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Fratellanza: testo, dubbi, valore

Il 4 febbraio 2019 papa Francesco e l’imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, hanno firmato insieme il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune.

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di: Francesco Strazzari

 

Il 4 febbraio 2019 papa Francesco e l’imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, hanno firmato insieme il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune. La cerimonia si è svolta in un ampio anfiteatro a cielo aperto e in una cornice di lusso. Gli Emirati Arabi Uniti hanno saputo sfruttare l’occasione, davvero unica, per mostrare al mondo la loro potenza.

Il documento fa alcune affermazioni che danno spazio alla perplessità. Si dice, ad esempio: «Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione…».

Islam idealizzato

Come concordare questo con quanto leggiamo nelle sure del Corano contro i miscredenti, cioè contro tutti quelli che non sono musulmani: «Afferrateli e uccideteli ovunque li troviate» (4,89) e «Afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate» (4,91)? Non si può dire che l’islam non conosca la guerra e non inviti alla guerra. Nello stesso tempo, non si può dire neppure che l’islam è solo guerra. Tuttavia, è difficile negare che, alla base del terrorismo, si trovi un certo insegnamento dell’islam. Finché questo non è accertato e accettato non si può concludere che l’islam è la religione della pace e che la violenza sia «frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi».

Si potrebbe obiettare che anche l’Antico Testamento contiene brani dove Dio incita alla guerra attraverso il suo profeta Mosè. Vedi Deuteronomio 20,10-14 e il brano terribile della conquista della terra santa in Giosuè 11,16-20. Ma la maggioranza degli ebrei non prende questi testi alla lettera e li relativizza come fatti storici di tremila anni fa.

Quanto a Cristo, non solo non ha mai ripreso discorsi di guerra, ma nel discorso sul monte ha insegnato proprio il contrario: «Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti…» (Mt 5,43-48; cf. anche Luca 6, 27-28).

Sono convinto che molti musulmani chiedono un cambiamento profondo di atteggiamento. Molti intellettuali lo dicono apertamente, ma sono accusati di essere influenzati dall’Occidente. Mentre gli imam non hanno il coraggio di dire una parola in questo senso. È conosciuto il caso dal professore Nasr Abu Zeid, egiziano, che ha fatto nella sua vita una forte campagna per uno studio storico-critico del Corano, ma finora non è stato ascoltato.

In conclusione. Il documento preferisce restare sul piano ideale, quello che molti musulmani desidererebbero, ma che non è l’islam che conosciamo.

Recezione

Un altro punto critico del testo è là dove si afferma: «Il pluralismo e le diversità di religione… sono una sapiente volontà divina». Si può così spiegare: Dio ha voluto le varie religioni, Dio ha voluto l’islam. Ovviamente la Fraternità San Pio X, i discepoli di Lefebvre, è montata sulla polemica contro papa Francesco. L’espressione è certo molto forte. Forse poteva essere formulata in termini più sfumati per renderla più accettabile da parte di alcuni cristiani. La parte cristiana che ha collaborato con la parte islamica nel preparare il testo avrebbe potuto stare più attenta.

Come è stato recepito il Documento? Per alcuni musulmani non ha senso parlare di «fratellanza umana» perché loro hanno già una fratellanza, quella dell’«Umma» (comunità islamica). Si vede già da questo come sia difficile per un musulmano uscire dalla propria mentalità e dalla tradizione. Altri osservano che l’imam dell’Azhar ha sottolineato fortemente che papa Francesco è suo «fratello». Un rapporto che ha una sua storia. L’imam era stato ricevuto da papa Francesco in Vaticano il 23 maggio 2016 e dichiarò: «Noi riprendiamo il cammino di dialogo e auspichiamo che sia migliore di quanto era prima. E sono felice di essere il primo Sheikh dell’Azhar che visita il Vaticano e si siede con il papa in una seduta di discussione e di intesa». Perché nell’occasione parla di “riprendere” il dialogo?

Le tensioni erano incominciate quando papa Benedetto XVI, il 12 settembre 2006, pronunciò la Lectio Magistralisall’università Ratisbona in Germania, nella quale citò il colloquio tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un colto persiano in cui l’imperatore bizantino afferma che l’islam si è propagato con la spada.

