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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno A Giovedì Santo - Anno A - 9 aprile 2020

Giovedì Santo – Anno A – 9 aprile 2020

Il vero potere è il servizio.






    Dal Vangelo secondo Giovanni

    “Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
    Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
    Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
    Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»”.




    “Il vero potere è il servizio», «non dobbiamo avere paura della bontà e neanche della tenerezza”. Con queste parole omiletiche ha avuto inizio il pontificato di Papa Francesco. Con queste espressioni si stagliava e delineava la progettualità e l’essenza del suo pontificato. I gesti, le scelte e lo stile, in seguito, lo hanno confermato. La periferia, l’odore delle pecore, una chiesa incidentata, i verbi uscire e camminare hanno dipinto l’effervescenza e la sostanza di questo pontificato. Ma alla base di tutto ci deve essere il condimento del servizio e dell’umiltà.

    Il vangelo della celebrazione vespertina del giovedì santo, conosciuta come “Coena Domini” la “Cena del Signore”, indirizza con determinazione proprio in questo senso. Gesù si accascia davanti ad ogni apostolo e lava loro i piedi. Per lui, cintosi del grembiule del servizio e dell’umiltà, è una gioia servire, donare, immolare se stesso. Agli altri la gioia e la serenità d’essere serviti.

    A sua immagine, anche ogni suo seguace, dovrebbe avvertire in se l’esigenza di servire, anzi occorre rendersi degni di porsi al servizio dei fratelli. E’ necessario avere “la competenza del servizio” che, essenzialmente, è costituita dalla gratuita assoluta, libera e generosa. Quando questo accade è certamente maggiore il beneficio che ne ricava chi serve rispetto a chi viene servito. Porsi accanto ai fratelli, condividerne le esigenze e le necessità, soccorrere le ferite fasciandole con l’olio della solidarietà intrisa d’amore è la felicità più grande per chi si inginocchia davanti ai fratelli per servirli. “Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»”. Come sono vere, consolanti e affascinanti queste parole. Facciamole diventare gesti concreti e scelte programmatiche per i poveri e tutti coloro che attendono da noi un gesto d’amore.




    Giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre
    il Signore Gesù ci ha lasciato il testamento del suo amore
    nell’umile gesto della lavanda dei piedi
    e nel dono supremo dell’Eucaristia.
    Consapevoli che il Padre ha posto tutto nelle sue mani,
    rivolgiamo a lui la nostra preghiera.

    R. O Gesù, Maestro e Signore, ascoltaci.

    Per il vescovo e i presbiteri della nostra Chiesa di N.,
    perché vivano il loro sacerdozio come servizio instancabile
    e donazione senza limiti a te che sei presente nei tuoi fratelli, preghiamo. R.

    Per tutto il popolo cristiano,
    perchè in te che lavi i piedi agli Apostoli
    e sulla mensa pasquale spezzi il pane e offri il calice,
    sappia riconoscere i grandi segni della tua regalità
    e del tuo amore, preghiamo. R.

    Per i cristiani divisi,
    perché questo memoriale della santa Cena faccia risuonare nel loro spirito
    l’ardente appello all’unità che hai innalzato
    nella tua preghiera sacerdotale al Padre, preghiamo. R.

    Per gli uomini prigionieri della cupidigia e della violenza,
    e per tutti i commensali mancati al banchetto della fraternità,
    perché sentano che soprattutto per loro hai pregato
    e ti sei offerto al Padre come agnello innocente e mansueto, preghiamo. R.

    Per tutti noi che condividiamo il pane del cielo alla mensa eucaristica,
    perché siamo disponibili a condividere i valori e i beni di questo mondo
    con quanti hanno fame e sete di giustizia e di misericordia, preghiamo. R.

    Signore Gesù, in quest’ora suprema
    in cui ci chiami come amici a mangiare la Pasqua con te,
    rendici degni di essere eredi e commensali della gloria
    nel banchetto eterno.
    Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

    R. Amen.




    Padre onnipotente, che nella vita terrena ci hai nutriti alla Cena del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo Giovanni

“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»”.



“Il vero potere è il servizio», «non dobbiamo avere paura della bontà e neanche della tenerezza”. Con queste parole omiletiche ha avuto inizio il pontificato di Papa Francesco. Con queste espressioni si stagliava e delineava la progettualità e l’essenza del suo pontificato. I gesti, le scelte e lo stile, in seguito, lo hanno confermato. La periferia, l’odore delle pecore, una chiesa incidentata, i verbi uscire e camminare hanno dipinto l’effervescenza e la sostanza di questo pontificato. Ma alla base di tutto ci deve essere il condimento del servizio e dell’umiltà.

Il vangelo della celebrazione vespertina del giovedì santo, conosciuta come “Coena Domini” la “Cena del Signore”, indirizza con determinazione proprio in questo senso. Gesù si accascia davanti ad ogni apostolo e lava loro i piedi. Per lui, cintosi del grembiule del servizio e dell’umiltà, è una gioia servire, donare, immolare se stesso. Agli altri la gioia e la serenità d’essere serviti.

A sua immagine, anche ogni suo seguace, dovrebbe avvertire in se l’esigenza di servire, anzi occorre rendersi degni di porsi al servizio dei fratelli. E’ necessario avere “la competenza del servizio” che, essenzialmente, è costituita dalla gratuita assoluta, libera e generosa. Quando questo accade è certamente maggiore il beneficio che ne ricava chi serve rispetto a chi viene servito. Porsi accanto ai fratelli, condividerne le esigenze e le necessità, soccorrere le ferite fasciandole con l’olio della solidarietà intrisa d’amore è la felicità più grande per chi si inginocchia davanti ai fratelli per servirli. “Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»”. Come sono vere, consolanti e affascinanti queste parole. Facciamole diventare gesti concreti e scelte programmatiche per i poveri e tutti coloro che attendono da noi un gesto d’amore.



Giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre
il Signore Gesù ci ha lasciato il testamento del suo amore
nell’umile gesto della lavanda dei piedi
e nel dono supremo dell’Eucaristia.
Consapevoli che il Padre ha posto tutto nelle sue mani,
rivolgiamo a lui la nostra preghiera.

R. O Gesù, Maestro e Signore, ascoltaci.

Per il vescovo e i presbiteri della nostra Chiesa di N.,
perché vivano il loro sacerdozio come servizio instancabile
e donazione senza limiti a te che sei presente nei tuoi fratelli, preghiamo. R.

Per tutto il popolo cristiano,
perchè in te che lavi i piedi agli Apostoli
e sulla mensa pasquale spezzi il pane e offri il calice,
sappia riconoscere i grandi segni della tua regalità
e del tuo amore, preghiamo. R.

Per i cristiani divisi,
perché questo memoriale della santa Cena faccia risuonare nel loro spirito
l’ardente appello all’unità che hai innalzato
nella tua preghiera sacerdotale al Padre, preghiamo. R.

Per gli uomini prigionieri della cupidigia e della violenza,
e per tutti i commensali mancati al banchetto della fraternità,
perché sentano che soprattutto per loro hai pregato
e ti sei offerto al Padre come agnello innocente e mansueto, preghiamo. R.

Per tutti noi che condividiamo il pane del cielo alla mensa eucaristica,
perché siamo disponibili a condividere i valori e i beni di questo mondo
con quanti hanno fame e sete di giustizia e di misericordia, preghiamo. R.

Signore Gesù, in quest’ora suprema
in cui ci chiami come amici a mangiare la Pasqua con te,
rendici degni di essere eredi e commensali della gloria
nel banchetto eterno.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

R. Amen.



Padre onnipotente, che nella vita terrena ci hai nutriti alla Cena del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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Giovedì Santo – Anno A – 9 aprile 2020

Il vero potere è il servizio.



Dal Vangelo secondo Giovanni

“Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»”.



“Il vero potere è il servizio», «non dobbiamo avere paura della bontà e neanche della tenerezza”. Con queste parole omiletiche ha avuto inizio il pontificato di Papa Francesco. Con queste espressioni si stagliava e delineava la progettualità e l’essenza del suo pontificato. I gesti, le scelte e lo stile, in seguito, lo hanno confermato. La periferia, l’odore delle pecore, una chiesa incidentata, i verbi uscire e camminare hanno dipinto l’effervescenza e la sostanza di questo pontificato. Ma alla base di tutto ci deve essere il condimento del servizio e dell’umiltà.

Il vangelo della celebrazione vespertina del giovedì santo, conosciuta come “Coena Domini” la “Cena del Signore”, indirizza con determinazione proprio in questo senso. Gesù si accascia davanti ad ogni apostolo e lava loro i piedi. Per lui, cintosi del grembiule del servizio e dell’umiltà, è una gioia servire, donare, immolare se stesso. Agli altri la gioia e la serenità d’essere serviti.

A sua immagine, anche ogni suo seguace, dovrebbe avvertire in se l’esigenza di servire, anzi occorre rendersi degni di porsi al servizio dei fratelli. E’ necessario avere “la competenza del servizio” che, essenzialmente, è costituita dalla gratuita assoluta, libera e generosa. Quando questo accade è certamente maggiore il beneficio che ne ricava chi serve rispetto a chi viene servito. Porsi accanto ai fratelli, condividerne le esigenze e le necessità, soccorrere le ferite fasciandole con l’olio della solidarietà intrisa d’amore è la felicità più grande per chi si inginocchia davanti ai fratelli per servirli. “Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»”. Come sono vere, consolanti e affascinanti queste parole. Facciamole diventare gesti concreti e scelte programmatiche per i poveri e tutti coloro che attendono da noi un gesto d’amore.



Giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre
il Signore Gesù ci ha lasciato il testamento del suo amore
nell’umile gesto della lavanda dei piedi
e nel dono supremo dell’Eucaristia.
Consapevoli che il Padre ha posto tutto nelle sue mani,
rivolgiamo a lui la nostra preghiera.

R. O Gesù, Maestro e Signore, ascoltaci.

Per il vescovo e i presbiteri della nostra Chiesa di N.,
perché vivano il loro sacerdozio come servizio instancabile
e donazione senza limiti a te che sei presente nei tuoi fratelli, preghiamo. R.

Per tutto il popolo cristiano,
perchè in te che lavi i piedi agli Apostoli
e sulla mensa pasquale spezzi il pane e offri il calice,
sappia riconoscere i grandi segni della tua regalità
e del tuo amore, preghiamo. R.

Per i cristiani divisi,
perché questo memoriale della santa Cena faccia risuonare nel loro spirito
l’ardente appello all’unità che hai innalzato
nella tua preghiera sacerdotale al Padre, preghiamo. R.

Per gli uomini prigionieri della cupidigia e della violenza,
e per tutti i commensali mancati al banchetto della fraternità,
perché sentano che soprattutto per loro hai pregato
e ti sei offerto al Padre come agnello innocente e mansueto, preghiamo. R.

Per tutti noi che condividiamo il pane del cielo alla mensa eucaristica,
perché siamo disponibili a condividere i valori e i beni di questo mondo
con quanti hanno fame e sete di giustizia e di misericordia, preghiamo. R.

Signore Gesù, in quest’ora suprema
in cui ci chiami come amici a mangiare la Pasqua con te,
rendici degni di essere eredi e commensali della gloria
nel banchetto eterno.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

R. Amen.



Padre onnipotente, che nella vita terrena ci hai nutriti alla Cena del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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