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Home Rubriche Risponde il teologo Gesù «discese agli inferi»: quando è stata inserita nel Credo questa frase?

Gesù «discese agli inferi»: quando è stata inserita nel Credo questa frase?

Risponde don Francesco Vermigli, docente di Teologia dogmatica alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

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Una frase del Credo ha attratto l’attenzione di un nostro lettore che ci chiede da quando è stata introdotta. Risponde don Francesco Vermigli, docente di Teologia dogmatica alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Perché nel Simbolo degli Apostoli si dice che Gesù «discese agli inferi», mentre nel Credo di Nicea questa frase scompare?

Antonio Tullio

Vorrei organizzare in due momenti la risposta al sig. Tullio. Il primo momento colloca cronologicamente i simboli ricordati nella sua domanda (quello niceno e quello apostolico); il secondo momento prova a rispondere sul punto di cosa sia una professione di fede.

Sull’origine del Simbolo apostolico proverò ad essere breve: cercare di sintetizzare una questione assai complessa, come la formazione del Simbolo detto degli apostoli, non è certo piccola cosa. Ricordo innanzitutto che le prime attestazioni della leggenda che attribuisce agli apostoli la redazione della professione di fede in questione, risalgono alla fine del IV sec. Per semplicità, possiamo dire che tale Simbolo si è formato lentamente a partire dalle professioni di fede proclamate nella liturgia battesimale di ambito romano: formule di fede piuttosto esili si sono estese nel corso del tempo, trovando la propria redazione definitiva nell’alto medioevo.

In modo particolare, la forma del Simbolo apostolico che conosciamo noi – quella versione che la storiografia chiama Textus receptus (il testo cioè accolto in Occidente) – risale in maniera completa a san Pirmino (o Pirminio) di Murbach († 753) e alla sua opera Scarapsus. È al livello del Textus receptus che compare l’articolo sulla discesa agli inferi. Dunque si direbbe che non è tanto Nicea ad aver tolto l’articolo di fede sulla discesa agli inferi, ma è stato il Simbolo attribuito agli apostoli ad aver aggiunto questo elemento. Queste considerazioni valgono anche per l’articolo sulla comunione dei santi, che compare solo nel Simbolo apostolico.

Passiamo al secondo e ultimo punto del nostro intervento. Questo secondo passo risponde alla domanda: a cosa serve una professione di fede? Rispondere alla domanda potrebbe essere utile anche per capire per quale motivo ad un certo stadio della progressiva formazione del Simbolo apostolico, compaia il nostro articolo di fede sulla discesa agli inferi.

Una professione di fede nasce in un contesto storicamente determinato e da quel contesto risulta – in un modo da verificare caso per caso – condizionata. Eppure ogni professione di fede, anche quelle che non hanno avuto una diffusione molto vasta nella storia della Chiesa, ha la pretesa, per così dire, di «eternizzarsi».

Vale a dire che ogni simbolo risente della dinamica tipica dello sviluppo del dogma: un fattore storicamente determinato provoca una definizione di fede, che diventa poi patrimonio della Chiesa di ogni tempo. Solo per fare un esempio: chi di noi ricorda che quando nel Niceno-Costantinopolitano pronunciamo il «generato non creato», stiamo facendo da controcanto ad affermazioni ariane ben determinate? Così è opportuno pensare che la comparsa ad un certo punto della redazione del Simbolo apostolico dell’articolo sulla discesa agli inferi di Cristo sia stata la risposta ad un bisogno ben preciso; forse, banalmente, come una mera amplificazione del «fu sepolto», o, forse, come riconoscimento della lacuna delle precedenti professioni su un atto decisivo della Redenzione di Cristo.

Francesco Vermigli

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Risponde don Francesco Vermigli, docente di Teologia dogmatica alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

  

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Perché nel Simbolo degli Apostoli si dice che Gesù «discese agli inferi», mentre nel Credo di Nicea questa frase scompare?

Antonio Tullio

Vorrei organizzare in due momenti la risposta al sig. Tullio. Il primo momento colloca cronologicamente i simboli ricordati nella sua domanda (quello niceno e quello apostolico); il secondo momento prova a rispondere sul punto di cosa sia una professione di fede.

Sull’origine del Simbolo apostolico proverò ad essere breve: cercare di sintetizzare una questione assai complessa, come la formazione del Simbolo detto degli apostoli, non è certo piccola cosa. Ricordo innanzitutto che le prime attestazioni della leggenda che attribuisce agli apostoli la redazione della professione di fede in questione, risalgono alla fine del IV sec. Per semplicità, possiamo dire che tale Simbolo si è formato lentamente a partire dalle professioni di fede proclamate nella liturgia battesimale di ambito romano: formule di fede piuttosto esili si sono estese nel corso del tempo, trovando la propria redazione definitiva nell’alto medioevo.

In modo particolare, la forma del Simbolo apostolico che conosciamo noi – quella versione che la storiografia chiama Textus receptus (il testo cioè accolto in Occidente) – risale in maniera completa a san Pirmino (o Pirminio) di Murbach († 753) e alla sua opera Scarapsus. È al livello del Textus receptus che compare l’articolo sulla discesa agli inferi. Dunque si direbbe che non è tanto Nicea ad aver tolto l’articolo di fede sulla discesa agli inferi, ma è stato il Simbolo attribuito agli apostoli ad aver aggiunto questo elemento. Queste considerazioni valgono anche per l’articolo sulla comunione dei santi, che compare solo nel Simbolo apostolico.

Passiamo al secondo e ultimo punto del nostro intervento. Questo secondo passo risponde alla domanda: a cosa serve una professione di fede? Rispondere alla domanda potrebbe essere utile anche per capire per quale motivo ad un certo stadio della progressiva formazione del Simbolo apostolico, compaia il nostro articolo di fede sulla discesa agli inferi.

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Una professione di fede nasce in un contesto storicamente determinato e da quel contesto risulta – in un modo da verificare caso per caso – condizionata. Eppure ogni professione di fede, anche quelle che non hanno avuto una diffusione molto vasta nella storia della Chiesa, ha la pretesa, per così dire, di «eternizzarsi».

Vale a dire che ogni simbolo risente della dinamica tipica dello sviluppo del dogma: un fattore storicamente determinato provoca una definizione di fede, che diventa poi patrimonio della Chiesa di ogni tempo. Solo per fare un esempio: chi di noi ricorda che quando nel Niceno-Costantinopolitano pronunciamo il «generato non creato», stiamo facendo da controcanto ad affermazioni ariane ben determinate? Così è opportuno pensare che la comparsa ad un certo punto della redazione del Simbolo apostolico dell’articolo sulla discesa agli inferi di Cristo sia stata la risposta ad un bisogno ben preciso; forse, banalmente, come una mera amplificazione del «fu sepolto», o, forse, come riconoscimento della lacuna delle precedenti professioni su un atto decisivo della Redenzione di Cristo.

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