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Francia: denuncia teologica al tradizionalismo

Dalla Commissione dottrinale della Conferenza episcopale francese una nota sugli insegnamenti della comunità tradizionalista “Contro Riforma Cattolica”.

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di: Lorenzo Prezzi

Dalla Commissione dottrinale della Conferenza episcopale francese una nota sugli insegnamenti della comunità tradizionalista “Contro Riforma Cattolica”.

Una nota dottrinale di avvertimento nei confronti delle dottrine proposte da p. George de Nantes (1929-2010) e della sua comunità, «Contro Riforma Cattolica» (CRC), è stata pubblicata il 25 giugno 2020. Firmata dalla Commissione dottrinale della Conferenza episcopale francese, si sviluppa per una decina di pagine ed è indirizzata ai vescovi «per illuminare i fedeli eventualmente turbati dagli errori della comunità» anticonciliare.

Composta da sei vescovi, presieduta da Laurent Camiade, vescovo di Cahors, la Commissione dottrinale illustra alcuni punti discutibili della dottrina proposta da CRC, facendo chiarezza tra ambiguità, imprecisioni, contraddizioni e fumosità, distribuite tra testi molto diversi, foglietti divulgativi, video, siti (CRC-resurrection) e trasmissioni radiofoniche.

«Contro Riforma Cattolica» è una delle schegge del tradizionalismo cattolico anticonciliare dell’ambito francese, segnato nel suo insieme dalla condanna senza appello della Riforma protestante, dal rifiuto radicale della Rivoluzione francese, dall’inaccettabile laicità dello stato e dalla frequentazione della destra politica più radicale (dall’Action française al regime filonazista di Vichy, alle attuali destre anti-europee).

George de Nantes e la “Contro Riforma Cattolica”

I vescovi si limitano ad alcuni aspetti dottrinali relativi all’eucaristia, ai voti religiosi, alla mariologia e all’ecclesiologia con l’intento di mettere in guardia dagli effetti di «alcuni membri della CRC attivi nelle diocesi di Francia, in parrocchie, in gruppi di giovani professionisti, in diversi movimenti e associazioni e persino in alcuni seminari».

La dottrina eucaristica di p. George de Nantes e della CRC è qualificata come «sensualismo». L’anima di Cristo, preesistente rispetto al suo corpo, come entra nel corpo di Gesù con l’incarnazione, così entra nelle specie eucaristiche. Un processo di incarnazione diretta che si estende al credente nel momento della comunione eucaristica. Il corpo del credente diventa il corpo di Cristo. Scompare la dimensione sacramentale e di segno, come il ruolo della Chiesa e della comunità celebrante.

Un’affermazione apparentemente forte ma sconclusionata che produce paradossi inquietanti come il «bacio mistico» (approccio erotico fra celebrante e credenti) o il rumore dello spezzare l’ostia del celebrante come eco della rottura delle ossa di Cristo.

Le specie del pane e del vino perdono ogni rilevanza e la loro manducazione «è vissuta come un modo di contatto fisico con il corpo di Cristo, contatto fisico che sarebbe la condizione di un autentico realismo dell’unione mistica al Cristo. La bocca del comunicante abbraccerebbe il corpo di Cristo nella comunione e la sensazione del contatto con l’ostia consacrata diventa il luogo stesso dell’esperienza dell’unione al Cristo». Il realismo sacramentale diventa sensualismo perdendo la sua dimensione di memoriale.

Scompaiono le tradizionali partizioni fra materia e forma, fra sostanza e accidente in una confusa pretesa di fisicità in cui «la materia del sacramento è direttamente il corpo e il sangue di Cristo». La presenza di Gesù nella sua comunità che prega e lo invoca non ha nessun rilievo.

«Desolante la dottrina riguardante la Vergine Maria». Anch’essa avrebbe un’anima eterna e preesistente, presente già nella prima donna, Eva. Allusione a una coniugalità eterna fra maschile e femminile. Una naturalismo che non ha niente a vedere con la mariologia e l’antropologia cristiana.

Viene stravolta anche la concezione della vita consacrata con la pretesa che la consacrazione sia un sacramentale maggiore del sacramento coniugale e che essa esprima un legame coniugale fra vergine e Cristo e fra celibe maschio e Chiesa. Concezioni che «possono condurre in pratica a qualsiasi abuso dentro una comunità. Tanto più in una comunità priva di statuto canonico e senza legame con l’autorità ecclesiale, cioè senza verifiche e aggiornamenti nelle relazioni».

