Fu uccisa in nome di Satana. Traslate le spoglie mortali di suor Maria Laura Mainetti

Suor Maria Laura Mainetti, serva di Dio, è ora qui, in quella che fu la sua chiesa. Ciò che stiamo vivendo non è un anticipo di beatificazione ma un atto dovuto, vista la fase avanzata del normale cammino che la Chiesa diocesana ha avviato».


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Per lei si aprono le porte della beatificazione. Nel 2000 l’omicidio che coincise con un rito satanico. Ecco cosa accadde

Suor Maria Laura Mainetti, serva di Dio, è ora qui, in quella che fu la sua chiesa. Ciò che stiamo vivendo non è un anticipo di beatificazione ma un atto dovuto, vista la fase avanzata del normale cammino che la Chiesa diocesana ha avviato».

Con queste parole monsignor Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna (Sondrio), ha introdotto la Messa presieduta, lunedì 4 marzo, dal vescovo della diocesi di Como Oscar Cantoni, in occasione dell’avvenuta traslazione dei resti mortali di suor Maria Laura.

La religiosa, classe 1939, della Congregazione delle Figlie della Croce, venne uccisa da tre ragazze minorenni il 6 giugno 2000, vittima di un mortale rituale satanico. Il trasferimento della sepoltura, dal cimitero di Chiavenna alla cappella di San Giovanni Nepomuceno, in una delle navate laterali della Collegiata di San Lorenzo, è stato effettuato il mattino del 26 febbraio scorso, «in un clima di raccoglimento e commossa partecipazione», spiega ancora l’arciprete.

La causa di beatificazione

«Viste le numerose persone che, provenienti da ogni parte d’Italia, si recavano sulla tomba di suor Maria Laura – aggiunge monsignor Caelli – si è pensato di offrire la possibilità di averla più vicina e di facilitarne la visita». Terminata la fase diocesana della causa di beatificazione (aperta nell’ottobre 2005 e conclusa nella primavera 2006), consegnata la positio alla Congregazione per le cause dei santi (nell’estate 2017), «si è ritenuto di provvedere alla traslazione» (Avvenire, 11 marzo).

La scena del crimine

La mattina del 7 giugno del 2000, in un vicolo quasi isolato, meta di passeggiate, viene rinvenuto il cadavere di una donna, dalla figura esile, rannicchiata su un fianco, in una pozza di sangue, irriconoscibile: il viso era  completamente sfigurato ed il cranio fracassato. Questa donna indossava un abito religioso.

Quando arrivano gli inquirenti, la vittima viene identificata: è Suor Maria Laura Mainetti, 61 anni, madre superiore dell’Istituto dell’Immacolata di Chiavenna.

Il simbolo satanico

Sulla scena del crimine, gli inquirenti hanno trovato, dopo qualche giorno dall’omicidio, un elemento inquietante: ad una decina di metri dal corpo,viene trovata la raffigurazione di una stella a cinque punte sovrastata da tre numeri sei, chiaro simbolo satanico. Ma non è il soprannaturale ad aiutare le indagini, bensì la scienza che riesce a dare un contributo decisivo. Gli inquirenti vogliono analizzare tutti i cellulari della zona da cui, la notte dell’omicidio, sono partite delle telefonate: un lavoro molto complicato perché in quella zona, erano attivi più ripetitori, ma le intercettazioni telefoniche attivate su alcuni cellulari portano sulla giusta pista.

Le tre adolescenti

Dopo circa venti giorni di indagini vengono fermate tre ragazzine, tre adolescenti: Milena, Veronica ed Ambra.

I giornali le ribattezzano subito “baby-killer”, ma queste adolescenti di 16 anni, sono tre ragazzine normali, figlie di famiglie come tante. Le tre amiche, in modi diversi, alla fine confessano l’omicidio, commesso per gioco. Raccontano di aver commesso il fatto per sconfiggere la noia e per passare il tempo.

Ma gli inquirenti non sono convinti: questo non può essere un omicidio commesso per caso, giusto per passare il tempo in una serata estiva.

Ubriache e autolesioniste

Le tre ragazze sono tre studentesse e vengono da famiglie aventi storie di separazioni, silenzi, disagi: le tre provano rabbia e cercano, insieme, di sfogarla in modi diversi. Erano solite ubriacarsi al bar del paese e si rifugiavano in comportamenti autolesionistici. Odiavano quel piccolo paese in cui vivevano che le soffocava con la sua monotonia, con la noia e, per questo, volevano fare qualcosa di trasgressivo, di eclatante, in modo da colpire la comunità. Ascoltavano musica, quella di Marilyn Manson, ispirandosi, nelle loro fantasie, al loro idolo.

Il sacrificio umano

Le tre amiche non sono nuove a gesti ed atti dissacratori: qualche anno prima di quel delitto, le tre giovani, bambine a quel tempo, entrarono in una Chiesa del paese, rubarono una Bibbia e la incendiarono in un prato. Poi imbrattarono il muro del cimitero con scritte inneggianti l’AntiCristo. I loro diari scolastici erano pieni di numeri sei ripetuti, di croci rovesciate. Ma tutto questo non basta e vogliono fare qualcosa di veramente grosso e cominciano a pensare a diversi progetti come profanare una tomba e poi rubare un cadavere.

Alla fine di queste progettazioni distruttive, decidono di compiere il gesto più atroce di tutti, ovvero il sacrificio umano. Fu così che progettarono l’omicidio di suor Maria Laura (www.scenacriminis.com, 2015).

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