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“Gesù non è un profeta ‘new age’ ma un Messia che si fa servo”

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Il Papa alla messa della Domenica delle Palme: «Cristo è presente in chi oggi soffre per un lavoro da schiavi, per i drammi familiari, per le malattie, per le guerre e il terrorismo»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO
«Un illuso che sparge illusioni»? «Un profeta “new age”»? «Un venditore di fumo»? Chi è il Gesù che viene accolto oggi a Gerusalemme, acclamato come un re? Non è niente di tutto questo, afferma Papa Francesco nella messa in piazza San Pietro per la Domenica delle Palme: è «un Messia ben determinato, con la fisionomia concreta del servo, il servo di Dio e dell’uomo che va alla passione; è il grande Paziente del dolore umano». È quel Gesù «che accetta di essere osannato pur sapendo bene che lo attende il “crucifige!”, non ci chiede di contemplarlo soltanto nei quadri o nelle fotografie, oppure nei video che circolano in rete. No», dice il Pontefice nella sua omelia dopo la tradizionale processione con i “palmurelli” intrecciati, quest’anno donati dalla Diocesi di Sanremo e dalla Regione Liguria.  

 

Gesù, sottolinea il Papa, «è presente in tanti nostri fratelli e sorelle che oggi patiscono sofferenze come Lui: soffrono per un lavoro da schiavi, soffrono per i drammi familiari, per le malattie… Soffrono a causa delle guerre e del terrorismo, a causa degli interessi che muovono le armi e le fanno colpire». In ognuno di questi «uomini e donne ingannati, violati nella loro dignità, scartati… » c’è Cristo, il quale «con quel volto sfigurato, con quella voce rotta chiede – ci chiede – di essere guardato, di essere riconosciuto, di essere amato». 
La celebrazione di oggi, dunque, evidenzia Papa Francesco, ha «un doppio sapore, dolce e amaro». «È gioiosa e dolorosa» perché in essa celebriamo il Messia che entra in Gerusalemme in groppa a un asino osannato dai suoi discepoli, il cui entusiasmo contagia i giovani della città che si uniscono al corteo con le loro grida. Ma allo stesso tempo oggi viene proclamato il racconto evangelico della Passione. «Il nostro cuore sente lo struggente contrasto, e prova in qualche minima misura ciò che dovette sentire Gesù nel suo cuore in quel giorno in cui gioì con i suoi amici e pianse su Gerusalemme», annota Bergoglio.  
Mentre «anche noi facciamo festa al nostro Re, pensiamo alle sofferenze che Lui dovrà patire in questa Settimana», prosegue. Pensiamo «alle calunnie, agli oltraggi, ai tranelli, ai tradimenti, all’abbandono, al giudizio iniquo, alle percosse, ai flagelli, alla corona di spine». E pensiamo «alla Via Crucis» che culmina con la crocifissione. Una strada dolorosa che però Cristo stesso aveva già preannunciato. «Lui lo aveva detto chiaramente ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Non ha mai promesso onori e successi. I Vangeli parlano chiaro», rammenta il Papa.  
Il Dio che seguiamo è questo, aggiunge: «Non è un altro Gesù… è lo stesso che è stato inchiodato alla croce ed è morto tra due malfattori. Non abbiamo altro Signore all’infuori di Lui: Gesù, umile Re di giustizia, di misericordia e di pace».  Egli «ha sempre avvertito i suoi amici che la sua strada era quella, e che la vittoria finale sarebbe passata attraverso la passione e la croce». «Anche per noi vale lo stesso», chiosa Papa Bergoglio. Incoraggia allora a «seguire fedelmente Gesù» e «a farlo non a parole ma nei fatti», cioè «di avere la pazienza di sopportare la nostra croce: di non rifiutarla, non buttarla via, ma, guardando Lui, accettarla e portarla, giorno per giorno».  
A conclusione della messa, alla quale – riferisce la Sala Stampa vaticana – sono presenti 50mila fedeli, i giovani di Cracovia hanno simbolicamente consegnato ai giovani di Panama la Croce della Giornata mondiale della Gioventù – che oggi si celebra a livello diocesano – che girerà il mondo fino all’evento del 2019. Un momento «sempre emozionante, di orizzonti aperti», osserva il Papa, che da 32 anni arricchisce la Domenica delle Palme. Benedicendo la Croce, Papa Francesco auspica che essa «là dove passerà faccia crescere la fede e la speranza». 
Durante l’Angelus, subito dopo la messa, il Pontefice prega per le vittime dell’attentato di Stoccolma e di quello di oggi al Cairo, in Egitto. Un saluto va anche ai partecipanti all’incontro internazionale in vista del Sinodo sui giovani, promosso dal Dicastero per Laici, famiglia e vita e, naturalmente, a tutti i ragazzi e le ragazze che oggi celebrano la Giornata della Gioventù in ogni diocesi del mondo: «Un’altra tappa – dice il Papa – del grande pellegrinaggio, iniziato da san Giovanni Paolo II, che l’anno scorso ci ha radunati a Cracovia e che ci convoca a Panamá per il gennaio 2019». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Un illuso che sparge illusioni»? «Un profeta “new age”»? «Un venditore di fumo»? Chi è il Gesù che viene accolto oggi a Gerusalemme, acclamato come un re? Non è niente di tutto questo, afferma Papa Francesco nella messa in piazza San Pietro per la Domenica delle Palme: è «un Messia ben determinato, con la fisionomia concreta del servo, il servo di Dio e dell’uomo che va alla passione; è il grande Paziente del dolore umano». È quel Gesù «che accetta di essere osannato pur sapendo bene che lo attende il “crucifige!”, non ci chiede di contemplarlo soltanto nei quadri o nelle fotografie, oppure nei video che circolano in rete. No», dice il Pontefice nella sua omelia dopo la tradizionale processione con i “palmurelli” intrecciati, quest’anno donati dalla Diocesi di Sanremo e dalla Regione Liguria.  