Cinque anni dopo, nel gennaio del 2011, Al-Azhar interruppe unilateralmente il dialogo con la Santa Sede quando Benedetto XVI, rivolgendosi al Corpo diplomatico che gli presentava gli auguri per il nuovo anno, chiese alla comunità internazionale di proteggere la minoranza cristiana in Egitto, facendo espresso riferimento all’attentato contro la cattedrale copto-ortodossa di Alessandria del 31 dicembre 2010, che aveva causato la morte di 28 persone.

Nel primo caso il papa aveva fatto una citazione e nel secondo aveva detto la verità dei fatti. Adesso l’imam qualifica papa Francesco come suo fratello ma – fanno notare molti – da quando si sono incontrati nel 2016 non ha fatto niente per migliorare la situazione dei cristiani. Allora, cosa vuol dire “essere fratelli”?

Non manca chi sottolinea che papa Francesco ha visitato l’imam dell’Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, ma non ha incontrato “i musulmani”, ma solo quella parte di musulmani che si rifà all’Azhar, istituzione che ha solo un’autorità morale. Mentre papa Francesco è papa per tutti i cattolici del mondo ed è capo di Stato, l’imam di Al-Azhar è solo un’autorità morale per una parte di musulmani. Una differenza che papa Francesco, per favorire i rapporti, ha voluto ulteriormente limare, andando oltre il protocollo. Lui e l’imam viaggiavano nella stessa macchina, abitavano nello stesso piano del medesimo palazzo: è noto che, nelle sue visite pastorali, il papa prende con sé in macchina solo il vescovo locale e non esibisce particolari rapporti con nessuna personalità importante. Incontrandosi in un modo così ufficiale e solenne con l’imam di Al-Azhar, papa Francesco ha relativizzato le altre autorità musulmane. Qualcuno, ancora prima della visita, aveva sottolineato il possibile elemento divisivo. È possibile che questo rallenti la recezione del Documento da parte di tanti.

Tuttavia non si può non condividere l’istanza di fondo del testo e la buona volontà di papa Francesco e dell’imam dell’Azhar Ahmad Al-Tayyeb. Ci auguriamo davvero che questo documento «divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi».

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Fratellanza: testo, dubbi, valore

Il 4 febbraio 2019 papa Francesco e l’imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, hanno firmato insieme il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune.

  

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di: Francesco Strazzari

 

Il 4 febbraio 2019 papa Francesco e l’imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, hanno firmato insieme il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune. La cerimonia si è svolta in un ampio anfiteatro a cielo aperto e in una cornice di lusso. Gli Emirati Arabi Uniti hanno saputo sfruttare l’occasione, davvero unica, per mostrare al mondo la loro potenza.

Il documento fa alcune affermazioni che danno spazio alla perplessità. Si dice, ad esempio: «Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione…».

Islam idealizzato

Come concordare questo con quanto leggiamo nelle sure del Corano contro i miscredenti, cioè contro tutti quelli che non sono musulmani: «Afferrateli e uccideteli ovunque li troviate» (4,89) e «Afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate» (4,91)? Non si può dire che l’islam non conosca la guerra e non inviti alla guerra. Nello stesso tempo, non si può dire neppure che l’islam è solo guerra. Tuttavia, è difficile negare che, alla base del terrorismo, si trovi un certo insegnamento dell’islam. Finché questo non è accertato e accettato non si può concludere che l’islam è la religione della pace e che la violenza sia «frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi».

Si potrebbe obiettare che anche l’Antico Testamento contiene brani dove Dio incita alla guerra attraverso il suo profeta Mosè. Vedi Deuteronomio 20,10-14 e il brano terribile della conquista della terra santa in Giosuè 11,16-20. Ma la maggioranza degli ebrei non prende questi testi alla lettera e li relativizza come fatti storici di tremila anni fa.

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Quanto a Cristo, non solo non ha mai ripreso discorsi di guerra, ma nel discorso sul monte ha insegnato proprio il contrario: «Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti…» (Mt 5,43-48; cf. anche Luca 6, 27-28).

Sono convinto che molti musulmani chiedono un cambiamento profondo di atteggiamento. Molti intellettuali lo dicono apertamente, ma sono accusati di essere influenzati dall’Occidente. Mentre gli imam non hanno il coraggio di dire una parola in questo senso. È conosciuto il caso dal professore Nasr Abu Zeid, egiziano, che ha fatto nella sua vita una forte campagna per uno studio storico-critico del Corano, ma finora non è stato ascoltato.