«Nell’insieme dei testi pubblicati dalla CRC si registra una falsa maniera di collocarsi dentro la Chiesa e davanti al magistero. L’insegnamento della Chiesa sulle verità della fede non è religiosamente accolto, ma giudicato e deformato». Ogni libera ricerca teologica deve fare i conti con la regola della fede.

Un esempio di approccio al magistero è la denuncia dell’affermazione fatta da Paolo VI nel discorso conclusivo del concilio a proposito dell’umanesimo. Il papa disse rivolgendosi agli esponenti dell’umanesimo laico: «Datele merito in questo almeno (alla Chiesa), voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo». Nell’interpretazione di p. George de Nantes il termine “cultori” diventa invito al “culto” dell’uomo, quindi all’idolatria.

Dubbi trasversali

Il testo episcopale ricorda le ripetute condanne subite dal fondatore del CRC: impedito dall’azione pastorale nel 1963, è sospeso a divinis nel 1968, colpito da interdetto nel 1997 e definitivamente condannato dal tribunale della Segnatura apostolica nel 2000. Nonostante questo, la sua attività nella comunità è continuata con toni apocalittici sempre più spinti (arriva ad augurare la morte al vescovo di Parigi, Lustiger) e inflessioni settarie, anticonciliari, destrorse e antisemite sempre più evidenti.

La sua comunità che è passata dai 25.000 aderenti negli anni ’70 al migliaio degli ultimi anni, non ha rinunciato a nessuna delle sue “dottrine”, nonostante gravi crisi interne sia fra i maschi che fra le donne (1989). Ne è testimonianza la reazione alla nota dottrinale dell’attuale superiore generale, fr. Bruno de Jésus-Marie. Accusa i vescovi di ignorare le cinque organiche risposte ad altrettante domande della Congregazione della dottrina della fede, già presentate ai vescovi e a Roma, e invoca il giudizio di Dio su di loro per un’analisi dottrinale «di un’insufficienza criminale».

Il rifiuto del concilio, una lettura apocalittica della storia, l’allusione alla guerra con l’anticristo, le critiche al papa accomunano il gruppo francese ai molti che popolano la galassia del tradizionalismo, anche italiano. È bene tenerne conto.

Originale: Settimana News
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Dalla Commissione dottrinale della Conferenza episcopale francese una nota sugli insegnamenti della comunità tradizionalista “Contro Riforma Cattolica”.

Una nota dottrinale di avvertimento nei confronti delle dottrine proposte da p. George de Nantes (1929-2010) e della sua comunità, «Contro Riforma Cattolica» (CRC), è stata pubblicata il 25 giugno 2020. Firmata dalla Commissione dottrinale della Conferenza episcopale francese, si sviluppa per una decina di pagine ed è indirizzata ai vescovi «per illuminare i fedeli eventualmente turbati dagli errori della comunità» anticonciliare.

Composta da sei vescovi, presieduta da Laurent Camiade, vescovo di Cahors, la Commissione dottrinale illustra alcuni punti discutibili della dottrina proposta da CRC, facendo chiarezza tra ambiguità, imprecisioni, contraddizioni e fumosità, distribuite tra testi molto diversi, foglietti divulgativi, video, siti (CRC-resurrection) e trasmissioni radiofoniche.

«Contro Riforma Cattolica» è una delle schegge del tradizionalismo cattolico anticonciliare dell’ambito francese, segnato nel suo insieme dalla condanna senza appello della Riforma protestante, dal rifiuto radicale della Rivoluzione francese, dall’inaccettabile laicità dello stato e dalla frequentazione della destra politica più radicale (dall’Action française al regime filonazista di Vichy, alle attuali destre anti-europee).

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George de Nantes e la “Contro Riforma Cattolica”

I vescovi si limitano ad alcuni aspetti dottrinali relativi all’eucaristia, ai voti religiosi, alla mariologia e all’ecclesiologia con l’intento di mettere in guardia dagli effetti di «alcuni membri della CRC attivi nelle diocesi di Francia, in parrocchie, in gruppi di giovani professionisti, in diversi movimenti e associazioni e persino in alcuni seminari».