 

Gesù, sottolinea il Papa, «è presente in tanti nostri fratelli e sorelle che oggi patiscono sofferenze come Lui: soffrono per un lavoro da schiavi, soffrono per i drammi familiari, per le malattie… Soffrono a causa delle guerre e del terrorismo, a causa degli interessi che muovono le armi e le fanno colpire». In ognuno di questi «uomini e donne ingannati, violati nella loro dignità, scartati… » c’è Cristo, il quale «con quel volto sfigurato, con quella voce rotta chiede – ci chiede – di essere guardato, di essere riconosciuto, di essere amato». 
La celebrazione di oggi, dunque, evidenzia Papa Francesco, ha «un doppio sapore, dolce e amaro». «È gioiosa e dolorosa» perché in essa celebriamo il Messia che entra in Gerusalemme in groppa a un asino osannato dai suoi discepoli, il cui entusiasmo contagia i giovani della città che si uniscono al corteo con le loro grida. Ma allo stesso tempo oggi viene proclamato il racconto evangelico della Passione. «Il nostro cuore sente lo struggente contrasto, e prova in qualche minima misura ciò che dovette sentire Gesù nel suo cuore in quel giorno in cui gioì con i suoi amici e pianse su Gerusalemme», annota Bergoglio.  
Mentre «anche noi facciamo festa al nostro Re, pensiamo alle sofferenze che Lui dovrà patire in questa Settimana», prosegue. Pensiamo «alle calunnie, agli oltraggi, ai tranelli, ai tradimenti, all’abbandono, al giudizio iniquo, alle percosse, ai flagelli, alla corona di spine». E pensiamo «alla Via Crucis» che culmina con la crocifissione. Una strada dolorosa che però Cristo stesso aveva già preannunciato. «Lui lo aveva detto chiaramente ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Non ha mai promesso onori e successi. I Vangeli parlano chiaro», rammenta il Papa.  
Il Dio che seguiamo è questo, aggiunge: «Non è un altro Gesù… è lo stesso che è stato inchiodato alla croce ed è morto tra due malfattori. Non abbiamo altro Signore all’infuori di Lui: Gesù, umile Re di giustizia, di misericordia e di pace».  Egli «ha sempre avvertito i suoi amici che la sua strada era quella, e che la vittoria finale sarebbe passata attraverso la passione e la croce». «Anche per noi vale lo stesso», chiosa Papa Bergoglio. Incoraggia allora a «seguire fedelmente Gesù» e «a farlo non a parole ma nei fatti», cioè «di avere la pazienza di sopportare la nostra croce: di non rifiutarla, non buttarla via, ma, guardando Lui, accettarla e portarla, giorno per giorno».  
A conclusione della messa, alla quale – riferisce la Sala Stampa vaticana – sono presenti 50mila fedeli, i giovani di Cracovia hanno simbolicamente consegnato ai giovani di Panama la Croce della Giornata mondiale della Gioventù – che oggi si celebra a livello diocesano – che girerà il mondo fino all’evento del 2019. Un momento «sempre emozionante, di orizzonti aperti», osserva il Papa, che da 32 anni arricchisce la Domenica delle Palme. Benedicendo la Croce, Papa Francesco auspica che essa «là dove passerà faccia crescere la fede e la speranza». 
Durante l’Angelus, subito dopo la messa, il Pontefice prega per le vittime dell’attentato di Stoccolma e di quello di oggi al Cairo, in Egitto. Un saluto va anche ai partecipanti all’incontro internazionale in vista del Sinodo sui giovani, promosso dal Dicastero per Laici, famiglia e vita e, naturalmente, a tutti i ragazzi e le ragazze che oggi celebrano la Giornata della Gioventù in ogni diocesi del mondo: «Un’altra tappa – dice il Papa – del grande pellegrinaggio, iniziato da san Giovanni Paolo II, che l’anno scorso ci ha radunati a Cracovia e che ci convoca a Panamá per il gennaio 2019». 

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