In conclusione. Il documento preferisce restare sul piano ideale, quello che molti musulmani desidererebbero, ma che non è l’islam che conosciamo.

Recezione

Un altro punto critico del testo è là dove si afferma: «Il pluralismo e le diversità di religione… sono una sapiente volontà divina». Si può così spiegare: Dio ha voluto le varie religioni, Dio ha voluto l’islam. Ovviamente la Fraternità San Pio X, i discepoli di Lefebvre, è montata sulla polemica contro papa Francesco. L’espressione è certo molto forte. Forse poteva essere formulata in termini più sfumati per renderla più accettabile da parte di alcuni cristiani. La parte cristiana che ha collaborato con la parte islamica nel preparare il testo avrebbe potuto stare più attenta.

Come è stato recepito il Documento? Per alcuni musulmani non ha senso parlare di «fratellanza umana» perché loro hanno già una fratellanza, quella dell’«Umma» (comunità islamica). Si vede già da questo come sia difficile per un musulmano uscire dalla propria mentalità e dalla tradizione. Altri osservano che l’imam dell’Azhar ha sottolineato fortemente che papa Francesco è suo «fratello». Un rapporto che ha una sua storia. L’imam era stato ricevuto da papa Francesco in Vaticano il 23 maggio 2016 e dichiarò: «Noi riprendiamo il cammino di dialogo e auspichiamo che sia migliore di quanto era prima. E sono felice di essere il primo Sheikh dell’Azhar che visita il Vaticano e si siede con il papa in una seduta di discussione e di intesa». Perché nell’occasione parla di “riprendere” il dialogo?

Le tensioni erano incominciate quando papa Benedetto XVI, il 12 settembre 2006, pronunciò la Lectio Magistralisall’università Ratisbona in Germania, nella quale citò il colloquio tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un colto persiano in cui l’imperatore bizantino afferma che l’islam si è propagato con la spada.

Cinque anni dopo, nel gennaio del 2011, Al-Azhar interruppe unilateralmente il dialogo con la Santa Sede quando Benedetto XVI, rivolgendosi al Corpo diplomatico che gli presentava gli auguri per il nuovo anno, chiese alla comunità internazionale di proteggere la minoranza cristiana in Egitto, facendo espresso riferimento all’attentato contro la cattedrale copto-ortodossa di Alessandria del 31 dicembre 2010, che aveva causato la morte di 28 persone.

Nel primo caso il papa aveva fatto una citazione e nel secondo aveva detto la verità dei fatti. Adesso l’imam qualifica papa Francesco come suo fratello ma – fanno notare molti – da quando si sono incontrati nel 2016 non ha fatto niente per migliorare la situazione dei cristiani. Allora, cosa vuol dire “essere fratelli”?

Non manca chi sottolinea che papa Francesco ha visitato l’imam dell’Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, ma non ha incontrato “i musulmani”, ma solo quella parte di musulmani che si rifà all’Azhar, istituzione che ha solo un’autorità morale. Mentre papa Francesco è papa per tutti i cattolici del mondo ed è capo di Stato, l’imam di Al-Azhar è solo un’autorità morale per una parte di musulmani. Una differenza che papa Francesco, per favorire i rapporti, ha voluto ulteriormente limare, andando oltre il protocollo. Lui e l’imam viaggiavano nella stessa macchina, abitavano nello stesso piano del medesimo palazzo: è noto che, nelle sue visite pastorali, il papa prende con sé in macchina solo il vescovo locale e non esibisce particolari rapporti con nessuna personalità importante. Incontrandosi in un modo così ufficiale e solenne con l’imam di Al-Azhar, papa Francesco ha relativizzato le altre autorità musulmane. Qualcuno, ancora prima della visita, aveva sottolineato il possibile elemento divisivo. È possibile che questo rallenti la recezione del Documento da parte di tanti.

Tuttavia non si può non condividere l’istanza di fondo del testo e la buona volontà di papa Francesco e dell’imam dell’Azhar Ahmad Al-Tayyeb. Ci auguriamo davvero che questo documento «divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi».

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