Misericordiae Vultus, letta alla presenza del Papa davanti alla Porta Santa chiusa della Basilica di San Pietro. «L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia – scrive Francesco – Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia».

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E dunque «ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace del Padre». Nella Bolla venivano fissate anche le “novità” giubilari: tra le altre l’apertura della Porta Santa anche nelle diocesi, i “missionari della misericordia”, confessori con il potere di rimettere anche peccati gravissimi di solito riservati alla Sede Apostolica, e la facoltà di rimettere il peccato di procurato aborto a tutti i sacerdoti. Il 1° novembre scorso, poi, il Papa annunciò l’intenzione di aprire la Porta Santa della Cattedrale di Bangui, in Centrafrica, durante il viaggio che lo avrebbe portato anche in Kenia e Uganda. Cosa che poi ha fatto domenica 29 novembre. Ora il tempo straordinario della misericordia è iniziato.

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