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Home Argomenti Santi e Beati Giovanni XXIII, Parolin: la sua “fede rocciosa” contribuì a ecumenismo e pace  

Giovanni XXIII, Parolin: la sua “fede rocciosa” contribuì a ecumenismo e pace  

Santi

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Si conclude la “peregrinatio” delle spoglie in terra bergamasca, oggi rientro in Vaticano. Messa del cardinale a Sotto il Monte: «Roncalli, ponte tra cielo e terra»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Diplomazia, ecumenismo, pace e riconciliazione tra le nazioni: in ognuno di questi ambiti Papa Giovanni XXIII ha dato un suo contributo fondamentale i cui effetti sono ancora oggi un beneficio per la Chiesa e l’umanità. Le parole del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, durante la messa di ieri sera a Sotto il Monte (Bergamo) hanno suggellato la “peregrinatio” delle spoglie di Giovanni XXIII nella sua terra natale, iniziata lo scorso 25 maggio e conclusa oggi con il ritorno delle reliquie, nel pomeriggio, nella basilica di San Pietro. 

 Un «evento di grazia»: così il più stretto collaboratore di Papa Francesco ha definito questo pellegrinaggio «che ha registrato una straordinaria partecipazione di fedeli, moltissimi dei quali si sono accostati ai sacramenti, in particolare alla Confessione». L’auspicio è che tale iniziativa «possa rivelarsi una speciale opportunità di rinnovamento ecclesiale e civile». 
 
Nella sua omelia il cardinale ha ricordato la figura di Angelo Giuseppe Roncalli, come sacerdote e come Pontefice ma anche nelle sue sfumature più umane. «È stato un uomo buono», ha detto, che «ha dedicato l’intera esistenza a Cristo e alla Chiesa, con zelo e generosità, non risparmiando fatiche e non pretendendo risultati immediati, ma offrendo una testimonianza indelebile di santità».  
 
È divenuto Santo «perché abbandonato interamente al progetto che Dio aveva su di lui». È stato «un vero ponte fra cielo e terra, un Pontefice nel senso letterale del termine, via di collegamento per permettere alla libertà umana di incontrare la maestà, la bontà e la santità di Dio», ha aggiunto Parolin.  
 
Ha ricordato quindi parole e gesti del Papa del Concilio che «esprimevano autorità e gentilezza, serena fermezza e benevolenza, audacia e prudenza, paternità spirituale e condiscendenza fraterna e il mondo ne fu stupito, perché istintivamente, anche i più lontani e i meno istruiti, percepivano che quella semplicità e giovialità del tratto erano il risultato di un costante lavoro di affinamento del carattere, erano l’esito di un percorso sincero e profondo di un’anima alla ricerca dell’essenziale, il frutto di una lunga esperienza e di molte letture meditate, erano lo splendido salario della preghiera e della carità». 
 
Da non dimenticare, poi, la profonda fede che ha animato Roncalli sacerdote, vescovo, cardinale, e infine Papa. Una fede «rocciosa» che «si trasformava in intrepido coraggio». Una fede «solida, operosa, tranquilla, fiduciosa in Dio, in sua Madre Maria e nei Santi, imparata a Sotto il Monte». «È la sua granitica stabilità nella fede – ha detto il segretario di Stato vaticano – che lo rese al tempo stesso paziente ed audace», tanto da portarlo ad assumersi la responsabilità di indire «un Concilio Ecumenico che radunasse l’intera Chiesa per aggiornare il modo di proporre la verità evangelica, per trovare linguaggi e metodi adatti a far incontrare l’uomo contemporaneo con le perenni verità del Vangelo, facilitando l’incontro dell’uomo con il suo Salvatore». 
 
Il cardinale Parolin ha ricordato anche il contributo di Angelo Giuseppe Roncalli alla diplomazia pontificia durante i suoi circa 20 anni trascorsi nelle missioni in Bulgaria, in Turchia, in Grecia, prima di approdare a Parigi. In quegli anni ebbe modo di conoscere a fondo «gli effetti della tragica divisione tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa», per questo per lui «l’ecumenismo divenne quindi una necessità per mantenersi fedele al Signore nell’azione quotidiana».  
 
«Oggi non abbiamo ancora raggiunto l’unità visibile tra i cristiani, tuttavia quanta strada è stata compiuta!», ha esclamato Parolin. «Quanti ostacoli sono stati tolti dal sentiero, quanti malintesi sono stati dissolti! L’ecumenismo della carità, come la reciproca conoscenza e frequentazione ci fa ormai vedere anche le asperità del cammino in un modo del tutto nuovo. Certamente una considerevole parte del merito lo si deve al vostro concittadino, a Papa Giovanni, al suo sereno coraggio, alla sua capacità di individuare vie di autentico dialogo». 
 
Dialogo che Roncalli promosse anche negli equilibri geopolitici mondiali. Il Papa «divenne anche fattore di riconciliazione tra le nazioni in un mondo minacciato dalle armi di distruzione di massa e dalla acuta tensione della Guerra fredda», ha sottolineato Parolin. «Ecco realizzarsi pienamente quell’itinerario che da Sotto il Monte lo condusse fino ad essere efficace operatore di pace per il mondo intero». 
 