La dottrina eucaristica di p. George de Nantes e della CRC è qualificata come «sensualismo». L’anima di Cristo, preesistente rispetto al suo corpo, come entra nel corpo di Gesù con l’incarnazione, così entra nelle specie eucaristiche. Un processo di incarnazione diretta che si estende al credente nel momento della comunione eucaristica. Il corpo del credente diventa il corpo di Cristo. Scompare la dimensione sacramentale e di segno, come il ruolo della Chiesa e della comunità celebrante.

Un’affermazione apparentemente forte ma sconclusionata che produce paradossi inquietanti come il «bacio mistico» (approccio erotico fra celebrante e credenti) o il rumore dello spezzare l’ostia del celebrante come eco della rottura delle ossa di Cristo.

Le specie del pane e del vino perdono ogni rilevanza e la loro manducazione «è vissuta come un modo di contatto fisico con il corpo di Cristo, contatto fisico che sarebbe la condizione di un autentico realismo dell’unione mistica al Cristo. La bocca del comunicante abbraccerebbe il corpo di Cristo nella comunione e la sensazione del contatto con l’ostia consacrata diventa il luogo stesso dell’esperienza dell’unione al Cristo». Il realismo sacramentale diventa sensualismo perdendo la sua dimensione di memoriale.

Scompaiono le tradizionali partizioni fra materia e forma, fra sostanza e accidente in una confusa pretesa di fisicità in cui «la materia del sacramento è direttamente il corpo e il sangue di Cristo». La presenza di Gesù nella sua comunità che prega e lo invoca non ha nessun rilievo.

«Desolante la dottrina riguardante la Vergine Maria». Anch’essa avrebbe un’anima eterna e preesistente, presente già nella prima donna, Eva. Allusione a una coniugalità eterna fra maschile e femminile. Una naturalismo che non ha niente a vedere con la mariologia e l’antropologia cristiana.

Viene stravolta anche la concezione della vita consacrata con la pretesa che la consacrazione sia un sacramentale maggiore del sacramento coniugale e che essa esprima un legame coniugale fra vergine e Cristo e fra celibe maschio e Chiesa. Concezioni che «possono condurre in pratica a qualsiasi abuso dentro una comunità. Tanto più in una comunità priva di statuto canonico e senza legame con l’autorità ecclesiale, cioè senza verifiche e aggiornamenti nelle relazioni».

«Nell’insieme dei testi pubblicati dalla CRC si registra una falsa maniera di collocarsi dentro la Chiesa e davanti al magistero. L’insegnamento della Chiesa sulle verità della fede non è religiosamente accolto, ma giudicato e deformato». Ogni libera ricerca teologica deve fare i conti con la regola della fede.

Un esempio di approccio al magistero è la denuncia dell’affermazione fatta da Paolo VI nel discorso conclusivo del concilio a proposito dell’umanesimo. Il papa disse rivolgendosi agli esponenti dell’umanesimo laico: «Datele merito in questo almeno (alla Chiesa), voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo». Nell’interpretazione di p. George de Nantes il termine “cultori” diventa invito al “culto” dell’uomo, quindi all’idolatria.

Dubbi trasversali

Il testo episcopale ricorda le ripetute condanne subite dal fondatore del CRC: impedito dall’azione pastorale nel 1963, è sospeso a divinis nel 1968, colpito da interdetto nel 1997 e definitivamente condannato dal tribunale della Segnatura apostolica nel 2000. Nonostante questo, la sua attività nella comunità è continuata con toni apocalittici sempre più spinti (arriva ad augurare la morte al vescovo di Parigi, Lustiger) e inflessioni settarie, anticonciliari, destrorse e antisemite sempre più evidenti.

La sua comunità che è passata dai 25.000 aderenti negli anni ’70 al migliaio degli ultimi anni, non ha rinunciato a nessuna delle sue “dottrine”, nonostante gravi crisi interne sia fra i maschi che fra le donne (1989). Ne è testimonianza la reazione alla nota dottrinale dell’attuale superiore generale, fr. Bruno de Jésus-Marie. Accusa i vescovi di ignorare le cinque organiche risposte ad altrettante domande della Congregazione della dottrina della fede, già presentate ai vescovi e a Roma, e invoca il giudizio di Dio su di loro per un’analisi dottrinale «di un’insufficienza criminale».

Il rifiuto del concilio, una lettura apocalittica della storia, l’allusione alla guerra con l’anticristo, le critiche al papa accomunano il gruppo francese ai molti che popolano la galassia del tradizionalismo, anche italiano. È bene tenerne conto.

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