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“Gesù non era prono ad alcun potere terreno. Era vicino, con discrezione, a ogni persona”

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DON GIAMPAOLO CENTOFANTI
 
Cercando di immedesimarci negli episodi narrati nei Vangeli possiamo cogliere sempre più profondamente mille possibili sfumature. Certi atteggiamenti di Gesù scandalizzavano qualcuno specie dell’oligarchia allora proprio come oggi. E allo stesso modo allora come oggi tantissima gente era felice di incontrare un Gesù che la amava, la comprendeva, la aiutava a crescere con serenità. È evidente allora che può talora entrare in tutto ciò, in vario modo, il sistema del potere. Non erano solo i farisei di allora a mormorare. Cosa direbbe qualcuno oggi se vedesse Gesù in carne e ossa chiamare al suo seguito un malfamato faccendiere, pure venduto all’oppressore della loro patria, e stare a pranzo con lui ed i suoi accoliti? (cfr Mt 9, 9-13). Certo di Gesù si vede con chiarezza che non era prono ad alcun potere terreno ma invece era vicino, con discrezione, a ogni persona.  
 

 

Bisogna dare il giusto peso anche alla prudenza, alla comprensione delle varie situazioni, ma diversa si può rivelare nel tempo la circospezione di una guida spogliata di tutto per amore da quella di una guida molto attenta a difendersi.  

 

D’altro canto questo è anche un motivo per il quale una persona che apre nuovi orizzonti talora con più difficoltà potrà fare parte, nella Chiesa, di qualche eventuale cordata gerarchica. Pur nella comunione, nella collaborazione, nell’obbedienza, nel rispetto, queste nuove sfumature, tendenze, potranno in un modo o nell’altro emergere. Certe nomine di persone come queste possono talora apparire quasi scherzi dello Spirito Santo. È la gente che di fatto sperimenta il beneficio di un amore che in certe cose si può fare più vicino a quello così divino e così umano di Gesù. 

 

Più cerchiamo di penetrare gli episodi dei Vangeli più riscontriamo questo amore autentico di Gesù, vicino, illuminante, spiazzante, eppure che tanta gente senza interessi contrari riconosceva con gioia. Come una liberazione. Questo amore che comprende il cammino personalissimo di ciascuno libera dai pesi dei moralismi, degli schematismi, da tante paure, ferite, chiusure, sordità, sedimentate nella propria esistenza. Su questa scia la vita può divenire rapidamente più serena, leggera. E, certo, è un dono di grazia ma un dono di grazia che si può diffondere appunto nella spiritualità, nella cultura, nella pastorale, nella vita quotidiana.  

 

Rinnovando ogni cosa. Si rileva anche, però, che un canale privilegiato di diffusione è il rapporto ravvicinato. Ancora una volta dunque è dal basso, dalla vita quotidiana, dalla Galilea, che più facilmente sorge una vita rinnovata a tutto campo. Ma vediamo anche come un papa, uomini di cultura, del mondo della comunicazione e via dicendo possono aiutare molto questo rinnovamento. Ma proprio, prima di tutto, cercandolo, accogliendolo, scoprendolo, sempre più nella personale vita concreta. Nel precedente intervento ho accennato al dono, decisivo e talora non così sviluppato in qualche guida, di una profonda ricettività.  

 

Anche osservando che forse la donna può manifestare ricche potenzialità in tale direzione. Ma mentre qualcuno tende, anche giustamente, a evidenziare il dono della donna in quanto tale io osservo anche che ogni essere umano trova sempre più sé stesso e ogni cosa solo in una vissuta ricerca, condividendo, facendosi aiutare, nel vissuto, non solo a tavolino…  

La sempre rinnovata, vissuta, lettura dei Vangeli lascia emergere molte possibili sfumature anche della vita, della crescita, delle persone.  

 

In Giovanni 20, 1-18 vediamo l’amore appassionato della Maddalena per Gesù, più appassionato, si direbbe, di quello dello stesso discepolo che Gesù amava. Ma notiamo pure che questa donna piange sconsolata, sembra non ricordare le parole di Gesù sulla propria risurrezione. Lo amava tanto ma ancora senza comprendere, senza saper ascoltare con più attenzione il suo annuncio. Per tutto ciò dialoga distrattamente persino con gli angeli. Anzi da tutti desidera solo un’informazione, dove sia stato posto il corpo del suo maestro ormai defunto.  

 

Ma forse in questa certa distrazione persino nei confronti degli angeli possiamo leggere anche un’altra sfumatura. Forse, chissà, la Maddalena era passata dal concedersi a molti a un impegnativo sforzo, pur nella grazia, di concentrarsi solo sulla sequela del maestro. Magari potendo inizialmente passare, anche inconsapevolmente esagerando, dalla parte opposta, divenendo un po’ ostica, scorbutica. Questa piccola ipotesi, magari poco probabile, ci offre comunque uno stimolo a una comprensione attenta degli altri.  