Il messaggio che oggi “il Papa buono” ci lascia è allora di fidarsi completamente del Signore: «Lasciate che Egli entri nelle case, nei luoghi di lavoro e di studio, che abiti anche i sentimenti, i progetti e gli svaghi, perché vi benedica e vi doni la sua grazia, senza la quale nulla è possibile fare di buono. Affidatevi a Lui – ha concluso il cardinale – che può fare di ciascuna povera anima un giardino che diffonde ovunque il profumo del bene». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Diplomazia, ecumenismo, pace e riconciliazione tra le nazioni: in ognuno di questi ambiti Papa Giovanni XXIII ha dato un suo contributo fondamentale i cui effetti sono ancora oggi un beneficio per la Chiesa e l’umanità. Le parole del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, durante la messa di ieri sera a Sotto il Monte (Bergamo) hanno suggellato la “peregrinatio” delle spoglie di Giovanni XXIII nella sua terra natale, iniziata lo scorso 25 maggio e conclusa oggi con il ritorno delle reliquie, nel pomeriggio, nella basilica di San Pietro. 

 Un «evento di grazia»: così il più stretto collaboratore di Papa Francesco ha definito questo pellegrinaggio «che ha registrato una straordinaria partecipazione di fedeli, moltissimi dei quali si sono accostati ai sacramenti, in particolare alla Confessione». L’auspicio è che tale iniziativa «possa rivelarsi una speciale opportunità di rinnovamento ecclesiale e civile». 
 
Nella sua omelia il cardinale ha ricordato la figura di Angelo Giuseppe Roncalli, come sacerdote e come Pontefice ma anche nelle sue sfumature più umane. «È stato un uomo buono», ha detto, che «ha dedicato l’intera esistenza a Cristo e alla Chiesa, con zelo e generosità, non risparmiando fatiche e non pretendendo risultati immediati, ma offrendo una testimonianza indelebile di santità».  
 
È divenuto Santo «perché abbandonato interamente al progetto che Dio aveva su di lui». È stato «un vero ponte fra cielo e terra, un Pontefice nel senso letterale del termine, via di collegamento per permettere alla libertà umana di incontrare la maestà, la bontà e la santità di Dio», ha aggiunto Parolin.  
 
Ha ricordato quindi parole e gesti del Papa del Concilio che «esprimevano autorità e gentilezza, serena fermezza e benevolenza, audacia e prudenza, paternità spirituale e condiscendenza fraterna e il mondo ne fu stupito, perché istintivamente, anche i più lontani e i meno istruiti, percepivano che quella semplicità e giovialità del tratto erano il risultato di un costante lavoro di affinamento del carattere, erano l’esito di un percorso sincero e profondo di un’anima alla ricerca dell’essenziale, il frutto di una lunga esperienza e di molte letture meditate, erano lo splendido salario della preghiera e della carità». 
 
Da non dimenticare, poi, la profonda fede che ha animato Roncalli sacerdote, vescovo, cardinale, e infine Papa. Una fede «rocciosa» che «si trasformava in intrepido coraggio». Una fede «solida, operosa, tranquilla, fiduciosa in Dio, in sua Madre Maria e nei Santi, imparata a Sotto il Monte». «È la sua granitica stabilità nella fede – ha detto il segretario di Stato vaticano – che lo rese al tempo stesso paziente ed audace», tanto da portarlo ad assumersi la responsabilità di indire «un Concilio Ecumenico che radunasse l’intera Chiesa per aggiornare il modo di proporre la verità evangelica, per trovare linguaggi e metodi adatti a far incontrare l’uomo contemporaneo con le perenni verità del Vangelo, facilitando l’incontro dell’uomo con il suo Salvatore». 
 
Il cardinale Parolin ha ricordato anche il contributo di Angelo Giuseppe Roncalli alla diplomazia pontificia durante i suoi circa 20 anni trascorsi nelle missioni in Bulgaria, in Turchia, in Grecia, prima di approdare a Parigi. In quegli anni ebbe modo di conoscere a fondo «gli effetti della tragica divisione tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa», per questo per lui «l’ecumenismo divenne quindi una necessità per mantenersi fedele al Signore nell’azione quotidiana».  
 
«Oggi non abbiamo ancora raggiunto l’unità visibile tra i cristiani, tuttavia quanta strada è stata compiuta!», ha esclamato Parolin. «Quanti ostacoli sono stati tolti dal sentiero, quanti malintesi sono stati dissolti! L’ecumenismo della carità, come la reciproca conoscenza e frequentazione ci fa ormai vedere anche le asperità del cammino in un modo del tutto nuovo. Certamente una considerevole parte del merito lo si deve al vostro concittadino, a Papa Giovanni, al suo sereno coraggio, alla sua capacità di individuare vie di autentico dialogo». 
 
Dialogo che Roncalli promosse anche negli equilibri geopolitici mondiali. Il Papa «divenne anche fattore di riconciliazione tra le nazioni in un mondo minacciato dalle armi di distruzione di massa e dalla acuta tensione della Guerra fredda», ha sottolineato Parolin. «Ecco realizzarsi pienamente quell’itinerario che da Sotto il Monte lo condusse fino ad essere efficace operatore di pace per il mondo intero». 
 
Il messaggio che oggi “il Papa buono” ci lascia è allora di fidarsi completamente del Signore: «Lasciate che Egli entri nelle case, nei luoghi di lavoro e di studio, che abiti anche i sentimenti, i progetti e gli svaghi, perché vi benedica e vi doni la sua grazia, senza la quale nulla è possibile fare di buono. Affidatevi a Lui – ha concluso il cardinale – che può fare di ciascuna povera anima un giardino che diffonde ovunque il profumo del bene». 

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