 

Vediamo per esempio qui una nuova chiusura che, pur tale, si configura come un passaggio di una graduale crescita. È interessante in questo senso notare l’accompagnamento sempre personalizzato, graduale, di Gesù. In Giovanni 1, 38 ai discepoli di Giovanni Battista che lo approcciano per la prima volta chiede: «Che cercate?». Qui alla Maddalena, dopo un cammino, chiede «Chi cerchi?» (Gv 20, 15). E la chiama per nome e le chiede di non trattenerlo perché non è ancora salito al Padre ma di andare dai fratelli ad annunciare la sua (di Cristo) salita al Dio suo e loro. Tutti doni, potrebbe emergere, come una nuova, liberante, al momento giusto, tappa del suo umano percorso di crescita. 

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Cercando di immedesimarci negli episodi narrati nei Vangeli possiamo cogliere sempre più profondamente mille possibili sfumature. Certi atteggiamenti di Gesù scandalizzavano qualcuno specie dell’oligarchia allora proprio come oggi. E allo stesso modo allora come oggi tantissima gente era felice di incontrare un Gesù che la amava, la comprendeva, la aiutava a crescere con serenità. È evidente allora che può talora entrare in tutto ciò, in vario modo, il sistema del potere. Non erano solo i farisei di allora a mormorare. Cosa direbbe qualcuno oggi se vedesse Gesù in carne e ossa chiamare al suo seguito un malfamato faccendiere, pure venduto all’oppressore della loro patria, e stare a pranzo con lui ed i suoi accoliti? (cfr Mt 9, 9-13). Certo di Gesù si vede con chiarezza che non era prono ad alcun potere terreno ma invece era vicino, con discrezione, a ogni persona.  
 

 

Bisogna dare il giusto peso anche alla prudenza, alla comprensione delle varie situazioni, ma diversa si può rivelare nel tempo la circospezione di una guida spogliata di tutto per amore da quella di una guida molto attenta a difendersi.  

 

D’altro canto questo è anche un motivo per il quale una persona che apre nuovi orizzonti talora con più difficoltà potrà fare parte, nella Chiesa, di qualche eventuale cordata gerarchica. Pur nella comunione, nella collaborazione, nell’obbedienza, nel rispetto, queste nuove sfumature, tendenze, potranno in un modo o nell’altro emergere. Certe nomine di persone come queste possono talora apparire quasi scherzi dello Spirito Santo. È la gente che di fatto sperimenta il beneficio di un amore che in certe cose si può fare più vicino a quello così divino e così umano di Gesù. 

 

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Rinnovando ogni cosa. Si rileva anche, però, che un canale privilegiato di diffusione è il rapporto ravvicinato. Ancora una volta dunque è dal basso, dalla vita quotidiana, dalla Galilea, che più facilmente sorge una vita rinnovata a tutto campo. Ma vediamo anche come un papa, uomini di cultura, del mondo della comunicazione e via dicendo possono aiutare molto questo rinnovamento. Ma proprio, prima di tutto, cercandolo, accogliendolo, scoprendolo, sempre più nella personale vita concreta. Nel precedente intervento ho accennato al dono, decisivo e talora non così sviluppato in qualche guida, di una profonda ricettività.  

 

Anche osservando che forse la donna può manifestare ricche potenzialità in tale direzione. Ma mentre qualcuno tende, anche giustamente, a evidenziare il dono della donna in quanto tale io osservo anche che ogni essere umano trova sempre più sé stesso e ogni cosa solo in una vissuta ricerca, condividendo, facendosi aiutare, nel vissuto, non solo a tavolino…  

La sempre rinnovata, vissuta, lettura dei Vangeli lascia emergere molte possibili sfumature anche della vita, della crescita, delle persone.  

 

In Giovanni 20, 1-18 vediamo l’amore appassionato della Maddalena per Gesù, più appassionato, si direbbe, di quello dello stesso discepolo che Gesù amava. Ma notiamo pure che questa donna piange sconsolata, sembra non ricordare le parole di Gesù sulla propria risurrezione. Lo amava tanto ma ancora senza comprendere, senza saper ascoltare con più attenzione il suo annuncio. Per tutto ciò dialoga distrattamente persino con gli angeli. Anzi da tutti desidera solo un’informazione, dove sia stato posto il corpo del suo maestro ormai defunto.  

 

Ma forse in questa certa distrazione persino nei confronti degli angeli possiamo leggere anche un’altra sfumatura. Forse, chissà, la Maddalena era passata dal concedersi a molti a un impegnativo sforzo, pur nella grazia, di concentrarsi solo sulla sequela del maestro. Magari potendo inizialmente passare, anche inconsapevolmente esagerando, dalla parte opposta, divenendo un po’ ostica, scorbutica. Questa piccola ipotesi, magari poco probabile, ci offre comunque uno stimolo a una comprensione attenta degli altri.  

 

Vediamo per esempio qui una nuova chiusura che, pur tale, si configura come un passaggio di una graduale crescita. È interessante in questo senso notare l’accompagnamento sempre personalizzato, graduale, di Gesù. In Giovanni 1, 38 ai discepoli di Giovanni Battista che lo approcciano per la prima volta chiede: «Che cercate?». Qui alla Maddalena, dopo un cammino, chiede «Chi cerchi?» (Gv 20, 15). E la chiama per nome e le chiede di non trattenerlo perché non è ancora salito al Padre ma di andare dai fratelli ad annunciare la sua (di Cristo) salita al Dio suo e loro. Tutti doni, potrebbe emergere, come una nuova, liberante, al momento giusto, tappa del suo umano percorso di crescita. 

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